mercoledì 11 agosto 2010

Devo dire che dodici giorni lontani dalla scrittura impigriscono moltissimo. In collegio, purtroppo, non potevo scrivere. Avevo con me il portatile per le lezioni, ma non potevo scrivere. O meglio, potevo, ma ne avevo paura. Visto che tante volte sono tanto ingenua, non ho messo la password d'accesso. E una notte, S. e B. hanno aperto il mio portatile così, per vedere se andavano i giochi. Io dormivo, la mattina dopo l'ho scoperto e mi osno incazzata abbastanza. Mi sarebbe piaciuto scrivere sul diario, avrebbe lenito così tanto la nostalgia di casa, più della musica e della lettura. Ma non potevo, non mi fidavo. Per niente. Perché ho scoperto quanto una ragazzzina che non vede può essere spiata di sottecchi, e l'ho notato a scuola, quando una volta mi ero messa a buttare giù delle poesie durante un'ora libera ed una compagna le lesse tutte, senza parlare. Devo imparare a mettere lo schermo bianco, almeno quando non sono a scuola. Ma dodici giorni d'astinenza sono duri. È stata dura non scrivere. Non battere sui tasti alla sera o alla mattina presto. Adesso che ci penso, alla mattina presto era l'unico momento in cui potevo scrivere. Mi svegliavo massimo massimo alle cinque di mattina. Ansia, anche qua. E me ne stavo tremante, a smaltire la mia meravigliosa acidità di stomaco che certe volte non si quietava nemmeno con i farmaci ingollati uno al mattino ed uno alla sera, un libro di Victor Hugo che di ottimista ha ben poco ed una malinconia abbastanza snervante. Una mattina, la stessa in cui vomitai in maniera compulsvia, chiamai mia madre alle sette meno cinque. Mi ero chiusa in bagno e piangevo. Mancavano due giorni alla partenza. Non stavo piangendo per niente, non avevo chiuso occhio ed il mal di pancia non si placava da giorni. Mia madre mi ha dato il coraggioo per chiedere di restare in camera. Da lì ho iniziato a vomitare. Ho scritto un mezzo reportage, segnando tutte le volte in cui rimettevo. Ogni tre-quatttro minuti. Vomitavo acqua. Ansia. Ansia del cavolo, ansia logorante. Ma parliamo del perché di 'sta ansia, perché adesso mi son rotta di tenermi tutto dentro.
La prima settimana è andata, diciamo, decentemente. H., la ragazza, non andava bene. Per niente. Questa mi parlava italiano, perché sosteneva che doveva fare pratica, mentre io le rispondevo in francese. Non parlava, mi diceva ogni volta che uscivamo di portarmi un libro, che così non dovevamo parlare. Eh vabbé. M apoi, quando mi ha piantata in piscina da sola, mi è venuta paura. Una cieca, nemmeno una bimba di sette anni la lascia in piscina da sola. Mia madre palra al direttore, che le parla. Poi la Cretina, perché di certina si tratta, mi pianta in mensa da sola. Io non sapevo che fare. Mando un messaggino a B. di venirmi a cercare, e tutto è chiaro. E poi di nuovo. Poi mi pianta in mezzo ad una pista di pattinaggio. Non avevo scritto cieca in faccia. Stupida. Quando mi ha piantata in mezzo alla discoteca per flirtare con uno, mia madre ha alzato il telefono e l'ha mandata a casa. È arrivata una ragazza calabra. Sono cascata dalla brace alla brace. Psicopatica è dir poco. Non si faceva toccare e tantomeno dare la mano. Le ricordava il suo ex ragazzo. Mi ha detto testualmente che la mia razza le stava sui coglioni (coloro che venivanno dalla Svizzera italiana) e un gionro mi fa che lei andava a cagare ed ha cacciato un meraviglioso, baritonale rutto. Me ne ha dette di tutti i colori: che il suo era un lavoro di merda, che lei si odiava, che ascoltavo musica deciente (Bennato e Baglioni). ADesso capite perché mi è venuta l'ansia?
Ma la ciliegina sulla torta è stata quando la prima ragazza che mi seguiva ha fatto il lavagio del cervello alle altre e si sono messe a dire che lei era dolcissima, carinissima eccetra. Questo mi ha fatta vacillare e crollare. Mi ha sradicata dal pezzettino di terra che avevo. Poi ho vomitato. Tutto. Due giorni passati a vomitare. Quando ero sola, vomitavo solo ogni cinque minuti. Ma c'erano volte, quando c'era gente, in cui vomitavo una volta ogni due minuti e non esagero, purtroppo. Sono stata uno straccio. Tutto quel che poteva succedere mi è successo, direi. _E mi ci è mancato solo dover spiegare al mio insegnante di francese (madrelingua cresciuto in Svizzera francese) come si dicevano certe parole. Rido, da un lato. Ma dall'altro penso a tutti i pianti che mi sono fatta.
Baci
Minerva

