lunedì 31 gennaio 2011

premi

Ho tante cose per la testa in questi giorni.
Primo, il fatto che non stia per niente bene. e non parlo di psiche, intendiamoci. Ho la testa a pezzi da una settimana, non credo sia il ciclo, visto che non ce l'ho. Non importa, si sopravvive.
Leggo poco, studio abbastanza e scrivo tanot. imbratto word di mezzi pensieri e mezzi post, che poi non pubblico.
Tre angeli (e lo sono per motivi diversi che adesso spiego) mi hanno passato questo splendido premio, il Sunshine Award o blogger award, non mi ricordo più!
Io dovrei, quindi, premiare una dozzina di blogger che mi piacciono.
Premetto che i link non li so ancora mettere, dopo un anno e mezzo di blog. Ma sinceramente, a me bastano le parole.
Prima di tutto, i tre angeli che mi hanno mandato il premio.
1. Federica (una ciliegia tira l'altra): per le mille idee, la simpatia ed il calore che mi ha dato in questi due anni, perché è quella che mi segue da più tempo commentando tutti i post, suggerendomi idee, libri, film, canzoni. Glazie Fede!
2. Holly Goligtly: una ragazza meravigliosa, a dirla tutta, che credo non abbia minimamente capito quanto valga in realtà, ma spero lo possa capire presto perché non deve sprecare un attimo della vita che la aspetta... Ne sono sicura!
3. Ilfioredelmale: il mio angelo che si definisce una scopa coi capelli ricci, anche se non credo sia tutto vero. è probabilmente quella con cui ho passato più tempo a parlare su msn, quella con cui chattavo quotidianamente e parlavamo delle mille sfumature della nostra vita scolastica e non.
4. La prof (aule in tempesta): lei è un caso perso. So già che questo premio non lo farà, ma io glie lo assegno lo stesso perché se lo merita e perché mi diverto troppo nell'assegnarle tutti i premi possibili e nel vederla arrovellarsi per alleviarne la sofferenza.
5. Paolafrancy: una donna meravigliosa, troppo creativa per questo mondo apparentemente così convenzionale. Perché lei legge, pianta, sceglie tessuti e scrive. Queste sono le cose che le vengono più naturali, a parte l'amare sinceramente sia la sua famiglia un po' circo, come la mia, sia chi capita per la prima voltsa nel suo blog e le fa un complimento, vedi la sottoscritta.
6. Donatella: Dony, spero tu mi legga ancora. Lo so, questo premio ti è stato assegnato da decine di persone. Solo che anchio volevo darti questo piccolo regalo, per illuminarti la giornata e per trasmetterti un pizzico dell'ottimismo che mi anima. Ricordati di non cedere mai, ricordatelo sempre! Tu prova, riprova, non mollare.
7. Allegra: una ragazza tutta dolcezza e poesia, anche se ogni tanto ha degli sprazzi di cinismo. Grazie per seguirmi da sei mesi abbondanti, grazie per commentare ogni mio post con delle perle di una saggezza profonda e schietta.
8. Princesse perché è così spontanea e delicata, dotata di un modo di fare disponibile, comprensivo e gioioso.
9. Pepe perché la leggo sempre, mi diverte e segue il mio blog con tantissima regolarità! Mi dispiace per non commentare per niente, ultimamente.
10. Piccola stella senza cielo: intelligente, interessante, purtroppo troppo triste per capire quanto valga. Vale lo stesso per quel che ho scritto per Holly, non capisci quanto vali e quanto sei bella! E parlo di bellezza dentro, perché non vedendoci dell'esteriorità non m'importa, m'interessa quel che è sei davvero.
11. Veggie: per l'immenso lavoro che fa con questo suo blog impegnativo da tenere, per l'immenso aiuto che fornisce a tantissime persone più o meno in difficoltà. Con i bellissimi video che crea su youtube, di cui io posso gustare solo la parte sonora. Grazie di tutto!
12. Only Me: scusa anche tu per la mia vergognosa assenza, ma mi farò viva davvero presto! Ti lascio questo premio perché riconosco tutto quello che dai con i tuoi commenti filosofici, con quei post tutto fuor ché concreti, ma bellissimi!
Chi ha ricevuto il premio, deve
- passare il premio ad altri dodici blogger
- scrivere i blogger cui si intende conferire il premio in un post!
Baci
Minerva

