domenica 29 maggio 2011

pensieri a casaccio da imprimere prima che sbiadiscano

sono esattamente le 06.16 di una domenica mattina come tante.
ed io sono sveglia dalle tre, un grilllo attivo e privo di sonno.
non sono in ansia, assolutamente.
è solo che volevo dormire almeno un po', dai!
Domani si parte. Bella Genova, bella Liguria.
la Liguria è una terra che ho sempre amato, un po' per la focaccia un po' per il mare.
Un po' per i suoi borghi in cui nei negozi trovi di tutto in un ordine improbabile.
un po' per la sua aria d'Italia, perché nonostante da casa mia al confine ci si impieghi dieci minuti, da me l'aria d'Italia non si respira assolutamente.
mi sto affezionando morbosamente a Guerra e pace. non so bene come farò in gita, ma tant'è.
è che un libro così se non lo leggi ti perdi un mondo. Un mondo fatto di salotti aristocratici, di mazzi di fiori regalati secondo una precisa etichetta e di graziose signorine di Pietroburgo che si radunano attorno aal clavicembalo.
ma è fatto anche ti danto altro. di sospiri languidi dietro ai paraventi, di amori che si consumano per anni, di amori he invece sono totalmente assenti, di rabbia repressa e di tanta poesia che si respira nell'aria.
e dire che avevo paura di affrontare questo mattone... Certo, diciamo che le descrizioni della campagna di Napoleone in Francia posono risultare un po' (a volte terribilmente) sfiancanti, però basta saltare qualche pagina, cosa che ti regola non faccio MAI.
non si può ignorare un tale classico!
non si può, non si può, non si può!
ok la smetto. di delirare.
Comunque...
Ho visto l'Attimo fuggente.
Il mio prof di'italiano ci ha costruito un'intera lezionesopra con le sue citazioni sulla poesia.
ad un certo punto si è alzato in piedi sulla cattedra, proprio cme il prof del film, e ha detto:
"è proprio quando si crede di saper una cosa che bisognerebbe guardarla da angolazioni diverse." Ok, il merito non è tutto suo, bensì del film, ma il coraggio di averci provato secondo me è stato notevole, dai!
Allora ho visto il film. Ok, delle dinamiche degli alunn del College m'interessava poco, anche se alcuni punti sono commoventi.
ma questo prof. Keating, con il suo modo di fare lezioni da poeta rivoluzionario, mi ricorda tremendamente il mio prof di italiano. E poi col suo:
"Non scriviamo poesie perché è carino, ma perché siamo membri della razza umana." Mi ha spiazzata non poco.
Altra cosa successa in questi giorni è il mio ritorno ai classici disney. No, non sto scherzando. Mi sono rivista "la bella e la bestia" (che è sempre il migliore) e vari altri cartoni della mia infanzia.
Strano a dirsi, a parte le bellissime canzoni, quelli più classici (Cenerentola, Biancaneve, la Sirenetta) non mi hanno scaldato il cuore, anzi.
Sarà che io quand'ero piccola avevo deciso che sarei stata un maschio (lo giuro), ma nemmeno l'attrattiva dei balli nei castelli sfarzosi mi attrae tanto.
abbé, non voglio vivere da principessa dei cartoni animati. mi accontento di fare la Teiera parlante, che è più simpatica oppure una delle sorellastre di Cenerentola, che a fare il personaggio cattivo mi diverto di più.
Ok, sono le sei del mattino e sto impazzendo letteralmente. Sarà la mancanza totale di sonno, oppure la dose di Guerra e Pace che mi sono iniettata stamattina, ma il mio cervello non sta funzionando a dovere oggi.
la pianto di imbrattare questa pagina bianca, e mi riprometto di scrivere durante il giorno perché sono più lucida e perché voi la Minerva in versione demenziale non l'avete mai vista e no, non ci tengo a mostrarvela, grazie.
Vabbé comunque domani parto... Scriverò un post corposissimo mercoledì, direi.
Quando viaggio è sempre così: immagazzino odori, sensazioni, ricordi.
Credo che se non fossi cieca la mia passione sarebbe la fotografia. Disegnare no, è troppo simile alla scrittura.
Ma rubare gli istanti senza l'ausilio delle parole è una cosa invitante. è per questo che scrivo, oltre che per dare un ritmo ai pensieri. Scrivo perché è il mio modo di vedere, di aver nitide delle immagini da toccare con mano e da far ascoltare.
Chissà cosa penserò di Genova... Mi farà schifo, oppure la troverò bellissima?
lo scoprirò domani, direi.
baci
minerva

