domenica 18 dicembre 2011

i'm so tired

C'è che mia zia (è sorella di mia nonna, ma per me è zia) è in coma o in stato pseudovegetativo da tre mesi.
è successo tutto così all'improvviso.... Una telefonata al mattino dalla nonna, "ha avuto una commozione cerebrale, è a Cremona".
Rianimazione, giorni in cui non lo sapevo bene, che cosa augurarmi.
Che era troppo. Troppo per la nonna che si mangiava i chilometri d'automobile per andare dal paesino romagnolo sperduto in cui abita a Cremona, troppo per la Bisnonna che, lucidissima, continuava a pregare un Dio in cui crede ancora di portargliela via, piuttosto che vederla soffrire così. Troppo per me e mia mamma, a cui s'incrinava la voce ogni volta.
E siamo a dicembre, oramai. Ed è sempre lì, a Cremona.
Che oggi siam andati a trovarla. Io, mamma e Fratellino.
Che non volevo lo portassero a vederla, ha dieci anni. Ed è rimasto leggermente shoccato, e capisco davvero.
L'ospedale sapeva di cibo, a mezzogiorno. E mi ha dato la nausea, una nausea tremenda.
Sono entrata con la nonna, in quella camera.
Capiva, la zia, Dio se capiva. Ci ha allungato la mano e quando siamo entrate si è agitata. Ma... Nient'altro.
Non una parola, un sussurro. Solo il respiro affannato.
Ero più scossa prima di entrare che quand'ero dentro. È difficile, Dio s'è difficile.
Ti viene, da parlarle come ad una bambina piccola, ti viene davvero. Ho sempre criticato chi lo faceva, ma adesso capisco. Capisco, ma so che è sbagliato.
Che se capisce, non vuole di certo sentirsi trattata così.
Io... Quando le ho preso la mano mi sono sentita morire.
Perché lei era.... Era la donna con cui ho condiviso tante estati della mia infanzia. In campagna, quando m'insegnava a distinguere le varie caratteristiche dei segni astrologici (Dio, ora saprei fare il profilo di una persona in base al segno zodiacale ad occhi chiusi, comprese le abitudini alimentari e le preferenze sul luogo di vacanza, abbinando colore del segno, pietra ed erba aromatica) e mi faceva oscillare davanti agli occhi un pendolino che sbagliava tante delle sue definizioni, ma che ci siam sempre divertite ad usare.
E l'ultima volta che son stata da loro, abbiamo guardato tanti film assurdi, ridendo di ogni cavolata con lei e la nonna. Ed abbiamo passato un pomeriggio a sentire la radio ed a pulir le melanzane.
Ed adesso è lì. Con il viso struccato ed i capelli grigi e corti. Lei, che per le tinte ed il rossetto avrebbe dato qualsiasi cosa. Non era mai stata una donna maniaca del vestire, ma le piaceva.
Non.... Non sapevo cosa dirle, io.
Le parole mi son morte in gola. Poi con la nonna e la mamma un po' di cose siam riuscite a dirle.
Mi son inceppata a parlarle della scuola.
E poi la nonna le ha detto del concerto di McCartney.
"Te li ricordi, i Beatles?", le ha chiesto. E le abbiamo canterellato a labbra chiuse yesterday ed Imagine.
Lei i Beatles li adorava. Li adorava come tante ragazzine dell'epoca, cantando le melodie con il mio stesso inglese monco, sperando che loro facessero parte del sogno di quegli anni.
Ed alla fine l'abbiamo lasciata, la zia, che si agitava nel letto. I medici dicono sia epilessia, fatto sta che trema violentemente.
Siamo uscite e l'aria sapeva di neve. Rintanati in un bar con il nonno.
Il pomeriggio.... è andato bene. è venuta la mia amica, abbiam girato per Cremona, abbiam preso la cioccolata.
In macchina mi sono sciolta in lacrime. Mia mamma è sempre quella più fragile, la più emotiva ed anche lei non era esattamente in forma.
Io ho promesso di caricarle un ipod vecchio che ho in casa con le canzoni che le piacevano e di portarlo.
Ma poi stasera, sempre in macchina, in un singhiozzo strozzato ho detto: "Ma se lei non la volesse, la musica, come fa a dircelo?"
Ci sono cose a cui è meglio non pensare, non in certi momenti almeno.
Il fatto che lei non possa scegliere, desiderare, chiedere. O perlomeno non possa esternare nulla e noi non la possiamo capire.
Perché io me la immagino benissimo, con le cuffiette, stufa di sentire sempre la musica. E non lo può dire. Oppure il silenzio, certe volte, credo la soffochi.
Ed intanto la vita va avanti. Nonna corre e si affanna fra la clinica e la casa, nonno la segue.
E la Bisnonna impasta, rimesta, inforna torte. Il cucinare esorcizza i suoi fantasmi, credo.
Ed il Natale lo sento così poco, quest'anno.
Perché la zia manca. Avrò tanti bei ricordi di bambina, con lei e la nonna.
Ma comunque, quando hai quattordici anni e non riesci a fregartene, è difficile.
Scusate, scusate lo sfogone incoerente e sgrammaticato...
Un abbraccio a tutti
Minerva

5 commenti:

Lunga ha detto...

So di cosa parli, anche se non ho avuto a che fare con agonie tanto lunghe. Ed è brutto anche sentirci dire di farsi forza, ma in effetti è l'unica cosa che possiamo provare a fare.

Federica ha detto...

mi spiace tanto.

ti abbraccio

Castagna ha detto...

Non si può spiegare quel bisogno di essere vicini a una persona in queste condizioni e contemporaneamente il desiderio tremendo di essere altrove, in qualsiasi altro posto, ma non di fronte a una cosa simile.

Parlale e dille che sta per passare, che non abbia paura, ripetiglielo, che andrà tutto bene. Dille di non avere paura, perchè lei ti sente. Se potessi liberare il suo spirito dalla paura dell'ignoto le daresti una mano. Il suo corpo si libererà quando è ora, purtroppo.

Ti abbraccio forte. Vogliti bene, queste cose lasciano un segno, perciò cerca di coccolarti e viziarti con tutto quel che puoi avere di bello prima e dopo le visite in ospedale, che sono dure.

minerva ha detto...

@lunga: grazie per solidarietà ed abbracci.... è sempre bello trovarne un po'.
@Federica: vedi come sopra... grazie, grazie di cuore.
@Castagna: Temo che non ci vado e non ci andrò tanto spesso. Ci proverò, ci provano già tutti a dirle che "va tutto bene". Autococcolarmi ed autovolermi bene l'è dura, che io non mi autococcolo spessissimo.
baaci
ceci

Anonimo ha detto...

Cara Ceci,
tu sei così speciale che troverai la forza per superare questo momento!!
(una tua silenziosa lettrice...)