mercoledì 10 novembre 2010

giorni di pioggia

Piove. Piove da lunedì, in effetti.
Sono tanti i blog che parlano del tempo, ultimamente. Sono tanti i post che hanno come titolo piove, o che iniziano il loro ost con la parola piove, oppure sta piovendo. Sono metereopatica, lo sono fin da bambina. Ma di solito la pioggia non mi fa stare così. Stanca, morbida, spossata.
È che oggi a matematica sono stata male. Avevamo un compito e (non per la prima volta) ho panicato.
Ma non quell'ansia che ti fa disseminare qualche errore, parlo di ansia brutta.
Di quell'ansia che stanotte non mi ha fatto dormire dalle quattro via. Parlo dell'ansia che arrivi, fai mezzo compito non dico perfetto ma quasi, e poi tentenni su un'equazione, che a casa avevi fatto perfettamente. E poi, quell'equazione diventa brutta. Brutta brutta, intendo. Talmente brutta che ti lacrimano gli occhi, che fatichi a dominarti. E poi esci dall'aula con gli occhi mezzi rossi, e scappi all'aperto, ti abbarbichi ad una colonna e provi a quietarti. E poi capisci: ok, due esercizi su 5 erano perfetti, gli altri non lo sai.
E ti rendi conto di aver speso minuti preziosi ad agitarti. Ecco, questa è la mia storia di stamattina. Mentre quella di ieri pomeriggio, in cui c'era il compito di latino, è un po' tanto diversa, più bella direi.
Tutti avevano i paradigmi scritti su un foglio, tranne Y. (che però mi ha come vicina di banco, quindi non fa testo). Io faccio il mio bel compito in un quarto d'ora, lo stampo alla prof.
Compito perfetto. La prof ride, io salto e sorrido, come al solito.
E così sono passati questi due giorni di pioggia deprimente.
Non ho voglia nemmeno di leggere. Ho solo tanto, troppo sonno. Ma non riesco a dormire, al pomeriggio.
Voglio leggere un buon libro: ho preso ieri sera lessico familiare e vorrei iniziarlo, per chi l'avesse letto, può dirmi qualcosa?
Vi farò sapere, sicuramente.
Baci
Minerva
piesse: sono di poche parole, scusatemi. È che sono confusa ed un po' spaventata, non so il perché.

9 commenti:

IlFioreDelMale ha detto...

Si chiama ansia da prestazione, ne soffriamo un po' tutti, chi più chi meno.
Penso sia dovuta ad un sacco di fattori, primo fra tutti la scarsa considerazione che abbiamo di noi stessi, e poi le varie aspettative che noi per primi nutriamo nei risultati scolastici.
Perchè caricarci di tutte queste aspettative? Non sarebbe più bello, e più rilassante, prendere le cose come vengono? =)

Complimenti per il compito di latino! ^_^ mi dovrai dare ripetizioni, mi sa...

Io ho letto "lessico familiare", come ti ho già detto è un libro molto interessante e fa capire i vari punti di vista dei componenti di una famiglia, ti fa "entrare" nella vita di questa famiglia, anche se il linguaggio utilizzato non è particolarmente avvincente.

Bè, baci, buon proseguimento e buona lettura!
Non posso augurarti anche "buona fine dei giorni piovosi"... non è da me, io adoro la pioggia! Ma spero che, dove ti trovi tu, si apra un piccolo squarcio nel cielo e ti faccia avere giornate serene, anche -e soprattutto- psicologicamente.

IlFioreDelMale

Pepe ha detto...