giovedì 27 gennaio 2011

non dimenticare

Oggi è la giornata della memoria.
Nessun giornale svizzero che ne parla, nessun professore che la nomin, prof di Lettera a parte.
È triste come cosa, davero.
Nemmeno il ricordo di una tragedia così grande come l’olocausto riesce a farsi valere per quel che è stato. È triste, persino scioccante.
Gapro blogger e non leggo nessun post sulla giornata della memoria.
Volevo partecipare ad una serie di post su questo giorno, ma niente.
Vabbé, un po’ mi dispiace. Ma non è colpa di nessuno.
Solo chi non ne scrive sui giornali, dei telegiornali che parlano di queste cose solo come ultima notizia e ovviamente nessuno ascolta gli ultimi stralci di notizie.
È colpa di quei docenti che non menzionano nemmeno in una frase quel che è successo e perché oggi è un giorno importante.
Peccato. È l’unica cosa che mi sento di dire, peccato.
Vorrei scrivere qualche riga, così per non dimenticare.
Vorrei parlare di chi, molti anni fa, è stato costretto a chiudere i sogni dentro ad un recinto.
A chi ha fatto di un pezzo di pane questione di vita o di morte.
E anche a chi per omertà o per ingenuità non ha saputo schierarsi si è schierato dalla parte sbagliata.
Perché vorrei ricordare anche quel contadino austriaco di cui mi parlò mia nonna. Una bravissima persona, ma dalla parte di Hitler.
Non fece mai niente, s’intende.
Ma lui era dalla parte di Hitler. E sicuramente, lo era per ignoranza.
Perché lo smerciare idee per inculcarle a chi non sa ragionare con la propria testa è meschino.
Ed il non saper ragionare con la propria testa è triste.
Oggi a scuola ho voluto parlarne con C., l’unica che in certi momenti mi sta ad ascoltare.
Ho provato, anche se in maniera esile, a dirle che oggi era il giorno della commemorazione delle vittime ebree (e non solo).
Non mi ha risposto, ha cambiato argomento. Vabbé, non mi arrendo.
È per questo che scrivo questo post, per questo che scrivo un blog.
Per salvare la memoria, e non solo la mia.
È per questo che adesso vi riporto la più classica, ma una delle più belle, poesie sull’olocausto.


Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

Voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che lotta per mezzo pane

Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,

Senza capelli e senza nome

Senza più forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo

Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:

Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;

Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,

La malattia vi impedisca,

I vostri nati torcano il viso da voi."

Ho detto tutto, o meglio, Primo Levi ha detto tutto.

martedì 18 gennaio 2011

mamme tigri

Ci sono articoli di giornale che colpiscono.
Il giornale è, in molti casi, una finestra su mondi diversi dal solito, e non parlo della vita dei politici o delle star.
è per questo che oggi ho voluto riporatare questo articolo e le mie considerazioni.

Il saggio pubblicato sul Wall Street Journal
«Madri orientali, inflessibili e migliori»
Una prof cinese di Yale: così ho educato le mie bimbe
NOTIZIE CORRELATE
Le regole della mamma cinese

Amy Chua con ae figlie
Amy Chua con ae figlie
MILANO - «Perché le madri cinesi sono superiori» è il titolo di un saggio pubblicato sabato sul Wall Street Journal. Da allora questo non solo è l'articolo
più letto e commentato del sito online, con oltre 3.600 post di lettori il numero aumenta di ora in ora, ma sta spopolando anche su Facebook: lo hanno
già condiviso ben 187.462 amici dato aggiornato a ieri sera.

Di che si tratta? L'autrice Amy Chua, una professoressa di Legge alla Law School dell'Università di Yale, insegna a tirar su i propri figli per farli diventare
piccoli geni in matematica vedi i risultati degli studenti di Shanghai negli ultimi test Pisa dell'Ocse e prodigi nella musica. Alla base del successo
dei giovani cinesi, sostiene Chua, c'è infatti il metodo educativo imposto dalle madri cinesi.
Avete presente le dolcissime mamme italiane super apprensive e iper protettive con i loro bambini anche quando non sono più bambini? Ebbene le mamme cinesi
sono esattamente l'opposto dello stereotipo italiano. La madre italiana è una chioccia, quelle cinese è una tigre. Come suggerisce il titolo del libro
da cui è estratto il saggio di Chua, «Inno di battaglia della madre tigre».

Il metodo cinese è fatto di disciplina, rigore e severità, all'ennesima potenza. Secondo l'autrice è proprio la coercizione che porta ad eccellere. Ed elenca
alcune delle regole messe in pratica con le sue due figlie, Sophia e Louisa. Il decalogo include non invitare o andare dagli amici a giocare, non dormire
fuori casa, non guardare la tv o giocare con i videogames, non lasciare ai figli la scelta delle attività extra-scolastiche, pretendere il massimo dei
voti.

