sabato 31 luglio 2010

troppe idee tutte confuse

Tornata ieri da questo soggiorno in Svizzera francese. Ero a Villars sur Ollon, incantevole paesino bucolico che vive di questi collegi. Tutto qua quel che devo raccontare. Nel senso che dopo arriveranno i fiumi di parole. Ora non mi sento in grado di scrivere. Troppo confusa, stanca e soprattutto, con tanta voglia di mangiare bene (mai mangiato così da schifo per dieci giorni consecutivi). Basta. I racconti verranno con il tempo.
Domani vedo il mio specchio d'acqua color cobalto. Mare. Mare. Ho un bisogno fisico di leggere e di nuotare all'infinito. Ho un bisogno fisico del pesce e della frutta che in collegio non c'era. Ho bisogno anche di stare a lungo supina sotto l'ombrellone a leggere e di cannotare le chiacchere delle madri in spiaggia, una di quelle cose che amo fare fin dalla tenera età.
Ed ho bisogno di gente. Di gente che al mare è più rilassata, che non va con i piedi di piombo come in città, di gente con cui parlare che forse non rivedrò mai più. Bisogno di cene in albergo a strafogarsi di pesce e di anguria. Svegliarsi presto presto perché la mattina porta consiglio e scrivere dalle sei alle otto del mattino, facendo gli ultimi compiti senza il solleone. Di colazioni a base di frittelle calde, di mattinate in spiaggia passate ad ascoltare Baglioni (che tralaltro se mai capiterà in zona Milano andrò a rivederlo), di tramezzini e granite. E poi si dice che in estate la fame diminuisce. Per me è il contrario. La primavera mi toglie l'appetito. L'estate per niente. Queste tre settimane voleranno, purtroppo. Voleranno fra alti e bassi. E poi mi resteranno sette giorni, il 30 agosto ricominceranno le scuole. Ma questi sette giorni non intendo passarli in vano a casa. Sono già iscritta ad un corso di Babisitting assieme a Scricciolo. Forse, a causa della mia cecità, non potrò mai fare la tata. Ma di sicuro, questi quattro giorni di lezioni mattutine non saranno spesi in vano. In primo luogo, perché potrò stare un po' con la mia amica che a causa del pattinaggio non ha mai tempo. E poi, perché ho voglia di conoscere nuova gente, di comprendere le esigenze dei bambini (che alla fin fine adoro) ed imparare qualche cosa di pratico tipo vestire un bimbo perché non ho mai giocato con una bambola, quindi non ho bene idea di come si vesta una persona.
E poi ricominceranno le lezioni. Non vedo l'ora. Latino, inglese, cucina. Le nuove materie dell'anno. L'unica cosa che mi dispiace tantissimo è la riduzione delle ore di musica, perché invece di due ore sarà solo una. Mi dispiace. Perché io il mio prof lo adoro. L'ho sempre adorato. Ecco, voglio ritrarre tutti i miei insegnanti, quando inizierà la scuola.
Bene, domani Sardegna. Quella terra che adoro. Quel mare troppo trasparente in cui mi perdo, voluttuosa e dolce. Avrò connessione, questo è sicuro. Ma Ma non so se avrò voglia di scrivere.
Baci
Minerva

