domenica 30 maggio 2010

cuore di mamma (rosa Matteucci)

È da un po’ che in questo blog mancano le recensioncine letterarie. Non che abbia smesso di leggere, ma non ho trovato letture davvero degne di nota o romanzi piacevolissimi.
Ma torno alla carica, purtroppo per voi!
Ecco, i romanzi a sfondo psicologico di solito non mi dispiacciono, basta che abbiano un po’ di trama che ti fa comunque riflettere.
Ma non è per questo che ho scelto questo libro. È perché ho letto da qualche parte, che i critici definiscono la Matteucci la miglior scrittrice italiana. Ed allora ho detto, proviamo!
Descrizione
Da una parte una madre asserragliata dalla solitudine, chiusa fra quattro mura che emanano freddo e infelicità, in una casa di campagna dove nulla pare
funzioni. Dall'altra una figlia dalla vita scombinata, che sente ogni settimana il dovere, angoscioso e astioso, di visitare la vecchia madre. E che ora
vuole risolvere i suoi crucci trovandole una badante. Ma la madre resiste. Il conflitto, al tempo stesso lacerante e orribilmente comico, culmina in una
festa per anziani, sgangherata e grottesca, finché tutto si raggela in un'istantanea di vero dramma.

Sapete quando risucchi l’aria fra i denti, e si prova una leggera sensazione di freddo o fastidio? Ecco, questo romanzo è stato così. Grottesco, direi. E inquietante, sotto molti punti di vista. Perché è spietato, senza una qualsivoglia forma di candore, nemmeno la cara ironia che fa risplendere le amenità dell’universo, nonostante tutto. E questo libro descrive la vecchiaia come una fase orrenda della vita. E non ci risparmia particolari quali i miasmi emanati dal corpo decadente, gli scricchiolii delle ossa artritiche e persino, miseramente, del cervello che deraglia, s’incanta e s’inceppa. Sì, è bellissimo, ed è tremendo. Perché ci sono delle figure retoriche interessantissime, un lessico forbito ed al contempo popolare e soprattutto, una chiarezza nelle descrizioni che ti fa vivere il disgusto che prova questa figlia per la propria madre.
Ma il contenuto? Il contenuto non va bene, secondo me. A parte il fatto che in tutto il libro ci sono pochissimi dialoghi e che non c’è un’ombra di trama e che i personaggi non hanno spessore. Soprattutto la figlia, è un essere vuoto, una bambola scarna, priva della qualsiasi specie di passione o di sentimento, a parte il disgusto potente che prova nei confronti della madre.
E di questo libro, non mi è restato niente. Se non quel risucchio d’aria fra i denti di cui parlavo prima. Ecco, freddo e fastidio. Un ribrezzo istintivo, reattivo, dettato da qualcosa di inesplicabile, che si agita in un recondito angolino del corpo e che ti dice che questo libro non va bene.
Mamma mia, che libro. Ma non sconsiglio questo libro. No, è un’esperienza formativa per lo stomaco. Perché ci son dei punti davvero disgustosi, anche se non violenti o raccapriccianti. Perché smuovono corde nascoste, nel nostro corpo. Antenne ricettive si aguzzano, pronte a cogliere questa retorica particolare e soprattutto, tutti i suoni e gli odori che l’autrice ci trasmette.
In conclusione, è un bel libro, ma non ci si può affezionare ai personaggi, credo.
Baci
Minerva