venerdì 27 maggio 2011

Ho finito, ho finito, ho finito, ho finito, ho finito!
parola mia: non sono mai stata tanto entusiasta di aver finito tutte le verifiche&interrogazioni. Le ho finite, fino a settembre almeno.
Abbiamo avuto una settimana di quelle che mi sarei voluta uccidere il primo giorno: mercoledì una verifica tosta di mate, giovedì quattro verifiche (nmo, non sto scherzando) e venerdì una.
sono ancora viva, eh. ma stanca.
lunedì andiamo tre giorni in gita in Liguria: Genova, cinque Terre, Carrara.
sono felice. Felice di avere uno scorcio di mare, felice di andare a genova che è da un po' che volevo vederla. Felice di esplorare i carrugi labirintici, che sanno di mare e di vita in generale.
Felice di lasciarmi illudere dal suo faro e dalle leggende che vi gravitano attorno.
Felice, felice, felice.
Felice e curiosa. sperando che nessun compagno abbia un colpo di testa, come fumare/bere. siamo in terza media, ma nella mia classe c'è di tutto, davvero.
e poi c'è un prof di storia, con noi. Non è mio docente, ma si vocifera che sia colto. Speriamo faccia una bella introduzione alla città!
ed è evaporata anche questa terza media... E mi scuso per il poco tempo che ho dedicato a blogger, in questi mesi.
Cerco sempre di ritagliarmi un po' di tempo per scrivere.. A commentare non ci riesco più, i blog mi si chiudono di colpo, salvo rarissime eccezioni in certi momenti in cui ne approfitto alla grande.
Sto leggendo Guerra e Pace, ormai da due settimane. Mi ci sto dedicando anima e corpo.
Oggi l'Angelo mi ha chiesto:
"Com'è?"
la mia risposta è stata la più banale: "Lungo."
ma è anche bello, è vero. è intricato, quasi irritantemente prolisso eppure magnetico.
Coi suoi personaggi, quelli femminili in particolare, riesce a rapire anche il lettore più inesperto.
Peccato che questi mattoni frenino sempre chiunque! Mi da un fastidio che vengano ignorati...
peccato che ho paura di portarlo in gita...Cioè, io uso un apparecchietto speciale per non vedenti per gli audiolibri.
è che ho sempre il timore assurdo che me lo rubino!
Quel piccolo aggeggio è importante, tanto. è incredibile quanto ci si possa affezionare agli oggetti.
A Pentecoste andremo a Parigi. Incredibile quanto io sia contenta, anche di questo.
La voglio vedere da quando sono piccola. Quando ho iniziato a leggere i gandi della letteratura e della poesia francese, ero ancor più convinta.
Voglio vedere dove passeggiavano Sartre e la de Beauvoir, quel mostro che era lui (e parlo di bellezza) e la donna elegante e raffinata che lei è sempre stata. E voglio visitare Parigi rileggendo tutti i libri che ho letto che erano ambientati lì, il bellissimo, unico, grandioso "memorie di una ragazza perbene" sempre della de Beau Voir, che sembra il libro in cui si racconta la mia adolescenza.
Io sono fatta così, m'innamoro delle cose ancor prima di conoscerle. Oppure le detesto.
non so ragionare, io. il mio senso di empatia è troppo forte per farsi frenare dal ragionamento e dalla logica.
questo sarà il primo fine settimana di pace e totale fancavolismo Leggere, scrivere, scrivere, leggere.
Sedermi dopo cena sul terrazzo, immaginando la sera sfumare nel delicato ossimoro di notte e giorno, come faccio sempre.
è un tripudio di uccellini, qui. Mi sveglio la mattina presto e sento il loro cianciare tutto allegro e compiaciuto, e mi piacciono.
Mi piace il loro cinguettio invadente, quasi logorante. Mi piace il tubare delle tortore, in particolare.