venerdì 16 luglio 2010

saltando di palo in frasca

Orbene. Domani si parte per la Svizzera francese e domenica mi lasceranno là. Ma che ansia. L'ansia è il male di Minerva, nel caso qualcuno non l'avesse capito. Ho appreso qualhe giorno fa che non potrò postare, credo. Non è che questa cosa mi vada tanto. Vabbé, piglierò tanti appunti da riempire documenti di word. Ho un problema serio serio. Non ho nessuna idea di che libri portarmi (aiuto! aiuto). Ho solo la città della gioia che sto iniziando a leggere. Ma poi? La sottoscritta, quando'o è sotto stress, legge tantissimo. È capace di divorare quantità di pagine e di leggere in piena notte per ore, se le manca il sonno. Ed allora, si inizia con il toto libri. Qualunque titolo mi va bene... Purché io non l'abbbia già letto, s'intende. Anche stamattina mi sono svegliata inquieta. AVevo paura. Tanta paura, tanta paura di non farmi capire, di non capire o cosa ancora peggiore, di essere lasciata là, in mezzo ad un corridoio gremito di studenti. sono gli spostamenti ad inquietarmi parecchio. E poi c'è tutto il discorso delle lezioni. Credo sinceramente che ci sarà ben poco preparato in modo che io possa comprenderlo, senza cornici, immagini o ghirigori vari. Ma a modo mio potrò arrangiarmi, credo. Ieri sera mi son rivista il film di Checco Zalone, per chi non l'avesse visto, ve lo consiglio. Non è di un'intelligenza mostruosa, ma strappa comunque molte risate e fa passare una bella serata. Ed anche ieri che me lo sono riguardata su youtube mi sono resa conto che il sorriso c'è sempre. Ve lo consiglio!
Ora basta considerazioni sparse. Ariviamo al nocciolo della questione. Io fra due giorni sarò in un posto in cui non si parla la mia lingua. Senza un cavolo d leggere, non conoscendo nessuno e cosa tremenda, abbastanza lontana dalla mia famiglia. Oh ma bene, ed adesso che l'ho detto cerchiamo di risolvere i problemi seguendo uno schema preciso:
- il atto che sono in terra non italianofona è un problema. Un problema, visto che non posso neanche parlare a gesti. Ma questo si può risolvere, usando perifrasi e tanta fantasia.
- il fatto di non avere non conoscere nessuno è anche questo un problema. Mi considerano tutti spigliata, ma non è poi tanto vero. Io sono una di quelle timide che nasconde tutto dietro una logorrea sfrenata. Ma non conosco nessuno!
- La mia cecità è un ostacolo. Innegabile e non posso risolverlo rassicuranodmi. Dovrò affrontare tutto in loco. Mangiare so mangiare da sola, speriamo solo ddi non maccharmi troppo e di non uccidere il vicino perché mi capita che quando taglio la bistecca i pezzi di carne possono saltabeccare qua e là. Vestirmi so vestirmi da sola. Speriamo di non eseguire fare mosse da pazza psicopatica tipo lotta gregoriana per infilarmi un pile.
- I libri. Vero problema della vacanza. Io non ho un cavolo da leggere. Non ho un titolo, un autore, una dritta. Aiuto! Ho paura, tanta paura di non trovare niente. Sto esaurendo la mia lista d'attesa. In realtà, a parte i grandi classici di ottocento pagine che sinceramente non mi attirano, non ho nulla da leggere! Arghhhhhhhhhhhh! ADesso voi mi date qualche titolo, vero?
Baci
Minerva

giovedì 15 luglio 2010

premio!