venerdì 28 maggio 2010

post contemplativo n° 1

Uno dei difetti che non mi perdonerò mai (può essere un pregio, se lo vedi sotto un diverso aspetto), è la capacità di non sapermi fare gli affari miei. No, non commento le decisioni altrui e non mi intrometto nelle discussioni, però sono una curiosa e sempre lo rimarrò. Sta di fatto che in spiaggia, una delle mie occupazioni preferite, è ascoltare i brandelli di conversazione che riesco a cogliere ed anche adesso, con la finestra accostata, amo farmi sorprendere dalle parole che balzano alle mie orecchie. Perché ho bisogno di storie, ho bisogno di racconti. Il poeta, marito della prof N., dice che ha bisogno del ritmo della frase parlata per poter scrivere. E non gli do tutti i torti. Anche se la letteratura non si fa standosene per strada (sempre parole del Poeta), bisogna conoscere di quel che si vuole scrivere. Frase traballante, ma efficace. Perché io le storie le ho appuntate su un documento di word. Uno dei miei passatempi preferiti durante tutta l’infanzia era andare in giro e registrare. Hobby alquanto strano, ma che rende l’idea di come fossi io da bambina. Un esserino biondo con due occhioni celesti (meno screziati di verde di quel che sono ora), con una logorrea disarmante e con una curiosità prettamente basata sull’istinto. Perché la mia infanzia è stata così, piena di scoperte e di domande, di libri che agognavo mi leggessero e soprattutto, ero curiosa circa la gente. Registravo, e poi ascoltavo e riascoltavo quel che dicevano i passanti. Poi ho scoperto la scrittura, ma il vizio di registrare mi è rimasto fin verso gli otto anni. Dicevo, gli affari miei ho sempre fatto fatica a farmeli.
Ed adesso cosa mi arriva dalla finestra mezza aperta? Mi arrivano odori, principalmente. La magnolia poco lontana, che quando c’è vento si insinua fin nella mia stanza, che ispira fantasie distratte e mi indurrebbe a languire sotto i suoi rami carichi di fiori candidi. Mi arriva l’abbaiare di un cane, poco distante. Bestiola di piccola taglia, credo. E mi arrivano lontane, delle voci mascoline, che discutono fra loro, ma amichevolmente. Colgo pure l’andare e venire delle automobili, ed immagino i passeggeri, ingabbiati in quei barattoli, con l’occhio pronto a cogliere in flagrante qualche disattenzione di colui che sta davanti a loro. Ecco, anche la fragranza di fumo, probabilmente una sigaretta che qualcuno ha acceso. Sì, perché anche se sto al terzo piano, un lontanissimo aroma di fumo lo posso cogliere, se sono allerta. Carezzo distrattala tenda chiara, morbida e coperta da qualche pelucchio.E la mia mano va al comodino, dove riposano i libri del poeta, un po’ ricoperti dalla polvere, in attesa che qualcuno li riesumi dal loro torpore. Aspetteranno ancora un poco, perché prossimamente viene la Nonnacastana, e lei adora il Poeta, e può leggermelo tranquillamente, commentando con la sottoscritta certe frasi che sembrano scritte apposta per me o per lei. Ed aspetto anche che youtube si rianimi, erché son due settimane che non va, e molte belle canzoni e soprattutto, tante poesie lette da autori ce le ho lì.
Questo post non ha un senso, è solo un puro esercizio stilistico e di contemplazione.
Baci
Minerva

mercoledì 26 maggio 2010

un giorno credi

Un giorno credi
Edoardo Bennato
Un giorno credi di essere giusto
e di essere un grande uomo
in un altro ti svegli e devi
cominciare da zero.

Situazioni che stancamente
si ripetono senza tempo
una musica per pochi amici,
come tre anni fa.

A questo punto non devi lasciare
qui la lotta è più dura ma tu
se le prendi di santa ragione
insisti di più.

Sei testardo, questo è sicuro,
quindi ti puoi salvare ancora
metti tutta la forza che hai
nei tuoi fragili nervi.

Quando ti alzi e ti senti distrutto
fatti forza e va incontro al tuo giorno
non tornare sui tuoi soliti passi
basterebbe un istante.

Mentre tu sei l'assurdo in persona
e ti vedi già vecchio e cadente
raccontare a tutta la gente
del tuo falso incidente.

Mentre tu sei l'assurdo in persona
e ti vedi già vecchio e cadente
raccontare a tutta la gente
del tuo falso incidente.
(Edoardo Bennato)

domenica 23 maggio 2010

felicità raggiunta, si cammina

Questa poesia di Montale mi ha colpita assai. È bella, davvero. Non saprei com’altro definirla, se non realistica all’ennesima potenza. Montale mi piace, non quanto Pascoli, ma certe poesie sono proprio bello. E sono stata colpita soprattutto dalla prima parte, quando descrive la precarietà della felicità. Perché la vivi in pochi istanti , per la fragranza della pioggia o per l’improvviso e fatale del sole, o anche semplicemente per una sorsata d’aria fra una lezione e l’altra.
Perché la felicità non è una condizione permanente, c’è e ti raggiunge pienamente e poi puff, svanisce in un momento.
La serenità, forse, dura di più. Ma essere sereni è diverso da essere felici, non trovate?

Vi riporto questa poesia, poi mi dite.
Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s'incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t'ama.

Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
e' dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case

baci
Minerva

venerdì 21 maggio 2010

gettiamoci una pietra sopra!

Giusto per dire come certe volte il non vederci ti fa constatare la scemenza di certa gente.
Sto camminando tranquilla verso la mia aula, armata del bastone bianco, e per sbaglio sbatto contro una tipa. Non è insolito che sbatta contro qualcuno, c’è una tale folla che piazzarsi davanti al bastone è d’abitudine.
Amica della tipa contro cui ho sbattuto: Emmaaaaa togliti! (il nome l’ho inventato di sana pianta)
Tipa: ma volevo vedere se mi vedeva!
Sono corsa in aula ridendo, davvero. Le idiozie universali! No ma scusate, se mi vedete con il bastone bianco, come cavolo faccio a vederli? No, spiegatemelo!
Baci
Minerva

mercoledì 19 maggio 2010

Capaneo

“Puossi far forza nella deitade,
col cor negando e bestemmiando quella,
e spregiando natura e sua bontade.”
Oggi leggevo Dante, e sono rimasta colpita da Capaneo. Sì, è un eroe mitologico, ma piuttosto sconosciuto. Ed è un personaggio particolare, nonostante tutto. Perché è meglio di Farinata e di tanti altri eroi che Dante ricorda nella divina commedia, perché in poche parole molto schiette, Capaneo se ne frega altamente di Dio. Dante non me ne voglia per quest’espressione altamente grossolana, ma esprimeva meglio quel che intendo dire.
Ed è uno dei pochi che non se ne pente, anzi, continua a ingiuriare contro il padre eterno, qui sotto le spoglie di Zeus.

