giovedì 29 dicembre 2011

piano piano....

Sono scappata letteralmente da casa. Fuggita in montagna, cercando di lasciare in città (oddio, la definizione mi fa sbellicare dalle risate) un po' di fardelli inutili.
Ho lasciato a casa il telefono, involontariamente, ma tanto meglio. Nessuno squillo o avviso di sms.
Siamo scappati qui dopo un Nataltosto coi fiocchi, e dopo un dicembre difficile. Papà col lavoro è davvero tiratissimo e scatta per qualsiasi cosa, mamma di logica conseguenza è irritabile e noi figli ne subiamo le conseguenze. E poi c'è la storia di mia zia, ma non ho voglia di riparlarne.
Ho ritrovato la mia neve, i miei silenzi, la mia quiete.
Ho bisogno di staccare la spina. Devo disattivare un poco i neuroni, in questi giorni.
Anche se il diario zeppo dei compiti da fare pesa, e la scuola in questi giorni è l'ultimo dei miei pensieri.
Oggi son andata a camminare per i sentieri imbiancati dalla neve, con cane e mamma al seguito. Pace, ecco di cosa ho bisogno.
E di dare un ritmo, dare un ritmo ai pensieri, alle giornate, alle parole. Io lo dico sempre, che scrivo perché devo dare un ritmo al trascorrere del tempo.
È bello immergersi in questo torpore assoluto. La neve che scricchiola, magari qualche parola, gli sci che van da soli.
L'unico filo che mi lega disperatamente al "là fuori" è la corrispondenza con la nonna. Mi fa male, sapere come stanno, sapere delle lacrime versate e trattenute, dei pugni che vorrebbe tirare al muro e di quell'interminabile rito ch'è il correre in ospedale, sapere che va sempre peggio e poi guardare la foto di mia zia vent'enne e costatare amaramente "quella nel letto è una sconosciuta, quell'altra è mia sorella.".
Mia nonna è una donna forte, che ha un'incredibile freddezza apparente nel reagire. Sarà che lei ne ha passate tante, ma sembra sempre incrollabile. Eppure quando leggo certe cose, per iscritto, fa un male assurdo. Però le scrivo, delle mie vacanze, dei libri letti e delle canzoni ascoltate, perch'è sempre stato così fra noi.
Telefonate o lettere, fra noi c'è sempre stata quella "confidenza" ch'è tipica dei rapporti a distanza che non si sciupano nonostante lei viva a qualche centinaio di chilometri da me. E poi lo so che le fa piacere che le scriva, perché se riesco a strapparle un sorriso è comunque un bene.
Sto leggendo tanto e ascoltando tanta musica. A volte le canzoni sono l'unico modo per tenere zitto qualcosa, quella voglia di piangere che mi prende in questi giorni. Solo le canzoni riescono a placare quell'arrabbiata disperazione che mi coglie pensando a quanto sia fortunata io, rispetto ai nonni ed alla zia, e all'umanità intera.
Dio, basta. La neve placa tutto, spero.
Quando scio (sarebbe più corretto dire che tento il suicidio sulla neve) non ho il tempo di pensare, di rimpiangere, di pseudoinvocare qualcosa o qualcuno. Non sono mai stata fanatica dell'attività fisica, ma a volte ce n'è bisogno. Svuota il cervello, evita certi pensieri e certi percorsi mentali che portano sempre in una direzione unica.
Ma va tutto bene, alla fine.
Non ce la faccio, a vedere tutto nero. Non qui, in questo paesaggio svizzero da cartolina con questa neve ed una casettina di bambola deliziosa in cui abitare.
Grazie a tutti, se commentate, leggete o soltanto passate da qui.

Minerva

4 commenti:

Federica ha detto...

...la magia della neve :)

un abbraccio!

PaolaFrancy ha detto...

ciao cara, sei talmente saggia per la tua età che spesso mi sorprendi leggendoti. non sei scappata, ti stai semplicemente volendo bene. continua così, faTTi del bene. un abbraccio e tanta buona neve, paola

Lunga ha detto...

Ritrovare la serenità, ritrovarsi anzi, è importante. E capita di farlo perfino sulla neve! Buon anno!

secondo binario ha detto...

Ciao!!! Piacere di conoscerti!!! su su tirati su sta per iniziare un nuovo anno!!!