mercoledì 31 marzo 2010

Ultimamente non riesco a scrivere. Clicco su nuovo post, e non scrivo. Le parole si affollano, si incagliano e non escono. Sono stanca, questo è vero. Stanca di questa specie di torpore con cui vivo sempre l'inverno e l'inizio primavera, stanca del mio portatile che non mi lascia leggere i post eccetra.
E stanca di non poter commentare i vostri blog, perché bacato com'è il pc, mi fa commentare solo quando i blog hanno impostato il modulo dei commenti come pagina intera, la prima opzione delle impostazioni di blogger sui commenti. Per favore, mettetela! Se no non so proprio come commentare...
Mi sono portata avanti con i compiti per Pasqua, pochissima roba in realtà: esercizi di tedesco, qualche foglio di poesia per italiano e soprattutto la celeberrima poesi
a da mettere a memoria. E io non ho problemi nel ricordare le cose, perché da sempre la mia cecità è stata compensata dall'ottima memoria che mi ritrovo, e la poesia l'ho ascoltata due o tre volte dal prof e l'ho già memorizzata.
Ma ho un bel problema, perché le cose da fare si accumulano.
1. Finire lo schifotema: in teoria sarebbe finito, ma in pratica fa schifo. Non ho mai, e dico mai, fatto un tema tanto orribile e raccapricciante.
2. Visto che i miei mi hanno chiesto di stendere un programma sulla visita a Fireze (che vedremo nei quattro giorni di Pasqua), devo almeno consultare wikipedia cinque o sei volte.
3. Smaltire quest'emicrania che mi fa quasi sbattere la capoccia contro il muro da ore e mi ha fatto vomitare tutto il pranzo che mi sono ostinata a ingollare. Perché la fame è l'unica cosa che non ho mai perso!
4. Finire il libro che sto leggendo entro stasera.
Quindi mi associo a Castagna ed alle sue pazze sfide competitive!
E poi c'è da dire che mi sta per partire uno di quegli attacchi di luna per traverso, di quegli attacchi che mi capitano tre o quattro volte l'anno, che non riesco a controllare e che mi rendono più acida di quanto già sia in realtà.
Sto iniziando una dipendenza cronica da cioccolato fondente, avete presente quelle piccole sfere di cioccolato ripiene di crema fresca? Non so se è una maialata puramente svizzera, ma da assuefazione anche se non ne mangi in quantità industriale. E poi c'è la dipendenza dai libri, che ultimamente mi gratifica assai, e domani se ho finito il libro scrivo la recensione sul blog.
Oggi mi sono abbandonata alla radio. A me piace, nonostante tutto, è meglio della televisione, soprattutto per chi non vede. Ascoltavo lattemiele, che è una delle poche a trasmettere solo musica italiana e che non trasmette canzoni ultracommerciali e che spazia dalla musica contemporanea agli anni 60 senza troppi problemi.
Ma oggi ho ascoltato la trasmissione cretina dell'anno: questa roba intelligentissima si chiama appuntamento al buio, ovvero la telefonata fra due che cercano l'anima gemella, intervallata dai commenti di cattivissimo gusto dei due presentatori.
Lasciamo perdere le volgarità che sono state dette, ma la conversazione era veramente intelligente, si discuteva solo sulle prestazioni fisiche di quest'uomo e sulle capacità di ballerina di danza del ventre della telefonatrice. Il mondo sta degenerando!
Scusate lo scempio ortografico, ma non riesco a leggere il post.
Baci
Minerva
p.s: mi raccomando, modificate le impostazioni dei commenti ed attivate la modalità visualizza i commenti su una pagina intera!

domenica 28 marzo 2010

domeniche

L'odio per la domenica è un fenomeno altamente diffuso nella blogosfera e nella vita reale.
Io le domeniche un tempo le adoravo, quand'ero molto piccola, in particolar modo quelle d'estate. Quando la nonnabionda ci invitava a casa sua, preparava il classico arrosto con le patate al forno e le fragole, o quando aveva l'estro della cucina preparava il gelato in casa o una qualche torta. Si parlava, i cuginetti non c'erano ancora e Fratellino era troppo piccolo per dominare il podio degli infanti, ed io ero la regina indiscussa del regno dei bambini, anche perché ero l'unica. Poi venivano le ore che tanto odiavo: ci si allungava sulle sdraio del portico, si dormicchiava o si leggeva. Io non sapevo leggere e non ero avvezza alle pennichelle pomeridiane quindi pativo la noia, pregustandomi un tuffo in piscina.
Poi, tutto è cambiato: adesso le domeniche sono momenti apatici, passati sotto un piumone azzurro a leggere, aggrappati ad una tastiera ticchettante o talvolta furoi su una panchina in qualche paesino in montagna.
Ore che non sai dove ti porteranno, attaccate ad un portatile e fuori piove, piove e piove.
E i compiti non sono fatti, e domani la prof interroga, e oddio, me ne sto qua a perder tempo fra internet ed i libri.
E momenti di apatia totale, momenti in cui il volersi strappare i capelli dalla noia convulsa.
E una risata alternata da un pensiero, la stanchezza ed il torpore.
Momenti in cui te ne stai su un letto, con i capelli che dovresti lavare, ingarbugliati e biondi.
Dio, quanto odio le domeniche.
Ma adesso basta. Sproloquio, e probabilmente oggi scriverò un altro post, ma non ne sarei sicura.
basta!
Minerva