Secondo il mito, quest’uomo fu uno dei sette contro Tebe, ossia uno dei sette eroi che conquistarono questa città. E si narra che egli, una volta ottenuta l’agognata vittoria, s’alzò sulle mura della città greca e iniziò a bestemmiare ed a provocare Zeus ed ad invitarlo di ucciderlo, di farlo morire. Ed ecco che Zeus manda un fulmine che uccide il guerriero. Ma il bello della versione dantesca, secondo me, è che questo personaggio non è pentito e non si mostra minimamente in colpa per quel che ha fatto. Anzi, dall’inferno continua a bestemmiare contro Dio, e a dire che anche se è tormentato da una pioggia infuocata fa mostra di non esserne addolorato.
Poi, Virgilio, che in questo caso sfoggia un acceso disdegno nei confronti del re greco, gli urla contro dicendo che la sua superbia sarà la sua condanna. Ma io sono stata colpita da questo credere fondamentalmente in se stessi, pur essendo le proprie idee controverse e a mio parere sbagliate. Sono rimasta affascinata da questa sicurezza, da questa fiducia in se stessi. E sarà il periodo, ma ammiro tanto questo personaggio. Anche se insulta Dio, anche se non è e non sarà mai il mio idolo in fatto di ideologia e non sarei mai tanto superba da ritenermi meglio di Dio lo stimo. Perché ha il coraggio di combattere in ciò che crede, ha il coraggio di affrontare tutto, persino Dio, mostrandosi sempre determinato. Sarà controversia, la mia, nel vedere questo personaggio come un eroe?
Non so, ditemelo voi!
Baci
Minerva

lunedì 17 maggio 2010

grazie

Un post alle ore di francese va dedicato. Perché io adoravo questa lingua, ed ora mi piace. Ma c’è stato un periodo, per tutta la prima media e per l’inizio ella seconda, in cui ero terrorizzata. Terrorizzata dalla prof B. La prof B. non è quel che si definisce una donna amabile. Come non lo è la prof N, del resto. Ma la prof B. aveva il potere di terrorizzarmi, davvero tanto. Perché con i suoi modi bruschi, il fatto che alzasse spesso la voce e soprattutto il linguaggio non proprio finissimo mi aveva paralizzata. Sì, avevo a mia media dell’8. Sì, ero una delle migliori allieve, ma avevo una paura. Una paura tremenda di scrivere in francese. Ogni volta che mi poneva una domanda, sbagliavo. Avevo scritto la risposta perfetta sul compito (ovviamente quando era un compito a casa), e poi la leggevo sbagliata in pieno. Con un’ansia addosso, un timore che mi costringeva ad annaspare davanti alla prof, e poi arrivata a casa, in un paio di occasioni piansi istericamente. Poi, c’è stata l’insufficienza. E lì, tutto il mio amore per il francese è andato a farsi benedire, letteralmente. Perché fu l’unica insufficienza della mia vita e perché piansi davanti a tuta la classe, con la prof che non mi rivolse una parol a di conforto (la capisco, d’altronde) e poi, scappai a casa in lacrime. Piansi, perché ero andata in panico. Avrei potuto prendere un 8, se ni fossi concentrata. E poi, si arriva alla seconda media. NCon un po’ di serenità, che evaporò nel giro di poche settimane. Fino a marzo circa, fu un disastro. E poi…. E poi, la magia. Quella che mi spinse a fare giusti alcuni esercizi, quella che mi spinse a scrivere i vocaboli giusti anche con lei che mi guardava, china sul mio portatile, e imparai piano piano, a sorridere durante le ore di francese. Diventarono ore leggere, e senza ansia. E quindi, aspettiamo domani. Domani è la prima verifica da che è passata l’ansia ed il groppo in gola ogni volta in cui la prof mi poneva una domanda. Domani c’è la reale sfida e la possibilità di capire se questo autocontrollo è servito a qualcosa. Davvero, razie, prof B. Grazie perché mi hai insegnato a controllarmi, grazie perché non mi incuti un’ansia che mi spinge a sbagliare, grazie se ogni tanto, ogni tanto spesso, a dir la verità, mi fai sospirare di sollievo ogni volta in cui penso alle ore dell’anno scorso. Ore in cui la concentrazione scemava, ore in cui non capivo nulla, ma proprio nulla, di quel che spiegavi. Grazie professoressa, se tante volte ti sei messa a ridere quando sbagliavo. Sul serio, rideva. Non era cattiva, come risata. Solo, che dicevo delle eresie, e soprattutto, quando erano state scritte sulla scheda in maniera perfetta. E grazie anche per quel votaccio che mi son ritrovata fra capo e collo, grazie davvero, grazie perché mi hai fatta piangere. Sul serio, prof B., grazie. Perché mi hai insegnato a dominarmi, almeno un pochino, e a non spaventarmi. Perché di prof così non me ne capiteranno mai più. Come la prof B., almeno. Non così, on assurdamente severi ed al contempo capaci di fare il pagliaccio davanti a sedici studenti. E sei stata l’unica a insegnarmi a combattere. L’unica, fra i miei professori. Non il mio adorato prof di italiano, non il dolcissimo prof di musica o quel tesoro del prof di mate. Eh sì, grazie. È l’unica cosa che mi sento di dirti, davvero.
Grazie! Grazie! Grazie! Grazie! Grazie! Grazie!
Baci a tutti
Minerva
P.s: Castagna, se passi di qua: puoi fare in modo che io riesca a commentare per favore? Ti spiego come:
-entra i blogger
-vai su impostazioni, commenti
-seleziona la modalità a pagina intera sotto il post o qualcosa del genere
-non inserire la verifica visiva

