sabato 5 giugno 2010

san Pietroburgo

Rispondo con questo post al commento di Paola su san Pietroburgo. Perché son stati quattro giorni molto, ma molto particolari. Dovete sapere che in quel periodo ero risorta da una specie di apatia che mi aveva invasa la primavera scorsa, e che in quei giorni di fine giugno io ero ridente e serena. Non abbiamo visitato soli questa città dai mille volti. Eravamo accompagnati da due clienti di papà, con mogli e figli annessi. Non parlavano che russo e qualcosina di inglese, e la sottoscritta l’inglese non lo capisce. Solo la figlia maggiore di uno dei due masticava un po’ di francese. Ma non abbiamo parlato poi molto. Siamo partiti quel 26 giugno. Io avevo con me Vita della Mazzucco, e per chi non lo avesse letto, quel libro è magnetico. Il primo ricordo che ho di san Pietroburgo consiste in una piazza brulicante. Le donne son tutte belle, passando per le carine ed arrivando alle strepitose. Invece, gli uomini non hanno una gran bellezza. La pinguedine è molto diffusa. Ecco, e la città è incredibilmente linda. Non è invasa dai rifiuti come Firenze e le case sono di quei colori tenui, giallino, verdino e biancastro. E poi abbiamo cenato in questo ristorantino italiano, in cui c’era la pasta alla neopolitana ed i cannolli siccigliani. E poi, la mattina dopo, abbiamo preso il battello dal centro e ci siamo diretti fuori san Pietroburgo. Abbiamo visto Peterhof. Ed è l’unico momento del viaggio che ricordo in maniera netta, perché mi stupii. Mi incantarono i giochi d’acqua, i suonatori che giravano con delle se gli scoiattoli accoccolati sugli alberi. Mi persi letteralmente in quello sciabordio, perché innamorata come sono delle fontane, è stato facile per me annegarvi. Ecco, questo sentimento di adorazione e sorpresa è la cosa più viva del viaggio. Oltre al ritorno mirabolante, ma lasciamo tempo al tempo che fra un po’ ci arrivo. In Russia si mangia male. O almeno, a san Pietroburgo è stato così. A Peterhof abbiamo mangiato una costoletta di maiale che probabilmente risaliva ai tempi di Pietro il grande, ma tant’’è. Poi, ha iniziato a piovere. E la pioggia a san Pietroburgo è uno spettacolo impressionante. Almeno secondo me, che sono rimasta stupefatta nel correre attraverso tutto il centro storico, sotto un acquazzone torrenziale e poi a prendere un taxi. E lE mia madre che si affannava a indicare all’autista la strada, solo che non conosceva i sensi unici di san Pietroburgo e ci siam ritrovati invischiati nelle vie della città. E poi ricorderò sempre, credo, la cena al teatro. Sì, abbiam mangiato in un teatro, con un pianista che suonava Cementano con arrangiamenti classici ed i discorsi di mio padre e dei suoi clienti che si alternavano l’un l’altro. Le pietanze erano cosparse d’aneto. Ed a me l’aneto non dispiace, ma così tanto mi nausea leggermente. E poi i dolci, che son piuttosto buoni a san Pietroburgo, le creme sono talmente dense da starsene belle impettite circondate dai mirtilli che fanno loro compagnia. E poi abbiamo girato tutto il centro la mattina dopo, su un pullman e con una guida che arlava solo russo. Abbiamo visto tante chisee, eppure, di quel giro mi è rimasto ben poco. Poi a cena abbiamo contemplato il sole di mezzanotte. Perché abbiamo mangiato sul tetto dell’albergo, che aveva sopra una cupola in vetro da cui si riflettevano i raggi del sole. E vedere quella palla di fuoco a mezzanotte fa una certa impressione. Poi, il mattino dopo, dopo un giro in battello per il quartiere meno lussuoso di san Pietroburgo abbiamo dovuto salutare la città. E siamo tornati la sera tardi. Non so, forse il ritorno è stata la cosa che mi è rimasta di più. Il volo san Pietroburgo-Milano non esiste. Ed allora abbiamo dovuto passare per Monaco, ed è stato l’unico scorcio di Germania della mia vita, anche se non siamo usciti dall’aereoporto. Ma abbiamo corso. E tanto, temendo di perdere un volo che credevamo anticipato. Abbiamo corso, lungo scale mobili in discesa ed in salita, nell’aereoporto semideserto e con il timore di perdere il volo. E quella corsa mi resterà impressa a fuoco nel cervello. E Vita della Mazzucco mi ha fatto compagnia durante quella corsa. Perché è un libro emozionante. Più di tanti altri, anche se non ho avuto il cuore di finirlo. Non ce l’ho fatta.
Baci
Minerva

1 commento:

Princesse ha detto...
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