venerdì 26 marzo 2010

Auguri Mina!

Ha compiuto 70 anni ieri e penso che tutti gli italiani, almeno una volta avranno sentito Mina. Perché sono cinquant'anni o poco più che canta ed ha una voce notevole! E fra le canzoni che ho nel cuore, direi che "Non Crederle" è quella che ho più impressa.
Auguri Mina!
Baci
Minerva
p.s: ho visto adesso che Mina (una blogger, non la cantante) ha fatto il mio stesso identico post con la canzone che ho scelto anchio!

mercoledì 24 marzo 2010

omaggio

"Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno"
(Pablo Neruda)

lunedì 22 marzo 2010

fisicità

Castagna, ti copio spudoratamente, ma tant'è, questo post mi ronza in testa da quando ho letto il tuo, e quindi devo assolutamente scriverlo.
Vista la mia condizione di non vedente, di contatto fisico con la gente ne ho parecchio, ma ci sono esperienze che non si scordano tanto facilmente.
Prima di tutto, mi piace il contatto con il cibo: se fosse per me, bisognerebbe mangiare con le mani, perché favoriscono l'intimità con gli alimenti, la gioia di nutrirsi. Ma purtroppo o per fortuna, vivo in un mondo di esseri civilizzati e quindi devo mangiare con forchetta e coltello. Ma ci sono alcuni cibi che possiamo toccare, come la frutta. Mi piace la peluria soffice di un'albicocca matura e da addentare, la freschezza della buccia delle pesche noci in cui si prepara ad affondare le zanne o la sensazione che provoca lo stringere una tazza di tè, calda e rincuorante.
Il contatto con gli animali non mi è del tutto indifferente: adoro la pelliccia dei gatti, vi affondo le dita per ore ed il piumaggio delle galline e degli uccelli, perché quel complicato gioco che è l'insieme delle penne è un qualcosa di magico. Non amo la morbidezza eccessiva dei conigli, non ho mai amato la lana delle pecore o delle capre. Da bambina gradivo molto il contatto con i pesci crudi, il loro essere freddi e scivolosi, morbidi eppure con dentro le lische.
Poi, amo le mani della gente: dò la mano a molti dei miei insegnanti, ed à quelli da cui mi viene offerto il braccio lo prendo senza imbarazzo. lL sensazioni che mi da il contatto con certe persone sono magnetiche, e non dipende dall'affetto che provo nei loro confronti. Ci sono i capi d'abbigliamento dell'angelo, alcune sciarpe con delle trecce di filo fatte da una mia ex compagna, alcune collane piuttosto chincagliose (lo so, è strana come parola, ma suonava bene) ed ha un bracciale, molto semplice, con un pesce d'argento, credo. Poi c'è la dolcezza del profumo della prof boccolosa, mia dolce docente di geografia, e dei suoi capelli elettrici e rossastri che mi sfiorano mentre esamino le cartine, e con cui a volte confondo i miei, perché sono entrambe chiome lunghe e difficoltose da gestire. Poi c'è la dolcezza delle mani del mio prof di musica che errano per il pianoforte, desiderose di donarci qualcosa, un sentimento, un emozione, un brivido. E quel fatto che non apre mai uno spartito, che suona così, unendo i suoi anni di studio all'orecchio assoluto che dice essergli stato donato da madre natura.
Poi amo il modo molto poco dolce con cui mia madre è solita strigliarmi i capelli, le spazzolate furiose che da alla mia testa probabilmente mi hanno asportato un qualche neurone, insieme ai nodi.
Una sensazione che mi è molto cara è qdella nonna di campagna che are un libro: è un ricordo, ora leggo da sola. Del fatto che abbia spalancato "Piccole Donne" o le fiabe della sirenetta o del Brutto Anatroccolo. E di tutte le volte in cui quell'essere biondo che ero la supplicavo di rimanere ad ascoltare la pioggia con me, e di non scendere in cucina a lavare le stoviglie. E di leggermi ancora una fiaba, poi un'altra e poi inventare delle varianti, come il funerale di Cenerentola. Un giorno, animata dalla follia, la costrinsi a recitarmi Biancaneve dalla fine all'inizio, e non ho invertito i due termini. Ricordo che la povera nonna aveva il fiato corto...
E l'ultima sensazione che ogni volta mi fa provare qualcosa è il suono della pioggia, perché sono dannatamente nostalgica (anche se non sembra) e questo ritmico battito mi fa impazzire.
Un bacio
Minerva