domenica 16 maggio 2010

post al volissimo

Scusate se latito in questi giorni. È che ho tre verifiche da preparare, un esame settimana prossima con altre tre verifiche annesse e soprattutto, sono stanca. Stanchissima, a dir la verità. Sarà la primavera che tedia, con i suoi sbalzi d’umore improvvisi e repentini, fra piogge nostalgiche e sprazzi di sole che scalda il cuore, ma mai abbastanza. Scrivo in fretta e furia, a dir la verità. Ma mercoledì ritorno, prometto, ed anche prima, se ce la faccio. Comunque, son giornate così così. L’umore non è ne buono ne cattivo, è solo insipido. Fortuna che domattina sto a casa a preparare la verifica pomeridiana, che non so perché, ma ho l’impressione che è difficile, ma che posso dominarla tranquillamente, l’unico problema è quella brutta bestia chiamata ansia, che ti logora. Ed è per questo che ho preso un 6 a matematica, solo per l’ansia. D’accordo, ci sono state 9 insufficienze su 15, d’accordo, non era una verifica semplice, ma potevo prendere un 7, se solo evitavo di andare in panico e di essere lì lì per piangere, durante la verifica, per l’ansia. E mi chiedo se sono solo io ad impanicarmi per queste cose. No, non credo. Credo che qualcuno sia ansioso per queste faccende, e credo di non essere la sola a provare panico per le verifiche. Conoscete qualche rimedio?
Baci
minerva

sabato 15 maggio 2010

pensiero del giorno

il sogno è l'infinita ombra del vero
Giovanni Pascoli

mercoledì 12 maggio 2010

gita

Bellissima. Non per le risate, non per il casino che è stato fatto e non per la gioia di trovarmi accanto agli amici. Ma per la serenità che ho sentito. La serenità che ho avvertito in pullman, quando mi sono messa a dialogare (a dire il vero era un monologo) con una mia compagna di scuola. Non siamo in classe insieme, ma si è dimostrata gentile, anche se di una loquacità pari a zero. Poi, c'è stato un dibattito dantesco con il prof di lettere. Sul fatto che Paolo e Francesca fossero o no i simboli dell'amore vero ed autentico. Non era proprio un dibattito, perché eravamo entrambi d'accordo, ma esprimevamo le nostre tesi in modo diverso. Io, elogiando la bellezza dei versi e l'evanescenza dei personaggi e lui, parlando della psicologia della scena, nella quale è solo la donna a prendere la parola.
Poi, siamo arrivati a Lucerna. Ve la consiglio, è squisita. Il museo dei ghiacciai è stato divertente. Io adoro l'acqua, e quel posto era intriso di spruzzi e sciabordii.
E poi, c'era una torretta ed io ci sono salita pure due volte: la prima con l'Angelo e Scricciolo, la seconda con il prof C. . Due volte indimenticabili, a tutti gli effetti. La prima, fatta di sorrisi e battutine non troppo sagaci, la seconda a parlare di Kabala e di religione.
E poi, la visita al centro storico di Lucerna è stata molto bella. A discutere con il prof di storia sull'origine del ponte vecchio, a parlare di cibo e di origini.
Poi siamo andati alla volta di Berna. Ed io questa città la ricorderò per sempre. La ricorderò come la città del prof C., che mi ha fatto impressione. Perché la nostra passeggiata sarà un ricordo inscordabile. I getti d'acqua che partono da terra ed il prof che insiste per farmeli attraversare, io inzuppata con la treccia sfatta e poi, a chiudere una fila di studenti che cantano. Ho parlato con il prof come non mai. Si è liquefatta la sagacia, la curiosità per la letteratura e l'ironia. C'era solo l'affetto e la voglia di raccontare. Perché abbiamo parlato della prof N. e della sua sorprsa (ancora un mistero), delle nostre famiglie e dei professori. E sarà il ricordo più bello di tutta la gita, questa passeggiata.
E poi, la notte bianca. I prof hanno fatto le camere, ed è stato meglio così.
La stanza si è animata tutt'un tratto, di parole e del vapore del tè fatto a mezzanotte meno un quarto, e delle emozioni delle mie compagne. È stata una notte di tazze di caffè scese nei nostri stomaci (a dire il vero, la mia era una mezza tazza), di tatuaggi fatti con l'ago e il caffè (è una pazzia, mi sono rifiutata) e di docce frettolose alle due del mattino, seguite da trucco e maschera di bellezza al caffè.
Le altre verso l'una sono uscite tutte, io sono rimasta in camera, perché se fossero dovute scappare dai prof sarei rimasta impalata.
Notte in bianco, insomma. Il giorno dopo è stato meno entusiasmante, c'è stato solo un atelier di pittura in un museo (mi sono annoiata come non mai, anche se ho dipinto) e la visita alla città di Berna, altro posto che vi consiglio. Poi, il ritorno. Prima mi sono mezza addormentata con la testa sul bracciolo, ma poi il prof C. si è messo a leggermi Baudelaire in francese e a farmi fare un cruciverba simil letterario.
Insomma, è stata una bella esperienza.
Non la scorderò mai, credo!
Ora sono qui, con un'emicrania bella tosta da sorbire, un fine settimana totalmente sgombro dai compiti (in Svizzera ci sono quattro giorni di vacanza causa ascensione, ma tanta roba da studiare e soprattutto, una voglia matta di ricordarmi di questa gita.
Ah, si accettano scommesse sulla sorpresa della prof N.!
Baci
Minerva

