sabato 25 settembre 2010

combattuta

Sono ormai quattro anni che faccio teatro. No, per essere precisi, questo sarebbe il quarto. Ieri è arrivato l'e-mail d'iscrizione.
Tutto bene, se non fosse che la cambiamo insegnante, ma non è questo il gran problema.
Il vero problema è che, io con gli orari non ce la faccio proprio.
In Svizzera andiamo a scuola tutti i pomeriggi fino alle 16:30. Poi noi finiamo due giorni alle 5:20 ed un giorno addirittura alle 6:00.
Io il tempo per studiare non so bene dove trovarlo. A scuola sono sempre andata più che bene, ma per materie come matematica ho dovuto sudare parecchio, perché non vedendoci, la matematica in braille è qualcosa di arcano per molti, e soprattutto di dannatamente intricato.
E quindi, io il tempo per studiare, se non il mercoledì pomeriggio, ossia unico pomeriggio libero, non so nemmeno dove trovarlo. Perché due ore mi faccio dare una mano con la matematica, ed il resto non so bene come metterlo. Non per vittimizzare, ma ho nove materie di studio. Ok, il male me lo sono voluta fare io.
Perché facendo sia francese sia latino facoltativo mi faccio un po' del male.
Quindi sono combattuta se fare teatro o meno.
Perché il teatro è stato per me uno sfogo. I saggi, alla fin fine, erano tra le cose più gratificanti che io abbia mai fatto.
Però me lo ricordo bene, di quando mi trascinavo a teatro con gli occhi annoiati, senza aver aperto mezzo copione, improvvisando le battute.

Quindi, staremo a vedere.
Per il resto, la vita va avanti. Sono giorni veloci, quelli che fanno parte della mia vita. Giiorni veloci, in cui crollo a peso morto alle nove e mezza di sera, ma mi sveglio alle cinque del mattino, e leggere sembra l'unica compagnia.
Però la scuola va avanti. La mia compagna S. (l'unica che si dimostri sempre gentile e soprattutto che mi parli tanto senza parlare solo di scuola) è in banco con me in tante materie, quindi riesco anche a non passare troppi intervalli da sola.
L'unica cosa per cui ci sono rimasta davvero un po' male è stata la verifica di tedesco. Era semplice, solo di ripasso. Ho preso 8,5. Sono stata una delle più brave. È che sono stati gli errori idioti che ho fatto, a farmi rimanere male. Perché dimenticare le maiuscole ai nomi o all'inizio della frase è cretino.
Mi sto innamorando ancor più follemente del latino. L'ho già detto, ma continuo a ribadirlo. Le ore di latino (escluse quelle di italiano, s'intende) sono le ore più belle. Io a latino non sto seduta sulla sedia. O meglio, sto seduta, ma è come se fossi ritta impiedi. Sono sporta per metà fuori dal banco, carpisco ogni parola della prof, la mia mano scatta manco fosse un automa. Mi piace studiare, mi è sempre piaciuto. Ma non ricordo di averlo fatto con tanta passione, se non per italiano e per alcune ore di storia, in cui il prof, invece di farci fare quella quantità assurda di esercizi, spiega davvero.
IO VOGLIO 10 ALLA FINE DELL'ANNO A LATINO. Non sono avvezza as scrivere tutto in maiuscolo, ma qui ci vuole. Perché mi piace così tanto, che impegnarmi mi viene naturale.
Domani se riesco posto una recensioncina, ma mi sa tanto di no, perché sarò immersa nella campagna emiliana.
Baci
Minerva

