martedì 28 dicembre 2010

pensatoio

Io amo Harry Potter. Quei sette libri hanno fatto parte della mia infanzia in modo trascendentale. Perché ad un certo punto, leggevo solo harry potter. Leggevo, rileggevo, rileggevo, leggevo, rileggevo, leggevo le storie di ragazzine che inventavano finali aletnativi ad Harry Potter.
Ed io rimango fedele ad Harry Potter, perhcé è l'unica cosa vagamente fantasy che io abbia mai letto in vita mia, twilight a parte. Ma oggi pensavo al pensatoio. Il pensatoio è, un oggetto magico, che secondo la Rowling serve per depositare i ricordi. È un bacile in pietr,a in cui si possono svuotare i ricordi e visionarli con più calma, rivivendoli, anche se senza poter far niente per cambiarli.
Io oggi ho pensato che vorrei tornare ad Istanbul. Esattamente sei mesi fa, prendevo il tè in quei bicchierini adorabili, con un sole magico che si squagliava in un Bosforo d'argento, con la città formicaio tutt'attorno. Esattamente sei mesi fa, i richiami dolci del Muezin mi svegliavano al mattino e mi tenevano compagnia tutto il giorno. Istanbul.
Istanbul è forse la città più grande che abbia mai visto, ed è, senza dubbio, fra le mie preferite. Se ripenso alla passeggiata lungo il quartiere genovese, al corno d'oro, alla barchetta sul Bosforo ed all'airan, una bevanda fatta con yogurt, acqua e sale, mi viene il magone. Perché Istanbul è fatta così. Ti rimane negli occhi, nelle orecchie, sula pelle. È come un vestito dai colori sgargianti che ti cuci addosso e che non puoi più togliere. Con quel sole crudo, quel caldo sfiancante e quel Bosforo, che divide in due la città in maniera dannatamente affascinante.
Se avessi un Pensatoio... Forse tornerei ad Istanbul. Passeggerei di nuovo, col sacchetto pieno di spezie e tutto il caos della gente attorno, forse tornerei lì, per riassaporare l'odore d'incenso e legno delle moschee... Ma sicuramente, tornerei per bere di nuovo il tè, quella sera, o meglio quella mattina (erano le due di notte) in quell'hotel da mille ed una notte dove i clienti di papà ci avevano portati aprendere il dessert a mezzanotte (siamo arrivati all'una, perché c'era un concerto orck in città). Penso a quella scena e mi viene in mente quel giardino avvolto dall'atmosfera orientale e fiabesca datagli dal Bosforo silenzioso e dal paesaggio attorno. Penso al tè, in quei bicchierini fragili. E penso che quei bicchierini siano l'essenza di Istanbul: fragili, quasi pronti a spaccarsi, ma finemente decorati. Questa è Istanbul, secondo me.
nota bene: questo post è stato scritto in un momento di delirio...
Baci

a ciascuno il proprio libro

Aria di natale. Ed ovviamente, regali da comprare a non finire, direi.
Io quest'anno la faccenda l'ho archiviata in fretta: ho regalato un libro a tutti.
Amo fare i regali ai compleani, ma a Natale no. Purtroppo mi sembra sia così un obbligo...
Ma quest'anno, in libreria, ho capito che sono soldi ben spesi. Anche se la Nonnabionda ormai non legge più niente, un libro è comunque qualcosa che fa piacere.
Alla nonnacastana, non lapiidatemi, ho preso l'ultimo libro dela Littizzetto. Non sto scherzando, intendiamoci. Ma in quella casa piena di spifferi (in senso metaforico) in cui abita, qualche risata non potrà che risollevarle lo spirito... E comunque conoscendola riderà e apprezzerà il dono.
Ed allora ho deciso, faccio un regalo anche al mio blog.
Conoscete i blog candy?
Parlo di quelle lotterie, via blog, in cui c'è un premio in palio, il quale verrà spedito, in casa o non, al vincitore.
Quest'anno ho deciso nachio di darmi all'organizzazione di questa pêtit lotteria, alla quale non è obbligatorio partecipare, e per chi volesse parteciparvi, dovrà fare così:
1. Lasciare un commento dicendo che si vuole partecipare al blog candy
2. Scrivere un post sul proprio blog, pubblicizzando il blog candy e linkarmi il post in un commento. nel post sul vostro blog, dovrete linkare questo post (c'è chi, più abile col pc di me, usa una cosa chiamata Banner, ma io non li so creare né intendo provarci, quindi lascimao stare, basta linkare il post)

3. Scrivere, nel commento che mi avte lasciato, le seguenti informazioni
1. per gli anonimi: un vostro nicname, per i loggati basta il nicname di bloger. Nel caso di omonimia vedrò come fare.
- Il premio in palio sarà un libro, che deciderò io, ovviamente, e che sceglierò in base ai gusti della persona.
Infatti dovete scrivermi, sempre nel commento in cui scrivete di partecipare, un breve (basta una frase, eh) ritratto di voi come lettore/trice, ed indicare almeno tre dei vostri libri preferiti. Non vorrei mai che un libro che amate vi fosse recapitato..
Le iscrizioni avranno termine il 10 genaio... dopodiché non so bene come fare. Suppongo che dovrò estrare i vostri nomi, in qualche modo. Ai primi due classificati manderò un libro, scelto da Minerva in persona. Non dovete darmi nessun dato, se non volete, solo un recapito (sia esso casa vostra, ma anche una libreria, un posto che conoscete, ma questo avverrà solo per i primi due classificati).
Ehm, io ci provo. Mi dispiace per la mancanza di dettagli nel post, ma l'idea è venuta fuori così di getto.
Baci
Minerva
ps: siccome vorrei che questo post fosse ben visibile, qualcuno di voi ha una qualche idea su come si possa mettere un post come primo di tutti gli altri post di un blog?

venerdì 24 dicembre 2010

buon Natale

Mi intristisce sempre fare gli auguri di Natale al mio blog, non so perché. Sarà che molto probabilmente l'universo dei blogger sarà dimezzato per qualche giorno, causa preparativi natalizi e cenoni, ma tutto questo non fa che incrementare quella malinconia che fa parte dell'atmosfera.
Ho preparato per voi questo... Prendetelo come il mio regalo di Natale, anche se è una poesia, di un altro poeta, che non ho scritto io e che però sento mia, mia come lo sono quelle poesie mezze monche che ho provato a scrivere.
Questa, fra le tante poesie di Natale, è quella che riassume meglio quello che io penso di esso... Pascoli, come al solito, riesce ad interpretare il mio pensiero in modo migliore di quanto lo possa fare io stessa...
LE CIARAMELLE

di Giovanni Pascoli

Udii tra il sonno le ciaramelle,
ho udito un suono di ninne nanne.
Ci sono in cielo tutte le stelle,
ci sono i lumi nelle capanne.

Sono venute dai monti oscuri
le ciaramelle senza dir niente;
hanno destata ne' suoi tuguri
tutta la buona povera gente.

Ognuno è sorto dal suo giaciglio;
accende il lume sotto la trave;
sanno quei lumi d'ombra e sbadiglio,
di cauti passi, di voce grave.

Le pie lucerne brillano intorno,
là nella casa, qua su la siepe:
sembra la terra, prima di giorno,
un piccoletto grande presepe.

Nel cielo azzurro tutte le stelle
paion restare come in attesa;
ed ecco alzare le ciaramelle
il loro dolce suono di chiesa;

suono di chiesa, suono di chiostro,
suono di casa, suono di culla,
suono di mamma, suono del nostro
dolce e passato pianger di nulla.

O ciaramelle degli anni primi,
d'avanti il giorno, d'avanti il vero,
or che le stelle son là sublimi,
conscie del nostro breve mistero;

che non ancora si pensa al pane,
che non ancora s'accende il fuoco;
prima del grido delle campane
fateci dunque piangere un poco.

Non più di nulla, sì di qualcosa,
di tante cose! Ma il cuor lo vuole,
quel pianto grande che poi riposa,
quel gran dolore che poi non duole;

sopra le nuove pene sue vere
vuol quei singulti senza ragione:
sul suo martòro, sul suo piacere,
vuol quelle antiche lagrime buone!

Beh non mi resta che dirvi... Buone feste, buon Natale, buon quel che volete voi! E vi auguro una cosa e la auguro anche a me stessa: vorrei essere capace di cogliere la bellezza, fino in fondo, delle piccole cose. E lo auguro anche a voi, di ricevere questo dono sotto l'albero... Perché cogliere le piccole cose, specialmente in occasioni come il Natale, è importante. Vorrei essere in grado di carpire l'aroma del pino, la luce riflessa nelle campanelle di porcellana, il profumo della cannella e la bellezza del prese in legno, lo vorrei tanto...
Baci

giovedì 23 dicembre 2010

atmosfera jingle bells

Sono ufficialmente in vacanza. E sto già attaccando i compiti delle vacanze... Non me ne frega assolutamente niente se passo per secchiona, io mi porto avanti, poi ho più tempo e non devo fare delle corse pazesche... Poi studiare mi è sempre piaciuto, e quindi, posso tranquillamente farlo, col mio ritmo e col tempo di approfondire...
Ho ripreso a leggere, ed in maniera piuttosto morbosa. Ho letto tanto, ultimamente. E sempre libri che avevano per protagoniste persone o malate mentalmente, o dipendenti da qualche sostanza.
Mah, sarà che quel poco di animo crocerossino che mi è stato inculcato da mia nonna si fa sentire in queste cose...
Il mio blog candy procede... Mi piace tanto, domenica ho passato la giornata a scegliere un libro per ognuna di voi, anche se devo dire che ho mille idee per la testa e tutte quante sono abbastanza confuse, ma so che sdevo leggere di più i vostri blog (non seguo ancora nessuno perché non ho avuto tempo di leggere se non qua e là), ma sono abbastanza entusiasta e non vedo l'ora di scegliere il "libro" definitivo. Ricordo a tutti che devono fare un post e linkare il blog candy... Anche se oramai conto tutti come iscritti, chi non facesse il post non verrebbe conteggiato e non mi andrebbe di perdere tanti partecipanti... comunque ho trovato un modo (o meglio, mi è stato suggerito) per mettere un post in alto... Ora vado a provarci!
Beh, ora arrivo al succo del post. L'atmosfera natalizia. Quest'anno è stata molto più lieve, per me, causa intervento chirurgico che mi ha fatto perdere, complessivamente, una settimana abbondante di preparativi al Natale... Ma non m'importa molto. Io amo il Natale. Amo il Natale che per me vuol dire canti attorno al pianoforte, il pandoro con su la crema al mascarpone, astro del ciel rimodernizzata da Fratellino al piano, la messa di mezzanotte in una chiesa fredda, ma in cui qualcosa, sia esso amore o speranza, si respira.
Per me Natale vuol dire addormentarsi al suono delle campane elettroniche che rintoccano canzoncine natalizie, rimuginando un po' delusa sulla serata (ma quel dolce senso di delusione, per me, fa parte del Natale e ci ho fatto molto l'abitudine). Per me Natale non sono i regali, che apro sempre con un misto di eccitazione e rassegnazione, per poi restare mezza sorridente mezza delusa... Ma il natale per me è tutto questo ed anche altro, perché la mia, di famiglia, ha in sé il sangue austriaco della Nonnabionda e quello italiano della Nonnacastana, che più che italiana è, come le piace definirsi, cittadina del mondo. E questo suo essere cittadina del mondo la rende attaccata alle proprie cose ed al contempo curiosa e desiderosa di apprendere... E questo è molto bello. Ed io, che credo di essere la copia sputata della Nonnabionda da ragazzina, col suo bisogno di leggere, la sua voglia di sapere ed il suo amore per la storia, mi ritrovo ora nell'altra nonna parlando di sentimenti, ideologie e passioni. Ma credo che sia il risultato di provenire da due famiglie completamente opposte l'una con l'altra.
Quinid, il mio Natale sarà così. Una mezza accozzaglia di tradizione ed innovamento, un carrozzone del circo, una baraonda in cui si mischieranno le carole natalizie in tedesco con le poesie della Dickinson..
Gli auguri di Natale ve li faccio domani, tanto il tempo l'avrò, fin troppo a dir la verità.
Baci e buona vigilia della vigilia!
Minerva