domenica 9 maggio 2010

sorprese

Io ed il palcoscenico andiamo d'accordo. Ed io ho fatto teatro proprio per combattere la mia timidezza, che anche se non sembra è a livelli abbastanza frequenti.
Ma il prima della rappresentazione è meraviglioso. Il prima è trovarsi tutti insieme nei camerini, maschi e femmine, e ridere. E ridere perché Ricciolovoluminoso cerca di tenerci tutti calmi, cercando di farci cantare qualcosa, e si finisce per cantare bella ciao a squarcia gola, cercando di ignorare il panico. E poi lei mi inizia a recitare Leopardi dietro le quinte, ed io che inizio ad avere le botte di ansia cronica.
E poi si va in scena. Lo spettacolo era sulla follia ed è stato preso un po' dal don Chisciotte, un po' dall'Amleto. Ed io chi incarnavo? Dulcinea ed Ofelia. Due donne diversissime, ma pazze. La prima una contadina che lavora in un postribolo (stando a Guccini, almeno) e che alterna picchi di nevtrosi a momenti di dolcezza mielosa. La seconda, che impazzisce per amore di un principe che finge di rinnegarla. E che poi, si butta in un torrente ed affoga.
Ma io l'ho dominato, questo palco. Ridendo, perché recitare mi mette di buonumore. E poi, ho scoperto che sono venuti i miei due prof. Il prof C. (amato prof di lettere) e la prof M. (la dolcissima insegnante di geografia). Mi ha fatto un piacere enorme questa cosa, perché io non li avevo invitati e non ne sapevo assolutamente nulla. Ritrovarmeli lì e chiaccherare, circondati dalla mia famiglia e dai miei compagni di teatro, è stato stupendo.
Recitare è una cosa che ti libera tantissimo, ti diverte e ti fa impazzire. Perché quando c'è il pubblico, c'è energia. C'è quel filo che ti lega alla platea, che ti fa diventare le persone che assistono al tuo spettacolo. E poi c'è R., la mia insegnante al momento in dolcissima attesa e mamma di un bimbo di tre anni.
Lei è al contempo una donna permissiva e paziente, ma al contempo una maestra molto di polso, che fa studiare parecchio a memoria. Ed il lavoro che abbiamo fatto testimonia la sua bravura. Perché recitare è un qualcosa di emozionante, ma anche di impegnativo. Ma a R. devo dedicare un altro post, e lo farò quando diventerà di nuovo mamma.
Domani si parte, si va in gita due giorni a Lucerna e a Berna. Emozionata, ma soprattutto incuriosita dalle due città che non ho mai visto, perché io amo la storia. L'ho sempre amata, e studiarla errando per le città è magnifico. Perché io ogni volta che entro in una città mi innamoro di lei. Mi innamoro dei caffè letterari di Venezia (del caffé Quadri in particolare), dei ristoranti torinesi e soprattutto, dei giochi acquatici dei giardini delle residenze reali di san Pietroburgo. Un post ad ogni città lo dedicherei volentieri, ma un'altra volta. Ora penso a godermi questa gita, senza farmi troppi crucci sui compagni, che se sono simpatici bene, sennò, bene lo stesso!
Con noi viene il prof Pezzodipane (matematica), il prof Ultratimido (storia), il mio amato prof di lettere (si accettano soprannomi) e un'altra classe. Staremo a vedere!
Baci
Minerva
p.s: io non riesco a leggere il post, voi?

sabato 8 maggio 2010

si va in scena!