Troppo? Perfino quando i genitori occidentali pensano di essere severi non si avvicinano neppure lontanamente alle madri cinesi. Per dare un'idea, Chua
racconta come riuscì a far imparare a Louisa, quando aveva circa 7 anni, a suonare al pianoforte un pezzo del compositore francese Jacques Ibert, «Il piccolo
asino bianco». Un pezzo molto bello, ma assai complicato per una bambina, perché «le mani devono suonare ritmi completamente diversi in modo schizofrenico»,
ricorda. Lulu non riusciva a suonarlo. Nemmeno dopo una settimana di esercitazioni non stop. Così la madre tigre diventa un'aguzzina. Nasconde l'amata
casa delle bambole della figlia, e promette di regalarla pezzo a pezzo all'Esercito della Salvezza, se non imparerà «Il piccolo asino bianco» alla perfezione
per l'indomani. Minaccia di farle saltare pranzo e cena, di non farle più regali a Natale, di abolire la festa di compleanno per 2, 3, 4 anni di fila.
La offende chiamandola pigra, codarda, smidollata, patetica.
Nemmeno l'intervento del marito Jed ferma la madre tigre, perché quelli non sono insulti, lei sta «solo motivando» la figlioletta, si giustifica. La madre
tigre è disposta ad «essere odiata». Ma non rinuncia al suo metodo. Così torna dalla figlia e continua a torturarla, usando «ogni arma e tattica» che le
viene in mente. Madre e figlia provano al piano per tutta la sera fino a notte fonda, saltando la cena. Lulu non può alzarsi nemmeno per bere o per andare
in bagno. La casa ormai è «una zona di guerra», piena di urli. Poi all'improvviso Lulu riesce a suonare il pezzo. È «talmente raggiante» che non vorrebbe
più smettere di suonare.

La morale di Chua è che i genitori occidentali si preoccupano molto dell'autostima dei loro figli. Ma come genitore, una delle cose peggiori che si possono
fare per l'autostima del proprio figlio è di farlo arrendere davanti a un ostacolo, dice. Non c'è niente di meglio per acquistare fiducia che scoprire
di poter fare qualcosa che non si pensava di saper fare.

Ma può l'eccellenza nella musica o in altre discipline scientifiche fare la felicità dei nostri figli? E bastano queste abilità per avere successo nella
vita? Su questi dilemmi si stanno confrontando i lettori. A valanga. Nei post si trova di tutto. Certo, prevale l'indignazione per il sistema da lager.
Che ne è inoltre, molti si chiedono, della creatività, della socialità, dell'importanza di imparare a fare squadra? Il metodo cinese, però, riscuote anche
consensi, soprattutto da quanti e non sono pochi credono che il permissivismo dei Paesi occidentali sia andato troppo oltre. Di sicuro il tema è «caldo»,
perché tocca temi sensibili come l'educazione dei figli, le differenze culturali e il nazionalismo. La discussione è aperta.

Giuliana Ferraino
Questo articolo mi piace e non mi piace insieme.
Mi piace, perché trasmette un messaggio molto forte: il non arrendersi mai.
Ma al contempo aborro il metodo usato da questa donna, la cosidetta mamma tigre.
Quello che mi da più fastidio del metodo con cui sono state educate queste ragazze, e, credo, molte altre figlie di famiglie orientali,

lunedì 17 gennaio 2011

ritratto di signora

Oggi mi è venuta voglia di imbrattare di nuovo le pagine di questo blog.
Voglio dire, non che non ci abbia provato tutti i giorni dall’epifania a questa parte, ma cancellavo sempre tutto.
Voglio parlare di libri, ancora per un po’.
Voglio parlare di questo libro, che ho iniziato a leggere prima di Natale ed ho accantonato perché troppo bello.
Perché questo libro è un’autentica perla, è scritto splendidamente.
Ritratto di signora, Henry James. Obbligo chiunque a leggerlo, è una lezione di vita.
Sono seicentoquarantadue pagine non troppo facili da leggere. Ma credo che arrivati in fondo ne valga la pena. Purtroppo ho letto solo un’ottantina di pagine, il libro è ancora sul comodino.
Ma ho raccolto, da wikiquote e asterischiando qua e là, una quantità di citazioni sufficienti per fare un post.
Allora riporto tutte queste belle citazioni, in ordine sparso, così come le ho segnate sul file di word apposito.
Preciso una cosa, per chi se la fosse chiesta. Quando dico asterischiare intendo il porre un asterisco sulle frasi migliori, le cosidette citazioni citabili. Leggendo tutti i libri in audiolibro o e-book, è più facile ritrovarle.


