sabato 28 agosto 2010

bilanci

A me i bilanci fanno impazzire, diciamocelo. Mi piacciono gli elenchi di propositi psicologici e non, mi piacciono le autoanalisi e tutto ciò che gira intorno alla psicologia di se stessi. E quest'anno lo traccio, un bilancio dell'estate 2010. Sicuramente è stata un'estate ricca. Ricca di emozioni, negativissime e molto positive. Iniziamo dal negativo, che è meglio. Ho trascorso due settimane spiacevolissime in Svizzera francese, eh vabbé. E questa è stata l'unica cosa negativa dell'estate, onestamente, ma è stato talmente un susseguirsi di cose allucinanti che non voglio riscrivere da darmi una brutta sensazione anche ora. Poi mi sono riposata, ho letto molto, ho scritto tanto e soprattutto, ho visto Istanbul. Vorrei ritornarci... È la prima volta che mi succede con una città, che non sia Torino, a cui sono particolarmente affezionata, un giorno le dedicherò un post, ma non ora. Mi capita spesso di ripensare con nostalgia ad un viaggio, ad una città. Ma non a volerci ritornare dopo appena due mesi dall'essermi separata da lei. Perché quei quattro giorni sono stati travolgenti. Travolgenti di odori, aromi di spezie e di brace, travolgenti del chiasso di quella metropoli spettacolre che si è delineata di colpo davanti ai miei occhi e sì, nostalgia di colori. Di quei rossi così appassionati, quegli arancioni caldi e quei gialli luminosi che li si percepisce pur non vedendoli, nostalgia del mio Bosforo, nostalgia di quell'albergo ex palazzo del sultano in cui abbiamo potuto stare a contemplare un giardino in una notte indimenticabile. Di quella Istanbul sfacciata e generosa, che dona tutto e che è abbondante, nel lusso e nella povertà. Abbondanza di spezie, di colori, di rumori e di dialetti. Perché Istanbul è Istanbul. Non si discute. Un miscuglio di accenti, idiomi e calate diverse. La mia Istanbul. Non l'ho mai scritto di nessun'altra città, se non di Torino, ma come ho già detto, ne parleremo in un altro post.
Ho sempre amato viaggiare. Per poco tempo, intendo. Amo quei viaggi di quattro o cinque giorni in cui posso assaporare il gusto di una città, ma in cui poi posso tornare a casa, riassaporare il mio grembo, il mio cibo e la mia musica.
E voi, qual è la città che ha colpito maggiormente il vostro cuore?
Baci
Minerva

3 commenti:

Allegra ha detto...

Io sono innamorata di Roma...lì anche i muri parlano e ti raccontano la vita.
Anche se è legata a ricordi e fatti a me tristi, e lo è ancora, per me ritornarci è sempre come se fosse la prima volta.

Lunga ha detto...

A me è successo con gubbio e per fortuna sono potuta tornarci altre volte visto che non è così lontana. Ci ero andata solo per vedere dove girano don matteo e invece mi sono ritrovata a passeggiare in quelle vie del borgo come fossi rapita dalla meraviglia e allo stesso tempo a casa.

Princesse ha detto...

A me in realtà succede sempre, appena tornata da un viaggio vorrei ripartire subito e ogni volta mi riprometto che prima o poi ci tornerò!! però una città a cui sono particolarmente legata c'è... Barcellona... amo la sua architettura, i suoi colori, i suoi profumi, i suoi abitanti, sle loro tardizioni... ci sono stata svariate volte e continuerò a tornarci!!