Ieri, facendo il solito tour dei blogger mattutini ho visto che mi ho ricevuto, come (credo) molti altri blogger, il premio Dardos. E che è? È stata la domanda che mi sono posta. Allora scopro che questo premio è conferito da altri blogger a chi nel usuo blog s’impegna a trasmettere valore letterari, etici, culturali o personali. Allora… Valori etici, credo di non trasmetterne poi molti. Di culturale, a parte quei riferimenti che butto là nei miei post, ben poco. Di letterario beh, non voglio indottrinare nessuno. Ma scrivo principalmente per mettere gli altri a conoscenza delle mie riflessioni e dei miei pensieri, poesie e recensioni letterarie comprese. Personale. Personale beh, è una parola ambigua. Questo neo-blog (che fra poco compirà otto mesi) è nato come un blog tematico sulla mia cecità e poi. E poi è diventato un diario di vita, uno scorcio di quotidianità. Man mano, si è arricchito. Arricchito di poesia, di spunti letterari e di lettori.
Adesso (oltre a lineare una foto che non vdo e che non posso lineare devo premiare a mia volta quindici blogger)
La prima che premio è colei che mi ha premiato. Ilfioredelmale…. Beh, ti perché mi hai aiutato a precepire un mondo che non conosco. Il tuo mondo, un mondo che ha volte è perseguitato dai numeri (e tu sai di cosa parlo) maè pieno di tanta bontà e di tanta, tantissima dolcezza e generosità. Riesci a comprendere le persone, riesci a non giudicare e riesci anche a sorridere.
Poi, premio la Prof. (auleintempesta.blogspto.com) Per tutti gli spunti psicologici, le riflessioni e perché no, anche i sorrisi che mi ha strappato sempre e gli spunti letterari di cui i suoi post sono ricchi. (lo so che odi scegliere quindici blog da premiare, ma devi farlo lo stesso!)
Poi premio Paolafrancy. (lamargheritaeillappio.blogspt.com) per la magica scrittura, la dolcezza e tutto l’amore che ci mette nella scrittura. Per tutti quei suoi post bucolici, che parlano della campagna e dei suoi fiori. Ed anche per quei resoconti di viaggio che fanno accapponare la pelle e che portano in valigia.
Poi premio Princesse (ipensieridelpiccoloprincipe.blogspot.com) per la sensibilità (estrema) la A delicatezza e soprattutto, la grande dolcezza che sprigiona da ogni suo post.
A Federica (unaciliegiatiralaltra.blogspot.com) per la semplicità. Nessun giro di parole inutile, nessun post contorto. Schietta, qusi sempre sorridente e soprattutto, parla con naturalezza delle piccole cose.
A erica (http://pottolina-comequandofuoripiove.blogspot.com) per tutto il suo impegno nel parlare di se stessa senza troppe trine e senza maschere.
Poi premio molto volentieri diletta (duegemelli.blogspot.com) nella speranza che il suo blog possa resusicatre e che possa girare il premio ad altri quindici blogger.
Poi ad Only Me (ritroverolamiastrada.blogspot.com/) che ho scoperto reentemente e che leggo con piacere perché i suoi post sono molto intensi e soprattutto, favoriscono riflessioni.
Ad ev@ (appuntioscuri.blogspot.com) anche se il suo blog è in ferie, le lascio questo premio perché con tutto quel ben di Dio che ci prepara quasi quotidianamente (non parlo di cucina, nossignore) regala a tutti molti momenti piacevolissimi.
A Silvia (http://vorreiscriverecomejaneausten.blogspot.com/) e qui si tratta molto di contributo culturale ed etico. Perché è una donna che ammiro nella sua essenza. Lei è una donna. Punto e basta.
E senza motivi grandiosi, perché sono così come sono:
A Mina, a Suysan, ad Aglaia, a Kyra e a Kylie.
Adesso non vi resta che premiare a vostra volta quindici blogger!
Baci
Minerva
(ricordatevi di scrivere il nome del premio e per cosa lo si assegna!)

mercoledì 14 luglio 2010

sospiri di cornetta

Se putacaso i miei progetti di scrittura fallissero, mi apposto al centralino. Papà in queste settimane (da fine scuola a questo venerdì) mi fa lavoricchiare come centalinista. La paura del telefono è sempre stata acutissima in me. Fino a poco tempo fa avevo paura di chiamare i miei nonni, ma è una di quelle fobie che non capirò mai. Questo lavoro mi permette di scrivere e di leggere molto tutte le mattine. Ma soprattutto, mi da la garanzia di poter parlare con qualcuno. Siamo tutte donne, in quest'ufficio. Le altre sono tutte mamme, persone squisite. Se non avessi lavoricchiato così, avrei finito per passare le mattine mezza vestita, davanti ad un computer, a fissare il vuoto spettinata ed apatica. Invece così, anche se bene o male pratico le stesse attività, sono completmaente vestita, pettinata in maniera più o meno decente, seduta ad una scrivani talmente enorme che non ne occupo neanche la metà. E soprattutto, faccio due parole con qualcuno che non sia mia mamma o la signora che le da una mano per pulire. La mia paura del telefono è sbloccata, più o meno. E poi finisce che la gente ti racconta storie interessanti. Finisce che anche se si tratta di facende di lavoro, si fanno comunque quattro risate silenziose appena finita la telefonata. Il tipo che ti chiama e cade almeno cinque volte la linea.
La tipa che ha una voce da malata terminale, un nome inpronunciabile e cerca il mio povero nonno, che non ha la minima idea di chi sia questa tale.
La tipa che chiama almeno quattro volte al giorno, che cerca sempre la stessa persona e che non ha ancora capito che numero deve fare.
E poi c'è la gente con cui vengo a contatto. Gente che come tutti noi, del resto, ha storie da raccontare a iosa. Certo, se ci fosse qualche letterata mi piacerebbe ulteriormente.... Ma non si può voler tutto dalla vita!
Se i miei studi di lettere falliscono... Posso sempre fare la centralinista! Poi, ala mia morte, troveranno nascosto fra le pagine dell'elenco telefonico il mio grande romanzo, sospri di cornetta. La storia d'amore fra una centralinista ed un impiegatucio russo con aspirazioni da poeta che abita a San Pietroburgo. La loro travagliata storia d'amore si consumerà fra i fili del telefono e i due non s'incontreranno mai per davvero.... Che dite, è allettante?
Baci
Minerva