giovedì 16 dicembre 2010

sonno

Sonno è l'unico sentimento che provo da due giorni a questa parte. E dire che dormo benissimo. Sonno è quella ofrza che mi spinge, mentre studio geografia, a crollare tramortita sotto il peso della stanchezza. La mia testa si piega irrimediabilmente verso il portatile, verso una specie di riposo pseudo vegetativo.
Ma cavolo, non posso non studiare. Ho studiato un'ora e mezza, complessivamente. Con mio fratello che studiava piano e il sonno che minaccia... Domani ultima verifica della settimana, poi solo latino e vacanza.
Ma io ho sonno... Tanto sonno e sono tanto mogia ultimamente. Ma non posso, non posso, permettermi di stare così! Anche se tutto, proprio tutto,il corpo grida di riposare.
Mi riposerò... spero, credo, penso di riposare.
E sabato devo fare tutti i regali di Natale... La mia voglia di farli è pari a Zero. E spero che la verifica, domani, vada bene. matematica... Non posso parlare. non mi pronuncio, lasciamo perdere che è meglio.
Non sento l'atmosfera natalizia, non quest'anno. Non sento niente di quella gaiezza scarmigliata, di quel leggero sentimento di tenerezza che permea l'aria.
Magari settimana prossima, forse.
Questo week end intendo fare tre cose.
1. Leggere
2. stuidare
3. mangiare
Già, il cibo. Il cibo che ora, a causa dell'intervento, è difficile mangiare in grandi quantità. Oggi a pranzo ho mangiato davvero pochissimo, a colazione pure. Ma era l'esofago che, essendo stato ristretto, restringeva il cibo. Per ofrtuna mi sono rifatta a merenda e spero di riuscire a mangiare un po' anche a cena. Sono dimagrita 3 kg, questo è vero. Il prof di italiano mi ha detto che ho l'aria smunta, questo non so se è vero. Fattostà che mangiare sta diventando difficile, e non è un problema psicologico, state tranquille. Mangerei volentieri, e non fosse per il piccolo esofago. Spero che a Natale, almeno, ptorò mangiare id gusto.
Perché io ho perso tutto, il onno e la voglia di leggere, ma mai la fame. La fame ed il mio rapporto con il cibo sono stati una costante... Ed il non poter mangiare come mio solito mi spaventa abbastanza.
Beh, ora proov a ristudiare geografia, anche se ho combinato davvero poco.
Baci
Minerva

lunedì 13 dicembre 2010

Lo sconforto se n'è andato stamattina rapido com'era venuto, non ho ancora capito il perché. Ma stamattina, alzatami dal letto ero la Minerva di sempre, quella ragazzina con l testa fra le nuvole e la paura di arrivare in ritardo, paura un pochino ossessiva a dir la verità, ma ognuno colleziona una buona quantità di manie, nella vita.
Poi oggi a scuola è andato tutto bene, nel pomeriggio ho tolto i punti e stavo bene.
Ma ho addosso una sonnolenza inimmaginabile: vorei dormire dovunque e in qualunque momento, la notte dormo perfettamente, mi sveglio come se avessi dormito male. Non so cosa voglia dire: penso di essere più stanca di quel che credo. Devo solo ingranare questa settimana scarsa e poi, finalmente, potrò rilassarmi e dedicarmi con un po' di costanza a quello che amo, a me stessa, ai miei libri ed alla scrittura, che ultimamente trascuro un po'.
Quello di ieri, come mi ha giustamente scritto qualcuno, era un campanello d'allarme che il mio corpo mi ha inviato. Ho deciso di ascoltarlo, anche se per motivi di tempo non fino in fondo, ma gli ho lanciato una riserva di energia per continuare. Spero che voglia assecondarmi almeno per questi tre giorni, poi posso riposare, almeno un poco.
L'atmosfera natalizia, quest'anno io non la sento minimamente. Nonostante gli addobbi sparsi per la stanza, faccio fatica ad incantarmi per l'ambiente colorato, per i canti di Natale e l'aroma di cannella. Non è una uqestione di crescere, penso. È solo che in questo periodo ho pensato a tutto, fuorché al Natale.
Però se penso a com'ero ridotta l'anno scorso, ai pianti, alla voglia di stare dentro ad un letto e al bisogno di staccare la spina, quest'anno mi ritengo comunque molto fortunata e tranquilla. Andrà bene, ne sono sicura.
Spero solo che il mio corpo mi ascolti, questa settimana. Ma mi basta stia buono domani, e l'ansia per il compito in classe di matematica, poi andrà tutto bene, spero.
Voglio che quel compito in classe vada bene. Lo voglio con ogni cellula del mio corpo, del mio cervello e del mio cuore. Lo desidero. Perché il mio è solo un problema d'ansia, ma questa volta sento di poterlo superare con tutta me stessa. Sento che andrà bene.
Poi domani tirerò il fiato e mi considero ufficialmente in vacanza... Solo compiti in classe relativamente semplici, poi due settimane di pace, spero.
E poi, a gennaio, voglio tornare in forma smagliante. Ché tra l'intervento, la mini convalescienza e tutto il resto mi sono un po' inceppata.
E con questo... Vi abbandono!
Baci
Minerva

domenica 12 dicembre 2010

Ho voglia di piangere. Sono stanca, infreddolita e soprattutto tanto, ma tanto spaventata. Non so perché.
Oggi a messa un'ondata di terrore mi si è scatenata dentro. Stavo per mettermi a piangere nel bel mezzo della messa, scoppiare in lacrime come una bimba e singhiozzare a più non posso.
Poi oggi pomeriggio ho studiato per tre ore matematica. Tre ore senza fermarmi, facendo e rifacendo esercizi. Non mi ispira la matematica. Ma martedì ho una verifica,martedì io devo prendere almeno 7. non devo recuperare niente, è orgoglio peronale. E per me, i voti scolastici contano, han sempre contato.
speriamo davvero in bene. Domani pomeriggio devo togliere i punti, sembra che uno abbia fatto infezione, ma non è grave.
Non so perché sto così. Mangio, a volte il cibo mi s'incaglia nell'esofago e vorrei vomitare. Oggi sono scappata da un pranzo, mi sono rifugiata in bagno. Non volevo vomitare, non era ima intenzione, non l'ho fatto. Ma ho visto in mia madre la preoccupazione per il fatto che vomiti. Ma sono scappata in bagno perché non ne potevo più delle voci, dell'acqua incagliata in gola e delle persone. Chissà perché ho fatto così. Tre minuti dopo sono ritornata, mezza scarmigliata mezza stanca.
Non sono in forma smagliante, ma questa verifica io devo farla bene... Poi fino a Natale basta.
Di solito prima di Natale eravamo sempre pieni fino a scoppiare di verifiche... Quest'anno, stranamente, solo mamematica, geografia, latino e storia.
Spero.
E geografia, latino e storia so già che li farò bene. Matematic.a.. Io voglio farlo bene! Cavolo, ci voglio riuscire!
Spero solo di controllare il panico. Se non dovessi farcela so già che mi sentirei un fallimento... Vedi per lo scorso compito in classe, che poi non è andato così male. Ma potevo fare di meglio, e poi mi sono dannata e rosa il fegato una notte intera. Ho voglia di piangere. Una voglia acuta e sottile, che non mi permette neanche di farlo. Però non vedo il motivo di piangere... Non c'è, un vero e proprio motivo.
sto così e starò così fino a domani, ne sono sicura.
La domenica per me è sempre così: una specie di brodo, di miscuglio della settimana precedente e di quella che deve venire. Io sto male di domenica. Studiare è impossibile, di domenica. E ieri sono andata a vendere torte tutto il giorno, per tirare su i soldi per la gita a Genova. e quinid studiare questo fine settimana è impossibile. Se non per la matematica... Brutta cosa la matematica.
Se ci fosse qualcuno che verrebbe a fare la verifica al mio posto, cedo volentieri l'onore di fare questa verifica.
Ho già detto che odio la domenica? è il giorno peggiore della settimana, secondo me. Viene l'ora di fare i conti con se stessi, e poi si scopre di non aver combinato niente, e nel migliore dei casi di essere rimasti ad uno stato fisso.
ora, lo so che per chi lavora tutta la settimana la domenica serve a ritemprarsi, a riposare. Ma sono abbastanza sicura che alle sei di domenica pomeriiggio chiunque non sia la personificazione della spensieratezza si senta un verme.
Ora vado, che 'insipida montagna di compiti mi brama.
Baci

giovedì 9 dicembre 2010

ritorno a scuola

sono tornata oggi a scuola. Il pomeriggio abbiamo sfornato biscotti da vendere sabato per tirare su i soldi per la gita nelle cinque terre..
La mattina è andata tutto sommato bene. Vi giuro che in questa settimana non ho ricevuto sms, mail, messaggino su msn per sapere come stessi... Eh però non ci sono rimasta male, non più di tanto.
Solo all'inizio ero un po' scocciata... Dai, cosa costava un sms con scritto:
"ciao! Come stai?"
Solo la prof N. ha chiamato, per sapere come stessi. Ma c'est une autre histoire.
Beh, ieri siamo andati nel piaentino a trovare la Nonnacastana. Inutile dire che il viaggio non ha fatto altro che farmi bene, rinforzarmi. Anche se oggi mangiare è stato difficile... Stamattina ho giocato con lo yogurt per venti minuti, prima di decidermi a lasciarlo lì e prendere dello zucchero semplicemente per non crollare sul banco. Oggi mezzogiorno però ho mangiato perfettamente, anche se non in quantità superabbondanti. Stasera mousse di salmone con philadelphia. Pepe, ho provato la tua pappa al pomodoro con il pesce fresco frullato: gnam gnam!
Altra bella notizia: quest'anno Natale si farà a casa nostra, quindi stiamo addobbando casa.. Abbiamo due alberi: uno in sala ed uno in camera mia! Prossimamente la casa risplenderà di luce fatata...
Amo l'atmosfera dolce e scompigliata pre-natalizia, se non fosse che abbiamo una verifica di matematica martedì e quando faccio un'equazione mi sento come una persona che non sa leggere davanti alla Bibbia. Bah, spero di raccapezzarmi in qualche modo.
Mhm, seguirà un post sul perché dell'intervento, visto che in tre mi hanno chiesto il motivo di tutto questo.
Intanto ho preso "ti prendo e ti porto via" di Ammanniti, staremo a vedere.
Baci
Minerva

martedì 7 dicembre 2010

domenica 5 dicembre 2010

cronaca ospedaliera

Scusate. Scusate, se non ho scritto niente in questi due giorni.
Scusatemi, ve ne prego. mi ripromettevo di scrivere, ma stare seduta faceva molto male e figuriamoci il pc sullo stomaco appena operato.
L'ospedale di Bergamo è, in confronto agli ospedali svizzeri, un posto antiquato e tetro. Ma in Svizzera, dal punto di vista ospedaliero, è un altro mondo rispetto all'Italia.
Arriviamo giovedì mattina, giovedì di dicembre, grigio, non nevoso per fortuna.
Arriviamo in reparto.
prima brutta notizia: stanza comune.
Io e la Mamma col sonno abbiamo un po' di problemini, ed io ho parecchio fastidio quando c'è molta gente nella stanza. Eravamo in sei: due bambine, due mamme più la Mami ed io.
Una brandina a mamma, un letto a paziente. Ecco. Parliamone, di quelle brandine. C'era da spaccarsi la schiena sopra, o erano durissime, o erano cosparse di molle e cedevoli.
Dovevo essere operata alle due e finire alle quattro, ho finito alle sei e mezza, fra risveglio e tutto. Mi hanno annodato lo stomachino attorno all'esofago, una specie di sciarpetta. Erano in tre medici, più l'anestesista e lo staf infermieristico.
Beh, sono uscita in queste condizioni: sondino nel naso, punti allo stomaco, intontita e parecchio incazzata per via di quel sondino.
La prima frase che ho detto al medico qual è stata secondo voi?
"Ho fame!"
C'era da aspettarselo...
Non ho insultato nessuno, stranamente. A parte una povera infermiera a cui ho detto di togliermi (testuali parole) 'sto sondino del cazzo altrimenti me lo sarei tolta io a mani nude. Ero sotto anestesia, intendiamoci.
La notte è stata un inferno. La flebo che faceva un rumore che sembrava una stampante, le flebo delle due bimbe che facevano lo stesso rumore, il sondino che mi impediva di respirare ed i punti che tiravano. Per fortuna le bimbe sono state quiete.
Il giorno dopo è andato nettamnete meglio: mi hanno sfilato quel sondino, per fortuna, e respiravo normalmente.
Niente cibo, ovviamente. Tè e camomilla, più flebo. Magnifique. Ho letto il seguito di via col vento... L'ho quasi finito, vi farò sapere.
La sera penso sia stata il momento più bello. è strano come in una camera ospedaliera l'amicizia, la confidenza, possa nascere per un nonnulla. soprattutto le mamme, perché io e le bimbe avevamo poco da spartirci, vista l'età differentissima.
E così, colla luce che andava e veniva, il dvd della Barbie di qua, quello di Biancaneve di là )essì, perché guardare lo stesso vd o guardarli con le cuffie era proprio complicato) le chiacchere partono. E partono le battute, e le risate. Ed a me che ridere fa male. Tirano i punti, e quando i punti tiravano e lo stomaco si lamentava, piangevo.
Ho pianto parecchio, il primo giorno d'ospedale. Lo stomaco "nuovo" aveva bisogno di abituarsi, e la sera, unito alle visite chiassose, c'era poco da sorridere.
Poi sabato, il giorno in cui ripresi a mangiare.
Mangiare è una parola grossa, eh. Pastina stracotta e yogurt, niente di più. Il problema era muoversi. Nonostante i punti che tiravano, non era un gran problema. Quello che faceva male, e parecchio, era tutto il sistema cervicale-collo-spalle, che era indolenzito ed era stato nella stessa posizione per quattro ore.
Piano piano, sono riuscita anche a muovermi, piangendo come una fontana.
Oggi va nettamente meglio. Dimessa a mezzogiorno, con la raccomandazione di mangiare solo liquidi e mousse per un mese (farò impazzire la Mami con richieste del tipoo: mousse di salmone affumicato, frappé al latte di mandorla) e con la promessa di vederci fra una settimana: perdo sempre due ore di inglese, manco a farlo apposta.
Adesso riescoa muovermi abbastanza bene, mangiare non è un problema. L'unico problema è radizzarsi, e non camminare ingobbita.
è passata anche questa, dai!