Ciao, Minerva! Quello che hai vissuto mi viene spesso riportato anche dai miei alunni. Provo a dire a te quello che di solito dico loro nel tentativo di aiutarli. Primo: non è che per caso hai studiato troppa matematica? Una volta una mia compagna di Liceo, la più brava, aveva detto al professore che più esercizi faceva, a casa, e meno le venivano. Lui le aveva risposto che si trattava di un'overdose, di smettere subito, o di lì a due giorni, nella verifica, il nome e cognome li avrebbe scritti giusti, ma sulla data...
Secondo: imparare a fare un po' di yoga è determinante, in certe situazioni. Il trucco è la respirazione.
Terzo: dormi. Solo se non hai studiato, solo se veramente hai lazzaronato, allora la coscienza sporca ti farà rigirare nel letto, come succedeva a me al Liceo. Avevo imparato allora ad alzarmi e studiare, un'ora al massimo, poi dormivo come un angioletto. Ma se hai studiato, non ce n'è: la notte è per il sonno. Aiuta il sonno in modo naturale, seguendo un rituale preciso e sereno ogni sera, sempre le stesse cose e alla stessa ora. Fa' qualcosa che ti aiuti a staccare dalla giornata, come leggere. Elimina qualsiasi bisogno impellente, sono quelli responsabili dell'insonnia: il caldo, il freddo, la fame, la sete, la pipì. Sistema quelli, poi vedrai che riesci a dormire. Inventa una fantasticheria che ti traghetti nel mondo dei sogni: la mia preferita è che fuggo a cavallo dai problemi diurni, passo un fiume come nel Signore degli Anelli e vengo accolta e curata nelle mie ferite: io dormo e Loro mi lavano in un fiume placido che porta via tutto il dolore, poi mi posano su un letto nel bosco con veli attorno sollevati dal vento e dormo, dormo...
Quarto: quello che dice ilFioreDelMale è vero: più ansai da prestazione si prova e peggio è. Il trucco è scindere la sfera della persona da quella della performance. La verifica non valuta la persona, ma la performance, cioè quello che sei riuscito a fare in quelle condizioni date, in quella materia data, in quel dato periodo e su quel tipo di test. Punto. Nessun professore vuole o può dare un valore alla persona e tu resti una gran bella persona anche quando ti va male una verifica. All'università avevo precisamente questo stesso problema: se portavo a casa trenta, valevo trenta, se portavo a casa diciotto, valevo 18. Quando sono riuscita a liberarmi di questa visione distruttiva, non ci crederai, ma... i voti sono saliti invece che scendere! :-) Ti mancherà la scuola, quando non la frequenterai più, così come io provo una nostalgia infinita per la mia università. Proprio per questo vivitela nel migliore dei modi, cioè con convinzione, sì, ma con serenità!

Pepe ha detto...

Ciao, Minerva! Quello che hai vissuto mi viene spesso riportato anche dai miei alunni. Provo a dire a te quello che di solito dico loro nel tentativo di aiutarli. Primo: non è che per caso hai studiato troppa matematica? Una volta una mia compagna di Liceo, la più brava, aveva detto al professore che più esercizi faceva, a casa, e meno le venivano. Lui le aveva risposto che si trattava di un'overdose, di smettere subito, o di lì a due giorni, nella verifica, il nome e cognome li avrebbe scritti giusti, ma sulla data...
Secondo: imparare a fare un po' di yoga è determinante, in certe situazioni. Il trucco è la respirazione.
Terzo: dormi. Solo se non hai studiato, solo se veramente hai lazzaronato, allora la coscienza sporca ti farà rigirare nel letto, come succedeva a me al Liceo. Avevo imparato allora ad alzarmi e studiare, un'ora al massimo, poi dormivo come un angioletto. Ma se hai studiato, non ce n'è: la notte è per il sonno. Aiuta il sonno in modo naturale, seguendo un rituale preciso e sereno ogni sera, sempre le stesse cose e alla stessa ora. Fa' qualcosa che ti aiuti a staccare dalla giornata, come leggere. Elimina qualsiasi bisogno impellente, sono quelli responsabili dell'insonnia: il caldo, il freddo, la fame, la sete, la pipì. Sistema quelli, poi vedrai che riesci a dormire. Inventa una fantasticheria che ti traghetti nel mondo dei sogni: la mia preferita è che fuggo a cavallo dai problemi diurni, passo un fiume come nel Signore degli Anelli e vengo accolta e curata nelle mie ferite: io dormo e Loro mi lavano in un fiume placido che porta via tutto il dolore, poi mi posano su un letto nel bosco con veli attorno sollevati dal vento e dormo, dormo...
Quarto: quello che dice ilFioreDelMale è vero: più ansai da prestazione si prova e peggio è. Il trucco è scindere la sfera della persona da quella della performance. La verifica non valuta la persona, ma la performance, cioè quello che sei riuscito a fare in quelle condizioni date, in quella materia data, in quel dato periodo e su quel tipo di test. Punto. Nessun professore vuole o può dare un valore alla persona e tu resti una gran bella persona anche quando ti va male una verifica. All'università avevo precisamente questo stesso problema: se portavo a casa trenta, valevo trenta, se portavo a casa diciotto, valevo 18. Quando sono riuscita a liberarmi di questa visione distruttiva, non ci crederai, ma... i voti sono saliti invece che scendere! :-) Ti mancherà la scuola, quando non la frequenterai più, così come io provo una nostalgia infinita per la mia università. Proprio per questo vivitela nel migliore dei modi, cioè con convinzione, sì, ma con serenità!