Fra un ora e mezza Minerva, armata di una gonna rosa antico e di un vestito con motivi orientaleggianti, va in scena. Ma soprattutto, armata di una mezza dozzina di forcine per i capelli.
E Minerva è in ansia, ansia buona, s'intende. Ansia che ti spinge a far meglio le cose, adrenalina pura insomma!
Ebbene, il saggio di teatro è alle porte. O meglio, non è alle porte, lo sto già vivendo. Perché il saggio è anche questo, sentirsi in ansia!
Vi racconterò com'è andata oggi o domani!
baci

venerdì 7 maggio 2010

minerva e i quattro elementi

La terra
Concreta, materna, forte, calda e aspra. Io con la terra ho sempre avuto un brutto rapporto. Vivo nel mio paramondo, adoro l’acqua ed il cielo e si sa, la terra è in notevole contrasto con l’aria. Però la terra io l’apprezzo. Ed anche molto, direi. Amo passeggiare, il ritmo dei passi sul porfido del borgo vecchio, il contatto con la pietra, il metallo ed il legno, ma soprattutto amo il cibo. Il cibo, che è il simbolo della terra. Ho sempre avuto una voracità ed una curiosità rivolta all’alimentazione non comune, mangiavo ed apprezzavo, qualunque cosa, eppure ero uno spirito critico fin da bambina. Ma amo il piacere spontaneo che dona la pasta fatta in casa, una torta di pane o anche solo una pesca, liscia, grondante sugo e con quel suo sapore dolce, ma a tratti asprigno. Ma la terra mi fa paura: perché la terra rappresenta la realtà. Ed io seguo il filo della fantasia, un binario che corre nelle acque gelide e nei cieli azzurri, non su questa terra. Però, ne prendo spunto. Perché io, per le mie storie, ho sempre preso spunto dalla realtà. Non sono mai riuscita, se non da piccolissima, a creare storie in cui tutto andava bene. Il lieto fine era ammesso solo in circostanze eccezionali. Ho sempre creato personaggi controversi, che non accettassero completamente il mondo che li circondava, come la sottoscritta. Le donne, nei miei pseudoromanzi sono sempre stati il pilastr.o. Non sono mai riuscita a parlare degli uomini, sarà per uno strano femminismo, di cui dovrei parlare, una volta o l’altra. Ma ora, torniamo alla terra, che finisce che divago, e scrivo un’odissea per ogni elemento. La terra viene associata alla praticità (ehm, cambiamo discorso), al materialismo (tralasciamo), ed alla moderazione. Io ho sempre sognato con abbondanza, non mi risparmiavo mai uno scenario pittoresco o simili, ma non mi si può definire una che spreca. Ho sempre risparmiato, i soldi che ho ricevuto sono ancora lì, in un cofanetto. È solo che penso che se avessi trovato qualcosa che mi sarebbe piaciuto acquistare, l’avrei fatto. Ma no, i soldi li ho spesi per il regalo per la mamma o massimo massimo per dei cioccolatini per la sottoscritta.
In conclusione, la terra non è il mio elemento.
Aria
Leggera, innocente, solare, spensierata, gaia. Forse, mi appartiene più della terra, ma procediamo con l’analisi.
Ho sempre amato il vento. Quello che ti arruffa, ti sconvolge e ti fa provare ad afferrarlo, ma non ci riesci mai. Ho sempre voluto sfidarlo, da bambina mi ci gettavo contro, per provare a volare. È stata la mia illusione per tanti, tantissimi anni. Imparare a volare. Il sogno di ogni bambino, che per me durò tantissimo, davvero. Ancora a desso, a volte vorrei saperlo fare. Però, io non sono poi così inafferrabile. lCi sono cose che mi catturano, che sanno come ingabbiarmi e sono piaceri troppo terreni per esser associati alla volta celeste. Il cibo, i libri. Penso che l’unica arte ultraterrena sia la musica. perché la musica viene dal cielo, secondo me. Ma è una teoria inesplicabile, e finisce che questo post diventa un secondo via col vento. In conclusione, l’aria non è il mio elemento, anche se si avvicina molto di più a me, piuttosto che la terra.
Fuoco
Impulsivo, volubile, enigmatico, reattivo, istintivo, avvolgente
Il fuoco ha una funzione al contempo purificatrice, ed al contempo distruttrice. Perché il fuoco lambisce, corrode, spacca. Oppure esorcizza, purifica, benedice. È un elemento prettamente maschile, direi. Ma io sono segno di fuoco. Sono un orgoglioso sagittario, una di quelle reattive, irrazionali. Però, io ho paura del fuoco. Ho sempre avuto una paura assurda del calore, ogni volta in cui a scienze facciamo un esperimento e l’Angelo mi fa avvicinare la mano alla provetta sul fornello (avvicinare, non toccare), io ho paura. Perché io al calore forte reagisco arretrando la mano spaventata, e penso sia il mio carattere. Arretro terrorizzata davanti alle emozioni forti, ai sentimenti improvvisi e fulminanti, però ne sono irresistibilmente attratta. La stagione del fuoco è l’estate. Anche lì, la amo, ma quando me la trovo davanti non so com riempirla. Quindi, il fuoco è uno dei miei elementi.
Acqua
Fantasiosa, volubile, quieta, travolgente, materna
Dall’acqua scaturiscono tutte le cose. Talete, probabilmente uno dei primi filosofi greci, credeva che nascessimo dall’acqua. E secondo me, aveva azzeccato in pieno. No, non siamo nati dall’argilla, come sostiene la tradizione cristiana. O meglio, l’argilla è anche intrisa d’acqua, se non sbaglio. E la terra deriva dall’acqua, penso. E l’acqua è materna, in tutti i sensi. È lei che dona la vita, aspergendo la terra. L’acqua compie un ciclo, ed è magico. Prima è un blocco di ghiaccio: freddo, impassibile, immutabile. E poi, scende gaiamente e si forma una pozza d’acqua: fantasiosa, volubile, malleabile. E poi, sale verso l’aria, e si confonde in essa: sottile, impercettibile, spensierato. Quindi, l’acqua racchiude tgli elementi. Ed io sono l’acqua, credo. Perché sono libera, ma posso farmi catturare, non come l’aria. Perché posso farmi intrappolare in una coppa, ma posso anche sgorgare a mio piacimento. E l’acqua è l’essenza della donna: si adatta, si incastra in qualunque oggetto, ma quando vuole può scaturire liberamente. E rappresenta l’autunno, altra stagione che amo. Perché si ricomincia la scuola, ci si comincia a coprire e si accumulano provviste. Quindi, io sarei un torrentello acquatico con una punta di fiamma. Bello, non credete?
Baci (non sapete quante ricerche per il post!)