Baci
Minerva

lunedì 29 novembre 2010

La festa, ieri pomeriggio, è stata una piacevolissima merenda... Grazie infinitissime a tutti per gli auguri, mi avete riempito il cuore con le vostre parole di affetto sincero!
Oggi sono andata a Bergamo per parlare con anestesisti eccetra. l'impressione è buona... Spero, spero, spero, di avere la stanza da sola. Non ce la farei con altri sei ragazzi ed altre sei mamme... Mi sembra ingestibile la cosa, dovendo stuiare e recuperare tutto.
Il minintervento dovrei farlo giovedì alle due... spero sol onella connessione ad internet perché sono abbastanza sicura che fino a lunedì dovrò rimanere dentro!
Non ho paura per il'intervento, sinceramente. Farò la nanna, mi annoderanno un pochino lo stomaco all'esofago, mi sveglierò, e poi sarà tutto ifnito. È il dopo a spaventarmi. Perché io, quando perdo giorni di scuola, sono terribilmente illanguidita, spaventata da tutto quello che non ho recuperato ed intrattabile agli occhi altrui, ma soprattutto a quelli di me stessa.
E poi... E poi c'è una cosa che mi ha detto mio zio (medico a Monza) ieri sera al telefono. Il calo glicemico. Il fatto che, dopo l'intervento, ci possano essere dei casi in cui mi giri la testa ed abbia la nausea. E siccome, haimè, dopo l'intervento, ho una bellissima verifica di tedesco... Ho paura di stare male in quel momento.
Ho paura. Mi conosco, e so che durante le verifiche sono suscettibile a qualunque cosa. E so anche, che e verifiche di tedesco sono un tato delicato. Ma ora, francamente, mi preoccupo di fare l'intervento, e soprattutto, di scaricare una quantità di libri da leggere nauseante. Voi, cosa state leggendo ultimamente che vi è piaciuto? Così magari prendo qualche utilissimo spunto...
Non si sa mai!
Avremo una compagna nuova, da domani. Sembra, ma dico sembra, un caso sociale approdato qui per caso. come parecchi dei compagni che ho avuto e che erano arrivati a metà anno... Ma non voglio, non voglio, andare secondo i pregiudizi. Domani staremo a vedere.
Vi farò sapere!
Intanto bramo i vostri consigli letterari... A volte sembra che non v'ascolto, ma in realtà cerco sempre tutto quello che mi consigliate, solo che il materiale di audiolibri non moltissimo, quindi è difficile trovare certi titoli, in particolar modo le new eentry.
baci!

domenica 28 novembre 2010

tanti tanti auguri a me

Ieri sera ho finito il libro del Poeta. Dio mio, sono ancora scossa. Ho un fremito nel ventre e nelle mani, i capelli smossi da un vento dell'anima e la voglia di leggere di nuovo quel libro. Ho letto le sue poesie come quando si mangiano le amarene. Una tira l'altra. Embè, l'ho fnito a mezzanotte.
Poi ieri mi sono addormentata col libro stretto fra le braccia, come una gatta che protegge il proprio cucciolo. Mi ha conciliato il sonno. L'odore della carta, le parole magiche. Il Poeta. Il Poeta, marito della prof di latino che non è la mia prof, ma il dico sempre che è il mio guru letterario. Il mio pigmalione. E lui... Lui con quei suoi versi che sanno di piante, di uccelli, di tradizioni di paese. Non c'è una poesia in cui lui non nomini una pianta. Ne copierò alcune, nei momenti`speciali.
Mi sono svegliata stamane, e nevicava. E la sensazione del libro fra le coperte, la mia mano che ne teneva la copertina. L'emozione che mi da il Poeta è qualcosa di unico, di segreto, di impercettibile. Ne parlerò, una volta, promesso.
Ma questo libro, ieri sera, l'ultimo libro dei miei dodici anni sfumati con la prima neve di novembre. Il primo libro di poesie letto, divorato, metabolizzato.
Nevica ancora, oggi. Questo 28 novembre così puro, freddo e bianco, col la villa davanti casa orlata di arabeschi di ghiaccio sottile. Il panorama è idilliaco. Piacerebbe tanto al Poeta. Ma il Poeta, oggi, è sommerso dalla neve nella casa su cui si arrampica la vite. Io ho la mia stanza. La amia stanza con i suoi libri, l'orchidea bianca, nuova nuova, che mi sorrid,e carica di fiori delicati. Sorrido anchio, col fremito della poesia cucito addosso, i capelli arruffati e la neve che mi porto negli occhi. Lo smeriglio del fiocco di neve sui vetri m'incanta. E questo compleanno immacolato spero vivamente sia di buon auspicio. Lo spero con tutto il cuore, lo spero, lo spero, lo spero.
Spero che quest'anno sia felice: non m'importa come, né dove, né perché. Voglio lo scintillio gaio negli occhi, la fragranza di un mattino speciale. E oggi, inizio con un buon proposito: sorridere. Sempre, in qualunque ora. E di addormentarmi senza ansia, senza paura, senza inquietudine, senza noia. Mi piace il sorriso che mi si dipana sul volto se penso alla neve. Allo scintillio di cui è dotata, al dolce e muto richiamo di essa. Amo, amo, amo questo tempo. Questa neve d'argento fuso, che ammanta gli alberi e le case. Questa neve che mi riempie gli occhi ed il ucore. Danza, danza, oh fiocco docile e buono. Protami fortuna.

sabato 27 novembre 2010

vigilia di compleanno

Stamattina c'era un cielo azzurro. Ma di un azzurro malato, come coperto da un velo di cataratta. Quel cielo ora si è fatto grigio, e stanotte spero che nevichi. Lo spero davvero.
Mi piace pensare al cielo come agli occhi delle persone: una volta, al mare, una bimba mi chiese:
"Ma tu sei cieca come il cielo?"
Credo che questa frase non me la scorderò mai.
"Perché, piccola, il cielo è cieco?" Quante volte ho voluto farle questa domanda. Non l'ho mai fatto. Me ne pento amaramente, non ho avuto il coraggio. Penso, in cuor mio, che avendo visto il cielo azzurro identico ai miei occhi celesti, sia andata per associazione d'idee.
Che bello questo sabato pomeriggio. C'è la Nonnacastana a casa, i miei sono in viaggio, torneranno domani per il mio compleanno. La mamma ieri a fatto la torta in fretta e furia... Non volevo che la facesse, ma tant'è. Il pomeriggio l'ho passato leggendo Ladro di minuzie (il nuovo libro del Poeta) ed immergendo le mani nella pasta di sale. Non amo tanto la pasta di sale... non amo fare i lavoretti, in genere, creta a parte, ma la mia love story con la creta è una cosa che racconterò, un giorno. Beh, Fratellino doveva fare dei lavoretti con la pasta di sale ed io e la nonna volevamo aiutarlo per accelerare i tempi. Ci siamo divertite, impiastricciandoci di pasta.Domani merenda con i parenti...
Per ora ho ricevuto un regalo, dell'angelo. Un libriccino scritto in francese, in formato audio, che racconta l a storia di una ragazza che ha perso la vista durante l'adolescenza. Almeno un regalo gradito l'ho ricevuto, quest'anno.
Conoscendo la mamma, riuscirà a fare qualcos a regalarmi qualcos adi carino... Anche se come ho già detto, i regali contano poco. Mi sono fatta io, un rgalo. C'è un sito di e-book per non vedenti, che ho scopert ieri sera. Avrò scaricato una decina di libri che mi fanno gola, e mi sono concessa di passare qualche pomeriggio a leggerli. Purtroppo, la prossima settimana non si dimostra allettante: dovrò andare a Bergamo, in ospedale, per un piccolissimo intervento allo stomaco. niente di grave, per carità. Ma ci sarà parecchio da studiare. Ma avrò, spero, tempo per leggere e la connessione internet. Vi farò sapere, in ogni caso.
Questa vigilia di compleanno sta volgendo a termine... Tredici anni. -Gli anni che deevo compiere, che si contano sulle dita di due mani e su tre dei piedi. Il passaggio più o meno definitivo dall'infanzia all'età adulta. Il passaggio, in Italia, dalle medie alle superiori. Un po' terrorizzante.
M'immaginavo l'adolescenza come un periodo bellissimo: pieno di amicizie, di feste, di amori sbocciati ed appassitii qua e là. Non avevo fatto i conti col mio carattere bacchettone.
Quest'adolescenza la sto vivendo, anche se in maniera non consona ai tempi. La sto passando a leggere i classici all'ombra di un albero, come hanno fatto mia nonna e sua sorelala. La sto passando come loro, fra libri, tazze di tè, poesie e lunghe ore spese a scrivere su un diario. Non so che dire più di così. Ma alla fine, questo clima di morbidezza, di libri, di sogni e di poesie non mi dispiace, quindi me lo tengo. Mi circondo di quell'atmosfera un po' anacronistica, a me tanto cara. Ne uscirò, ne sono sicura. Si tratta solo di tempo.
"• Chi tosto crede, ha l'ali di farfalla.
" (proverbio tipico piemontese, scovato adesso su internet cercando delle citazioni sulle farfalle e sulle crisalidi)

giovedì 25 novembre 2010

aria di Natale

Sono la prima, ra i miei blogcontatti, a scrivere del Natale. E non dello sfoggio eccesivo delle decorazioni.
Io amo il Natale. O meglio, amo l'atmosfera natalizia.
Ogni Natale è sempre uguale: l'atmosfera è fatata, magica, incantevole. Poi la notte di Natale ci si riduce a fare le cose di fretta. Ma dall'anno scorso di tutto questo non m'importa più. E fra tre giorni è anche il mio compleanno.
E sta per nevicare. Che bello. La neve è il più bel regalo di compleanno che possa ricevere. Per quel che ricordo, l'ho avuta solo in prima media. Che bello, quel compleanno. Quando mia mamma aveva organizzato una lasagnata a sorpresa con cinque o sei compagni. La prima ora di buco al pomeriggio, la millefoglie, Fratellino che suonava tanti auguri al piano.
Ora non farò nessuna festa. Nemmeno ci ho pensato, quest'anno. Non voglio che qualcuno si aspetti una festa. Basta. Non me ne frega niente.
Ma l'atmosfera natalizia mi abbaglia sempre. È la luce che non posso vedere, è un refolo d'aria fredda che pung eil viso, è l'odore della cannella che si spande per il borgo. Natale per me vuol dire un libro letto in una nottte, un concerto della Pausini l'anno scorso, in una sera artica e nevosa di dicembre, un bastone decorato con i campanelli e le ghirlande. natale per me sa di profumi e di campanelle.
Natale per me non sono i regali. io non faccio regali a Natale. È più forte di me: sono due anni che cerco di convincere tutti a non farmi niente, se non un libro e qualche soldino (più utili dei paccheti fiocchettosi, nella maggior parte dei casi), ma per ora l'unica che mi ascolta è la Nonnacastana. Beh, aspetteremo.
Per me non c'è la delusione di scoprire che babbo Natale non esiste. Non ci ho mai ceduto, non fino in fondo. E quindi, prendo il Natale come un fiocco di neve, cristallino e puro. Fratellino, in questo momento, prova i primi accordi delle carole natalizie al piano. È così bello sentire la le canzoncine di Natal evenire da un pianoforte, e non da un disco. Non più, almeno. Gli accordi di astro del ciel riempiono l'aria, come acqua chiara di fontana. Presto quelll'acqua si muterà e diverrà neve. Che bello. Sono felice. Tanto felice. Felice. Felice di quest'aria dicembrina che solletica il viso. Felice dei cappotti e dell'odore di cannella. Felice che settimana prossima o l'altra starmeo a scuola a fare i biscotti per guadagnare i soldini dela gita. Felice hce poi li venderemo, in un tripudio di signore che fanno la spesa e di amici, parenti, consorti dei prof.
Sono contenta. Per oggi, almeno. Adoro questo cielo carico di aspettative nevose. Adoro quest'attesa, come se la neve potesse cadere da un momento all'altro. Domani andrò a sucola saltando. Sono felice che ci sia la neve. Anche qualche fiocco sparso per la strada, anche qualche pozza di pantano freddino e liquido. Non m'importa. M'importa di passare il fine settimana a leggere il Poeta, m'importa di allungarmi pigramente sotto le coperte e m'importa di giocare con la prof Riccia a palle di neve, che l'anno scorso mi avva prutalmente spettinata con la neve. M'importa solo delle piccole cose.

martedì 23 novembre 2010

recensione: lessico famigliare (Natalia Ginzburg)

Particolare è l'aggettivo che permea questo libro. Ma è, soprattutto, l'aggettivo che ha caratterizzato la scoperta di questo libro da parte mia.
Ci sono libri, film, canzoni, qualunque cosa, che vengono nominate una volta. Ed a nominarmi lessico famigliare, quella volta (non era la prima), era stata Ilfioredelmale su msn. Beh, poi tre o quattro professori mi hanno parlato bene di questo libro. Infine la Nonnacastana, che conosce me, i miei gusti e quel che amo leggere.
Embè, alla fine l'ho preso, questo libro. Se vi dico che l'ho iniziato sabato (13 novembre) e l'ho quasi finito oggi, non sto scherzando. Sono una lettrice velcoe, di solito. Ma con questo libro ho dovuto metabolizzare. Andava macinato, triturato, letto pagina per pagina, giorno dopo giorno, con attenzione e dedizione nuova.
Questo libro parla dell'Italia che piace a me. Di quell'Italia che non è persa, di quell'Italia la cui lingua un tempo era considerata la regina delle lingue, quella dalla poesia struggente, i quadri fantastici e la cucina sublime. Quell'Italia che adesso è un insieme di perle e palta, un misto di bellezza e squallore.
Beh, iniziamo con la scheda del libro
Titolo 
Lessico famigliare   
Autore 
Ginzburg Natalia   
Prezzo
Sconto 10%  
€ 9,90
(Prezzo di copertina € 11,00 Risparmio € 1,10)
Prezzi in altre valute      
Dati 
2005, 265 p.   
Editore 
Einaudi
  (collana 
Einaudi tascabili. Scrittori)       
poco meno di trecento pagine letto in 10 giorni. Mi vergogno un pochino; ma sono fiera di aver letto questo libro e soprattutto, di averlo amato. È particolare leggere di un uomo come Pavese, un personaggio pubblico e famoso tutt'oggi, in una saga familiare. È particolare leggere nome e cognome dei personaggi, riportati nero su bianco. Ma la cosa a mio parere più sorprendente è che l'autrice racconta della sua famiglia, senza parlar molto di sé, delle sue emozioni, dei suoi amori, delle nascite dei suoi figli. Gli eventi vengono riportati con schiettezza, con cura e con un linguaggio molto particolare.

