venerdì 13 maggio 2011

sfogone

“blogger non è al momento disponibile.” Ecco cos’era la scritta che è comparsa dieci minuti fa sulla mia pagina di blogger.
L’imprecazione che mi è uscita dalla bocca non la ricordo molto precisamente, fattostà che mi sono sentita molto “scaricatore di porto”.
Vabbé, avrò anchio il sacrosanto diritto di insultare uno schermo, visto che lavoro al computer mediamente tutti i giorni quando sto a scuola, e pure quando sono in vacanza.
Cavolo, Blogger, ma è possibile che dovevi bloccarti proprio nel giorno in cui avevo deciso di riaprirti e di scrivere uno sfogone che neanche Leopardi avrebbe potuto fare di meglio.
Ah sì, Blogger. Perché le cose non vanno bene, ultimamente.
No, non vanno neanche male. Semplicemente, “non vanno”.
Scuola non posso dire che proceda come non dovrebbe. Interrogazioni e verifiche, nonostante siano all’apice della loro intensità, procedono a gonfie vele, con la solita sfilza di bei voti a cui non riesco nemmeno più a sorridere, come se ci avessi fatto la noiosa abitudine.
Non leggo affatto. Cioè, leggo solo libri di quelli che sono diventati i pochi scrittori che riesco a leggere senza morire d’insofferenza: Allende, Camilleri, Benni, la Hayden e gli altri.
I soliti, insomma.
È il resto a sembrare, ed effettivamente essere, vuoto.
La primavera, invece di rendermi la gaiezza in persona come fece l’anno scorso, mi ha resa antipatica, a tratti scostante e soprattutto apatica. Non riesco a sorridere delle piccole cose, ecco cosa non riesco a fare.
Non c’è la magia di cui scrivevo un anno fa e mi continuo a chiedere come, e pure quando, sia evaporata come la neve a giugno.
La Minerva dolce e piena di idee poetiche (assurde, ma non ha la minima importanza) non la trovo nel benché minimo angolo del mio cervello.
Pare se ne sia andata, sostituita da una ragazzina un po’ smarrita un po’ annoiata senza neanche i grilli per la testa a tenerle compagnia.
Cosa sta succedendo? Non credo di essere solo stanca, questo no.
Non sono affatto stanca. Nervosa, quello tanto.
Non appena a scuola c’è qualcosa che non va (schede mancanti, docenti che si dimenticano di mettere le cose a pc in modo che siano leggibili) divento irritabile e tanto scocciata. Ed il bello è che questa sorda stizza non la sfogo su coloro con cui potrei anche irritarmi, ma su me stessa e sulle persone a me più care, la mia famiglia e l’Angelo in primis che ormai sopportano questi sfoghi d’accidia come se fossero routine.
Scrivo, quello sì e pure tantissimo.
Ma per la prima volta non trovo consolazione nel battere sui tasti.
Scrivo storie che non mi appartengono, di personaggi che non mi assomigliano e da tutto questo non traggo alcun beneficio, se non quello di apparire distratta e stordita.
Dovrei riniziare da capo questo 2011 che non è stato positivo, di per sé. Ma non ho ancora trovato alcun motivo per trovarlo negativo, quindi non saprei neanche lontanamente come fare per ricominciare.
Forse dovrei fare qualcosa: trascorrere una giornata non so dove e con non so chi, immergermi in un contesto speciale.
Ma sono andata quattro giorni ad Amsterdam nell’illusione che qualcosa cambiasse radicalmente. Che qualche meccanismo, del mio cervello potesese tornare ad ingranare ed a farmi rendere la Minerva che sono sempre stata e che voglio tornare ad essere.
Prima di tutto, vorrei ricominciare postando più spesso qui. Quando scrivevo quasi quotidianamente era perché tutto andava bene.
Si dice sempre che si scrive più volentieri quando non si è soddisfatti. A me accade il contrario.
Quando sono felice e leggera, la voglia di condividere con qualcuno, o anche semplicemente con word, un’emozione perché non si sciupi è tanta, tantissima.
Ma ora che non sono neanche triste per qualcosa in particolare è difficile spiegare, è difficile capire ( tanto per citare Guccini) cosa stia succedendo al mio povero cervellino seriamente disturbato.
Non so quanto sfogarmi su questa pagina che mi sembra seriamente asettica e muta possa farmi bene. Ma ormai, male non può più fare, no?
So solo una cosa:
“Poi passa.” Lo ripetono i libri, i film, le persone vere. E lo penso anchio. Perché questo mio stato di confusione, apatia ed insofferenza generale non può durare per sempre. Ieri pensavo al fatto che avrei potuto conviverci con tutta la vita. L’idea mi ha atterrita veramente tanto. È come se avessi avuto davanti un presagio, un’ombra greve che ofuscava il mio futuro. Non sto scherzando, per un attimo ho seriamente creduto di essere cerebralmente andata. Spero che la Minerva un po’ timida, un po’ autoironica ed un po’ scrittrice torni presto a bussare alla mia porta.
La accoglierò a braccia aperte, davvero. Perché mi lascerò alle spalle senza riluttanza quell’essere apatico ed irritabile che sono diventata.