venerdì 19 marzo 2010

libri importanti

È da un po' che questo post ronza nella mia testolina, e vorrei scriverlo oggi, in cui non ho assolutamente niente da fare e non ho compiti per il fine settimana, cosa alquanto insolita.
Per chi non l'avesse capito, sono una lettrice compulsiva di qualsiasi cosa, dalla poesia alla prosa, dai gialli (pochi), ai romanzi d'amore (basta che siano un po' controversi), ed ho divorato alcuni classici, soprattutto quelli inglesi. Però non ho mai parlato di quelle che erano le mie letture da bambina, che non differivano poi tanto da quelle di adesso. Iniziai con le fiabe, ma me ne annoiai ben presto, e mia nonna prese a leggermi una versione semplificata, ma molto esauriente, dell'iliade, dell'odissea e più tardi dell'Eneide. Poi, quando fui in grado di leggere in braille, mi stufai dei libri per un annetto circa, non mi attraevano, non perché non li reputassi interessanti, ma era la pigrizia a costringermi a non leggere. Poi iniziai a divorare i libri di Roal Dahl e mi ricordo con affetto la fabbrica di cioccolato e le ore passate a leggerla. Erano libri grossi e in un cattivo stato perché li ordinavo a Monza, e soprattutto erano complessi da portar via. Mi ricordo molto bene mio padre ogni volta che andavamo al mare, imbronciato e stufo dei tomi che mi portavo dietro.
La lettura ad alta voce continuava ad essere un mezzo per me, mia nonna ed alcune tate mi lessero "Piccole Donne" e tutti i libri di Harry Potter, che ancora adesso fanno parte delle letture fondamentali, di quelle che si rileggono di continuo e che ci pensi almeno una o due volte al giorno.
Stanca dei libri su carta, iniziai a leggere usando gli audiolibri. Ma i libri per ragazzi scarseggiavano, e così passai verso i dieci anni alla letteratura per adulti ed iniziai con Sepulveda, perché avevo trovato molto accattivante il titolo "Il vecchio che leggeva i romanzi d'amore". A metà della quinta elementare lessi due dei libri più importanti per me: i libri di Margherita Oggero, "Una piccola bestia ferita" e "L'amica americana". Poi ci fu una fase camilleriana che durò alcuni mesi, e leggevo con curiosità quei gialli in siciliano che mi aprivano un mondo diciamo così poco adatto alla mia età, fatto di intrighi tutt'altro che casti e di un lessico poco consono per una bambina di dieci anni. Di libri ne passarono per le mie mani, ma veramente importanti furono ben pochi, salvo il cacciatore di aquiloni e i libri della Chevalier. Poi a gennaio dello scorso anno ebbi la fortuna di trovarmi fra le mani Jane Eyre che avevo bramato da due mesi, e lo lessi in quattro giorni, senza staccarmi da esso. Iniziò un periodo di libri davvero importanti per me, di quelli che non si scordano tanto facilmente. Mi accinsi a leggere "La casa degli spiriti" e ne restai abbacinata: la magia che questo romanzo trasudava, i personaggi interessanti e per la prima volta capii veramente cos'era la politica, le differenze fra la destra e la sinistra mi furono chiare solo in quel libro. Perché avevo sentito solamente nominarle, senza capirci nulla, ma quel romanzo mi fece luce sul mistero che erano le classi sociali, perché le parole comunismo, governo e simili erano sempre risuonate incomprensibili alle mie orecchie di appena undicenne. _Dopo aver prosciugato le risorse del mio sito di audiolibri che riguardavano la Allende e dopo aver letto Twilight senza apprezzarlo molto iniziai a leggere "L'ombra del vento"^, che ho finito esattamente un anno fa. Mi piacque, era bello, anzi stupendo, scritto in una maniera ironica e tragica, mi fece paura. Poi fu la volta di "Cime Tempestose", che è un capolavoro assoluto. E pensare che è l'unico libro che non ho mai avuto il coraggio di riaprire, temo talmente tanto che l'immagine di questo romanzo si possa sciupare, che non possa piacermi più. Adesso sto riflettendo, chi altri ci fu in quei mesi di inizio primavera? Ah sì, iniziai la saga dei fratelli Baudelaire, quella di Lemony Sniket, unici libri per ragazzi che mi appassionavano, che m'incuriosivano per qualcosa e che mi piacciono ancora adesso. Poi il genio, lo scrittore che secondo me va venerato al pari di una divinità: Stefano Benni. Un'arguzia senza eguali, una fantasia sfrenata ed un modo di usare le parole invidiabile. Non so come feci, ma lessi tre suoi libri in due settimane, e li amai. Poi ci fu "il miniaturista", un libro che non mi pento di aver letto, nonostante i suoi precetti davvero eretici, e l'aperta diffidenza verso la chiesa che infonde questo tomo. Poi, fino a "Via col vento" non ci furono nuove scoperte, ma lessi davvero molto, istruttivo. Ed ora sto leggendo "Memorie di una ragazza perbene", e poi vorrei leggere la letteratura francese ed ampliare i miei orizzonti sulla poesia. E pper voi, com'è iniziata la lettura e quali sono stati i vostri libri importanti?
Ora non correggo il post perché fratellino rompe perché vuole la connessione.
Baci
Minerva