Vi copio qualche chicca presa da questo libro... Così per accattivarvi un pochino.
«Nel corso della mia infanzia e adolescenza mi proponevo sempre di scrivere un libro che raccontasse delle persone che vivevano, allora, intorno a me.
Questo è, in parte, quel libro: ma solo in parte, perché la memoria è labile, e perché i libri tratti dalla realtà non sono spesso che esili barlumi e
schegge di quanto abbiamo visto e udito».
Beh, aprire questo libro e dopo qualche riga trovare questa frase fa, sinceramente, un certo effetto. È una citazione bellissima, ed è raro che certe perle siano piazzate all'inizio di un libro.
E poi c'è tutto il linguaggio di questo libro. Parliamone, delle espressioni di cui è tessuto questo romanzo. Pieno di quei termini che vengono coniati in ogni famiglia, di storpiature, affettazioni, intercalari che ogni persona usa quotidianamente. E questo libro da vita a questi stralci di linguaggio quotidiano, per l'appunto lessico famigliare.
Beh, che dire se non: leggetelo!
Baci

lunedì 22 novembre 2010

Post lampo. Il tempo, e soprattutto la voglia di scrivere, ultimamente non sono clementi nei confronti di questo blog.
Non mi piace non scrivere per troppo tempo. Dare mie notizie è una cosa importante, secondo me.
beh, diamo qualche notizia sparsissima.
1. Scuola: tutto bene. voti alti, prof che mi raccontano le loro grane, compagni che non si sa mai come prendere, ma c'est la vie.
2. letture: il fronte più interessante, a dir la verità. Sto divorando lessico famigliare, che contro le mie previsioni mi è piaciuto più di quel che credevo.
Ho scoperto i cruciverba. Fratellino ha scovato un sito di cruciverba adattati per non vedenti, ed ho trovato un simpatico passatempo. Sono belli, i cruciverba. Ti tengono impegnata la mente, impari sempre qualcosa, e non è un passatempo logorante.
Fra sei giorni è il mio compleanno. Niente feta, sinceramente non ci ho minimamente pensato. Neanche ho valutato l'idea di farla, quest'anno. Solo la classica merenda con nonni e compagnia.
È uscito l'ultimo libro del Poeta: ladro di minuzie. Che bel titolo. Il Poeta è bravo nei titoli. Un libro che raccoglie quarant'anni di poesie. Questo fine settimana viene la Nonnacastana dall'Emilia, passerò il tempo fra quelle pagine magiche e tanto affascinanti.
Federica, farò il test sui libri, te lo prometto. Ma non adesso...
È un periodo strano, lo si capisce dai miei post un po' criptici. Non è facile riassumere questi giorni pieni e porosi in un post. Parlerò, con il tempo parlerò.


Ritorno, magari già domani.
Minerva

mercoledì 17 novembre 2010

scenetta n°2

Continua la rubrica ad uscita irregolare che raccoglie le gaffe, gli equivoci e quantaltro relativi alla mia cecità.
Stavolta vi riporto una chicca di quelle divertenti (ed anche parecchio).
Ora di francese: premetto che ho la stessa prof da tre anni, che mi conosce e che di gaffe ne ha già fatte parecchie...
C'era una scheda in cui dovevamo mettere i sinonimi degli aggettivi....

C (compagna un pochino inebetita): ma professoressa, noi i contrari degli aggettivi non li sappiamo! (notare che bisognava mettere i sinonimi)
prof: ma devi mettere i sinonimi, C!
La stessa situazione si ripete con S. e D.
Prof: (voce alteratissima, che si è fatta sentire da tutta la classe): ragazziiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!
Bisogna essere: ciechi, orbi, diversamente abili, non vedenti (insomma, li ha detti tutti i sinonimi relativi alla cecità) per non vedere che c'è scritto sinonimi!
Io non m'offendo perché queste cose capitano se non quotidianamente, quasi.
Ma in maniera così eclatante non mi era ancora capitato...
Per poco non scoppiavo a ridere in accia alla prof...
Certo che il tatto non è una cosa comune a tutti!

sabato 13 novembre 2010

15 scrittori

La mia amica Federica (ma guardate, oggi ho fatto anche la rima) mi ha passato questo premio:
- elencare 15 scrittori che nella vostra vita sono stati fondamentali (e spiegare il perché o almeno dire qualcosa sul vostro rapporto con l'autore)
-passare il premio ad altri blogger lettori
Io lo passerò ad un po' di gente...
Ma prima devo trovarli, 15 autori:
iInizio da lei, la creatrice della mia infanzia, visto che i suoi libri sono stati il punto legante della mia infanzia, li avrò riletti tutti un centinaio di volte (mi imponevo di leggere solo quelli, ad un certo punto e gli altri libri mi permettevo di leggerli su computer e basta):
Sto parlando di Harry Potter e quindi, della zia Rowling (come la chiamano i fan...) perché è colta, nonostante tutto. Sembrano stupidi, i suoi di libri. Ma rileggendoli, e rileggendo soprattutto i nomi dei personaggi si scoprono allusioni mitologiche strabilianti (molto colta anche la traduttrice, però).
Poi, viene lei.
Isabel Allende. Che con la casa degli spiriti (degli altri libri, nonostante siano belli, non posso parlare con tanto affetto) mi ha aperto una voragine. Letto in prima media, in montagna, costretta a sciare e senza computer. La lettura forse che mi ha rapita di più, quel libro che ho letto ed ho capito fin dalle prime pagine che stavo leggendo uno dei libri più belli della mia vita.
Poi c'è Benni. Stefano Benni probabilmente è l'autore di cui ho letto più libri. Con quell'ironia pungente, quel causticismo adorabile e quei personaggi sempre avvolti da un'aura impacciata mi hanno invogliata a leggerlo. Menzione speciale a Saltatempo, che oltre a farmi scoprire, insieme alla Allende, cosa fosse la politica e come fossero andate le cose, mi ha fatto brillare li occhi un'infinità di volte.
Poi Emily e Charlotte Bronte. Jane Eyre e cime tempestose significano tanto, troppo per me. Il primo perché rappresentava l'antieroina che mi sentivo ai tempi: insignificante, timida e con la paura di disturbare che tante volte mi ammorba la testa. Il secondo è diverso. Il secondo mi ha fatto scoprire una scrittrice, più che un romanzo. Perché cime tempestose per me è stato come leggere scoprire la storia di una persona (l'autrice) attraverso i racconti di altri. Le Bronte contano come uno scrittore solo, perché per me è stato come chiaccherare con un'amica fidata.

Poi Margaret Mitchell. Lei, con il suo via col vento letto in montagna, con la neve che scendeva giù. Forse il libro mi sono affezionata di più. Perché leggere novecento pagine dieci giorni vuol dire non staccarsi mai dal libro, e più o meno facevo così. Leggevo tanto, tantissimo, quand'ho letto via col vento. E poi io mi sono innamorata del protagonista maschile.... Leggetelo! Nonostante sia un mattone, leggetelo! Per favore!
Al sesto posto (che poi questa non è una classifica) va messa Simone de Beauvoir. Letto solo un libro, ma forse è la persona con cui mi immedesimo di più al mondo. Perché memorie di una ragazza perbene, ovvero la biografia d'infanzia ed adolescenza dell'autrice, è un libro che parla di me. Parla di me in ogni pagina, trabocca delle sensazioni, delle delusioni, delle gioie che ho provato io. Tutte. Indistintamente.
Poi all'autrice del Dio delle piccole cose: Harundaty Roy. Un libro così pieno di metafore, bello e travolgente, non lo troverò tanto facilmente.
Poi il mio caro, carissimo Camilleri. Io sono una di quelle che ama e legge sempre Montalbano. Ironico, un po' colorito, ma pur sempre bello. E poi i suoi libri mi tengono occupata la mente per varie ore.
Poi c'è a John Irwing. Ve l'ho detto, questi sono gli autori per me importanti. Non i libri. Probabilmente, se dovessi scegliere quindici libri importanti, la classifica sarebbe un po' tanto diversa. Ma Irving è un grande scrittore, americano per giunta. E quel per giunta non è neanche una cosa tanto negativa. Perché io gli americani (statunitensi, intendo) non li leggo mai, non so il perché. Faccio fatica... Ma lui, con le regole della casa del sidro (che mattone, ragazzi) ed Hotel new Ampshire mi ha regalato dei momenti indimenticabili... Soprattutto con l'ultimo libro citato: esilarante, dolce, grottesco. Granduomo, grande scrittore.
Poi, Melania Mazzucco. Che con vita ed un giorno perfetto mi ha regalato certe perle di saggezza e dei personaggi in cui immedesimarmi facilmente, oltre ad una Roma descritta a regola d'arte.
Poi Victor Hugo. Non che i suoi libri siano stati i più emozionanti della mia vita, però... Però l'autore dei miserabili, con quella sua prosa che sembra cemento tanto è difficile da penetrare, quelle sue descrizioni interminabili mi sembra giusto citare. Perché Victor Hugo mi ha cambiata, come lettrice più che come persona. Quando ho letto i miserabili, e poi l'uomo che ride, ho capito che leggere non è solo l'ascoltare quel che lo scrittore ha da dire. Leggere vuol dire anche annoiarsi, sbuffare e una volta chiuso il libro, ringraziare il cielo di averlo letto.
A Dante, che con la sua divina comedìa (come definita da lui) mi ha fatto spaccar la testa. Mi ha fatto cercare, approfondire, spulciare per ore in wikipedia, nel vocabolario. Chi non lo legge si perde qualcosa.
A Tracy Chevalier, tre libri letti in due settimane, libri bellissimi. Un altro libro letto due mesi dopo, bellissimo. Un libro letto adesso, deludente. Ma pur sempre una grande, grandissima scrittrice. Con tutte le scene ad ambientazione storica, con dei personaggi toccanti e delle descrizioni minuziose.
A Ventrease Richman Brenda (o come cavolo si scrive) che con il miniaturista, ossia un libro BELLISSIMO ambientato nell'Inghilterra medievale ha saputo farmi riflettere per ore sulla religione, sul clero e sui sentimenti.

E ultimo, ma non meno importante, Federico Moccia. Che mi ha fatto capire quali fossero i buoni libri e quali no. I suoi, di certo, non fanno parte dell'ultima categoria.

Adesso premio:
- la prof di auleintempesta, che ama molto queste catene e che la svolgerà (perché io la strozzo, in caso contrario) e la pubblicherà anche
- Paolafrancy, perché lei ama leggere, sono sicura sia raffinata nel vestire come nello scegliere i libri.
- a Princesse, dolce e sensibile lettrice, dal cuore glande glande.
- a Ilfioredelmale, per darle una ventata di frivolezza in queste giornate tristi e difficili da vivere.
- ad Allegra, che so che non mi deluderà!
Vorrei premiare tantissima altra gente, ma non ne ho il tempo!
Ricordatevi di pubblicare la catena su blogger e di passarla ad altri lettori!

