venerdì 19 marzo 2010

libri importanti

È da un po' che questo post ronza nella mia testolina, e vorrei scriverlo oggi, in cui non ho assolutamente niente da fare e non ho compiti per il fine settimana, cosa alquanto insolita.
Per chi non l'avesse capito, sono una lettrice compulsiva di qualsiasi cosa, dalla poesia alla prosa, dai gialli (pochi), ai romanzi d'amore (basta che siano un po' controversi), ed ho divorato alcuni classici, soprattutto quelli inglesi. Però non ho mai parlato di quelle che erano le mie letture da bambina, che non differivano poi tanto da quelle di adesso. Iniziai con le fiabe, ma me ne annoiai ben presto, e mia nonna prese a leggermi una versione semplificata, ma molto esauriente, dell'iliade, dell'odissea e più tardi dell'Eneide. Poi, quando fui in grado di leggere in braille, mi stufai dei libri per un annetto circa, non mi attraevano, non perché non li reputassi interessanti, ma era la pigrizia a costringermi a non leggere. Poi iniziai a divorare i libri di Roal Dahl e mi ricordo con affetto la fabbrica di cioccolato e le ore passate a leggerla. Erano libri grossi e in un cattivo stato perché li ordinavo a Monza, e soprattutto erano complessi da portar via. Mi ricordo molto bene mio padre ogni volta che andavamo al mare, imbronciato e stufo dei tomi che mi portavo dietro.
La lettura ad alta voce continuava ad essere un mezzo per me, mia nonna ed alcune tate mi lessero "Piccole Donne" e tutti i libri di Harry Potter, che ancora adesso fanno parte delle letture fondamentali, di quelle che si rileggono di continuo e che ci pensi almeno una o due volte al giorno.
Stanca dei libri su carta, iniziai a leggere usando gli audiolibri. Ma i libri per ragazzi scarseggiavano, e così passai verso i dieci anni alla letteratura per adulti ed iniziai con Sepulveda, perché avevo trovato molto accattivante il titolo "Il vecchio che leggeva i romanzi d'amore". A metà della quinta elementare lessi due dei libri più importanti per me: i libri di Margherita Oggero, "Una piccola bestia ferita" e "L'amica americana". Poi ci fu una fase camilleriana che durò alcuni mesi, e leggevo con curiosità quei gialli in siciliano che mi aprivano un mondo diciamo così poco adatto alla mia età, fatto di intrighi tutt'altro che casti e di un lessico poco consono per una bambina di dieci anni. Di libri ne passarono per le mie mani, ma veramente importanti furono ben pochi, salvo il cacciatore di aquiloni e i libri della Chevalier. Poi a gennaio dello scorso anno ebbi la fortuna di trovarmi fra le mani Jane Eyre che avevo bramato da due mesi, e lo lessi in quattro giorni, senza staccarmi da esso. Iniziò un periodo di libri davvero importanti per me, di quelli che non si scordano tanto facilmente. Mi accinsi a leggere "La casa degli spiriti" e ne restai abbacinata: la magia che questo romanzo trasudava, i personaggi interessanti e per la prima volta capii veramente cos'era la politica, le differenze fra la destra e la sinistra mi furono chiare solo in quel libro. Perché avevo sentito solamente nominarle, senza capirci nulla, ma quel romanzo mi fece luce sul mistero che erano le classi sociali, perché le parole comunismo, governo e simili erano sempre risuonate incomprensibili alle mie orecchie di appena undicenne. _Dopo aver prosciugato le risorse del mio sito di audiolibri che riguardavano la Allende e dopo aver letto Twilight senza apprezzarlo molto iniziai a leggere "L'ombra del vento"^, che ho finito esattamente un anno fa. Mi piacque, era bello, anzi stupendo, scritto in una maniera ironica e tragica, mi fece paura. Poi fu la volta di "Cime Tempestose", che è un capolavoro assoluto. E pensare che è l'unico libro che non ho mai avuto il coraggio di riaprire, temo talmente tanto che l'immagine di questo romanzo si possa sciupare, che non possa piacermi più. Adesso sto riflettendo, chi altri ci fu in quei mesi di inizio primavera? Ah sì, iniziai la saga dei fratelli Baudelaire, quella di Lemony Sniket, unici libri per ragazzi che mi appassionavano, che m'incuriosivano per qualcosa e che mi piacciono ancora adesso. Poi il genio, lo scrittore che secondo me va venerato al pari di una divinità: Stefano Benni. Un'arguzia senza eguali, una fantasia sfrenata ed un modo di usare le parole invidiabile. Non so come feci, ma lessi tre suoi libri in due settimane, e li amai. Poi ci fu "il miniaturista", un libro che non mi pento di aver letto, nonostante i suoi precetti davvero eretici, e l'aperta diffidenza verso la chiesa che infonde questo tomo. Poi, fino a "Via col vento" non ci furono nuove scoperte, ma lessi davvero molto, istruttivo. Ed ora sto leggendo "Memorie di una ragazza perbene", e poi vorrei leggere la letteratura francese ed ampliare i miei orizzonti sulla poesia. E pper voi, com'è iniziata la lettura e quali sono stati i vostri libri importanti?
Ora non correggo il post perché fratellino rompe perché vuole la connessione.
Baci
Minerva

3 commenti:

NonnaPapera ha detto...

Leggi la Fallaci, apprezzerai il suo italiano, il suo modo di scrivere.Ti suggerisco Un Uomo.

Princesse ha detto...

Anch'io sono una divoratrice di libri... ed in passato ho letto molti dei libri che hai nominato... in particolare anche io sono rimasta molto colpita da "la casa degli spiriti"... ora sono appassionata per lo più a thriller, gialli, mistery... ho letto da poco la trilogia millemnium... e sono stata letteralmente rapita... ed ora sto leggendo proprio l'ombra del vento...
La mia lettura preferita è sempre stata e sempre sarà "il piccolo principe"... "On ne voit bien qu'avec le coeur... L'essentiel est invisible pour les yeuse"...

minerva ha detto...

nonnapapera: lo farò, ma fra un po', perché ho alcuni titoli interessanti.
Princesse: l'ombra del vento è il libro che mi ha fatta sognare e ridere al tempo stesso, e mi ha regalato sentimenti magnifici.