8 commenti:

Valeria e Marco, ovvero i Filibustieri ha detto...

Carissima Minerva, leggo sempre i tuoi bellissimi post, ma commento rarissimamente (tra Sara che mi dà da fare, e la connessione lentissima che abbiamo a bordo, spesso è impossibile).
Trovo che tu abbia una ricchezza fuori del comune e che, purtroppo, incontri sulla tua strada persone stupide, ignoranti, che non sanno cosa significhi empatia, comprensione, sensibilità e rispetto.
E' triste pensare che di persone capaci di provare questi sentimenti ce ne sono poche oramai, soprattutto tra i tuoi coetanei che non li hanno appresi, nessuno glieli ha insegnati.
Alla fine chi ne fa le spese sono le persone come te, e con questo non voglio dire le persone cieche, ma semplicemente le persone che questi sentimenti così belli e sani li vivono, e di conseguenza gli sembra naturale che anche gli altri ne siano capaci.
Se può servire ad alleggerire il peso di questi brutti giorni che hai vissuto, ti abbraccio, se pur virtualmente.
Io ti trovo una bellissima persona, molto molto ricca, sarei fiera di avere te come insegnate di mia figlia, sicura che sapresti trasmetterle molto di più della mera conoscenza della letteratura o di qualsiasi altra materia.
Continua ad inseguire i tuoi sogni e le tue aspirazioni senza arrenderti!!! Sei forte!

Federica ha detto...

pensala così -anche se ora ti sembre difficile: quello che non uccide fortifica... anche questa brutta avventura servirà per farti diventare grande.

Federica ha detto...

...e un abbraccio forte forte!

Lunga ha detto...

ora si spiega tutto.
cretina è una parola troppo dolce per una persona del genere. A parte che si era trovata un lavoro molto bello ma poi...aveva anche avuto la fortuna di trovarsi una persona con cui si può parlare di tante cose... per non parlare di quell'altra pazza che non ti teneva la mano perchè le ricordavi il suo ragazzo... e pazza lo dico con cognizione di causa, vista la mia preparazione universitaria!!! (sono laureata in psicologia).
ti abbraccio forte e vedrai che ha ragione la federica, ciò che non uccide fortifica!

minerva ha detto...

Grazie a tutte, davvero. _Scusate se non vi ringrazio mai singolarmente, è che sono sbadata e non ho molto tempo, mi limito a passare fra voi e commentare sporadicamente.
Lunga: mi piacerebbe tanto commentare sul tuo blog... Visto che il mio pc è bacato, non mi fa commentare in alcuni blog. Potresti impostare i commenti su pagina intera? Devi andare in impostazioni, commenti, e poi scegliere pagina intera.
Baci
Minerva

Kylie ha detto...

Ce n'è di gente stupida in giro...

Un abbraccio forte cara

Erica ha detto...

I ciechi sono quelli che non vedono e non capiscono che bella persona sei. Fragile e forte allo stesso tempo. Anche questa cosa servirà per formarti e fortificarti. Be happy! :)

Lunga ha detto...

fatto!