martedì 4 maggio 2010

la cavalla storna 1° puntata

È stato, credo, il momento più emozionante di maggio fino ad ora. Ed è stato incredibile, magnetico, travolgente, emozionante eccetera.
Il prof C. ci ha letto la cavalla storna di Pascoli. La conoscevo già, l’avevo già letta circa mezza dozzina di volte perché è bellissima, ma non così. Non con un prof che sembra il poeta stesso da quanto amore ci mette nell’interpretare la poesia, dal calore, dal brivido che mi ha donato questo testo.
Pascoli è uno dei miei poeti preferiti, mi piace moltissimo, con il suo lessico preciso, ricco di termini botanici e zoologici. E poi adoro il suo concetto di nido familiare, è un Poeta con la p maiuscola, insomma.
Ma emozionarsi così per una poesia, sentirmi come travolta da un’ondata di energia elettrica. Abbacinante, travolgente direi. E trovarsi a piangere davanti ad una poesia di Pascoli mi è successo solo con “nebbia”, che merita un post a sé, perché anche quella ti colpisce dritta al cuore.
Oh cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna.
Mi ripeto come un mantra questo verso da giorni oramai ed è rassicurante, anche se non è propriamente una frase allegra.
Grazie Pascoli, per aver fatto ancora una volta breccia nei miei sentimenti. Perché è uno dei pochi poeti che io apprezzi da quand’ho letto una sua poesia, è davvero sublime.
Ed ora sondaggio letterario: qual è la vostra poesia preferita? E qual è il vostro poeta preferito? Non voglio che riflettiate, voglio che rispondiate così, di primo acchito.
Vi riporto sia “La cavalla storna” sia “Nebbia”, così per informazione.
La cavalla storna

Nella Torre il silenzio era già alto.

Sussurravano i pioppi del Rio Salto.

I cavalli normanni alle lor poste

frangean la biada con rumor di croste.

5 Là in fondo la cavalla era, selvaggia,

nata tra i pini su la salsa spiaggia;

che nelle froge avea del mar gli spruzzi

ancora, e gli urli negli orecchi aguzzi.

Con su la greppia un gomito, da essa

10 era mia madre; e le dicea sommessa:

“O cavallina, cavallina storna,

che portavi colui che non ritorna;

tu capivi il suo cenno ed il suo detto!

Egli ha lasciato un figlio giovinetto;

15 il primo d’otto tra miei figli e figlie;

e la sua mano non toccò mai briglie.

Tu che ti senti ai fianchi l’uragano,

tu dài retta alla sua piccola mano.

Tu ch’hai nel cuore la marina brulla,

20 tu dài retta alla sua voce fanciulla”.

La cavalla volgea la scarna testa

verso mia madre, che dicea più mesta:

“O cavallina, cavallina storna,

che portavi colui che non ritorna;

25 lo so, lo so, che tu l’amavi forte!

Con lui c’eri tu sola e la sua morte.

O nata in selve tra l’ondate e il vento,

tu tenesti nel cuore il tuo spavento;

sentendo lasso nella bocca il morso,

30 nel cuor veloce tu premesti il corso:

adagio seguitasti la tua via,

perché facesse in pace l’agonia...”

La scarna lunga testa era daccanto

al dolce viso di mia madre in pianto.

35 “O cavallina, cavallina storna,

che portavi colui che non ritorna;

oh! due parole egli dové pur dire!

E tu capisci, ma non sai ridire.

Tu con le briglie sciolte tra le zampe,

40 con dentro gli occhi il fuoco delle vampe,

con negli orecchi l’eco degli scoppi,

seguitasti la via tra gli alti pioppi:

lo riportavi tra il morir del sole,

perché udissimo noi le sue parole”.