La tortora è un uccello bellissimo. è stonata e malinconica, questo sì.
il suo canto è un pugno al cuore, secondo me.
Il cuculo invece mi sta antipatico. Segna la primavera, sì.
ma la tortora... la tortora mi rispecchia.
Chissà Genova... mi incuriosisce, sì.
E altr desiderio che mi è maturato negli ultimi dieci minuti... Voglio rileggermi il libro della giungla.
ok, la pianto e ci scriverò un post a parte.
capisco la logorrea di questo delirio, eh!
baci
minerva

lunedì 23 maggio 2011

empatia

L'empatia ed il fidarsi delle persone sono, immagino, una cosa importante per chiunque.
ma per chi ha una menomazione fisica (oddio, io questo termine lo trovo agghiacciante) immagino ancora di più.
Oggi durante le due ore di ginnastica c'era un supplente. un ragazzo di primo pelo, tanto che si confonde con noi alunni
Gentile, eh. Ma ovviamente, essendo lui un docente di ginnastica, non si stacca dal modello di Ciecascema. Cioè, non voglio dire che tutti i docenti di ginnastica pensino che sia scema. Solo che, essendo io in educazione fisica imbranata, estendono quest'imbranataggine a tutti i campi.
Risultato? mi parla come se avessi seri problemi cerebrali e mi chiede le cose sei volte.
Io me ne frego, non protesto. non infilo neanche molte battutine caustiche: magari questo l'ironia non la capisce ed io faccio la figura della beota. Di parlare con direttore/docenti no, non se ne parla perché non cambierebbe nulla. Io rido, rido e rido.
Come mi diceva il mio amato Dante (sì, le citazioni del poeta nasuto sono molto utili):
"Non ti curar di loro, ma guarda e passa."
Io rido, rido, rido. Tanto lo so si non essere scema.
Non è presunzione, la mia. solo pura analisi dei fatti.
Oggi dovevamo saltare sul trampolino.
Io ho un senso dell'equilibrio pari a quello di un cucchiaino da tè, un po' perché non riesco a fissare un punto fisso, un po' perché sono un mezzo impiastro di mio.
Risultato? Devo saltare aggrappata a qualcosa/qualcuno.
Ed oggi saltavo per mano a questo qui.
Avevo paura, diciamocelo con molta franchezza. Ci sono persone di cui ci si fida all'istante. una di queste è stata l'Angelo, che con la stretta delicata eppure ferma è riuscita a guidarmi negli anni, come solo una buona, anzi ottima, persona sa fare.
Ci sono persone invece la cui fiducia si guadagna con l'andare del tempo. I miei docenti sono quelle persone, ed anche in parte i miei compagni. Solo che lì ho più paura.
Ma di questo ragazzino (perché definirlo adulto è un'iperbole) io non mi fidavo affatto.
Non sapeva tenermi la mano, in primis. Aveva una presa fiacca, pigra.
Era incapace di infondere sicurezza. E poi ogni tanto si girava a parlare con gli altri, tenendomi a stento.
Non è successo niente, per carità. ma io avevo paura, paura lo stesso.
Ecco: uno dei prossimi obiettivi che devo assolutamente è raggiungere è quello di acquisire fiducia negli altri e ancor prima in me stessa.
Soprattutto dal lato pratico, il mio livello di autostima è nullo. La paura di sbagliare corridoio/scala/aula a scuola è sempre costante, quando mi muovo col bastone.
E negli altri la fiducia è ancor meno... Sarà che da bambina, in special modo dai compagni, sono stata tante volte lasciata da sola in un qualche posto. ho sempre saputo raccapezzarmi, con una buona dose di strilli quando ero più piccola e con il bastone bianco e qualche richiesta d'informazioni poi.
è che... Che il timore di essere "abbandonata" in un posto sconosciuto è sempre stato tanto. Dovrò conviverci, ne sono conscia. non penso sia una cosa completamente superabile perché io, bene o male, dipenderò anche in piccolissima parte sempre da qualcuno. è una cosa che mi da un fastidio assurdo, sappiatelo.
mi da fastidio dover chiedere una mano per andare in bagno a scuola (se posso evito), perché i gabinetti fanno paura. mi da fastidio non poter fare tutto da sola, perché orgogliosa come sono preferisco sbattere millemila musate contro pareti e riempirmi la testa dibernoccoli (armadietti bastardi).
però penso anche che questo misurato orgoglio di lati positivi ne abbia. penso che sarà l'unica cosa a risvegliarsi, in un momento di difficoltà, e che farà un sonoro click nella mia testa.
L'orgoglio è stata quella bestia che mi ha fatta suonare il flauto, quando non potevo leggere le note. L'orgoglio è stata quella cosa che mi ha detto:
"In tanti si aspettano che tu andrai male a scuola (dire tutti sarebbe crudele, ma in tanti lo credono), tu sputagli in faccia e fagli vedere chi sei."
HO sempre investito tanto sulla scuola, perché mi è sempre piaciuta. Mi piace studiare, punto e basta. Mi piacciono gli insegnanti, tutti quelli che fanno il proprio lavoro con buona volontà, anche se il loro metodo è rigido.
Ma è tutta, tutta questione di orgoglio.

