giovedì 17 giugno 2010

rimedio per la pioggia

Piove. Ancora. E ho come l’impressione che questo giugno sarà uggiosissimo. E vi propongo un rimedio, contro questa pioggia che ti demoralizza e che ti rende apatico. Non combatte la pioggia, non spinge a soluzioni per combattere la noia. Semplicemente, te la fa vivere in una maniera diversa. È una poesia di Pascoli, quella che vi propino oggi. Una poesia bellissima, secondo me. Una poesia che dimostra quanto la vita sia un dono troppo meraviglioso per buttarlo nel gabinetto o sotto alle rotaie di un treno. È una poesia che va analizzata. Se posso, questa volta, prendo spunto da internet, e provo a fare una piccolissima analisi, non me ne voglia Pascoli. Io le analisi alle poesie non le faccio mai. Chi segue questo blog da un pochino, sa che ne ho messe, di poesie qua dentro. E nessuna era accompagnata da un’analisi, solo da notarelle scritte prima e con il cuore. Ma questa poesia secondo me è difficile. Io stessa non l’ho ancora capita fino in fondo, credo. Perché la poesia è come una canzone, devi leggerla varie volte, prima di abituartici. Solo una cosa: ho messo parecchi trattini, per separare la poesia dal mio commento. Perché ci vuole un attimo di silenzio, in cui cogliere le impressioni fugaci.
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Cantava al buio d'aia in aia il gallo.

E gracidò nel bosco la cornacchia:
il sole si mostrava a finestrelle.
Il sol dorò la nebbia della macchia,
poi si nascose; e piovve a catinelle.
Poi tra il cantare delle raganelle
guizzò sui campi un raggio lungo e giallo.

Stupìano i rondinotti dell'estate
di quel sottile scendere di spille:
era un brusìo con languide sorsate
e chiazze larghe e picchi a mille a mille;
poi singhiozzi, e gocciar rado di stille:
di stille d'oro in coppe di cristallo.
Poesia innocente. Molto innocente, secondo me. E richiama al fanciullo che è presente nel poeta. Perché lui vede nella pioggia un riflesso d’oro, di cristallo, di stille. Ed io ho come l’impressione che in questa poesia ci sia più dell’innocenza, c’è un senso di pienezza, di avercela fatta. Perché l’innocenza e la malizia sono gli opposti, ma sono la stessa cosa, in fin dei conti. La malizia vera, è inconscia. E quindi, è come lo è l’innocenza. Ma questa poesia racchiude in sé tanta innocenza e tanta dolcezza che volevo scriverne ancora un po’. Sembra che tutto accada in pochi, pochissimi secondi. Davvero, è come se fosse la scena di un film, quando si manda avanti la pellicola e ne capti solo un’immagine confusa. E in questa poesia io trovo un grande richiamo ai cinque sensi. Internet non lo dice, ma io penso che ci sia. Perché i suoni, i colori, gli odori, le sensazioni tattili sono annacquate dalla pioggia. Non sono ovattate, come quando c’è la neve o la nebbia, sono solo annacquate, scialbe. Non so se le avete mai lette, quelle fiabe in cui gli animali si mettono d’accordo ed improvvisano un concerto. O quei cartoni animati in cui gli oggetti cantano e ballano. Diciamocelo, questa poesia mi ricorda tanto una cosa del genere, quella scena nella bella e la bestia in cui tutti gli oggetti si muovono. Qui è tutto fatato, avvolto da un candore luminoso e ridente. Provate a vederla così, questa poesia. Il sole sorge. Gli animali appena svegli, cantano e gracchiano. Arriva il sole, ed illumina la scena. Poi arriva la pioggia. Ma non è l’antagonista del sole. È solo un altro fenomeno, bellissimo e fragrante. Ed a questa pioggia bisogna brindare, con stille d’oro in coppe di cristallo. Per questa poesia mi viene solo in mente un aggettivo: fatata. Ma è una magia che solo così la si può vedere. Perché non c’è film, non c’è cartone animato che tenga. Questa magia innocente e luminosa viene dalla pioggia. La pioggia, uno dei fenomeni naturali più comuni. E bisogna brindare ad essa, rendersi conto che è un dono.
Baci
Minerva

1 commento:

RED PASSION ha detto...

ho sempre apprezzato la vita e i suoi fenomeni semplici.
ma ora è un periodo duro, durissimo che mi stà mettendo alle corde.
ma pensare alle cose belle aiuta a non perdere la speranza.
ciao!