Baci
Minerva

mercoledì 10 novembre 2010

giorni di pioggia

Piove. Piove da lunedì, in effetti.
Sono tanti i blog che parlano del tempo, ultimamente. Sono tanti i post che hanno come titolo piove, o che iniziano il loro ost con la parola piove, oppure sta piovendo. Sono metereopatica, lo sono fin da bambina. Ma di solito la pioggia non mi fa stare così. Stanca, morbida, spossata.
È che oggi a matematica sono stata male. Avevamo un compito e (non per la prima volta) ho panicato.
Ma non quell'ansia che ti fa disseminare qualche errore, parlo di ansia brutta.
Di quell'ansia che stanotte non mi ha fatto dormire dalle quattro via. Parlo dell'ansia che arrivi, fai mezzo compito non dico perfetto ma quasi, e poi tentenni su un'equazione, che a casa avevi fatto perfettamente. E poi, quell'equazione diventa brutta. Brutta brutta, intendo. Talmente brutta che ti lacrimano gli occhi, che fatichi a dominarti. E poi esci dall'aula con gli occhi mezzi rossi, e scappi all'aperto, ti abbarbichi ad una colonna e provi a quietarti. E poi capisci: ok, due esercizi su 5 erano perfetti, gli altri non lo sai.
E ti rendi conto di aver speso minuti preziosi ad agitarti. Ecco, questa è la mia storia di stamattina. Mentre quella di ieri pomeriggio, in cui c'era il compito di latino, è un po' tanto diversa, più bella direi.
Tutti avevano i paradigmi scritti su un foglio, tranne Y. (che però mi ha come vicina di banco, quindi non fa testo). Io faccio il mio bel compito in un quarto d'ora, lo stampo alla prof.
Compito perfetto. La prof ride, io salto e sorrido, come al solito.
E così sono passati questi due giorni di pioggia deprimente.
Non ho voglia nemmeno di leggere. Ho solo tanto, troppo sonno. Ma non riesco a dormire, al pomeriggio.
Voglio leggere un buon libro: ho preso ieri sera lessico familiare e vorrei iniziarlo, per chi l'avesse letto, può dirmi qualcosa?
Vi farò sapere, sicuramente.
Baci
Minerva
piesse: sono di poche parole, scusatemi. È che sono confusa ed un po' spaventata, non so il perché.

domenica 7 novembre 2010

recensione: risveglio a Parigi (Margherita Oggero)

Questa settimana, come del resto novembre, non è proprio quel che si dice un mese allegro.
Ed io una ventata d'allegria la metto, in questo blog.
Recensire il libro che ho letto questa settimana (haimè, solo uno), mi sembra un atto di sadismo. Perché recensire un libro uggioso in una settimana uggiosa non va bene.
Il libro di cui parlo adesso è una lettura non proprio recentissima. Risale ad aprile dell'anno scorso, ad un lunedì di pasquetta in cui l'ho letto tutto. Raramente leggo un libro in così poco tempo, ma quando la trama non è troppo impegnativa, si può fare.
La Oggero è un'autrice che conoscevo già, ma per i suoi romanz i polizieschi deliziosi, non per queste commedie psicologiche.
Titolo 
Risveglio a Parigi   
Autore 
Oggero Margherita   
Dati 
2009, 303 p., rilegato   
Editore 
Mondadori
  (collana 
Scrittori italiani e stranieri)       
Descrizione
Un viaggio a Parigi. Silvia, Barbara e Mariangela lo sognano dai tempi della terza media, l'età dei confusi progetti di vita e dei castelli in aria, quando
una breve vacanza nella ville lumière simboleggiava le magnifiche possibilità del futuro: il successo professionale, la libertà e l'amore. Adesso che di
anni ne hanno trentadue, e non si sono mai perse di vista, decidono di partire regalandosi alcuni giorni a Parigi, in omaggio all'amicizia, certo, ma anche
per una specie di malinconico rimpianto dell'adolescenza. In sottofondo, inconfessata, la speranza per tutte di dimenticare, anche solo temporaneamente,
il proprio carico di delusioni, ansie, contraddizioni, per ritornare un po' alleggerite dei fardelli che ciascuna porta con sé. Al momento di partire,
però, ecco la prima sorpresa non proprio gradita: Manuel, il figlio di sette anni che Mariangela sta crescendo da sola, pianta un enorme capriccio e convince
la madre a portarlo con loro. Questo bambino scontroso e diffidente le costringerà a confrontarsi con il tempo che passa, con la realtà che l'adolescenza
è ormai lontana, e infine con la consapevolezza che per essere passabilmente felici occorre molta buona volontà. Forse... Forse, perché le mille domande
poste dal piccolo guastafeste che viaggia con loro, le sue esigenze, i suoi occhi severi offrono alle amiche l'occasione per rivedere le loro convinzioni,
trasformando la vacanza da una fuga nel passato a un più consapevole sguardo sul presente e sul futuro.
questo libro è stato scritto da una prof di Lettere. E si sente, dal modo di scrivere accurato, elegante e senza cadute di stile.
Il passato... Parliamone, del passato.
È il punto cruciale di questo libro, il motivo per cui le tre amiche decidono di partire in vacanza, per alleviare i cattivi pensieri. Ognuna delle tre ragazze (perché a trent'anni possiamo ancora chiamarle così) ha il suo bagaglio di ricordi, di esperienze e di sogni infranti.
La storia è narrata da tutti i punti di vista. Quasi tutti i personaggi citati si raccontano e raccontano la storia delle protagoniste, mischiandola al viaggio francese.
È impossibile non immedesimarsi in una delle tre donne: Barbara, Silvia e Mariangela.
Barbara è, delle tre, la più tenace. Accattivante, intelligente, fiera e concreta. Tirata su da una famiglia un po' complicata (sto facendo di tutto per non svelare troppo) e decisa a farsi valere.
Poi c'è Silvia. Silvia ed il suo violino. Quella donna magra, ossuta ed appassionata di musica. Che si ritrova ad insegnarla malvolentieri, invece che suonarla come aveva sempre sognato. Silvia che forse è quella che ha la storia più difficile da affrontare, che si ritrova giorno per giorno a chiedersi perché...
Ed infine Mariangela. L'adolescente un po' sognatrice un po' lavativa, la segretaria che si ritrova a crescere un figlio nato da una storia d'amore sbagliata e naufragata in malo modo. Che combatte giorno per giorno con un bimbo dispotico, chiuso in un mondo triste ed ostile.
E poi tutti gli altri personaggi: genitori, amici, confidenti ed amori.
E la magica Parigi di sottofondo... La città che io voglio visitare da quando ero piccola, la città dei poeti maledetti e della de Beauvoir. Quella città che è il simbolo dell'amore, di quello nato e passionale, senza gli strascici della quotidianità, delle tristezze e dei musi lunghi.
Vi ho accattivati?
Eh speriamo!
Baci
Minerva

venerdì 5 novembre 2010

canzone per Silvia

Il cielo dell' America son mille cieli sopra a un continente,
il cielo della Florida è uno straccio che è bagnato di celeste,
ma il cielo là in prigione non è cielo, è un qualche cosa che riveste
il giorno e il giorno dopo e un altro ancora sempre dello stesso niente.

E fuori c'è una strada all' infinito, lunga come la speranza,
e attorno c'è un villaggio sfilacciato, motel, chiese, case, aiuole,
paludi dove un tempo ormai lontano dominava il Seminole,
ma attorno alla prigione c'è un deserto dove spesso il vento danza.

Son tanti gli anni fatti e tanti in più che sono ancora da passare,
in giorni e giorni e giorni che fan mesi che fan anni ed anni amari;
a Silvia là in prigione cosa resta? Non le resta che guardare
l' America negli occhi, sorridendo coi suoi limpidi occhi chiari...

Già, l' America è grandiosa ed è potente, tutto e niente, il bene e il male,
città coi grattacieli e con gli slum e nostalgia di un grande ieri,
tecnologia avanzata e all' orizzonte l' orizzonte dei pionieri,
ma a volte l' orizzonte ha solamente una prigione federale.

L' America è una statua che ti accoglie e simboleggia, bianca e pura,
la libertà, e dall' alto fiera abbraccia tutta quanta la nazione,
per Silvia questa statua simboleggia solamente la prigione
perchè di questa piccola italiana ora l' America ha paura.

Paura del diverso e del contrario, di chi lotta per cambiare,
paura delle idee di gente libera, che soffre, sbaglia e spera.
Nazione di bigotti! Ora vi chiedo di lasciarla ritornare
perchè non è possibile rinchiudere le idee in una galera...

Il cielo dell' America son mille cieli sopra a un continente,
ma il cielo là rinchiusi non esiste, è solo un dubbio o un' intuizione;
mi chiedo se ci sono idee per cui valga restare là in prigione
e Silvia non ha ucciso mai nessuno e non ha mai rubato niente.

Mi chiedo cosa pensi alla mattina nel trovarsi il sole accanto
o come fa a scacciare fra quei muri la sua grande nostalgia
o quando un acquazzone all' improvviso spezza la monotonia,
mi chiedo cosa faccia adesso Silvia mentre io qui piano la canto...

Mi chiedo ma non riesco a immaginarlo: penso a questa donna forte
che ancora lotta e spera perchè sa che adesso non sarà più sola.
La vedo con la sua maglietta addosso con su scritte le parole
"che sempre l' ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte",
"che sempre l' ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte",
"che sempre l' ignoranza fa paura... ed il silenzio è uguale a morte"...

(Francesco Guccini)
Non importa sapere a chi è dedicata, questa canzone.
È così bella. E non parlo solo del testo, parlo della melodia.
Il video lo trovate su youtube e nei commenti la storia della canzone la si deduce abbastanza...
Baci
Minerva

mercoledì 3 novembre 2010

poesia del Poeta

La storia del Poeta e di come è entrato nella mia vita la trovate nei post empatia 1 e 2, mi sono un po' stancata di raccontarla, e tanto la maggior parte dei miei lettori la conosce già a memoria.
Be', facciamola breve. Il Poeta è il marito di quella che doveva essere la mia prof di latino. Ovvero, la prof N.
Oggi, rileggendo le poche poesie che ho trovato su internet, ne ho trovata una bellissima.
Ve la ricopio, così vi fate un'idea!
fantasma
del nuovo giorno reca in sé un respiro
di frassini e d'ontani, madrigale
che corre nella vena delle foglie

musica di lacinie che m'illumina
sulla soglia di casa, fiato mutato in capra
di nebbia che annusa la costa
madre che parli la lingua della pietra

e della nuvola, lontana dalle menzogne
vai col passo leggero di sempre
lungo il sentiero della memoria
e come una volta sei vicina al grigio

del cielo visto dalla finestra: questo, dici,
è il tempo che mi somiglia.
Mi ricordo quel cielo
che lasciava una traccia nei tuoi occhi.

La vita è fatta di piccole morti
di mosche che zampettano sul dorso,
il tocco della pendola è lontano
ma se la sera ci ridà fiato, andiamo

ancora sotto i rami del salice
tu vedova, io ragazzo selvatico
che scappa, si nasconde nell'armadio.
è dedicata alla sua mamma, figura importantissima nelle sue poesie.
Vi lascio, vado a leggere Marquez!
Minerva

martedì 2 novembre 2010

quando non te l'aspetti

Mattinata passata girovagando pigramente su blogger e facendo tutte quelle attività che fa una persona quando si ritrova in compagnia di un computer.
Il pomeriggio sono uscita. Pioveva a dirotto. Stupida, stupida stupida. Non è da me fare queste cose; perché malaticcia come sono rischio di ammalarmi.
Mi ha accompagnata la Tata, perché per il momento, passeggiare da sola non è un traguardo raggiunto.
Siamo uscite, io col fremito e la voglia di camminare, lei un po' controvoglia un po' divertita dalla mia adrenalina.
Abbiamo camminato, per un po'. Poi la pioggia era diventata insopportabile e ci siamo rifugiate in chiesa. Amo le chiese, pur non pregando affatto. Mi raccolgo, sono l'unico luogo in cui il silenzio è ammesso.
La chiesa in cui ci siamo rifugiate è vicino casa mia. Una chiesa piccola, perché così l'ambiente sembra più familiare.
Ed abbiamo chiaccherato. Parlavamo di tutto, e poi siamo finite a parlare della felicità.
Ed io ho tirato fuori la mia tesi: che la felicità la s'intravvede nelle piccole cose, nei profumi e negli istanti rubati al caso. Anche lei era d'accordo. Mi stupisce sempre quel buon senso contadino che la circonda. E poi mi ha detto:
"Solo se sei in pace con te stesso, puoi emanare positività nei confronti degli altri."
Frase sentita e già sentita, ma in quel momento mi ha colpita. In quella chiesa, col silenzio che sa di fiori vizzi ed incenso polveroso.
Siamo rimaste lì, sospese in quel limbo dove il tempo si ferma, a parlare dei sentimenti. La pioggia colava lungo i vetri, lungo i muri della chiesa. Poi è entrata una bella signora e ce ne siamo andate; perché chiaccherare in chiesa non è una cosa molto ortodossa e soprattutto, la nostra conversazione non interessa agli altri. Anche se ci vorrebbe, all'interno della chiesa, un piccolo spazio non per pregare, ma per parlare. Per parlare ad uno sconosciuto. Perché le cose dette ad uno sconosciuto sono più semplici da esternare. Come quando mi sono ritrovata a parlare delle mie paure alla moglie del prof di italiano. L'avevo vista, ma solo di sfuggita.
Poi siamo tornate a casa. Il cielo vomitava pioggia, le macchine sguazzavano nelle pozzanghere.
Poi ho letto, ho studiato. Ed adesso penso ad un'altra cosa.
"La vita è tutta una traduzione." È una frase che ho sentito nel localino della fotocopiatrice, a scuola. Ci eravamo andate io e l'Angelo, lei doveva fare delle fotocopie. Quella frase l'ha detta un docente, penso insegnasse qualche lingua, probabilmente.
Io ci ho quasi riso sopra: non è normale vedere un insegnante che parla del senso della vita quando beve un caffè con una collega.
Ma poi a Vienna ho ripensato a tutto questo. Effettivamente è vero. Stando ad un'interpretazione diciamo così, un po' letterale, bisognerebbe trasformare le azioni, le parole ed i pensieri altrui in un linguaggio comprensibile al nostro. Bisognerebbe adattare quel che gli altri dicono alla nostra cultura, al nostro modo di pensare ed agire.
Però... Se scendiamo ad un livello di analisi più approfondito, si scopre un altro tipo di linguaggio.
Il linguaggio dei sentimenti. Bisogna trasformare i sentimenti altrui e leggerli nella propria chiave. Bisogna tradurre, tradurre i sentimenti altrui in delle emozioni consone a noi stessi, leggere quel che l'altro prova e provarE; se non riuscendoci, a provare ciò che l'altro sta vivendo, ovviamente sulla nostra pelle ed a modo nostro.
Sono giorni uggiosi e di libri, questi. Giorni in cui sto finendo un libro molto bello di cui scriverò la recensione domani, probabilmente. Sono anche giorni di tranquillità, questi.
Scrivo tanto, leggo tanto e studio poco, perché questa settimana i compiti sono nulli, praticamente.
Domani sarà una giornata casalinga, ma spero non completamente. Voglio trovare qualcosa su cui scrivere, foss'anche un pensiero rubato, un profumo od una poesia.
Ora vi lascio, vado a fare un blogtour ed a cena
je v'abbrasse
Minerva

lunedì 1 novembre 2010

Vienna, parte 3 (e l'ultima, anche se a malincuore)

