giovedì 4 marzo 2010

libri

Ho ripreso a leggere. Amen, non sopportavo l'astinenza librofila, non riuscivo a stare bene senza un libro. Ho iniziato oggi lo straniero di Camus, che pare veramente bello. Apatico, forse, ma bello.
E di bei libri ultimamente ne leggo pochi, l'ultimo era pane e tempesta di Benni, che risale a quasi due mesi fa: ma adesso, non fermiamoci!! Lo studio mi può togliere qualunque cosa, il blog, gli pseudoromanzi, ma non i libri. Non la lettura, che si è sempre dimostrata amica nei miei confronti: i libri mi hanno salvata, l'ho già detto. I libri mi hanno levata da diverse situazioni spiacevoli, quali la nostalgia, la tristezza, e sono stati testimoni delle mie gioie. Ed anche quelli lasciati a metà, sono sicura, li riprenderò un giorno o l'altro, e mi cimenterò nella rilettura. Ebbene sì, perché molto del mio tempo da lettrice l'ho sprecato rileggendo i romanzi che ho amato, o quelli incompleti. Non si fa!!
No no, non si può fare.
E poi, c'è quel piacere stranissimo di parlare con una persona di un libro letto da entrambi: bello condividere un emozione, scambiare pareri, mormorare giudizi. Ma la cosa migliore è la compagnia di un libro, le giornate in cui non puoi fare a meno della lettura, del piacere di abbandonarti totalmente alle pagine, di viaggiare fra le parole, di diventare un libro. Di provare sensazioni inimmaginabili, di confonderti nei personaggi e di riaffiorare, finito il romanzo, con una speranza, un sentimento o una lacrima. La lettura è la passione più viva in me: ancor prima della scrittura, della musica, della lingua italiana, del teatro e delle parole c'eerano i libri. Sono un tesoro troppo prezioso per poterlo custodire, l'unico modo per poterlo serbare è condividerlo, perché un libro è come un fuoco, si ravviva con nuovi lettori, e non custodendolo in maniera prezziosa, come l'acqua.
E penso ai personaggi che ho amato, da Jane Eyre, a Rossella O'hara, al commissario montalbano fino a personaggi di Harry Ptter, per arrivare a quei personaggi che non moriranno mai, come Paolo e Francesca.
E il potere magico delle parole, quel brivido, quella specie di corrente elettrica che ti attraversa e che i lettori conoscono bene. Quella voglia estrema di finire un libro, ed al contempo di non terminarlo mai, quella voglia di sapere come proseguirà la trama. Soprattutto, come racconta lo scrittore. Perché per me vale di più il come si racconta, che quello che si racconta. Un libro, può essere avvincente fin che vuoi, ma se non è scritto con maestria non rende. U
Ora la smetto di delirare
Minerva

1 commento:

Lunga ha detto...

A me è successo proprio quello che tu ritieni impossibile: lo studio mi ha allontanato dalla lettura. Fino alla seconda superiore ho letto tantissimo, poi per colpa di una professoressa che ci propinava quantità allucinanti di libri URENDI con relazione annessa me ne sono staccata... però mi sto rifacendo in questi ultimi mesi! (però sono stata quasi 10 anni senza leggere per il piacere di farlo!)