lunedì 15 marzo 2010

primavera

Oggi c'era una giornata dedicata alla discriminazione, non vi sto a spiegare di cosa si tratta che è una storia lunga, e già quella che vi voglio raccontare io è una storia abbastanza soporifera. In pratica, oggi le prime due ore del mattino giocavamo a basket con dei giovani che hanno perso l'uso delle gambe, poi, tanto per cambiare avevamo un incontro con un non vedente ed il pomeriggio una visita ad un centro in cui tengono dei ragazzini con dei problemi mentali. Le ultime due esperienze mi hanno insegnato qualcosa, la prima ben poco, ma è stata utile per constatare l'idiozia di certa gente.
Io non capisco perché la gente si eccita di fronte alla prospettiva di provare le carrozzine, non lo capirò mai. Si può ammirare, rimanere stupefatti dal modo in cui la usano o stupirsi della genialità della tecnologia, ma non essere eccitati di salire sulla carrozzina. Come quando vogliono provare a girare con il bastone, io lo presto, ma malvolentieri, perché è una cosa un po' idiota, ma vabbé. Oggi erano tutti gasati perché potevano andare sulle sedie a rotelle: bellissimo direi. Ed a sfidarsi l'un l'altro, a fare gare di velocità da pazzi in palestra, a giocare a sfracellarsi contro i muri: ero l'unica, e dico l'unica, a non ridere. Non ridevo perché la cosa mi intristiva, perché dire:
"Che figo andare in carrozzella!!" È idiota. Che poi, noi ci rialzavamo, loro no. Non ho potuto giocare a basket, me ne sono rimasta a seguire la partita come solo una non vedente può fare, ovvero non capendoci niente. La carrozzina l'ho dovuta provare, ma non ci sono rimasta a lungo, non mi piaceva: non mi piacevano le gare, le sfide e le corse da pazzi che facevano fra loro, non mi piacevano le esclamazioni d'ilarità, le urla di gioia. E starmene seduta e spingermi con le mani per muovermi in palestra mi sembrava una grande cavolata, mi sembrava idiota starmene là a trainarmi e mi sembravano stupide le risate. L'ho già detto, ma sono sdegnata. E poi, a rivedere la mia quotidianità con un non vedente che parlava degli strumenti a me familiari, di quegli oggetti che maneggio spessissimo, dei trucchi che oramai ho imparato e di altri, che non condivido, ma tant'è. Ma varia di cieco in cieco, è una cosa soggettiva. Prendiamo il rapporto con la folla, per esempio: a scuola sono da sempre all'erta, perché una massa di corpi in movimento è un po' faticosa da gestire, ma non ho paura. Ho paura sui mezzi di trasporto, per esempio: sono già andata con la scuola sui bus, e le urla di trentotto adolescenti mi hanno terrorizzata, me lo ricordo. Infatti, la mia prof di arte si era spaventata perché ero sbiancata d'improvviso, e per alcuni istanti non sapevo dominare lo spazio, e il non autocontrollo per un non vedente è FONDAMEntALE. E sentire quest'uomo, che lavora in un negozio e ripara sedie mi sorprende: ho sempre creduto che un non vedente non potesse non studiare, non diplomarsi come minimo o non laurearsi studiando una facoltà che gli permettesse di realizzarsi. No mamma, non sto dicendo che non ho intenzione di studiare, sono solo stupita. Anche perché quest'uomo non è non vedente dalla nascita, ha perso la vista in seguito ad una malattia e fino a poco fa sciava.
Vabbé, chiudiamo qua la mattinata. Il pomeriggio dicevo, siamo andati a vedere questo centro in cui rendono abili al lavoro dei ragazzi con problemi cerebrali: un posto stupendo, devo dirlo. Un complesso di edifici in collina, con una vista mozzafiato sul lago azzurro (vabbé, queste non sono parole mie) ed un grande giardino, serre ed una piccola fattoria con pecore, asini, galline e conigli. Un posto magnifico, per vivere con gaiezza. Ma ancora alcuni dei miei compagni m'hanno stupita dicendo: che fortunati, loro che fanno scuola in un bel posto! Si vabbé, ma loro a differenza