45 Stava attenta la lunga testa fiera.

Mia madre l’abbracciò su la criniera

“O cavallina, cavallina storna,

portavi a casa sua chi non ritorna!

a me, chi non ritornerà più mai!

50 Tu fosti buona... Ma parlar non sai!

Tu non sai, poverina; altri non osa.

Oh! ma tu devi dirmi una una cosa!

Tu l’hai veduto l’uomo che l’uccise:

esso t’è qui nelle pupille fise.

55 Chi fu? Chi è? Ti voglio dire un nome.

E tu fa cenno. Dio t’insegni, come”.

Ora, i cavalli non frangean la biada:

dormian sognando il bianco della strada.

La paglia non battean con l’unghie vuote:

60 dormian sognando il rullo delle ruote.

Mia madre alzò nel gran silenzio un dito:

disse un nome... Sonò alto un nitrito.

(tratto da “Canti di Castelvecchio”)
Nebbia
Giovanni Pascoli

Nascondi le cose lontane,
tu nebbia impalpabile e scialba,
tu fumo che ancora rampolli,
su l'alba,
da' lampi notturni e da' crolli
d'aeree frane!
Nascondi le cose lontane,
nascondimi quello ch'è morto!
Ch'io veda soltanto la siepe
dell'orto,
la mura ch'ha piene le crepe
di valeriane.
Nascondi le cose lontane:
le cose son ebbre di pianto!
Ch'io veda i due peschi, i due meli,
soltanto,
che dànno i soavi lor mieli
pel nero mio pane.
Nascondi le cose lontane
che vogliono ch'ami e che vada!
Ch'io veda là solo quel bianco
di strada,
che un giorno ho da fare tra stanco
don don di campane...
Nascondi le cose lontane,
nascondile, involale al volo
del cuore! Ch'io veda il cipresso
là, solo,
qui, solo quest'orto, cui presso
sonnecchia il mio cane.
“(Tratto da “Canti di castelveccio)
baci
Minerva

domenica 2 maggio 2010

via col vento (Margaret Mitchell)

Il film lo conoscete tutti, credo. E se non lo conoscete, leggete prima il libro. Perché attualmente è meno letto, ed è talmente bello da togliere il fiato. È incredibile come i personaggi siano affascinanti, come la trama ti porti con sé, in una mareggiata. Sono ottocentonovantadue pagine, e questo non è molto incoraggiante. Io onestamente non sapevo quanto fosse spesso questo tomo, e quindi, credendo di leggere un secondo orgoglio e pregiudizio, mi sono immersa fra le pagine di via col vento. È solo che non è orgoglio e pregiudizio. È molto, ma molto meglio. Non amo la Austen, troppi dialoghi e poche descrizioni.
Ed in questo libro, anche se non ci sono tantissime descrizioni, sono meravigliose. Ve ne riporto una, la migliore, per farvi un assaggio del romanzo, così potrete darvi un’idea di come scrive questa donna. Non scrivo la trama, la conoscete tutti, e se non la conoscete, cercatela su internet, che la troverete di sicuro.
Era vestito di panno nero, alto in modo da superare tutti gli ufficiali che gli erano accanto. Con le spalle larghe, ma la vita sottile, ed i piedi assurdamente piccoli nelle scarpe verniciate. Il suo abito severo, con la camicia pieghettata ed i calzoni allacciati sopra le uose molto alte contrastava stranamente con il suo volto e con la sua figura. Appariva tutto agghindato, con gli abiti da dandy sul corpo da atleta e segretamente pericoloso sotto la sua graziosa indolenza. Aveva i capelli nerissimi e i baffi piccolini, anch’essi neri, tagliati corti, come quelli di uno straniero, in paragone a quelli lunghi e sfioccati degli ufficiali di cavalleria che gli erano accanto.Sembrava ed era un uomo dai viziosi appetiti svergognati. Aveva un aspetto di sicurezza e di spiacevole impertinenza. Vi era anche un lampo di malizia nei suoi occhi che fissavano audacemente Rossella.
Eddai, è accattivante, non trovate?
Devo dire che pensavo che questo libro fosse un romanzetto rosa, solo molto lungo. Invece, mi sono trovata davanti a dei personaggi dalla mentalità complessa, situazioni difficili e soprattutto, delle dinamiche sociali esemplari. Diciamo che non è un libro da leggere quando non si ha un po’ di tempo libero. Per quel che mi riguarda, l’ho letto durante le vacanze di Natale, e ci ho impiegato una settimana. È poco, ma non facevo altro che leggere. E le ultime pagine? Le ultime pagine sono il momento di resa dei conti con il libro. Nessun romanzo mi aveva fatto sperare così ardentemente che la storia d’amore andasse a buon fine. Non ho mai tenuto particolarmente alle vicende romantiche dei personaggi, o solo al modo con cui venivano trattate o alla complessità del rapporto. Invece qui sono stata assorbita dalle gesta di questi due eroi, perché di eroi si tratta.
Non posso dire altro, che sennò rovino la bellezza del libro.

Spero di avervi incuriositi!!
Baci
Minerva