mercoledì 22 settembre 2010

nuove, buone nuove

Un po' di sorriso all'orizzonte. Anche se non sono ancora informissima, sto riassestandomi.
Anche a scuola tutto riprende. Ieri verifica di tedesco, vi farò sapere venerdì com'è andata. Sempre ieri la primissima interrogazione di latino. Non so cos'è successo. Non lo so proprio. Ero agitata, questo è vero. Ma poi, quando la prof mi ha chiesto i vocaboli, sono partita. Sembravo un treno. Parlavo, sicura, veloce, ma senza mangiarmi le parole. L'interrogazione è stata perfe
tta.
Vabbé che nell'orale sono sempre stata brava. Nello scritto meno, perché avendo la possibilità di cancellare e di correggermi all'interno della verifica combino sempre pasticci.
E poi ho trovato una compagna davvero carina. È l'unica che non si sia tirata indietro, che non mi faccia sentire solo cieca e basta. Gli altri non sono cattivi, intendiamoci. È che sono timidi, tanto. E non so bene perché, c'è sempre tanto, tanto imbarazzo a relazionarsi con una persona con un altro handicap.
Io, dal canto mio, sto cercando di diventare maggiormente indipendente possibile. Devo farcela da sola.
Io non devo contare sugli altri per queste cose.
Perché di trovarmi a vagabondare in mezzo ad un piazzale da sola, non ho più voglia. E credo di star estrapolando la forza dall'esperienza del collegio. Dalla tizia che mi piantava lì. E ciò non vuol dire non relazionarsi. Ma vuol dire avere relazioni, ma anche no. Vuol dire non dipendere dagli altri, dai compagni di scuola no, perlomeno.
Poi mi sto unpo' appassionando al latino. Mi piace, mi piace studiarlo, mi piace quel poco che abbiamo fatto, adoro fare i collegamenti con l'italiano e con il francese, adoro la prof fan di Vasco e adoro le sue dis
sertazioni romagnole e mi piace follemente studiare a casa. E poi c'è la prof N. Lei, che non è mia insegnante di latino, doveva esserlo, è il mio mentore. La vedo di sfuggita prima di fare latino. Mi da la carica. Mi costringe, senza dirmi niente, a far bene latino. È per lei che io studio latino. Per me, in primis. Ma quando ho pensato a lei prima dell'interrogazione, mi ha portato tanta tanta fortuna.

Ci sono anche dei lati negativi di queste giornate, ma non ne voglio parlare!
Baci
Minerva

domenica 19 settembre 2010

recensione: un giorno perfetto (Melania G. Mazzucco)

Ecco, mi son ricordata di fare una recensioncina. Miracolo dei miracoli, davvero.
Quello che presento oggi però non è un libro letto di recente. Infatti, nel mio profilo di blogger, è nell'elenco dei libri preferiti da marzo. E siccome quell'elenco è lungo lungo, voglio estrapolare i libri più belli che figurano lì dentro, e farne una recensione.
Titolo: un giorno perfetto
Autore: Melania G. Mazzucco
Editore: Rizzoli
Anno di edizione: 2008
pagine: 411

Descrizione
Dopo aver prediletto storie ambientate nel passato, Melania Mazzucco sceglie la Roma di oggi come scena per il suo romanzo. Il giorno perfetto - come nel
titolo di una canzone di Lou Reed - è quello in cui Camilla compie sette anni, Zero fa esplodere la prima bomba in un McDonald's, Emma perde il lavoro,
Kevin le mutande, Elio recita il discorso sbagliato al suo comizio elettorale, Valentina fa un piercing all'ombelico, Maja trova la casa dei suoi sogni,
Sasha festeggia l'anniversario dei dieci anni con l'amante, Antonio vede la moglie per l'ultima volta e qualcuno carica con 7 colpi + 1 la sua pistola.
Mentre le loro strade si incrociano sul grande palcoscenico di una Roma frenetica e sorprendente, e la tensione si accumula, le loro vite sembrano destinate
a esplodere in mille pezzi. Romanzo corale, affresco sociale, foto di gruppo di una nazione, questa cronaca di un giorno apparentemente qualunque in una
grande città di oggi è un'immersione totale nella realtà che ci circonda. Una storia d'amore e disincanto, di scuola e di lavoro, una notizia da prima
pagina e uno straziante caso di nera. Ma soprattutto, l'anatomia di una famiglia: ragazze e bambini, uomini e donne, madri e padri, figli e figlie, scene
da un matrimonio in cui ciascuno, nel bene e nel male, può riconoscersi.