Stasera si riparte. 72 ore passano in fretta, specialmente in questi casi.
Mi mancherà Vienna, mi mancheranno i suoi caffè, i tram, la sacher.
Vienna è bella. Ma questa visita me l'ha fatta assaporare abbastanza bene, e quindi lasciarla mi metterà un poco di nodo alla gola, ma tant'è.
Oggi giro lungo in tram per la città, non è il vecchio tram di Milano, ma ça va. Poi siamo andati sulla ruota panoramica. Be', un bello spettacolo per chi vede. Ma per chi non ci vede, le sensazioni sono davvero poche.
Poi sono salita su una giostra. Io non sono fanatica di parchi di divertimento, ma quando c'è l'occasione salgo su qualche giostra molto volentieri. Soprattutto su questa, che consisteva in delle sedie che si sollevavano in alto, col vento che strepita e ti arruffa i capelli.
È bella la sensazionbe di volare; mi è sempre piaciuta. Librarsi in alto, su su, con quel nodo allo stomaco che da solo la salita vertiginosa.
E il roteare nell'aria, il sole che scalda il viso ed i capelli che danzano veloci, scarmigliati come loro solito.
L'ebbrezza della discesa, il toccare il suolo con grazia.
Poi ho provato una specie di montagna russa. Non mi ha entusiasmata, anche se il brivido della discesa è sempre un brivido.
Ora, dopo un pranzetto veloce, sono in hotel. Dobbiamo lasciare l'albergo fra un'oretta, e alle sei avremo il volo. E addio Vienna. Mi aspetta un'intera settimana di vacanza. E se vi dico che non ne ho la minima voglia, non uccidetemi. Se vi dico che tornerei a scuola domani, non guardatemi male.
Odio novembre. Non perché è il mese del mio compleanno.
Il suo cielo grigio macchiato di nubi mi rende mesta ed il freddo punge e non c'è nemmeno la soddisfazione di sentire la neve cadere.
Sarà una settimana lunga, lo so già. E nemmeno il cielo azzurro mi aprirà un sorriso.
Anche se, francamente, so già che tornerò positiva, è solo una fase di transizione.
Sto leggendo, ultimamente. Ho ripreso a leggere dopo Flaubert (rileggevo la Madame Bovary, tutto qui) e ho riscoperto il piacere della migliore amica di quelle come me, la lettura.
Intimamente penso che la carta sia più tranquilla della gente. Ci sono immagini e frammenti di storie, nei libri. La gente tante volte lascia cadere dietro di sé tanta ombra e tanta fretta.
È per questo che leggo, per trovare nei libri gente come me. Da bambina anelavo a trovare un personaggio che mi rispecchiasse al 100%, poi ho capito che non esistteva.
Adesso devo solo riposare un poco. Perché in questi due mesi non mi sono praticamente fermata più. Chissà che mi resterà di questi mesi. Niente, credo. Solo un pugno di bei voti e qualche libro letto senza troppa convinzione.
Più qualche passeggiata nel bosco con la Tata, di cui dovrò scrivere. Un post su di lei è doveroso, dopo tutte le giornate trascores insieme fin da quando ero piccola.
Sicuramente, tempo permettendo, farò con lei qualche bella passeggiata fra i castagni ed i ricci caduti.

Speriamo solo piova il meno possibile.
La pioggia non mi è di conforto, ultimamente. Mi deprime e basta, quando sto in casa. Quando bisogna uscire no, mi mette addosso una specie di frenetico buonumore.
Ed ora vi saluto... Ci sentiamo domani
Minerva

domenica 31 ottobre 2010

vienna parte 2

Altra giornata incredibilmente vissuta appieno.
Avevate ragione, Schönbrun è stupenda. Ho individuato il mio angolo preferito da subito: il gabinetto della scala, ovvero la stanza in cui Sissi si ritirava a scrivere.
anche se Sissi non mi piace poi tanto come personaggio (non lei di per sé, ma com'è stata mitizzata), la stanza era bellissima, con quelle pareti cremisi.
Poi il giro in carrozza del parco è stato emozionante. Vienna è piena di carrozze, non ne avevo mai viste tante in una città.
Poi oggi pomeriggio siamo andati a fare merenda al Sacher Café. Che io per la Sacher e per i dolci abbia un debole, è risaputo. E per la Sacher del Sacher non ho un debole, di più. Mia nonna se la fa spedire tutti i Natali e sapevo quanto fosse buona.
Quel che non sapevo, però, era tutto il fermento che girava intorno al negozio delle Sacher.
Ce ne sono di tutti i colori, davvero. Sacher che seguono le varie correnti artistiche (impressionismo, illuminismo, e cc), Sacher personalizzabili, saponi alla Sacher, Sacher per tutte le occasioni in particolare per Halloween, visto che c'è aria di questa festa. Io ho delapidato un po' di risparmi comprando una bellissima sacher per la prof di latino, che ne va matta.
Poi siamo stati in piazza ad ascoltare il flauto magico. Al teatro dell'opera di Vienna sono montati degli schermi, di modo che 'opera si possa ascoltare anche da fuori. Quest è un modo a dir poco stupendo per rendere più accessibile la cultura non solo a chi non ha i mezzi, ma anche a chi non ha la minima voglia di sedersi a teatro. Se mai dovessi lavorare alla Scala di Milano, sarebbe la prima cosa che suggerirei di fare. Perché aprire le porte della cultura mi sembra una cosa squisita.
E domani è già ora di ripartire. Il tempo è volato in frettissima, a dirla tutta. E Vienna è stupenda, così squisitamente barocca ed elegante.
Ma sono contenta di tornare a casa, anche se l'ho lasciata da poco tempo. Devo assorbire questa città mediante la quotidianità, il rimettere in ordine i ricordi ed i profumi di questa vacanza lampo.
Adesso devo chiedervi un consiglio, però. Lo chiedo solo a qualcuno che col cellulare ci sappia fare, perché io sono imbranata da morire.
Come si fa a rendere il proprio numero non visibile quando si vuole chiamare qualcuno?
Aiuto!
Sto cercando da stamattina di capirlo...
Baci
Minerva

sabato 30 ottobre 2010

primo impatto viennese

Vienna. Finalmente.
Tre giorni di stacco totale, ma non dalla rete internautica di cui non posso fare a meno.
Perché volevo raccontare quest'inizio di viaggio viennese, questi primi scorci di una metropoli di zucchero filato e cristallo barocco.
Il volo è stato meno incantevole. Io e mia mamma siamo finite in mezzo ad una di quelle compagnie di meridionali che fanno una cagnara per tutto l'aereo. Meridionali veneti, per di più, quindi il loro accento era un misto fra la cantilena del sud e
la parlata veneta, quasi nasale.
Siamo arrivati da Milano alle dieci e mezza di sera. Eravamo morti, tutti quanti.
Avevamo mangiato un hamburger in aereoporto perché non c'era di meglio. Esso aveva avuto la malauguata idea di fluttuare nel mio stomaco per un bel po', ma son cose che capitano.
Siamo arrivati in hotel. Grazioso, molto eclettico e moderno.
Ho dormito nove ore di fila. Cosa che non succede quasi mai, a dirla tutta.
Poi, dopo una colazione abbondante, siamo usciti per Vienna.
Il mio primo impatto con questa città è stato... Freddo.
Fa freddo, parecchio. Ma eravamo ben bardati.
E dopo un giro in centro ed una visita al duomo, ce ne siamo andati a passeggiare in carrozza.
Se vi dic che l'impressione era quella di essere in un flim su Sissi, non sto scherzando. Vabbé, la carrozza non era così sontuosa; ma sicuramente il passeggiare nel centro storico, circondati da altre diligenze così e da tanti cavalli, era molto bello.
Poi abbiamo pranzato al Café Mozart, posticino classico classico di Vienna. Buono, anche se sto ancora aspettando la Sacher al Sacher Café.
Ora sono in albergo. Mamma e papà a fare shopping, io leggo tranquilla Flaubert (alla fine ho portato lui a Vienna) e tutto è tranqillissimo.
Domani visita alla residenza reale di Schönnbrunn, sarà molto bello ed interessante.
Ora vado a fare un tour fra voi!
Baci
Minerva

giovedì 28 ottobre 2010

memme, ma non solo quello

Federica e Princesse mi hanno passato questo premio graziosissimo, e perché non dedicare un post a questa catena?
Premetto che non sono in grado di passarla ad otto blogger. È uno sforzo che mi è stato chiesto qualche settimana fa, e non sono psicologicamente pronta a rifarlo.
Tanto per rendere questo premio ancora più monco, non ho nemmeno le domande sottomano, quindi riporto le domande rivedute e scorrette, ma il succo è lo stesso, no?
1. Da bambino, che cosa volevi fare da grande?
La ceramista, senz'ombra di dubbio. Amavo l'argilla, chissà perché questa mezza passione se n'è andata. Ma ancora oggi se putacaso (non che succeda molto spesso) devo mettere le mani sulla creta mi diverto tanto.
2. Quali cartoni animati guardavi?
Dvd Disney, ma non erano proprio la mia ragione di vita. Poi però c'è stato un periodo in cui guardavo spesso gli Harry Potter, i due o tre che c'erano allora. Però quelli non erano cartoni...
3. I tuoi giochi preferiti durante l'infanzia?
Raccontarmi storie, direi. Me le racconto da quando so parlare, balbettando cose incoerenti. Poi iniziai a strappare le riviste di mia mamma e giocavo con quei frammenti di carta, mi ispiravano. La stessa fine fecero mollette per il bucato e conchiglie.
4. il più bel compleanno della tua vita?
Gli undici anni, direi. Nevicava. Il 28 novembre. Neve mista a pioggia, ma pur sempre neve. Mia mamma aveva organizzato un pranzo con quattro o cinque miei compagni. Ci eravamo divertiti.
5. Quali sono le cose che volevi fare e che non hai ancora fatto? Scrivere un romanzo, andare a Parigi e leggere altri libri di cui ho in testa il titolo da qualche tempo.
6. Qual è stata la tua prima assione sportiva o non?
Il cibo, i libri, la scrittura. Il cibo è stato il mio primo stimolo, la prima cosa che ho adorato. Ho sempre divorato tutto, da brava fogna. Però sono anche una forchetta critica, mi piace mangiar bene. I libri sono stati quel qualcosa che mi ha cambiato profondamente, più della scrittura. Senza libri non sarei la ragazza che sono ora. Non avrei provato quella gioia vissuta appieno leggendo, trascorrendo il tempo che mi restava decifrando le parole ed i loro significati. E penso che la lettura è stata una cosa scoperta autonomamente, fino ad un certo punto però. Mi ci hanno accompagnato i miei genitori per mano, poi però ho preso il via tutta da sola. La scrittura be', è stata quella cosa che mi ha spitnto ad aprire un blog, una specie di tentativo di dare un ritmo alla vita.
7. Qual è stato il tuo primo idolo musicale?
Adriano Celentano. _Avevo otto anni. Strana fino in fondo, ma tant'è. Ascoltavo qualunque cosa cantata da lui ed ero fermamente convinta che fosse la miglior persona esistente sulla faccia della terra.
8. Qual è stata la cosa più bella chiesta ed eventualmente ricevuta a Babbo Natale o santa Lucia?
Il concerto della Pausini, l'anno scorso. Mi sono divertita e la neve era uno spettacolo unico.
Be', finito!
Ultime notizie dal fronte Minerva.
Il test di tedesco fatto ieri è andato male, spero solo nella sufficienza. Era una carognata, ma tant'è. Domani si parte per Vienna. Peccato il non essermi informata per niente su questa città ed il presentarmi impreparata ad essa. Una persona vedente lo può fare, un cieco no. Perché se una città la si abbraccia con lo sguardo, tutto è più facile. Cogliere la bellezza di un posto senza vederlo è difficile. Bisogna conoscerlo ed immaginarlo.
£Speriamo in bene. Qualcuno conosce libri ambientati a Vienna da consigliarmi al volo?
Penso di poter postare da là, ma non aspettatevi nulla, vi prego.
Tantomeno dei resoconti dettagliati!
Baci
Minerva

