domenica 7 novembre 2010

recensione: risveglio a Parigi (Margherita Oggero)

Questa settimana, come del resto novembre, non è proprio quel che si dice un mese allegro.
Ed io una ventata d'allegria la metto, in questo blog.
Recensire il libro che ho letto questa settimana (haimè, solo uno), mi sembra un atto di sadismo. Perché recensire un libro uggioso in una settimana uggiosa non va bene.
Il libro di cui parlo adesso è una lettura non proprio recentissima. Risale ad aprile dell'anno scorso, ad un lunedì di pasquetta in cui l'ho letto tutto. Raramente leggo un libro in così poco tempo, ma quando la trama non è troppo impegnativa, si può fare.
La Oggero è un'autrice che conoscevo già, ma per i suoi romanz i polizieschi deliziosi, non per queste commedie psicologiche.
Titolo 
Risveglio a Parigi   
Autore 
Oggero Margherita   
Dati 
2009, 303 p., rilegato   
Editore 
Mondadori
  (collana 
Scrittori italiani e stranieri)       
Descrizione
Un viaggio a Parigi. Silvia, Barbara e Mariangela lo sognano dai tempi della terza media, l'età dei confusi progetti di vita e dei castelli in aria, quando
una breve vacanza nella ville lumière simboleggiava le magnifiche possibilità del futuro: il successo professionale, la libertà e l'amore. Adesso che di
anni ne hanno trentadue, e non si sono mai perse di vista, decidono di partire regalandosi alcuni giorni a Parigi, in omaggio all'amicizia, certo, ma anche
per una specie di malinconico rimpianto dell'adolescenza. In sottofondo, inconfessata, la speranza per tutte di dimenticare, anche solo temporaneamente,
il proprio carico di delusioni, ansie, contraddizioni, per ritornare un po' alleggerite dei fardelli che ciascuna porta con sé. Al momento di partire,
però, ecco la prima sorpresa non proprio gradita: Manuel, il figlio di sette anni che Mariangela sta crescendo da sola, pianta un enorme capriccio e convince
la madre a portarlo con loro. Questo bambino scontroso e diffidente le costringerà a confrontarsi con il tempo che passa, con la realtà che l'adolescenza
è ormai lontana, e infine con la consapevolezza che per essere passabilmente felici occorre molta buona volontà. Forse... Forse, perché le mille domande
poste dal piccolo guastafeste che viaggia con loro, le sue esigenze, i suoi occhi severi offrono alle amiche l'occasione per rivedere le loro convinzioni,
trasformando la vacanza da una fuga nel passato a un più consapevole sguardo sul presente e sul futuro.
questo libro è stato scritto da una prof di Lettere. E si sente, dal modo di scrivere accurato, elegante e senza cadute di stile.
Il passato... Parliamone, del passato.
È il punto cruciale di questo libro, il motivo per cui le tre amiche decidono di partire in vacanza, per alleviare i cattivi pensieri. Ognuna delle tre ragazze (perché a trent'anni possiamo ancora chiamarle così) ha il suo bagaglio di ricordi, di esperienze e di sogni infranti.
La storia è narrata da tutti i punti di vista. Quasi tutti i personaggi citati si raccontano e raccontano la storia delle protagoniste, mischiandola al viaggio francese.
È impossibile non immedesimarsi in una delle tre donne: Barbara, Silvia e Mariangela.
Barbara è, delle tre, la più tenace. Accattivante, intelligente, fiera e concreta. Tirata su da una famiglia un po' complicata (sto facendo di tutto per non svelare troppo) e decisa a farsi valere.
Poi c'è Silvia. Silvia ed il suo violino. Quella donna magra, ossuta ed appassionata di musica. Che si ritrova ad insegnarla malvolentieri, invece che suonarla come aveva sempre sognato. Silvia che forse è quella che ha la storia più difficile da affrontare, che si ritrova giorno per giorno a chiedersi perché...
Ed infine Mariangela. L'adolescente un po' sognatrice un po' lavativa, la segretaria che si ritrova a crescere un figlio nato da una storia d'amore sbagliata e naufragata in malo modo. Che combatte giorno per giorno con un bimbo dispotico, chiuso in un mondo triste ed ostile.
E poi tutti gli altri personaggi: genitori, amici, confidenti ed amori.
E la magica Parigi di sottofondo... La città che io voglio visitare da quando ero piccola, la città dei poeti maledetti e della de Beauvoir. Quella città che è il simbolo dell'amore, di quello nato e passionale, senza gli strascici della quotidianità, delle tristezze e dei musi lunghi.
Vi ho accattivati?
Eh speriamo!
Baci
Minerva

4 commenti:

Suysan ha detto...

Mi piace!!!!
ho letto altre cose di M. Oggero e anche se erano delle letture leggere le ho trovate ben scritte...questo che descrivi tu deve essere veramente piacevole!

Federica ha detto...

i polizieschi non sono proprio il mio genere... però ti confermo che parigi è una meraviglia!

Veggie ha detto...

Mi hai accattivata? Decisamente sì!... E poi adoro i romanzi polizieschi, mi piace improvvisarmi detective (anche se non azzecco praticamente mai su chi è il colpevole...)... e anche Parigi mi han detto che è una città meravigliosa, sebbene io non ci sia mai stata...

minerva ha detto...

No mi sa che non avete capito...
Questo libro non è un poliziesco!
Sono altri suoi libri ad essere polizieschi!
Questo è una commedia a sfondo psicologico...