Recensione:
Melania Mazzucco mi era piaciuta già con Vita, un romanzo di cui non sono mai riuscita a leggere la fine, perché ho ancora paura di come possa evolversi la storia d'amore davvero sublime dei due protagonisti.
Ma questa volta, il libro l'ho divorato. E l'ho riletto, e la rilettura è stata davvero meglio della prima lettura.
Un romanzo dal ritmo così travolgente, incalzante, fremente, magico. Due famiglie, diverse in tutto. La prima, una famiglia delle borgate romane, una donna appariscente, una figlia adolescente e non mologata ed un bimbo adorabile. Il padre non c'è più. O meglio, c'è, ma è stato allontanato. Ed Antonio, ovvero il padre, è un buodigard dal temperamento impetuoso e violento, ma ancora perdutamente innamorato della bellissima moglie, Emma.
Infatti, lui la pedina sotto casa, le telefona al lavoro, fa di tutto per vedere lei ed i figli.
Dall'altra un'altra famiglia, quella dell'avvocato a cui Antonio fa da buodigard. Un avvocato ambizioso, ma dai sani principi, una moglie stanca ed una bimba saccente. Ed un figlio rivoluzionario, rinnegato ed appartente al primo matrimonio dell'avvocato.
Ok, detta così sembra una storia comune. È che saranno i personaggi indimenticabili, lo sfondo di una Roma opulenta, sia nella ricchezza sia nella povertà, oppure sarà che l'autrice ha un modo di descrivere le situazioni travolgente e tanto reale, fattostà che questo libro è entusiasmante.
Perché alla prima lettura, io l'ho trovato in certi momenti noioso, in altri molto bello. Alla seconda, di lettura, è riuscito ad emozionarmi, a farmi piangere ed ha coinvolgermi davvero tanto.
Quindi, è un libro da nove pieno, anche qualcosa di più direi.

Baci
Minerva

sabato 18 settembre 2010

compleblog

Il mio blog ieri ha compiuto un anno. Ed io manco me ne sono resa conto. O meglio, nei giorni prima ci avevo pensato. Ma ieri, fin che non ho toccato le coperte e scrivere non era possibile, non me ne sono ricordata. È che non sono bei giorni, questi. Giorni grigi, e per tanti motivi, e non solo per le giornate che si fanno fredde e il cielo che si fa coperto. È che, diciamocelo, in questa settimanuccia non sono successe tante cose positive. Ho preso il mio primo 6,5 in grammatica. Ok, il test era arduo, perché il prof voleva dimostrarci (spiegandoci un argomento in due minuti) che la teoria, senza la pratica, non serve. È che anche se non ha tenuto conto del voto della verifica, a me la cosa non è andata giù per niente direi. E poi sono successe altre cose, ma di scrivere di tutto questo non ho la forza. Fattosta che oggi sono stanca, priva di sorriso e di voglia di studiare, con la gola per un quarto sigillata e per il resto morbidamente avviluppata dal catarro, e con la testa che minaccia una serie di piacevolissime bastonate metaforiche.
E poi c'è questa cosa del mio compleblog. Un anno... Non è volato, assolutamente. Questo blog mi ha vista triste, ma per la maggior parte delle volte positiva e felice. Perché io mento continuamente. Non a voi, intendo. Ma provo a trasmettere della sottoscritta un'immagine molto positiva. È che quest'immagine gioiosa da forza a me stessa. Il crearmi questa faccia allegra e sorridente, riesce a restituirmi un brandello di sicurezza, perlomeno apparente.
Mi fa un po' strano pensare a tutti i lettori che sono passati di qua, per caso o meno. Molti, purtroppo, hanno commentato assiduamente, ma per poco. Se ne sono andati, non so il perché. Altri però da qui non si sono schiodati. Si sono affezionati al mio cantuccio, pieno di poesie e di recensioni letterarie traballanti, e sono rimasti a leggere i miei sproloqui. La frequenza con cui scrivo oramai è un po' scemata, purtroppo. Ma sarà che studio tanto, sarà che questo periodo non è proprio roseo, ma di scrivere non ho voglia. Il tempo lo troverei, ma sono appestata da una certa apatia grigia.
Adesso vado a rileggermi dei vecchi post e poi studio tedesco che martedì c'è la verifica e devo prendere un bel voto, perché le gioie scolastiche ultimamente sono l'unica cosa per cui sorrido un po'.
Baci
Minerva