nostra hanno un problema, che di sicuro non vorremmo avere, e affermare che sono fortunati è una cosa orribile: certo, meglio essere fortunati andando in un posto così che stare rinchiusi in una qualche clinica, ma questi sono i miei ragionamenti contorti. Il posto è organizzato meravigliosamente: ci sono laboratori in cui si possono praticare moltissime attività, cucina, falegnameria, il giardinaggio e la cura degli animali, bricolage e costruzione di gioielli, teatro e danza, meccanica e fotografia. E poi praticano attività magnifiche, la maggior parte dei ragazzi dorme là, fanno escursioni, nuoto, vanno al mare e sciano!! La mia non è invidia, è una grande contentezza per queste persone che possono vivere comunque, e non essere rinnegate ai margini della socetà!
E poi, in questo posto si respirava una primavera incipiente, quella così leggera e che prende il volo, in cui un artista esperto, la natura, tinge le foglioline di un color speranza, quando il cielo si fa pervinca ed il solle brilla e gli aromi dei fiori si mescolano fra loro. E quando parlo dei colori, li descrivo da cieca che conosce i colori grazie a descrizioni, ne ho già scritto, ma mi piace parlarne: parliamo del blu del cielo di cui ho accennato qualche riga fa. Il blu del cielo ha una morbidezza tutta sua, un che di vellutato, quasi di toccabile, una coperta di quelle che ti avvolgi sulle spalle. Questo cielo lo associo alle stelle: ma cosa sono le stelle? Ecco, le cose che ci sono in cielo non ho la minima idea di come siano: sono una delle poche cose che non posso percepire nemmeno mediante le descrizioni, anzi, sonno le uniche cose che non posso percepire. Perché i colori, bene o male, sono comprensibili ed il resto lo posso toccare, a parte il fuoco che posso annusare o ascoltare. Le stelle non ho la minima idea di cosa siano, e non descrivetemele, non le ho mai capite e mai penso le capirò. Per me, le stelle hanno la consistenza di una crema elastica e fredda gfatta d'argento, e intendo l'argento di alcune ciotole, quello freddo e sottile, non quello elaborato. Ok, sto delirando, ma fa niente. Dicevo, per me le stelle sono morbide e fredde al tatto, ed hanno un odore di metallo e di lavanda, non so perché, associo le stelle alla lavanda. Ed hanno la tipica forma a stella, quella con cinque punte, perché non sono mai riuscita ad immaginarmene altre. Le nuvole invece, sono come il bagnoschiuma, un qualcosa di un po' denso, tutto strano al tatto e che non profuma. La luna, quella è come l'argilla, fredda e bagnata, modellabile e sgocciolante.
Ne avrete abbastanza di me e delle mie immagini contorte dopo aver letto codesto post!!
Baci
Minerva

domenica 14 marzo 2010

dizionario dei nomi propri (Hamelie Nothomb)

Il libro che vi presento oggi è veramente, ma veramente carino. Non di quei libri che restano, ma è carino, una lettura da gustare in una o due serate per i più veloci, in tre o quattro per i meno rapidi. Sono nemmeno duecento pagine e volano via veloci, perché la scrittura è solare, vivace e brillante e la storia è mediamente avvincente.
Trama:
Se il nome di una persona ne influenza il destino, allora quello della piccola Plectrude non potrà che essere straordinario. Nata in prigione da un'uxoricida,
allevata dopo il suicidio della madre da una zia che la preferisce alle sue stesse figlie, sembra destinata a un futuro prodigioso. Misteriosa ed enigmatica
come una dea, bella come una principessa delle fiabe, sicura come una creatura di intelligenza superiore, inizia la sua vita a passo di danza, inconsapevolmente
avvolta dall'ombra del suo passato tragico e violento. Armata di una volontà di ferro, diventa una promettente ballerina. Poi, la caduta. Un rovinoso incidente
le impedisce per sempre di danzare. Ma la vita ha in serbo altre sorprese per lei.