lunedì 12 luglio 2010

non mi resta che piangere

Non faccio altro che scrivere ultimamente. Ma non scrivo nessun post in particolare. Scrivo bozzetti, poi cancello, chiudo, riclicco su nuovo post,le mani vanno veloci e poi d’un tratto non so bene cosa voglio scrivere. Sono pervasa da tanta nostalgia, tanta malinconia e tanta confusione. Sento il caos attorno a me. Mi sento un pulcino bagnato. Sarà che fra sei giorni parto e che sono in ansia. sarà che mi manca la risata d’acqua chiara del mio prof di lettere che mi prende in giro e che conia i suoi proverbi assurdi tipo occhio non vede Minerva non duole. E mi mancano tanto anche le passeggiate nei vicoli con la Nonnacastana ed il rifugiarsi nel parco a leggere il Poeta ed avere la sensazione di trovare la poesia in un filo d’erba. Mi manca l’aria in questi giorni. Sto soffocando dietro alla malinconia. E pensare che fino a pochi giorni fa ero raggiante. Ed adesso, per nessun motivo in particolare, mi opprime tutto. Persino la mia stanza, che non mi è mai stata stretta, adesso sembra una prigione in cui mi sento l’aguzzino ed il prigioniero. Come se mi facessi del male da sola. No basta… non posso piangermi addosso. In montagna la frescura non mi ha risollevata. Mi ha demoralizzata ulteriormente. Ho voglia di correre. Tanta voglia di scappare per un poco. Ma mi ritrovo di nuovo a leggere quella poesia. La poesia che la prof N. mi recitò, una delle volte in cui ci parlammo a scuola. Mi ritorvo a leggerla ed a provare un sneso di mesta e pacata nostalgia. Le mie giornate si dividono fra i lavoraccio come centralinista da papà, i pomeriggi passati a leggere, a passeggiare con la Tata oppure qualche bagno in piscina dalla nonna ed i libri. È triste. Molto triste. Ho paura di partire per il collegio. Ho paura di affrontare l’ignoto. Temo di non sapaere abbastanza francese. Ho paura di fare gaffe, di non essere accettata per via della mia cecità. Io sembro tanto coraggiosa. Do sempre l’impressione di persona tenace, allegra, risoluta ed appassionata. Ma io ho tanta paura. Mi inquieta parecchio il fatto di sentirmi sperduta fra la gente. Già in classe, a volte, mi sento fuori posto. E come dice Benigni, non mi resta che piangere. Che poi io quel film lo vorrei vedere, il mio prof di lettere l’adora e me l’ha consigliato. Anche se non si capisce nulla in napoletano… Adesso però basta. Devo piantarla di battere ossessivamente su una tastiera ticchettante di sospiri mesti e un po’ nostalgici. Adesso basta. Basta piangerci addosso. Ma faccio fatica a sorridere oggi. Non trovo nemmeno un motivo per essere sorridente ed allegra. Adesso riporto la poesia che mi ha recitato la prof N. e chiudo qui con questo post che suona tanto come un melodramma.
Campana di Lombardia,
voce tua, voce mia,
voce voce che va via
e non dài malinconia.
Io non so che cosa sia,
se tacendo o risonando
vien fiducia verso l'alto
di guarir l'intimo pianto,
se nel petto è melodia
che domanda e che risponde,
se in pannocchie di armonia
risplendendo si trasfonde
cuore a cuore, voce a voce -
Voce, voce che vai via
e non dài malinconia.
(Clemente Rebora)
baci
Minerva