Ricopio anche l’incipit del libro, così per invogliarvi. Scriverò una recensione di questo romanzo appena l’avrò finito.
Incipit
Sotto certi aspetti ci sono nella vita poche ore più piacevoli di quelle dedicate alla cerimonia del tè del pomeriggio. Vi sono circostanze in cui, sia
che si prenda il tè o no – c'è della gente che non ne vuol sapere – quel momento è in sé delizioso. Le condizioni alle quali io penso, incominciando a
scrivere questa semplice storia, offrivano un assetto mirabile per l'innocente passatempo. Gli oggetti necessari alla piccola cerimonia erano stati disposti
sulla prateria di una vecchia casa di campagna inglese, nel cuore di uno splendido pomeriggio estivo. Una parte del quale era già trascorsa, ma ancor molta
ne rimaneva, ch'era della più bella e fine qualità.


So che non è splendido come incipit, ma ora vi invoglio con qualche citazione.
Visto che su wikiquote c’è segnato anche il numero della pagina, lo ricopio fedelmente. Ma non so se sia esatto, non ho controllato.
Citazioni: (poi ditemi che ne pensate)
• È sciocco dubitar di sé stessi come sarebbe dubitare del proprio miglior amico: anzi si deve cercare di essere il proprio migliore amico e di vivere così
in eletta compagnia. (p. 48)
• Uno non rinuncia al suo paese come non rinuncia alla sua nonna: sono ambedue istituzione antecedenti alla sua scelta: elementi del complesso della sua
vita che non possono esser completamente eliminati. (p. 86)
• Chiamo ricca la gente ch'è in grado di realizzare gl'impulsi della propria immaginazione. (p. 177) (a mio parere è bellissima come citazione)
• Quando un'amicizia cessa di crescere, comincia immediatamente a declinare, non essendoci alcun punto di equilibrio tra il piacer di più e il piacer meno. (p. 315)

Beh spero di avervi allettati a sufficienza… Se così non fosse vi invito a vedere prima il film ispiratosi al libro.
Confesso di non averlo visto, ma credo sia fatto molto bene.
Baci!
Minerva

sabato 15 gennaio 2011

Non riesco a scrivere.
ma c'è un altro problema, troppo urgente. Mi mancate troppo, tuttiquanti.
E quindi scrivo un post gracile gracile, una specie di, chiamiamola così, anteprima di ritorno nella blogosfera.
Sono stanca, ultimamente. La voglia di studiare ai minimi storici, mi impongo di farlo perché sennò i voti alti per cui ho lottato andrebbero persi e la sfilza di 10 che ho preso recentemente si dissolverebbe così nel nulla sostituita da una lista di voti mediocri.
Cerco disperatamente di organizzare le cose per il blog candy che ovviamente è sempre aperto, ma non ho tempo per leggere i blog.
Non leggo neanche quasi più, sto solo rileggendo i sette libri di Harry Potter in ordine sparso perché il sito di audiolibri da cui attingo si rifiuta di funzionare.
Qualcosa di grazioso c'è, in tutto questo grigiume.
Tempo fa, andavo forse in quarta o quinta elementare, avevo scoperto un sito di storie su harry Potter. Avevo scritto anchio una storia, senza mai pubblicarla. Ora ho trovato il coraggio di farlo, era un mio vecchio sogno.
Se rileggo quel che ho scritto a dieci anni mi viene un po' il voltastomaco, la storia è piena di errori ortografici ed è scritta con una grammatica improbabile. Ma cerco di non cambiare lo stile, solo di modificare le frasi che non stanno in piedi, ma di lasciare lo stile invariato.
Anche se è difficile...
Ritornerò, promesso. Scriverò con costanza, finita questa settimana turbolenta.
Mi sforzerò di farlo. La scrittura richiede impegno, almeno per me.

Buonanotte

venerdì 7 gennaio 2011

standby

Bene. Ciao, blogosfera.
Arrivederci. Per poco tempo, credo e spero. Ma non riesco più a scrivere.
Ma non so scrivere. non ne sono capace. Non ho idee, non ho sogni, non ho fantasie.
è solo un periodo, eh. ritorno, ritorno, promesso, promesso, promesso.
Non ho oglia di scrivere.Tutt'altro. Voglio vivere non scrivere.
E queste due cose per me erano sinonimi, ora sembrano all'opposto di una filosofia di vita che non ho scritto.
Sono indietro con i compiti, sono impigrita e di malumore.
Ci risentiremo, presto, ve lo giuro. Il 19 gennaio la quantità di verifiche finisce e poi si spera che io abbia un po' di tregua.
Baci
Minerva