martedì 26 ottobre 2010

giorni incasinati, ma propizi

Dire che settimana scorsa è stata una settimana tosta, è dire poco.
Ma dire che è stata gratificante, è dire pochissmo.
Tosta a livello di verifiche, s'intende. L'8 a scienze l'ho sudato con sangue e soprattutto con ansia, ed il 9 a inglese e il 9,5 a storia sono stati tosti da prendere.
Ma oggi ho fatto la verifica di lagtino e la prof me l'ha corretta davanti al naso. Perfetta.
Io non so reprimere la gioia, non ci riesco per niente. E fingermi indifferente come fanno gli altri di fronte ad un bel voto mi riesce impossibile.
Mi sono messa a saltellare ed a sorridere. Chissenefrega se pensano che sono solo una secchiona.
C'è aria di creatività ultimamente. Ho ripreso a scrivere qualcosa, dopo quasi tre mesi che non toccavo documento di word, diario a parte.
Ho anche iniziato a leggere un libro, che finirò spero prima di partire per Vienna. Già, Vienna. Voglio carpire il più possibile da questo viaggio.
Sono contenta, si può dire. Non so cosa mi resterà di questo periodo, sinceramente.
Non so quanti ricordi avrò da settembre ad oggi, non so proprio che sensazioni mi rimarranno di questo tunnel incasinato.
Ma ultimamente sono creativa, e sul blog progetto una ventata letteraria, vi spiegherò poi perché si tratta di una cosa lunghina e che non so ancora bene se metterò in pratica.
Insomma, Minerva sta fervendo ed in tutto questo caos sta cercando un centro di gravità permanente... Ma mi piace tutto questo scompiglio attorno.
E poi c'è tanta voglia di eliminare il superfluo. Ho cancellato tutte le vecchie bozze romanzesche, tutti gli avanzi di pesia e tanti libri dal pc, quelli che non mi sono stati a cuore intendo..
Fra poco è il mio compleanno. Spero nevichi, come in prima meida. Non amo il compleanno, non voglio organizzare nemmeno una fsta, se non la classica merenda con la sacher fra parenti.
Tredici anni. Devo ancora scrivere un post e formulare un'idea concreta su questo compleanno, su questo traguardo.
ci penserò su, poi vi farò sapere.
Adesso devo godermi questi ultimi giorni scolastici, Vienna e la settimana di vacanza che mi si spalanca davanti e non so bene come occupare.
Ma sono felice lo stesso. Mi va bene così. Sono i bei voti a riempirmi così, vedrete che una volta passata l'euforia ritornerò normale.
Baci
Minerva
ps: Federica e Princesse, non mi sono dimenticata del premio. È che me ne sono ricordata adesso, e non ho cancellato il post

sabato 23 ottobre 2010

scenette

Fine scuola, io cammino tranquilla, bastone in una mano, cartella in spalla, come una brava studentessa.
Sento due tipi (presumo studenti) che bisbigliano e commentano il bastone. Lascio correre, è un diritto.
Continuo a camminare, mi siedo un po' sul muretto.
I due tipi camminano, penso si siedono anche loro oppure rimangono in piedi.
Tipo n°1: Ma quella lì col bastone di che nazionalità sarà? (ma dico io, una cieca deve per forza essere di un'altra nazionalità? Manco avessi carnato olivastro e capelli nerissimi)
Tipo n°2: è cieca!
I due tipi scoppiano a ridere.
Riprendo a camminare, sono un filino incavolata, ma non me ne frega niente.
Caso vuole però, che io urti il tipo che mi aveva preso in giro (l'ho urtato erroneamente).
Oh, ma quant'ho goduto dopo avergli dato dolcemente una bastonata negli stinchi.
Se continuo così fermatemi, mi raccomando.

sadismo

mercoledì 20 ottobre 2010

posta del cuore

No, non ho la minima intenzione di aprire una blogrubrica di posta del cuore.
Non sono andata, per il momento.
Ma sto diventando io una rubrica di posta del cuore, a dir la verità.
Mi sento come quelle star che sulle riviste rispondono a domandde di ragazzine in crisi adolescenziale...
Ma sono i miei insegnanti a confidarsi con la sottoscritta. No, non sto scherzando.
Oramai conosco grane sentimentali, professionali (il ché è la cosa più negativa in tutto questo), di salute e di figli dei miei insegnanti.
Tutti, nessuno escluso, a parte uno o due soggetti che vedo poco e che comunque sono poco in sede.
Ma certe cose fanno davvero ridere...
Una prof mi si avvicina con la scusa di aiutarmi col computer e con i file, e poi inizia a raccontare.
ci tengo a precisare che io non la incoraggio minimamente, e non è l'unica purtroppo.
Ma questo via vai di confidenze, mentre l'anno scorso mi imbarazzava, adesso mi diverte parecchio.
Perché è bello sapere di avere un così buon rapporto con i propri insegnanti.
Tanto buono che non sono io ad aprirmi con loro, ma sono loro a confidarsi con la sottoscritta.
E questa cosa va avanti, ed io sto incrementando l'idea di una specie di romanzo su tutti loro (romanzo che rimarrà ben custodito nel mio portatile) e poi, finite le medie, mi lancerò in una fitta corrispondenza alcuni di loro, anche se non con tutti.
È bello avere insegnanti così: persone a cui raccontare e farsi raccontare, su cui contare molto, e che dopo le medie potrò rivederne alcuni.
Ultimamente, questa è l'unica sicurezza che ho a scuola.
I compagni sono tutt'altro che antipatici, intendiamoci. Sento S. tutti i giorni su msn, studiamo spesso assieme (virtualmente) a scuola passiamo parecchi intervalli assieme e mi considera come una persona normale, e non come ragazzina non vedente.
Ma non riesco, per ora, a fare il salto per passare da compagna di banco ad amica, che la frequenta fuori scuola.
Ho bisogno del mio tempo, e la mia timidezza si fa sentire.
Il fronte libri lascia poco a desiderare. Leggo in maniera pessima, solo qualche paginetta.
E poi mi dimentico di quel che ho letto... Non trovo un libro che mi prenda e mi faccia innamorare di esso...
Domani prima verifica di latino, posso fare in modo che sia perfetta, senza il minimo errore. E ci proverò, voglio dare il massimo. Non è un dovere, è un desiderio.
Vi farò sapere!
Baci
inerva

lunedì 18 ottobre 2010

Solo per dire che esisto. Che sono sopravvissuta al primo giorno di questa settimana un po' tosta.
Ritornerò, promesso. Non so quando.
Sono un po' tanto presa fra compiti e stanchezza, e quindi non scrivo. Questa settimana latiterò di sicuro, poi potrebbe essere che ritorni, ma non illudetevi troppo!
Però passo da voi e commento sempre, promesso.
Baci
Minerva

lunedì 11 ottobre 2010

di premi e assenze

Scusate per la latitanza e soprattutto per non aver scritto manco una recensione ieri. È che ero in montagna e nonostante la connessione, la barra braille impazziva quando infilavo la chiavetta ad internet e quindi mi sono limitata a commentare.
Amici blogger, oggi facendo il blogtour ho trovato questo premio, da Holly. La ringrazio infinitamente e non la linko perché non ne sono capace... Me misera!
Vabbé.
Il premio consiste in:
-scrivere 10 cose che rendono felici me.
-passare il premio ad altri 10 blog, che a loro volta dovranno fare quel che ho fatto io! (non posso linkare il logo, ma lo trovate in parecchi blog!
Iniziamo dalle cose che mi rendono felice (che sono infinite, ma che provo a sintetizzare)
1. Mi piace la mia terra: i suoi profumi, le sue piogge, il suo essere un'appendice d'Italia (ma non ditelo ad uno svizzero DOC) e perché nonostante questo è Svizzera, e lo è sempre stata. Amo il modo in cui le piante ti avvolgono, appena esci dal paesino in cui abito. Amo il dialetto, anche se non lo parlo perché vengo da una famiglia che di ticinese ha solo il domicilio.
2. Mi piace viaggiare: non visaggi lunghi, ma quei week end o poco più che ti permettono di entrare in una città, di assaporarla e di portare a casa un ricordo luminoso.
3. Mi piace leggere e mi piace scrivere: la prima è la passione più grande che ho. Leggo, leggo e leggo. Qualunque cosa, più o meno. Amo i libri, sono i miei migliori amici e mi insegnano a non giudicare. Scrivere invece è un po' come camminare: si da un ritmo a questa vita.
4. amo studiare: mi piace essere studentessa e credo mi piacerà, mi piace camminare per i corridoi, l'odore della scuola e gli intervalli passati un po' stretta ad una colonna ed un po' con gli altri.
5. Mi piace il tempo metereologico: qualunque cosa. Pioggia, sole, vento, neve. Basta che mi faccia scintillare gli occhi.

6. Mi piace questo nido: mi piacete voi lettrici e lettori, mi piace il clima un po' complice ed un po' magico che si respira nelle amicizie di penna. È tutto relativo!
7. Mi piace la musica: non in generale, sono fissata ed abitudinaria. Ma le tracce che amo riescono sempre ad emozionarmi, Baglioni in primis. I suoi testi mi toccano l'anima...
8. Mi piacciono i miei insegnanti: tutti, più o meno. Alcuni li ho eletti a mentori, altri a persone a cui raccontare qualcosa di me.
9. Mi piace la storia: è il nostro passato, e quindi il nostro presente e futuro. Mi appassiono, piango e rido sulle pagine di storia.
10. Mi piace il cibo! Il cibo comunica, regala, è un modo di conoscere culture e tradizioni.
Ed adesso le premiazioni! Rulli di tamburi!
Al primo posto, come al solito, premio la prof. (auleintempesta.blogspot.com). Tanto, conoscendola, non continuerà la catena... Ma io glie lo affibbio lo stesso questo premio perché semplicemente mi diverto a vederla un po' in panico davanti a 'ste catene!
Al secondo posto (non è una classifica, anche se lo faccio così) premio Ilfioredelmale (lacrimesorrisieparole.blogspot.com). Che non sento su msn da un po' e mi ha sopportata quasi tutta l'estate senza contare ii deliri post primi giorni di scuola. Che quando mi scrive è sempre dolce, pronta ad ascoltarmi e a raccontare.
Al terzo posto premio Paolafrancy (lamargheritaeillappio.blogspot.com). Probabilmente l'unica persona che riesca a farmi capire qualcosa sulla moda, che ama i fiori e la sua campagna, le sue tradizioni e la sua storia, pur non rinnegando (anzi) il futuro ed i viaggi all'estero.
Poi viene Princesse (ipensieridelpiccoloprincipe.blogspot.com). Poverina, si fida di quello che scrivo sui libri ed ha anche la malaugurata idea di seguire i miei consigli. No, scherzi a parte... È una ragazza speciale, assennata, dolce e con quel velo d'imbranataggine che la rende simpatica.
5. a Pepe (di cui l'indirizzo del blog mi sfugge). Prof, moglie, creativa. Una new entri del carrozzone del mio blog, che sta commentando assiduamente e mi è simpatica. Alla fine del post ti spiego come farmi commentare...
6. A federica (unaciliegiatiralaltra.blogspot.com). Come definire il suo blog? Un misto di vita, recensioni di film, libri, canzoni e di gossip. Un'insalata mista tutt'altro che spiacevole!
7. a mammainbluejeans, che come blogmamma e lettrice mi piace molto, la leggo sempre, anche se non commento molto.
8. a Carpina (carpina-carpina.blogspot.com) anche lei mamma e lettrice, che anche lei poverina, segue i mie consigli librofili... I suoi post sono un misto di ricordi e piccole gioie, sempre bellissimi da leggere.
9. a Holly (di cui non ricordo l'indirizzo) perché mi ha lasciato il premio, perché la leggo e perché mi sono affezionata a lei ed alla sua storia. FORZA, CONTINUA COSÌ! combatti e combatti, che ce la farai!
10. a Le_Noire, che però non scrive da un po'. Fatti viva e forza anche a te!
Allora: per chi ci tenesse ai miei commenti sul loro blog.
Lo scrivo questa volta, e poi per chi me lo chiederà in futuro, linko questo post!
Alors.
Non so perché, ma il mio computer è birichino e fa il cavolo che vuole.
- andate su blogger, impostazioni
- andate sulla voce commenti
-da qualche parte, non sono bene sicura dove, c'è la voce commento a pagina intera o qualcosa del genere. Ecco, attivate quel campo.
-Non mettete la verifica visiva! Riesco a commentare ma mi è un po' ostica!
Baci
Minerva