Ed io che ero convinta di leggere una storia rosa tipo Armony e che invece mi sono imbattuta in un libro veramente, ma veramente grazioso! Poi, l'assurdità di questo romanzo, una protagonista femminile tanto stramba quanto interessante ed un finale paranormale. L'unico neo è l'omicidio letterario che è narrato nele ultime righe, l'assassinio della stessa autrice, perché rovina il romanzo! E non ho rivelato il finale, nossignore!! Ed ora ho attaccato il ballo di Irene Nemirowski, che pare davvero attraente.
Bacioni
Minerva

giovedì 11 marzo 2010

udito ed olfatto

Una cosa che mi ha colpita oggi era il silenzio della scuola. Forse è il caso di spiegarmi, perché così la frase che ho appena proferito non sta ne in cielo, ne tantomeno in terra. Beh, il pomeriggio del giovedì finiamo con due ore di arte alle 5:20, una cosa meravigliosa insomma. E mi sono attardata a parlare con la prof, e la scuola era deserta, salvo il bidello e forse qualche prof, ma che comunque non si faceva sentire. Perché gli alunni, quando si finisce alle 5:20, scappano nel giro di tre minuti, tutti come un branco di belve assetate d'aria, di pettegolezzi e di vita. Mi sento molto una docente, a parlare così.
Ma avete presente il silenzio dei corridoi? Quello di un posto che generalmente è altamente popolato, gremito di gente, fiumi di chiacchere, voci, schiamazzi, battute, urla. E soprattutto per chi non vede, il silenzio in un posto che generalmente è affollato è impressionante, ti instupidisce, e ti riempie di un senso di pace frammisto ad una malinconia acutissima. Perché la vastità del silenzio era assordante, un fragore enorme. Non so se mi spiego, non è ben chiaro nemmeno a me, ma mi ha sbalordita, mi sono dovuta fermare per ascoltarlo e capirlo, era una corrente elettrica che di solito non si coglie quasi mai. Ed è bello indugiare per le aule, cogliere quell'odore che solo le scuole possono possedere, che però è diverso. L'asilo, non so che odore avesse, non è un posto che ho amato, anzi, forse è uno dei luoghi in cui sono stata peggio. Ma le elementari, di quelle mi ricordo molto bene l'aroma. Un misto di pittura e scarpe, colla bianca e forse un profumo simile al latte, o forse era l'odore che ci caratterizzava tutti, noi bambinetti appena usciti dalla prima infanzia. Le medie hanno un odore diverso, che varia di aula in aula, e ne voglio parlare, perché è una cosa che mi resterà sempre. L'entrata, quella sì che ha un odore strano, misto a profumi di adolescenti, libri e il caffè dei professori, che mi conforta tantissimo ogni volta. La mia aula ha un odore indefinibile, forse un po' simile a quello che si respira in una stanza molto calda e piccola, un odore che ne contiene tanti altri. L'aula di arte, quella ha un odore di matita e di gesso strofinato contro la lavagna, del cattivo profumo della mia prof e della mia malavoglia nei confronti della materia. L'aula di musica ha un odore che mi conforta quanto quello dell'entrata e della mia classe, so che lì sarò al sicuro, con il mio prof che c'è sempre, a lodarmi ed a farmi qualche battuta venuta male, perché non sa far ridere, se non per la sua goffaggine un po' orsesca, non so se mi spiego. L'aula di scienze invece ha un odore acre, di tutte le sostanze che ci sono là, di plastica e di non so cos'altro. La palestra, invece, non mi dice niente, è un luogo che mi resterà inospitale per sempre.
Poi ci sono gli odori di casa mia, quelli della casa sul cucuzzolo della nonna L. e quelli del mio borgo vecchio.
Ma è un post strano, questo.
Baci
Minerva

