sabato 24 aprile 2010

animalando

Io amo gli animali. Non sono una di quelle che si schiera in prima fila per la loro difesa, ma inorridisco nel saperli maltrattati e feriti, e ricordo che in passato leggevo assiduamente blog che parlavano di animali in cerca di un padrone. Ho sempre desiderato di vivere in una fattoria, di quelle che esistono solo nei romanzi inglesi o nei film. Volevo l’aia, la conigliera, la stalla ed ovviamente, lo stagno con le anatre e i cigni. Perché adoro gli uccelli acquatici, ma andiamo con ordine.
Credo che il mio rapporto con gli animali sia stato molto forte fin da subito. Quando ero molto piccola mi fecero fare varie attività didattiche per farmi conoscere il mondo senza la vista (non so come chiamarle), e fra questi corsi ce n’era uno, tenuto da una signora gentilissima, che riguardava la socializzazione con gli animali. Questa signora viveva in una casettina, se non ricordo male, ed aveva un giardino. E possedeva due o tre cani, i cavalli ed altre svariate bestioline che ora non ricordo. Ora, io sono sempre stata una curiosa reattiva. Mi misero in mezzo a questi cani, ed io mi divertii. Mi diverti i soprattutto a mangiare i loro biscotti, ma questo non si può dire. Eppure, i gatti sono da sempre i miei preferiti.
La nonnacastana, quando ancora abitava nella Petit Maison in un paesino di campagna, aveva tre gatti, che poi diventarono quattro. Ma allora erano tre, ed il mio preferito era un gattone piuttosto anziano, tigrato, di cui non ricordo il nome. Era un felino quietissimo, giocherellone e molto, ma molto paziente. Uno dei miei ricordi più vecchi risale ad un giorno di mezza estate, in cui tiravo la coda al povero gatto che era nel prato, e provavo a sollevarlo. Non miagolò nemmeno una volta, non protestò e si lasciò tiranneggiare da me. Sposai varie volte quel micio, organizzando anche piccoli matrimoni a base di budino al cioccolato fatto dalla nonna e di erba medica colta nei prati, per soddisfare i palati di entrambi i coniugi. Ebbi anche una figlia, mi pare. Ovviamente era una bambina con fattezze completamente umane, e la chiamai Elide, se non sbaglio.
Poi, ne avevano altri due. Il primo era un gatto di poco più giovane, ingordo e che usciva praticamente solo di notte, mio nonno diceva sempre che andava in un qualche locale per mici. Ora sono morti entrambi da un paio d’anni, e li ricordo con affetto.
La terza era una gattina nel vero senso della parola. Quando ero piccola io, lei era arrivata da poco e si godeva le coccole, ma era piuttosto riservata. È sempre stata una bestiola schiva, molto, ma molto sulle sue, come una vera signora. Ora è anziana anche lei, ed ha due occhi meravigliosi, che ricordano un’avvenente signora molto truccata. Nemmeno adesso si lascia carezzare volentieri, se non dalla nonna e dalla Astrozia.
Poi arrivò il piccolo, e questa è una storia così tenera che potrebbe essere una pubblicità del mulino bianco.
Arrivò dalla Nonnacastana in una sera di giugno, e prese ad mugolare. Lo trovarono sotto ad una macchina, appallottolato su se stesso e terrorizzato. Fu inavvicinabile. La nonna lo nutriva a distanza, gli prodigò ogni cura, ma stando ben attenta a non farsi vedere. Poi gli fornì un tetto. Il bisnonno aveva un cascinotto, ossia una piccola baracca in cui teneva i suoi attrezzi, e fu lì che quel cucciolo alloggiò per tutta la tarda estate e l’autunno. Poi, con le buone e con le cattive, lo portarono in casa.
I nonni andarono nella casa sopra il cucuzzolo. A quell’epoca i due gatti maggiori erano già morti, e portarono la gattina ed il cucciolo, che oramai era un giovane felino grintoso ed intelligente. Poco prima, era arrivato lui. Ed anche qui una storia degna della pubblicità del mulino bianco, che s’intreccia così tanto con quelladel mio cane, che vale la pena di raccontarla.

Prima che i gatti venissero nella Casa sopra il cucuzzolo, il nonno aveva vissuto là come eremita per più di un anno, sovvraintendendo i lavori. E fu così che s’affezionò ad un pastore alsaziano, abbandonato e riabbandonato per almeno tre volte. è un cane buono, ma un po’ pericoloso, sotto certi aspetti..
E fu così che i miei genitori presero un cucciolo di Labrador color ambra rossiccia, dagli occhini di cioccolata chiara. Era un batuffolo di tre mesi e qualcosa, e lo portammo dai nonni come regalo per il compleanno della Nonnacastana. Ma non sapevamo, che il Nonnoeremita aveva già ospitato il cane pastore, e fu così che i miei decisero di portare il piccolo Labrador in canile. Eppure, io e Fratellino, con la forza di convincimento che solo due bambini possono avere, riuscimmo a far restare il cane. Ora sono passati quasi quattro anni, e non mi capacito di come vola il tempo.
Ma parlavamo del mio rapporto con gli animali. Io adoro gli uccelli, soprattutto quelli acquatici ed il pollame. Amo le aie e i laghetti ed il mio sogno è avere un’anatra. Amavo il brutto anatroccolo, era la mia fiaba preferita e penso che nel mio romanzo un’anatroccola figurerà, perché la mia infanzia ruotava attorno a questo volatile un po’ goffo. E poi, amo i gatti. L’ho già detto, sono i miei animali preferiti. Amo l’eleganza, la discrezione e la raffinatezza dei loro modi, il fatto che se ne stiano sempre sulle loro e quell’essere diffidenti. Sono simile a questi felini, non lo nego. Ed il mio sogno è una gattina dal pelo d’inchiostro e dagli occhini verde smeraldo, che si chiamerebbe Minerva!
Ed invece no, ho un Labrador biondo e me lo devo tenere, anche se in realtà ci sono affezionata.
Baci
Minerva

2 commenti:

Kylie ha detto...

Ciao, io ho denunciato il mio vicino per maltrattamenti al suo cane e con la falsità che lo contraddistingue è riuscito a convincere gli operatori che in realtà il cane lo tratta con amore.

Odeline ha detto...

Tre settimane fa è morto il cane dopo 18 anni di vita insieme. Un colpo alla mia vita assoluto.
Sabato scorso sono andata in canile e ne sono uscita con un bel cane di 6 anni in cerca di amore...