lunedì 15 marzo 2010

primavera

Oggi c'era una giornata dedicata alla discriminazione, non vi sto a spiegare di cosa si tratta che è una storia lunga, e già quella che vi voglio raccontare io è una storia abbastanza soporifera. In pratica, oggi le prime due ore del mattino giocavamo a basket con dei giovani che hanno perso l'uso delle gambe, poi, tanto per cambiare avevamo un incontro con un non vedente ed il pomeriggio una visita ad un centro in cui tengono dei ragazzini con dei problemi mentali. Le ultime due esperienze mi hanno insegnato qualcosa, la prima ben poco, ma è stata utile per constatare l'idiozia di certa gente.
Io non capisco perché la gente si eccita di fronte alla prospettiva di provare le carrozzine, non lo capirò mai. Si può ammirare, rimanere stupefatti dal modo in cui la usano o stupirsi della genialità della tecnologia, ma non essere eccitati di salire sulla carrozzina. Come quando vogliono provare a girare con il bastone, io lo presto, ma malvolentieri, perché è una cosa un po' idiota, ma vabbé. Oggi erano tutti gasati perché potevano andare sulle sedie a rotelle: bellissimo direi. Ed a sfidarsi l'un l'altro, a fare gare di velocità da pazzi in palestra, a giocare a sfracellarsi contro i muri: ero l'unica, e dico l'unica, a non ridere. Non ridevo perché la cosa mi intristiva, perché dire:
"Che figo andare in carrozzella!!" È idiota. Che poi, noi ci rialzavamo, loro no. Non ho potuto giocare a basket, me ne sono rimasta a seguire la partita come solo una non vedente può fare, ovvero non capendoci niente. La carrozzina l'ho dovuta provare, ma non ci sono rimasta a lungo, non mi piaceva: non mi piacevano le gare, le sfide e le corse da pazzi che facevano fra loro, non mi piacevano le esclamazioni d'ilarità, le urla di gioia. E starmene seduta e spingermi con le mani per muovermi in palestra mi sembrava una grande cavolata, mi sembrava idiota starmene là a trainarmi e mi sembravano stupide le risate. L'ho già detto, ma sono sdegnata. E poi, a rivedere la mia quotidianità con un non vedente che parlava degli strumenti a me familiari, di quegli oggetti che maneggio spessissimo, dei trucchi che oramai ho imparato e di altri, che non condivido, ma tant'è. Ma varia di cieco in cieco, è una cosa soggettiva. Prendiamo il rapporto con la folla, per esempio: a scuola sono da sempre all'erta, perché una massa di corpi in movimento è un po' faticosa da gestire, ma non ho paura. Ho paura sui mezzi di trasporto, per esempio: sono già andata con la scuola sui bus, e le urla di trentotto adolescenti mi hanno terrorizzata, me lo ricordo. Infatti, la mia prof di arte si era spaventata perché ero sbiancata d'improvviso, e per alcuni istanti non sapevo dominare lo spazio, e il non autocontrollo per un non vedente è FONDAMEntALE. E sentire quest'uomo, che lavora in un negozio e ripara sedie mi sorprende: ho sempre creduto che un non vedente non potesse non studiare, non diplomarsi come minimo o non laurearsi studiando una facoltà che gli permettesse di realizzarsi. No mamma, non sto dicendo che non ho intenzione di studiare, sono solo stupita. Anche perché quest'uomo non è non vedente dalla nascita, ha perso la vista in seguito ad una malattia e fino a poco fa sciava.
Vabbé, chiudiamo qua la mattinata. Il pomeriggio dicevo, siamo andati a vedere questo centro in cui rendono abili al lavoro dei ragazzi con problemi cerebrali: un posto stupendo, devo dirlo. Un complesso di edifici in collina, con una vista mozzafiato sul lago azzurro (vabbé, queste non sono parole mie) ed un grande giardino, serre ed una piccola fattoria con pecore, asini, galline e conigli. Un posto magnifico, per vivere con gaiezza. Ma ancora alcuni dei miei compagni m'hanno stupita dicendo: che fortunati, loro che fanno scuola in un bel posto! Si vabbé, ma loro a differenza nostra hanno un problema, che di sicuro non vorremmo avere, e affermare che sono fortunati è una cosa orribile: certo, meglio essere fortunati andando in un posto così che stare rinchiusi in una qualche clinica, ma questi sono i miei ragionamenti contorti. Il posto è organizzato meravigliosamente: ci sono laboratori in cui si possono praticare moltissime attività, cucina, falegnameria, il giardinaggio e la cura degli animali, bricolage e costruzione di gioielli, teatro e danza, meccanica e fotografia. E poi praticano attività magnifiche, la maggior parte dei ragazzi dorme là, fanno escursioni, nuoto, vanno al mare e sciano!! La mia non è invidia, è una grande contentezza per queste persone che possono vivere comunque, e non essere rinnegate ai margini della socetà!
E poi, in questo posto si respirava una primavera incipiente, quella così leggera e che prende il volo, in cui un artista esperto, la natura, tinge le foglioline di un color speranza, quando il cielo si fa pervinca ed il solle brilla e gli aromi dei fiori si mescolano fra loro. E quando parlo dei colori, li descrivo da cieca che conosce i colori grazie a descrizioni, ne ho già scritto, ma mi piace parlarne: parliamo del blu del cielo di cui ho accennato qualche riga fa. Il blu del cielo ha una morbidezza tutta sua, un che di vellutato, quasi di toccabile, una coperta di quelle che ti avvolgi sulle spalle. Questo cielo lo associo alle stelle: ma cosa sono le stelle? Ecco, le cose che ci sono in cielo non ho la minima idea di come siano: sono una delle poche cose che non posso percepire nemmeno mediante le descrizioni, anzi, sonno le uniche cose che non posso percepire. Perché i colori, bene o male, sono comprensibili ed il resto lo posso toccare, a parte il fuoco che posso annusare o ascoltare. Le stelle non ho la minima idea di cosa siano, e non descrivetemele, non le ho mai capite e mai penso le capirò. Per me, le stelle hanno la consistenza di una crema elastica e fredda gfatta d'argento, e intendo l'argento di alcune ciotole, quello freddo e sottile, non quello elaborato. Ok, sto delirando, ma fa niente. Dicevo, per me le stelle sono morbide e fredde al tatto, ed hanno un odore di metallo e di lavanda, non so perché, associo le stelle alla lavanda. Ed hanno la tipica forma a stella, quella con cinque punte, perché non sono mai riuscita ad immaginarmene altre. Le nuvole invece, sono come il bagnoschiuma, un qualcosa di un po' denso, tutto strano al tatto e che non profuma. La luna, quella è come l'argilla, fredda e bagnata, modellabile e sgocciolante.
Ne avrete abbastanza di me e delle mie immagini contorte dopo aver letto codesto post!!
Baci
Minerva