martedì 9 marzo 2010

stereotipi

Sul nostro libro di francese c'è raffigurata l'immagine di alcuni adolescenti, tutti stereotipi insomma: quello tutto sciatto, con pantaloni cadenti e piercing, braccialetti e felpa con lo smile intorno alla vita. Poi, c'è l'hippie carino, quello con le collane alternative ed i vestiti sui generis, quello che ha il simbolo dei figli dei fiori sulla maglietta. E poi, la classica papera cotonata, come la chiamo io, quella coi boccoli biondi ed i vestiti tutti all'ultimissima moda, con tanto di sorriso idiota. E il bulletto sciamannato, inguainato nei pantaloni strettissimi ed il giubbotto, e la sua degna comare, una tipa dai capelli viola e stopposi, tutta colma di piercing e con i microvestiti. E poi, altri adolescenti più anonimi, le classiche ragazzine amiche dell'oca, quelle con tutti i grappoli di pupazzetti idioti, la cartella rosa cicca e la gonna di Hallo Kitty o delle Winks. Poi la secchiona occhialuta e tempestata d'acne, eccetra eccetra.
Ora, non sto dicendo che tutti quelli che hanno piercing siano per forza sciatti, o simili. Ma sto analizzando gli stereotipi che ci sono in giro. Tutti i miei compagni appartengono ad alcuni di questi stereotipi, anche se non li ho citati tutti. Solo la sottoscritta non riesce ad omologarsi, proprio no. Perché non è neanche la secchiona acnosa con i capelli stopposi che annuisce ad ogni parola pronunciata dal docente, o tantomeno l'oca tutta firmata, anche se sono bionda. Se qualcuno mi vedesse ora, non so cosa potrebbe pensare di me: le schede di storia aperte, un ripasso frenecio ed uan frase scritta sul blog ogni venti minuti, perché per me la storia conta più dle blog. Con i capeli lunghi lunghi del mio solito colore indefinito fra il biondo cenere ed il castano, e quegli occhi multicolore che penso tendano al verde, ma non lo so, non ne sono sicura. I miei jeans blu o almeno penso che siano tali, e la felpa che non so bene di che colore sia, non l'ho chiesto, ma penso sia azzurra, perché la maggior parte dei capi che indosso è di quel colore. E poi io, nell'essenza della sottoscritta, ovvero Bea, il mio portatile, a cui ho deciso di dare il nome della musa ispiratrice di Dante. ero indecisa fra Beatrice e Silvia, però preferivo il primo per il suono. Ah, dimenticavo, l'ipod che ovviamente mi dimentico di spegnere, ma che sintonizzo sul minimo volume perché non lo senot, ma così spreco energia elettrica. Si vabbé, quel poco d'istinto alternativo che conservo mi suggerisce di spegnerlo. Ecco fatto. Che post idiota, che sta uscendo fuori. Eppure, questo post è più intelligente di tanti altri, perché mi sta racchiudendo. Vabbé, scriviamo ancora un poco, che tanto storia è fatta, o quasi.
La mamma mi ha comprato un giacinto, l'anno scorso ne avevo presi due, sono morti entrambi durante una settimana circa. Vabbé, questa volta deve campare almeno dieci giorni, sennò ho un pollice non verde, ma rosa cicca.
D'accordo, ripasso storia, pardon pour gli orrori ortografici, non lo correggo questo post esorbitante.
un bacio
Minerva

lunedì 8 marzo 2010

conversazioni arenanti

È da un po' che questo post mi balla in testa ed è da un bel po' che questa cosa mi stupisce. Non mi da fastidio, ma mi sorprende.
Penso che tutti voi o quasi abbiate msn, quindi mi capite. Alcune cose non accadono con persone con cui hai qualcosa da dire, ma con gente con cui stai a scuola tutti i giorni, parlare su msn è uno strazio, vi faccio un esempio.
(i nomi sono fittizi)
Lucrezia (io, anche questo nome fittizio) scrive:
Ciao, come stai
Andrea scrive:
bn tu?
Lucrezia scrive:
bene
(pausa di due minuti perché non so cosa dire, a meno che non mi chiedano aiuto con i compiti ovviamente)
Lucrezia scrive:
(propongo un argomento idiota)
Andrea scrive:
(risponde al mio argomento idiota)
Ma poi ci sono persone, con cui al semplicissimo Ciao come stai hai già detto tutto. Invece ci sono Minù, Pimpi, Giudy ed M. con cui riesco a parlare sempre... Vi voglio bene, perché riesco sempre a parlarvi ed a dirvi qualcosa di intelligente! E soprattutto, siete uniche! Uniche, capito? Siete le sole adolescenti della mia età con cui io abbia scambiato opinioni sensate, e non cretinate!
Bah, saranno le amicizie di penna in cui gli argomenti non si sprecano e non dici le solite quattro parole, oppure con cui intavoli una conversazione idiota, intervallata da silenzi che durano ere geologiche.

