domenica 3 aprile 2011

Mi sto imponendo di scrivere con la forza.
è controproducente, ne sono conscia.
Ma mi dispiacerebbe rileggere il mio blog e non trovarvi niente di questi mesi.
Ho smesso di scrivere di colpo.
La scusa era il pc bloccato. Ma chissà perché quando il pc è tornato non ho più ripreso.
Forse lo scrivere un blog è qualcosa che richiede una specie di allenamento, forse dovrei buttar giù una serie di pensieri, perché quelli sono l'unica cosa che non manca mai.
Eppure c'è una pudica vergogna che mi impedisce di scrivere qualunque cosa.
Ieri è stato l'anniversario della morte del papa.Mi sembra impossibile siano già passati sei anni, sei lunghissimi anni.
Mi ricordo come se fosse ieri quel giorno.
C'era la Nonnacastana, era passata da poco la pasqua che quell'anno era caduta molto presto.
Guardavamo un film tutti insieme, qualcosa su Cleopatra e su Asterix, anche se non posso esserne sicura al cento per cento perché mia madre non è il tipo che si ricorda queste cose e quindi non mi può aiutare.
Poi sullo schermo comparve la scritta:
"Il papa è morto."
Quattro parole che penso abbiano fatto male a tante, troppe persone.
La domenica in televisione si vedevano solo messe in tutte le lingue e concerti di musica classica indetti in suo onore.
Poi lo scompiglio di quei giorni: il rieleggere il nuovo papa, l'antipatia che i miei genitori nutrivano per lui.
Allora ero una bambina estremamente devota a tutto quello che era religione. Mi attraeva il lato letterario della cosa: leggevo alcuni passi della bibbia come se fossero avventure di Salgari e le preghiere io le recitavo con tanta passione, come se stessi interpretando la più romantica delle poesie.
è sempre stata nella mia indole, questa cosa di rigirare le parole a mio piacimento.
Ieri ho continuato a pensare a quel giorno di aprile. Non tanto perché io ora sia una persona estremamente pia e devota, ma perché ricordo nitidamente quanto quel giorno fui devastata.
Anche il papa moriva. Il papa, che era la persona più vicina a Dio.
Il passaggio dall'infanzia all'età adulta è segnato da tanti piccoli cambiamenti impercettibili di cui forse ci si rende conto solo in seguito.
Quello è stato il giorno per la prima volta ho dubitato di tutto quello che mi era stato insegnato dalla maestra di religione.
Poi beh, crescendo ho avuto modo di leggere, scrivere, parlare e pensare con la mia testa e non con quella altrui.
Ma quel 2 aprile 2005 da piccola mi sconvolse parecchio.
E per me il 2 aprile, qualsiasi cosa accada, resta sempre un giorno strano.
Ieri è stato uno dei soliti sabati passati qua a casa.
Ho studiato tutta la mattina e parte del pomeriggio. Poi ho letto, la sera ho finito il libro che avevo iniziato nel pomeriggio.
Eppure la voce di mia nonna che leggeva:
"Il papa è morto" mi è rimasta sempre in mente, stampata come una specie di richiamo.
Ecco. Questo doveva essere un post completamente diverso da quello che è stato. Doveva essere una cronaca quotidiana scontata e monotona ed invece è stata una nebulosa riflessione.
Ma io sono fatta così.
Baci
Minerva
ps: Il mo computer lo manderò presto a fare una passeggiatina dal tecnico. spero mi ripari quel guasto che mi impedisce di leggervi!

3 commenti:

Pepe ha detto...

Non perdo alcun tuo post. Lo leggo come se fosse un consueto appuntamento con la riflessione... Ti aspettiamo.

PaolaFrancy ha detto...

eccomi qua, a condividere con te anche questa riflessione. quando il papa e' morto, la mia nipotina era nata da pochi giorni.mi ricordo che eravamo li' vicino a lei, silenziosi. e anche lei lo e' stata, come se avesse capito...
e' stato un grande uomo, prima di essere un grande papa.

senti un po'...ho pensato che pubblicare un post su amsterdam non fosse giusto. ho scritto qualcosa, quello che per me e' quella citta' e lo voglio scrivere qui, solo per te. Cosi' e' come io ho percepito amsterdam. mi farai sapere le tue sensazioni:

Amsterdam e' un infuso di austerita' nordica e di anticonformismo. E' l' esempio pratico di come una citta' possa prendersi cura di chi la abita. E' un pezzo della nostra storia recente, come se il libro delle medie si aprisse e ti facesse saltare dentro le sue pagine. E' un tempo freddo, ma di mare, in cui i bulbi non possono che essere felici. E' un mare educato, non sfrontato come quelli del sud (anche se penso si incazzi anche lui, come tutti i mari). E' una gita sui canali, tanti, che ti trasportano come un labirinto. E' una casa alta, con la fine a punta, dove i mattoni fanno gli scalini. E' uno splendido orto botanico, che riporta all' eleganza dei fiori e all' esotico che c' e' in alcune, molte piante.

cosi' e' come io ho interpretato questa citta'...le case a punta, i tulipani, la rigidita' del nord mista all' educato anticonformismo della sua gente.
allora, mi farai sapere? paola

Federica ha detto...

anche io ho scritto un resoconto di quei momenti: spero che tu possa tornare a leggerli presto!