Pepe ha detto...

Ciao, Minerva! Quello che hai vissuto mi viene spesso riportato anche dai miei alunni. Provo a dire a te quello che di solito dico loro nel tentativo di aiutarli. Primo: non è che per caso hai studiato troppa matematica? Una volta una mia compagna di Liceo, la più brava, aveva detto al professore che più esercizi faceva, a casa, e meno le venivano. Lui le aveva risposto che si trattava di un'overdose, di smettere subito, o di lì a due giorni, nella verifica, il nome e cognome li avrebbe scritti giusti, ma sulla data...
Secondo: imparare a fare un po' di yoga è determinante, in certe situazioni. Il trucco è la respirazione.
Terzo: dormi. Solo se non hai studiato, solo se veramente hai lazzaronato, allora la coscienza sporca ti farà rigirare nel letto, come succedeva a me al Liceo. Avevo imparato allora ad alzarmi e studiare, un'ora al massimo, poi dormivo come un angioletto. Ma se hai studiato, non ce n'è: la notte è per il sonno. Aiuta il sonno in modo naturale, seguendo un rituale preciso e sereno ogni sera, sempre le stesse cose e alla stessa ora. Fa' qualcosa che ti aiuti a staccare dalla giornata, come leggere. Elimina qualsiasi bisogno impellente, sono quelli responsabili dell'insonnia: il caldo, il freddo, la fame, la sete, la pipì. Sistema quelli, poi vedrai che riesci a dormire. Inventa una fantasticheria che ti traghetti nel mondo dei sogni: la mia preferita è che fuggo a cavallo dai problemi diurni, passo un fiume come nel Signore degli Anelli e vengo accolta e curata nelle mie ferite: io dormo e Loro mi lavano in un fiume placido che porta via tutto il dolore, poi mi posano su un letto nel bosco con veli attorno sollevati dal vento e dormo, dormo...
Quarto: quello che dice ilFioreDelMale è vero: più ansai da prestazione si prova e peggio è. Il trucco è scindere la sfera della persona da quella della performance. La verifica non valuta la persona, ma la performance, cioè quello che sei riuscito a fare in quelle condizioni date, in quella materia data, in quel dato periodo e su quel tipo di test. Punto. Nessun professore vuole o può dare un valore alla persona e tu resti una gran bella persona anche quando ti va male una verifica. All'università avevo precisamente questo stesso problema: se portavo a casa trenta, valevo trenta, se portavo a casa diciotto, valevo 18. Quando sono riuscita a liberarmi di questa visione distruttiva, non ci crederai, ma... i voti sono saliti invece che scendere! :-) Ti mancherà la scuola, quando non la frequenterai più, così come io provo una nostalgia infinita per la mia università. Proprio per questo vivitela nel migliore dei modi, cioè con convinzione, sì, ma con serenità!

Pepe ha detto...

Scusa, Minerva, che caos! Il post si è pubblicato da solo tre volte! Non so come sia successo, ero andata a mangiare prima di salvarlo e...

Federica ha detto...

anche io soffro la pioggia: mi ammoscia! :)

però poi il sole torna, e questa è un certezza. in senso metaforico e non...

ps.meringa è il mio cane... forse è vero quando mia sorella sbuffando dice che ormai parlo solo e sempre del cane :) scusa!

Only Me ha detto...

stai tranquilla piccola!
non c'è bisogno di allarmarsi e avere tensiione.
buona ninna!

Kylie ha detto...

A volte la pioggia ingigantisce la malinconia.

Coraggio!

Bacio

Federica ha detto...

ho un meme per te che penso ti piacerà!