venerdì 9 luglio 2010

aggiornamenti

I punti tirano. Se ieri la bocca era ancora intorpidita e faceva poco male, oggi tutto sembra sapere di sangue e mi sento come se i denti si fossero spostati. Eh vabbé. Mi sono nutrita di gelato e frappè (mettetevi bene in mente: il gelato a colazione fa schifo) e anche l'acqua gasata sui punti mi pizzica. La ferula, per quanto leggerissima, mi comprime il palato e quando la tolgo per mangiare è pure peggio. Ma la cosa oltremodo disgustosa è il risciacquo con il colluttorio che devo fare tre volte al giorno. Sembra disinfettante....
Stasera partiamo. Due giorni al fresco in montagna mi faranno bene, sfuggo dalla calura opprimente di questi giorni. Il caldo mi ha resa apatica: a parte la giornata speciale di mercoledì, il resto del tempo si sussegue in maniera assai monotona. Libri, musica, qualche passeggiata e poco altro. Nemmen la lettura mi emoziona ultimamente. Sto leggendo un romanzetto rosa che mi è finito per sbaglio fra le mani... Una cavolata, ma non ho niente di meglio; si accettano come sempre consigli.
Per il resto, monotonia. Monotonia che fra poco rimpiangerò, perché mancano nove giorni alla partenza. Abbiamo saputo recentemente che mi affiancherà una ragazza (non si sa quando) di diciassette anni circa per darmi una mano, che tralaltro sta facendo la maturità in italiano!
Quindi, se proprio non dovessi farmi capire, c'è sempre l'ultima spiaggia della mia lingua madre.
Quindi, le preoccupazioni si son alleggerite. Resta il fatto che son un po' lontanuccia da casa.
Ora vado... Pardon per il post monotono.
baci
Minerva

giovedì 8 luglio 2010

Mi hanno tolto il dente che era incluso nel palato. Con anestesia totale, con quella locale avevo provato mesi fa e non ce la facevo, quando mi avevano fatto le iniezioni del palato faceva troppo male. Arriviamo all'ospedale alle 8:30, l'appuntamento era per le nove. Mi danno la cameretta. Io e la mamma pensiamo che per le 9:20 ci chiameranno. Alle undici e mezza sono venuti. Nel frattempo mi sono tediata davanti alla televisione. Mi anestetizzano. Poi non so cos'è successo. Mi risveglio e la prima frase che dico non è voglio la mamma o qualcosa del genere, è:
"Ho fame!" Eh vabbé, mi conosco. Rientro in camera, anestetizzata. Insulto mia madre perché sotto gli effetti dei sedativi io divento imprevedibile. La fame aumenta ed i punti mi danno fastidio. Alla fine mi portano uno yogurt. Finalmente andiamo a casa, all'alba delle 15:40. Per due-tre giorni solo gelati e simili. A me il gelato non dispiace. Ma mangiare solo gelato (dev'essere necessariamente roba fredda) mi darà alla testa. non ce la faccio già più. Mi hanno anestizzato anche la bocca, adesso l'intorpidimento è scemato ed i punti fanno male. Da fastidio avere dei filetti di roba in bocca. Molto fastidio.
bleah. Il gusto del sangue non è proprio delizioso.
Mancano una decina di giorni e parto per il collegio in Svizzera francese. La mattina faremo lingue, il pomeriggio attività varie. Ho un po' paura dal piano pratico, più che altro. Ho il terrore di essere lasciata a me stessa.... Sono sicura che non sarà così, ma al contempo sono preoccupata. E se mi lasciassero da sola in mezzo al corridoio? E se non ci fosse la carta igenica (domanda che mi è venuta in mente qualche notte fa) io come faccio?
E poi mare. Mare, distesa d'acqua color cobalto, tanti libri da leggere, granite e pesce. Tre settimane di beato oblio coccolata dal rumore delle onde sulla battigia. E poi il 30 agosto inizia la scuola. Non bisognerebbe pensarci a nemmeno un mese dall'inizio delle vacanze. Eppure, io non vedo questa cosa come un'ombra che mi ofusca l'estate. Piuttosto, la vedo come una luce perché sono contenta che non manca poi molto al fatto che ricomincino le lezioni. Finalmente potrò studiare il latino, quella meravigliosa lingua secca ed arcaica. Poi potrò apprendere l'inglese, la lingua del futuro. E mi tocca pure cucinare. Perché parallelamente a scienze, si tratta educazione alimentare anche in senso pratico. Se putacaso trovate sul giornale la notizia che un aula è stata bruciata a causa di una ragazzina non vedente alle prese con i fornelli, sappiate che quella sono io!
baci
Minerva

martedì 6 luglio 2010

solo due poesie

Ho trovato alcune poesie del Poeta. Ne copio una, ma assieme ad una non sua, così potete fare il paragone.
La prima è una poesia di Jacques Prévert o come si scrive. È una poesia lunga, che tenta di racchiudere le sfumature dell'amore. Spero vi piaccia! La seconda è quella del poeta, dedicata alla moglie. Per correttezza (non si farebbe, ma si può risalire al nome della professoressa eccetra) ho puntato solo l'iniziale del nome.

