domenica 31 gennaio 2010

spleen

Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle
Sur l'esprit gémissant en proie aux longs ennuis,
Et que de l'horizon embrassant tout le cercle
Il nous verse un jour noir plus triste que les nuits;

Quand la terre est changée en un cachot humide,
Où l'Espérance, comme une chauve-souris,
S'en va battant les murs de son aile timide
Et se cognant la tête à des plafonds pourris;

Quand la pluie étalant ses immenses traînées
D'une vaste prison imite les barreaux,
Et qu'un peuple muet d'infâmes araignées
Vient tendre ses filets au fond de nos cerveaux,

Des cloches tout à coup sautent avec furie
Et lancent vers le ciel un affreux hurlement,
Ainsi que des esprits errants et sans patrie
Qui se mettent à geindre opiniâtrément.

- Et de longs corbillards, sans tambours ni musique,
Défilent lentement dans mon âme; l'Espoir,
Vaincu, pleure, et l'Angoisse atroce, despotique,
Sur mon crâne incliné plante son drapeau noir.

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Versione tradotta

Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni, e versa, abbracciando l'intero giro dell'orizzonte,
un giorno nero più triste della notte;

quando la terra è trasformata in umida prigione dove la Speranza, come un pipistrello, va sbattendo contro i muri la sua timida ala e picchiando la testa
sui soffitti marci;

quando la pioggia, distendendo le sue immense strisce, imita le sbarre d'un grande carcere, e un popolo muto d'infami ragni tende le sue reti in fondo
ai nostri cervelli, improvvisamente delle campane sbattono con furia e lanciano verso il cielo un urlo orrendo, simili a spiriti vaganti e senza patria,
che si mettono a gemere ostinatamente.

- E lunghi trasporti funebri, senza tamburi né bande, sfilano lentamente nella mia anima; vinta, la Speranza piange; e l'atroce Angoscia, dispotica, pianta
sul mio cranio chinato il suo nero vessillo.
(Charles Baudelaire)
baudelaire è il mio poeta preferito, per quel suo stile mezzzo malincnico e mezzo tormentato. già, il tormento, o il tedio, che in francese è detto Spleen. ed il tedio, lo si può spiegare in tanti modi: noia, attesa, tormento. E la noia è quella di una domenica grigiastra di fine gennaio, di un pranzo fra parenti in cui la noia ha il sopravento (non ho mai capito se con una o con due v, il dizionario mi da giuste tutte e due le varianti). già, ed i vostri blog sono una delle poche cose divertenti, allegre o comunque anti noia che mi siano capitate. ed oggi guarda caso spulciando nel mio diario ho trovato questa poesia in francese, affiancata dalla sua traduzione originale.
vi lascio con una canzone che potrete ascoltare cliccando sul titolo del post, una canzone che è veramente stupenda.
un bacione

minerva

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