mercoledì 6 ottobre 2010

giorni

Sono giorni. Non li posso definire in altro modo, queste giornate.
Giorni. Passano e non lasciano niente, se non un 7 di geometria e due verifiche già fatte, e tanti compiti ancora da fare.
Ah sì, ho letto anche un libro. Ma ne riparlerò domenica, che è il giorno dedicato alle recensioni.
La scuola, procede. La classe è un casino unico. Non è cattiva, anzi. S. è molto gentile, è sempre con me e non mi tratta da pacchetto. È che ho paura di affezionarmici troppo.
I docenti si lamentano, tutti quanti. La prof K. (nonché una delle mie insegnanti preferite), dice che nelle lezioni di tedesco è quasi impossibile far lezione. E con lei, che faceva lezione anche con la gamba rotta e parecchio bisbigliare di sottofondo, è strano.
Latino mi piace ogni lezione di più. Mi piace la prof, ancor più del latino. Lei che mi ha raccontato la sua vita in dieci minuti, parlandomi della sua infanzia in Emilia, dell'adolescenza in Ticino e dell'università a Milano, raccontandomi della sua passione per la filologia e per il latino.
Stasera il prof Pezzodipane, nostro docente di classe e prof di matematica, ha organizzato una cena di classe per conoscerci meglio tuttiquanti. Bellissima idea, se non fosse che nessuno, e dico nessuno, ha voglia di andarci se non, per l'appunto, il prof Pezzodipane.
Vi farò sapere domani com'è andata, ma si prevede serata tra il noioso ed il carino.
E poi oggi voglio mettere a frutto il corso di babysitting che ho fatto con la mia amica e provare a coccolare (decentemente) il piccolino del mio prof di lettere, il frugoletto biondo che adoro tanto...
La settimana è finita, oggi. In senso metaforico, intendo. Ma dopo tre compiti in classe, un minimo di riposo ci vuole. Quando passo le giornate a scuola, studiando e leggiucchiando, non sono stanca. Ma il mercoledì pomeriggio, unico pomeriggio libero a dire il vero, la stanchezza si sente.
Come diceva uno dei miei scrittori preferiti, la stanchezza è come un panno lasciato ad asciugare, ma che rimane sempre umido.
E poi si sente, nelle gambe e in notti come stanotte, in cui alle cinque e un quarto ero un grillo, in ansia per la verifica di francese, e con il corpo che voleva dormire, ma la testa che no, non voleva mettersi buona buona e zitta.
E stasera questa maledetta cena di classe. Ah, ma io voglio divertirmi. Non voglio stare vicina ad un prof, ma provare a divertirmi.
Poi ancora tre settimane di scuola. In Svizzera dopo c'è una settimana di vacanza. E potrò godermi qualche giorno a Vienna..
Non ci sono mai stata, ma mi incuriosisce. Finalmente potrò viaggiare un po'. Sono settimane che ho voglia di vedere posti nuovi, una città nuova. Ed il desiderio è stato appagato!
Baci
Minerva

domenica 3 ottobre 2010

Recensione: la dama e l'unicorno (Tracy Chevalier)

Siccome questa settimana non ho letto nulla, ma proprionulla, se non libri lasciati a metà, presento questo romanzo perché fa parte della mia vita forse più di tutti gli altri libri che ho presentato. E non sto parlando di affetto, ma proprio di ordine cronologico.
La lettura di questo libro risale, infatti, all'agosto 2008. Estate un po' magica, quella fra la quinta elementare e la prima media. Estate di paure, progetti, sogni. Ed estate di tanti libri, dei primi romanzi di Montalbano letti timidamente, di notti passate fra l'insicurezza ed il divorare John Irving e Sepulveda.
Ma questo libro per me significa tanto, tantissimo.
La Chevalier non è famosa per questo libro, ma per la ragazza con l'orecchino di perla, che ha avuto tanto successo. Ma questo è più bello.
Raccontiamo di come sono venuta in possesso di questo libro, che forse è la ragione per cui volevo scrivere questo post.
La Maestraboccolosa, che mi ha avuta come alunna in quinta elementare, leggeva tantissimo. E questo libro lo consigliò alla mia mamma, quando io avevo sette o otto anni. Chissà perché, il titolo mi aveva colpita. Innamorata del fantasy qual'ero, pensavo che gli unicorni dovessero per forza essere racchiusi in un libro di magia.
Poi, navigando per internet, per il sito di audiolibri che a me è tanto caro, ho scoperto questo libro più altri due della stessa autrice.
Premessa: per gli audiolibri io uso un apparecchietto particolare, che si chiama Mileston. Questo è una specie di ipod, fatto apposta per non vedenti e con meno funzioni e meno capienza, almeno ai tempi era cossì. Io, un po' perché non avevo dimestichezza con questo apparecchietto, un po' perché non avevo il computer in vacanza, scaricai questo libro e la ragazza con l'orecchino di perla. Li misi sul mileston, e pensavo, ingenuamente, che questi due libri mi sarebbero bastati per 20 giorni al mare. Brava scema. Poi mia mamma riuscì a scaricare altri libri sull'ipod, e in quei venti giorni lessi, credo, una decina di libri. Non ho mai letto tanto in un'estate.
Ma questa è un0altra storia. Lessi subito la ragazza con l'orecchino di perla, e mi piacque tanto. Mi piacque lo stile pulito, pieno di descrizioni e molto preciso dell'autrice.
E poi lessi questo libro. E per me fu delizia. Perché, sarà che una delle protagoniste mi era identica, sarà che a ogni personaggio ero molto vicina oppure perché la Parigi del rinascimento è comunque seducente, io m'innamorai di questo libro.
La Chevalier non mi aperto gli occhi come la Allende, che mi ha fatto capire le distinzioni sociali e politiche, o come Stefano Benni, che mi ha fatta innamorare della sua ironia. Ma questo è un libro che rimarrà stampato a fuoco nella mia anima. Questo è il libro che in quell'estate mi ha cambiata.

Trama:

È un giorno della Quaresima del 1490 a Parigi, un giorno davvero particolare per Nicolas des Innocents, pittore di insegne e miniaturista conosciuto a corte
per la sua mano ferma nel dipingere volti grandi come un'unghia, e al Coq d'Or e nelle altre taverne al di qua della Senna per la sua mano lesta con le
servette di bell'aspetto. Jean Le Viste, il signore dagli occhi come lame di coltello, il gentiluomo le cui insegne sono ovunque tra i campi e gli acquitrini
di Saint-Germain-des-Prés, proprio come lo sterco dei cavalli, l'ha invitato nella Grande Salle della sua casa al di là della Senna e in quella sala disadorna,
nonostante il soffitto a cassettoni finemente intagliato, gli ha commissionato non stemmi imponenti o vetrate colorate o miniature delicate ma arazzi per
coprire tutte le pareti. Arazzi immensi che raffigurino la battaglia di Nancy, con cavalli intrecciati a braccia e gambe umane, picche, spade, scudi e
sangue a profusione. Una commissione da parte di Jean Le Viste significa cibo sulla tavola per settimane e notti di bagordi al Coq d'Or, e Nicolas, che
può resistere a tutto fuorché alle delizie della vita, non ha esitato un istante ad accettare. Non ha esitato, però, nemmeno ad annuire davanti alla proposta
di Geneviève de Nanterre, moglie di Jean Le Viste e signora di quella casa, di modificare leggermente il soggetto degli arazzi.

Ecco, la trama è troppo scarna per racchiudere l'essenza e il numero di personaggi di questo romanzo. E le sensazioni, gli armoi, che mi ha trasmesso.
Perché prima delle medie c'è la timida sensazione del corpo adolescente che cambia. C'è lo scintillio negli occhi di una lettrice quando fra le pagine del libro, ci sono scene d'amore fra i personaggi. Poi c'è la voglia di vivere, di conoscere, di annusare il mondo, che quell'estate ho avuto vivida e forte, e di cui non conservo niente, ne un brano di diario ne stralci di romanzo.
Ho cancellato tutto, mesi fa. C'era un vecchio diario, in cui mi divertivo a scrivere le eresie che sentivo dai ragazzi più grandi, tipo odio questa vita o non vale la pena vivere.
E di quel diario ho perso la password e non mi si apre in nessun modo.
Ma mi rimane questo libro. Mi rimane la sensazione il richiamo ai cinque sensi del romanzo, mi restano i profumi dei fiori dell'orto di Alienor e i sorrisi spontanei e deliziati che strappano i personaggi.
E mi rimane la voce della ragazza che ha letto questo libro, morbida e dolcissima, che mi ha introdotta nella storia in una maniera tanto carezzevole ed avvolgente.
Questa non è una recensione, però. Questo post è uno spaccato di vita e non un serio spunto letterario. Ma le mie recensioni, d'ora in poi, saranno sempre così. Fatte di ricordi e di tanti pensieri.
Baci (mi aspetta una settimana tosta quindi non so fino a che punto scriverò)
Minerva

venerdì 1 ottobre 2010

sono giorni che aspetto

Aspetto. Aspetto che torni il desiderio di scrivere e soprattutto, qualcosa su cui scriver.e. Un emozione, un argomento, un qualcosa.
Ma questi giorni sono tutto e sono il nulla. Passano, pesanti, porosi e pieni, ma non lasciano tracce, ne belle ne brutte. Non è un periodo di transizione, però. Perché in una fase di transizione si riflette, normalmente. Io non rifletto. Per niente, direi.
Non rifletto perché non ne ho il tempo. Perché vado a scuola tutto il giorno e quando torno a casa studiacchio, vado a cena, leggiucchio e mi addormento. E quando rifletto, ossia nel lasso di tempo variabile fra il risveglio e l'ora di alzarsi, è su cose futili e di poco conto.
Leggo, ma i libri li accantono perché mi nauseano.
L'unica cosa che mi riesce bene è non pensare.
Aspetto... Aspetto che le emozioni arrivino, aspetto una lacrima di commozione, una traccia di fervore, di passione per qualcosa. Aspetto un libro che mi regali un qualcosa, aspetto la bellezza di una canzone. Cerco di sgranare un sorriso a chiunque, una risata sincera e delle parole.
La scuola procede, tanti compiti e tante verifiche da preparare. Ma il caos degli orari, della gente che ho attorno per la prima volta non mi spaventa. Sto imparando a destreggiarmi meglio, nei corridoi. Perché anche se son due anni che vado nella stessa scuola, non avevo imparato alcuni percorsi. Ma adesso voglio impararli. Io devo essere indipendente. Io devo, posso scegliere, se stare da sola o con gli altri, se isolarmi o no, e soprattutto, non devo essere un barile da portare qua e là, in nessun modo.
Ci devo riuscire.
Ed adesso vi lascio, che ripasso francese!
Baci
Minerva

sabato 25 settembre 2010

combattuta

Sono ormai quattro anni che faccio teatro. No, per essere precisi, questo sarebbe il quarto. Ieri è arrivato l'e-mail d'iscrizione.
Tutto bene, se non fosse che la cambiamo insegnante, ma non è questo il gran problema.
Il vero problema è che, io con gli orari non ce la faccio proprio.
In Svizzera andiamo a scuola tutti i pomeriggi fino alle 16:30. Poi noi finiamo due giorni alle 5:20 ed un giorno addirittura alle 6:00.
Io il tempo per studiare non so bene dove trovarlo. A scuola sono sempre andata più che bene, ma per materie come matematica ho dovuto sudare parecchio, perché non vedendoci, la matematica in braille è qualcosa di arcano per molti, e soprattutto di dannatamente intricato.
E quindi, io il tempo per studiare, se non il mercoledì pomeriggio, ossia unico pomeriggio libero, non so nemmeno dove trovarlo. Perché due ore mi faccio dare una mano con la matematica, ed il resto non so bene come metterlo. Non per vittimizzare, ma ho nove materie di studio. Ok, il male me lo sono voluta fare io.
Perché facendo sia francese sia latino facoltativo mi faccio un po' del male.
Quindi sono combattuta se fare teatro o meno.
Perché il teatro è stato per me uno sfogo. I saggi, alla fin fine, erano tra le cose più gratificanti che io abbia mai fatto.
Però me lo ricordo bene, di quando mi trascinavo a teatro con gli occhi annoiati, senza aver aperto mezzo copione, improvvisando le battute.

Quindi, staremo a vedere.
Per il resto, la vita va avanti. Sono giorni veloci, quelli che fanno parte della mia vita. Giiorni veloci, in cui crollo a peso morto alle nove e mezza di sera, ma mi sveglio alle cinque del mattino, e leggere sembra l'unica compagnia.
Però la scuola va avanti. La mia compagna S. (l'unica che si dimostri sempre gentile e soprattutto che mi parli tanto senza parlare solo di scuola) è in banco con me in tante materie, quindi riesco anche a non passare troppi intervalli da sola.
L'unica cosa per cui ci sono rimasta davvero un po' male è stata la verifica di tedesco. Era semplice, solo di ripasso. Ho preso 8,5. Sono stata una delle più brave. È che sono stati gli errori idioti che ho fatto, a farmi rimanere male. Perché dimenticare le maiuscole ai nomi o all'inizio della frase è cretino.
Mi sto innamorando ancor più follemente del latino. L'ho già detto, ma continuo a ribadirlo. Le ore di latino (escluse quelle di italiano, s'intende) sono le ore più belle. Io a latino non sto seduta sulla sedia. O meglio, sto seduta, ma è come se fossi ritta impiedi. Sono sporta per metà fuori dal banco, carpisco ogni parola della prof, la mia mano scatta manco fosse un automa. Mi piace studiare, mi è sempre piaciuto. Ma non ricordo di averlo fatto con tanta passione, se non per italiano e per alcune ore di storia, in cui il prof, invece di farci fare quella quantità assurda di esercizi, spiega davvero.
IO VOGLIO 10 ALLA FINE DELL'ANNO A LATINO. Non sono avvezza as scrivere tutto in maiuscolo, ma qui ci vuole. Perché mi piace così tanto, che impegnarmi mi viene naturale.
Domani se riesco posto una recensioncina, ma mi sa tanto di no, perché sarò immersa nella campagna emiliana.
Baci
Minerva