Questo amore
Questo amore (Jacques Prévert)
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore cosí bello
Così felice
Così gaio
E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che impauriva gli altri
Che li faceva parlare
Che li faceva impallidire
Questo amore spiato
Perché noi lo spiavamo
Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Perché noi l'abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Questo amore tutto intero
Ancora così vivo
E tutto soleggiato
È tuo
È mio
È stato quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
E che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda e viva come l'estate
Noi possiamo tutti e due
Andare e ritornare
Noi possiamo dimenticare
E quindi riaddormentarci
Risvegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognare la morte
Svegliarci sorridere e ridere
E ringiovanire
il nostro amore è là
Testardo come un asino
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Sciocco come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
E ci parla senza dir nulla
E io tremante l'ascolto
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti coloro che si amano
E che si sono amati
Sì io gli grido
Per te per me e per tutti gli altri
Che non conosco
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene
Noi che siamo amati
Noi ti abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci diventare gelidi
Anche se molto lontano sempre
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco
Nella foresta della memoria
Alzati subito
Tendici la mano
E salvaci.
non dire (il Poeta)
Raffaella

Non dire

Non dire fuoco se l'edera a settembre
non porta una farfalla con ali di fiamma
sui fiori dove le api bottinano
tra foglie a cuore arrampicate ai muri

non dire pioggia se la chiocciola tace
lungo i sentieri dell'adolescenza,
se i morti sono travolti dalla foschia
della dimenticanza come da una frana di sassi

non dire autunno se nessuno risponde
nell'azzurro riquadro della finestra,
se muto è ogni tamburo nella notte
dei sogni, se gli uccelli sono partiti

non dire amore se la collina degli occhi
non riflette i vigneti e la rinascita
delle foglie che crescono dopo la cenere,
se prima di nascere il sorriso si spegne

non dire grazia se la perla dell'alba
non s'accende per tutti nel mattino,
se la speranza non offre un ramo saldo
a chi vaga smarrito nella nebbia

non dire patria se l'ombra della pietra
non offre asilo all'anima errante
di chi fugge da silenzi di morte
verso una parola che non mente

non dire cielo se gli uomini s'ammazzano
ancora e sempre sulle vie del mondo,
se la vita è uno straccio portato via
dal vento dell'odio e della follia

non dire niente se luce non splende.

baci
Minerva

venerdì 2 luglio 2010

e si riparte

Ebbene sì... i miei sondaggi non sono finiti. Quello del mese scorso non avrà risultati. Nel senso, che non essendo un sondaggio a risposta multipla, ma si poteva scegliere liberamente il personaggio in cui ci si era immedesimati maggiormente. Anche questa volta sarà così. Solo, che per fortuna vostra questo non è un sondaggio letterario delirante. è un sondaggio letterario, però. Ma un po' più semplice, credo.
Qual è la fiaba/favola della vostra infanzia che vi ha colpito di più a quell'età e perché?
Si possono scegliere massimo due fiabe, se proprio ci tenete.
Io senza indugio rispondo il brutto anatroccolo. Ho adorato le anatre per tutta l'infanzia, e la colpa è solo di quella fiaba. Molte volte quando mi si chiedeva qualcosa rispondevo:
"qua qua!"
era la mia fiaba preferita perché ho adorato la figura del povero brutto uccellino spennacchiato che poi è diventato un cigno candido e meraviglioso. E poi c'è stata la prima volta e l'unica volta in cui ho tentuo in braccio un'anatra che mi ha fatto adorare quel racconto. Ero in campagna, dalla Nonnacastana. Mi ricordo che tenni in braccio quel volatile per ore, o almeno, il mio ricordo è quello, anche se credo che saranno stati cinque minuti o qualcosa del genere. Poi, pochi giorni dopo, morì. Coincidenza del cavolo, avevo appena tentuo in braccio il mio animale preferito e poi uno o due gironi dopo era moroto. Adesso ci rido sopra, ma quando ero bambina questa cosa m'intristiva.
Adesso, non vi resta che votare!
baic
Minerva