mercoledì 14 dicembre 2011

pioggia sottile

Ecco cosa scendeva oggi dal cielo.
Una pioggia sottile. Di quelle che a me non piacciono tanto, che mi dico sempre "se piove che piova bene", pregando nei diluvi torrenziali che a me piacciono così tanto.
Eppure oggi l'aria sapeva di neve. Quell'aria fredda, secca e tagliente che i fiocchi bianchi li promette, e son stata tutto il giorno col desiderio di vederla, la neve, prima della mia verifica di matematica.
Ed invece no. C'è solo pioggia sottile, oggi.
C'era stamattina quando con la scuola siam andati a vedere "scialla!", che mi ha lasciato più che altro un grande senso di "ma qualcuno, dietro alla patina comica, è riuscito a coglierlo, 'sto messaggio?", che io ho fatto fatica e tanta, ed ho paura sia un film concepito male.
Pioggia sottile quando il prof di Matescienze (sì, sempre lui, ch'è una costante della mia vita) mi ha descritto tutto il film, comprese le parti in cui il tizio passavano i dvd pornografici alla televisione del protagonista (me lo sento, ora le statistiche di blogger diranno che "dvd pornografici" è la parola chiave più cercata) ed io son mezza arrossita mezza gli son scoppiata a ridere in faccia.
pioggia sottile quando son tornata di pomeriggio a scuola, con l'Angelo e sempre il prof di Matescienze, detto anche prof Pezzodipane. Che a spiegarglieli, i programi per la matematica in braille, ed a concordare un mezzo "sistema", per conciliare le sue esigenze visive e le mie tattili.
Che, per una volta, il direttore della scuola (in Svizzera il concetto di preside non l'ho mai sentito nominare) l'ha visto per caso, il programma, e mi son anche sentita fare i complimenti.
Pioggia sottile quando son tornata a casa ed ho spalancato la finestra, facendo partire windows media player con "shine a light", dei Rolling Stones, ch'è la canzone del giorno.
Pioggia sottile è quello che mi rimane di questo 14 dicembre 2011, insieme al ricordo di un film di cui probabilmente non mi rimarrà niente ed alla "canzone del giorno", che ho sentito per ore oggi e magari non risentirò per tanto, tanto tempo.
Che io son fatta così, con le canzoni. Capita di avere dei "periodi", e poi non le risento più pur avendone l'occasione tutti i giorni.
Son quelle canzoni legate ad un ricordo particolare. Altre no, altre ti accompagnano per mesi.
Tipo Woman di Lennon, ch'è una perla musicale, ha un testo di una semplicità disarmante ed a me fa venire i lacrimoni e tranquillizza anche nelle giornate in cui sono più stanca, e magari intrattabile.
Non piove più, ha smesso da un'oretta scarsa. Ora il cielo è grigio, con le sue brave nuvole che sembran quei panni stesi a Genova, lungo i Carrugi.
Che Genova, con quei suoi vicoli ed il violinista che suonava vicino all'Acquario Mozart con un modo di fare tutto arabo, e che mi ha sorriso e mi ha ringraziato in un italiano stentatissimo quando gli ho lasciato il resto che mi avevano dato quand'avevo comprato la focaccia. Non molto, ma avevo solo questo.
Che quel Violinista di Genova, insieme alla signora incontrata sull'autobus, sempre a Genova, che mi ha raccontato tutta la sua vita mentre io mi dibattevo per disincastrare il bastone dal punto recondito in cui s'era incagliato sono i più bei ricordi che ho della capitale ligure.
Che io mi affeziono troppo ai passanti, agli sconosciuti, alle loro storie. Mi piace scrivere e mi piacerebbe parlare di ogn'uno di loro come fa il Poeta, nei suoi piccoli racconti che son una morsa al cuore e poi ti lasciano così, con gli occhi opachi di una lacrima mezza versata ed una stretta alla gola.
I ricordi ne chiamano altri, sempre. E di quella gita a Genova e nelle cinque Terre ricordo le battaglie di arance alle undici di sera in una piazza di Levanto, ricordo il gelato che si scioglie in una coppetta ed il sole di giugno.
Manca la Liguria, manca davvero tanto. Mi manca anche se son stata male, lì, e tanto per certe cose, per quelle compagne che mi avevano evitata per tutta la gita dicendo: "Scusa, Ceci, non t'offendere se ti lasciamo da sola", ed io che non mi offendevo, ma ci rimanevo male e tanto.
Ma ho la capacità di rimuovere, io. Mi sono rosa lo stomaco per mesi, su quei ricordi. Ma ora guardando dietro vedo solo una Carrara che scotta di sole ed i vicoli di Genova, con i venditori ambulanti e quel ragazzo che chiedeva l'elemosina, con sopra la sua testa un cartello: "operaio specializzato, 26 anni, cerco lavoro". Quel cartello logoro me lo ricordo, Dio, me lo ricordo ancora e mi fa male.
Ed è la cosa che fa più male di Genova, quel mucchio di materassi sporchi distesi per i carrugi, l'urtare gente accoccolata per terra con il bastone. Pena, pena e rabbia.
Ed ancora questa pioggia sottile...

3 commenti:

Holly Golightly ha detto...

ti abbraccio forte :-)

Lunga ha detto...

quando si mescolano ricordi, pioggia e musica... è un fiume in piena di emozioni! bel post minerva!

Anonimo ha detto...

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