5 commenti:

NonnaPapera ha detto...

Vedere il mondo con gli occhi di un altro è affascinante.
Ho usato volutamente queste parole.
Tu mi hai mostrato nuvole e luna molto meno banali di quelle che vedo io.
Ho letto e riletto l'ultima parte del tuo post.
Spero che tu abbia di nuovo voglia di mostrarci le cose che noi non vediamo.

Princesse ha detto...

Minerva mi hai commossa... le tue non sono immagini contorte... sono immagini bellissime che noi non riusciamo a vedere, e che tu hai saputo descrivere alla perfezione... mi sembra quasi di toccarle queste nuvole di bagnoschiuma e di sentire l'odore di lavanda delle stelle... a presto...

Odeline ha detto...

Lo sai che l'essenziale è invisibile agli occhi?
Io di questo ne faccio una legge di vita.

Un abbraccio

minerva ha detto...

Nonnapapera: è affascinante, ma è difficile descriverlo con i propri occhi. Questo post l'ho covato e ricovato da tempo, ma solo dopo è uscito questo.
Princesse: non devi commuoverti! Grazie!
Odeline: sai, il mio prof di lettere mi ha dato un libro che parla di un cieco che si chiama invisibile agli occhi: ho pensato a te quando ho visto il titolo!
baci a tutte e grazie di cuore
minerva

Anonimo ha detto...

"L'essenziale è invisibile agli occhi" è una frase che ricorre nel Piccolo Principe.
A presto, ti auguro una vita felice.
Matilde