sabato 6 marzo 2010

richiesta d'aiuto

Non sento niente. Ma niente niente. Il 2010 è iniziato da tre mesi ed io non lo avverto, scivola via. E l'ansia per l'anno prossimo, per gli esami, per tutto si accumula. Si accumula perché mi carico di un fardello pesante, facendo sia francese sia latino. E mi vien la paura di non essere all'altezza, di non essere sicura di poterlo fare. È solo una paranoia, lo so perfettamente. Mi conosco quel poco che mi fa capire che non sono una persona che ha grandi limiti psichici, se non l'ansia. L'ansia, ed il disagio. Speriamo di farcela, l'anno prossimo. E speriamo di avere la prof N. o almeno la prof S. a latino, e non un nuovo docente rampante. Perché sia la prof N. sia la prof S. sono pietre miliari della nostra scuola. E mi vien il timore, se dovessi fallire l'anno prossimo? Se con le quattordici materie dovessi non farcela? E se non reggessi? Se i miei nervi cedessero, si schiantassero ed io precipitassi al suolo? No, non mi libererò di nessuna materia, non sia mai. Perché sono una delle migliori studentesse nella mia classe, perché amo studiare e perché ho sempre dimostrato di farcela. E giuratemi che ci sarete, ad ascoltare i miei deliri fra qualche mese, le mie paranoie, i miei attacchi di pessimismo incondizionato. Ditemelo, perché il blog sta diventando per me uno scorcio sull'universo, un modo per esprimermi e per restare quasi anonima. E questo è un tetrissimo sabato sera di inizio marzo, in cui so già che affonderò nelle coperte senza un libro. Perché ho bisogno uno di quei libri che ti stravolgono, ti cambiano l'esistenza: consigli? Perché non riesco, non riesco a leggere l'étranger di Camus, che è bellissimo, ma apatico. Ho bisogno di consigli!
un bacio
Minerva

giovedì 4 marzo 2010

libri

Ho ripreso a leggere. Amen, non sopportavo l'astinenza librofila, non riuscivo a stare bene senza un libro. Ho iniziato oggi lo straniero di Camus, che pare veramente bello. Apatico, forse, ma bello.
E di bei libri ultimamente ne leggo pochi, l'ultimo era pane e tempesta di Benni, che risale a quasi due mesi fa: ma adesso, non fermiamoci!! Lo studio mi può togliere qualunque cosa, il blog, gli pseudoromanzi, ma non i libri. Non la lettura, che si è sempre dimostrata amica nei miei confronti: i libri mi hanno salvata, l'ho già detto. I libri mi hanno levata da diverse situazioni spiacevoli, quali la nostalgia, la tristezza, e sono stati testimoni delle mie gioie. Ed anche quelli lasciati a metà, sono sicura, li riprenderò un giorno o l'altro, e mi cimenterò nella rilettura. Ebbene sì, perché molto del mio tempo da lettrice l'ho sprecato rileggendo i romanzi che ho amato, o quelli incompleti. Non si fa!!
No no, non si può fare.
E poi, c'è quel piacere stranissimo di parlare con una persona di un libro letto da entrambi: bello condividere un emozione, scambiare pareri, mormorare giudizi. Ma la cosa migliore è la compagnia di un libro, le giornate in cui non puoi fare a meno della lettura, del piacere di abbandonarti totalmente alle pagine, di viaggiare fra le parole, di diventare un libro. Di provare sensazioni inimmaginabili, di confonderti nei personaggi e di riaffiorare, finito il romanzo, con una speranza, un sentimento o una lacrima. La lettura è la passione più viva in me: ancor prima della scrittura, della musica, della lingua italiana, del teatro e delle parole c'eerano i libri. Sono un tesoro troppo prezioso per poterlo custodire, l'unico modo per poterlo serbare è condividerlo, perché un libro è come un fuoco, si ravviva con nuovi lettori, e non custodendolo in maniera prezziosa, come l'acqua.
E penso ai personaggi che ho amato, da Jane Eyre, a Rossella O'hara, al commissario montalbano fino a personaggi di Harry Ptter, per arrivare a quei personaggi che non moriranno mai, come Paolo e Francesca.
E il potere magico delle parole, quel brivido, quella specie di corrente elettrica che ti attraversa e che i lettori conoscono bene. Quella voglia estrema di finire un libro, ed al contempo di non terminarlo mai, quella voglia di sapere come proseguirà la trama. Soprattutto, come racconta lo scrittore. Perché per me vale di più il come si racconta, che quello che si racconta. Un libro, può essere avvincente fin che vuoi, ma se non è scritto con maestria non rende. U
Ora la smetto di delirare
Minerva