Bene. Mi sono sfogata e ne sono assolutamente felice. Intanto le mie imprecazioni da carrettiere contro google hanno sortito qualche effetto, perché blogger parrebbe funzionare (non cantiamo vittoria eh).
Non sarebbe finito, questo sfogo. L’altra metà mi si è incastrata in gola, ma essenzialmente è uguale a quella appena riportata, tranne forse che è più malinconica ancora.
Ho bisogno di distrarmi e di ottimismo, ecco di cosa ho bisogno. E non della compagnia di un libro, che ho come l’impressione che potrebbe invischiarmi in una rete di stanche fantasie che mi fanno paura.
Beh mi sono tolta questo peso dal cuore. No, dal cuore no. Dalla gola.
Io le cose che mi tengo dentro le riverso in due punti essenziali del corpo: stomaco e gola. Dentro lo stomaco ci vanno i dolori (piccoli e grandi) immediati, che fanno male subito e che sono un campanello d’allarme che dice: “attenzione, le cose non vanno.”. In gola invece ci tengo le cose peggiori. Quelle cose apparentemente non nocive, ma che poi messe insieme formano un groppo enorme, da farti venir voglia di piangere nel bel mezzo di una lezione di italiano sulla poesia, e ti rendi conto troppo tardi di avere gli occhi lucidi.
Ho bisogno di ottimismo, ecco di cosa ho bisogno. Di ottimismo e distrazioni, ma mi pare di averlo già scritto.
Baci
Minerva

3 commenti:

Federica ha detto...

ieri non so cosa non ho detto a quelli di blogger: finalmente avevo tempo per scrivere e una cosa da raccontare e quello sciopera, non sono cose da fare? ;)

quando scrivo a volte mi sento più leggera, altre invece finisco e mi sento insoddisfatta: col tempo ho scoperto che -almeno a me- scrivere serve per chiarirmi le idee, solo che non me ne rendo conto lì per lì ma solo quando dopo qualche tempo lo rileggo...

in primavera ci sono i temporaloni minerva, ma poi il sole torna! un abbraccio grande grande!

Melina ha detto...

Ciao...
Il mio consiglio, da quanto evinco fra le righe, è quello di liberarti un pò DA TE STESSA e di essere di + TE STESSA...
Io ho tutt'altre esperienze rispetto alle tue, ma conosco discretamente la sofferenza e molto meglio la felicità, e la prima arma per riuscire e per star bene è l'umiltà, specie quando ci si guarda allo specchio...La vita mi ha dato una grande lezione in merito, x questo adesso apprezzo molto d + tutto quello che accade e affronto anche meglio i momenti negativi!
Ti abbraccio,buona serata!

Marcello Affuso ha detto...

Ti leggo da un pò. Mi piace il tuo stile e il modo in cui trascrivi le tue emozioni. Comunque sia blogger l'abbiamo odiato un pò tutti in questi giorni, e l'ottimismo si è necessario, non solo per te, ma per tutti. La vita è come la vuoi vedere.
Buon weekend!