sabato 11 settembre 2010

eccomi

Sono ancora viva, stranamente. È che studio tanto e soprattutto, dormo normalmente, a parte in certe nottate in cui sono parecchio ansiosa.
La scuola procede direi quasi benissimo, sono tornata alle mie adorate lezioni più decisa che mai a dare il massimo, studio abbastanza e soprattutto le giornate sono impegnative. La classe non è malvagia, solo stanno riniziando le battutine tipo:
"Ma tu hai il correttore delle maiuscole quando fai i temi! Non è giusto!"
Il correttore delle maiuscole ce l'ho, ma solo quello, nessun correttore grammaticale. Allora. Se uno in terza media ha ancora problemi con le maiuscole (e soprattutto ne fa un caso di stato) è un problema un pochino grave. E poi non è giusto mi sembra una frase cretina. Non è giusto nemmeno che la matematica per me sia più complessa, che io non riesca ad andare a scuola da sola, che io abbia il bastone bianco. Perché se vogliamo metterla in questi termini, la vita è un'ingiustizia.
"Ma perché non ci si può limitare a vedere quel che si ha, invece che vedere solo ciò che non si ha e che l'altro ha?"
Ma gli svantaggi della cecità non vengono mai considerati dai miei compagni di classe. Tant'è, devo solo imparare a rispondere, invece che a contrattaccare in maniera debole ed inefficace. Ma questi sono davvero gli unici aspetti negativi di questo terzo anno di scuola media, per ora. Aspettiamo di vedere come andrà la verifica di tedesco, che poi ne riparliamo.
Il tempo va tanto veloce, quando sono a scuola. Le lezioni si susseguono senza lasciarmi prendere fiato, non c'è spazio per l'apatia e per i pensieri. Ma mi va bene così, davvero. Preferisco essere occupata e senza tempo per fermarmi a riflettere piuttosto che tranquilla e troppo meditabonda.
L'unico svantaggio (vabbé, ce ne voleva uno) è che leggo poco o niente e non mi concentro quando cerco di farlo. Cerco un bel libro, è che quelli che mi consigliate non li trovo online e non so bene come fare. Oramai la mia biblioteca dipende esclusivamente da internet.
Ora vado a studiare francese.
Baci
Minerva

lunedì 6 settembre 2010

chiedo venia

Chiedo venia se scrivo poco o niente, in questo periodo. È che sono stanca, stanchissima direi. Esco da scuola, scrivo il diario, studio, mangio e poi crollo anche alle otto e mezza di sera, stecchita da un sonno bastardo che mi fa svegliare alle cinque di mattina. Ok, non che le ore di sonno siano scarse, intendiamoci. Però, non si potrebbe fare in modo che io non crolli a questo orario impensabile e che invece e che possa stare al pc o leggere fino per un po'? w

venerdì 3 settembre 2010

prima settimana

È andata. Cinque giorni strani, pesanti forse, stancanti sicuro e soprrattutto, lunatici. La classe non mi sembra male. Agitata, tantissimo. Ma mi sembra ci siano dei discreti elementi. Sapete che sono difficile, no? Latino si sta facendo meraviglioso. Le due ore alla settimana vorrei non finissero mai, davvero. Mi piace troppo come insegna quella donna. Ma ci sono altre ore che vorrei prolungare all'infinito. Io a scuola sto bene, più o meno, ansie a parte. Sono sempre la stessa Minerva dell'anno scorso? No, sono diventata diciamo così, più confusa e meno risoluta. Ma sono diventata anche, a tutti gli effetti, un'adolescente. Io odio questa parola. Perché credo davvero che l'adolescenza sia soggettiva, come tutto del resto. Per me l'adolescenza non è una fase. È un combattimento, contro se stessi soprattutto, che cerca, in qualche modo, di affermare la propria personalità in questo mondo, ma che alla fin fine la propria personalità la trova solo vivendo tutta la vita.
Il problema è che cerco di riempire in tutti i modi i pomeriggi. Faccio i compiti che dovrei fare entro una settimana, studio per le verifiche che saranno fra quindici giorni eccetra eccetra. Il problema è che la noia, il baratro mi spaventano. Non voglio riconficcarmi nell'apatia come l'anno scorso, quindi provo in tutti i modi a fare qualcosa, sia esso scrivere o studiare. Poi domenica riscappo in campagna. Mi rifugio nel verde piacentino, anche solo per riassaporare un po' i sapori campagnoli e per staccare dalla mia cameretta. Domani non so bene che farò. Credo studierò, leggerò e proverò ad uscire un po' di casa. Ah, scusate se commento di rado, se non rispondo ai vostri, di commenti, è che sono distratta. Passo sempre, ve lo giuro.
Baci
Minerva