domenica 30 maggio 2010

cuore di mamma (rosa Matteucci)

È da un po’ che in questo blog mancano le recensioncine letterarie. Non che abbia smesso di leggere, ma non ho trovato letture davvero degne di nota o romanzi piacevolissimi.
Ma torno alla carica, purtroppo per voi!
Ecco, i romanzi a sfondo psicologico di solito non mi dispiacciono, basta che abbiano un po’ di trama che ti fa comunque riflettere.
Ma non è per questo che ho scelto questo libro. È perché ho letto da qualche parte, che i critici definiscono la Matteucci la miglior scrittrice italiana. Ed allora ho detto, proviamo!
Descrizione
Da una parte una madre asserragliata dalla solitudine, chiusa fra quattro mura che emanano freddo e infelicità, in una casa di campagna dove nulla pare
funzioni. Dall'altra una figlia dalla vita scombinata, che sente ogni settimana il dovere, angoscioso e astioso, di visitare la vecchia madre. E che ora
vuole risolvere i suoi crucci trovandole una badante. Ma la madre resiste. Il conflitto, al tempo stesso lacerante e orribilmente comico, culmina in una
festa per anziani, sgangherata e grottesca, finché tutto si raggela in un'istantanea di vero dramma.

Sapete quando risucchi l’aria fra i denti, e si prova una leggera sensazione di freddo o fastidio? Ecco, questo romanzo è stato così. Grottesco, direi. E inquietante, sotto molti punti di vista. Perché è spietato, senza una qualsivoglia forma di candore, nemmeno la cara ironia che fa risplendere le amenità dell’universo, nonostante tutto. E questo libro descrive la vecchiaia come una fase orrenda della vita. E non ci risparmia particolari quali i miasmi emanati dal corpo decadente, gli scricchiolii delle ossa artritiche e persino, miseramente, del cervello che deraglia, s’incanta e s’inceppa. Sì, è bellissimo, ed è tremendo. Perché ci sono delle figure retoriche interessantissime, un lessico forbito ed al contempo popolare e soprattutto, una chiarezza nelle descrizioni che ti fa vivere il disgusto che prova questa figlia per la propria madre.
Ma il contenuto? Il contenuto non va bene, secondo me. A parte il fatto che in tutto il libro ci sono pochissimi dialoghi e che non c’è un’ombra di trama e che i personaggi non hanno spessore. Soprattutto la figlia, è un essere vuoto, una bambola scarna, priva della qualsiasi specie di passione o di sentimento, a parte il disgusto potente che prova nei confronti della madre.
E di questo libro, non mi è restato niente. Se non quel risucchio d’aria fra i denti di cui parlavo prima. Ecco, freddo e fastidio. Un ribrezzo istintivo, reattivo, dettato da qualcosa di inesplicabile, che si agita in un recondito angolino del corpo e che ti dice che questo libro non va bene.
Mamma mia, che libro. Ma non sconsiglio questo libro. No, è un’esperienza formativa per lo stomaco. Perché ci son dei punti davvero disgustosi, anche se non violenti o raccapriccianti. Perché smuovono corde nascoste, nel nostro corpo. Antenne ricettive si aguzzano, pronte a cogliere questa retorica particolare e soprattutto, tutti i suoni e gli odori che l’autrice ci trasmette.
In conclusione, è un bel libro, ma non ci si può affezionare ai personaggi, credo.
Baci
Minerva

3 commenti:

Suysan ha detto...

Complimenti Minerva, hai fatto una recensione perfetta di questo libro e onestamente non mi è venuta voglia di leggerlo!

LAURA ha detto...

Mmmm... credo che non leggerò proprio questo libro!

Kylie ha detto...

NOn l'ho letto ma sinceramente non mi è proprio venuta voglia di farlo.

Buona settinana