L'orgoglio, come per altri l'amore, l'amicizia, la vanità (perché no?), per me è la cosidetta "forza".
Ecco, io ho dei seri problemi. Volevo scrivere un post sull'importanza dell'empatia ed ecco cos'è uscito!
baci
minerva

venerdì 13 maggio 2011

sfogone

“blogger non è al momento disponibile.” Ecco cos’era la scritta che è comparsa dieci minuti fa sulla mia pagina di blogger.
L’imprecazione che mi è uscita dalla bocca non la ricordo molto precisamente, fattostà che mi sono sentita molto “scaricatore di porto”.
Vabbé, avrò anchio il sacrosanto diritto di insultare uno schermo, visto che lavoro al computer mediamente tutti i giorni quando sto a scuola, e pure quando sono in vacanza.
Cavolo, Blogger, ma è possibile che dovevi bloccarti proprio nel giorno in cui avevo deciso di riaprirti e di scrivere uno sfogone che neanche Leopardi avrebbe potuto fare di meglio.
Ah sì, Blogger. Perché le cose non vanno bene, ultimamente.
No, non vanno neanche male. Semplicemente, “non vanno”.
Scuola non posso dire che proceda come non dovrebbe. Interrogazioni e verifiche, nonostante siano all’apice della loro intensità, procedono a gonfie vele, con la solita sfilza di bei voti a cui non riesco nemmeno più a sorridere, come se ci avessi fatto la noiosa abitudine.
Non leggo affatto. Cioè, leggo solo libri di quelli che sono diventati i pochi scrittori che riesco a leggere senza morire d’insofferenza: Allende, Camilleri, Benni, la Hayden e gli altri.
I soliti, insomma.
È il resto a sembrare, ed effettivamente essere, vuoto.
La primavera, invece di rendermi la gaiezza in persona come fece l’anno scorso, mi ha resa antipatica, a tratti scostante e soprattutto apatica. Non riesco a sorridere delle piccole cose, ecco cosa non riesco a fare.
Non c’è la magia di cui scrivevo un anno fa e mi continuo a chiedere come, e pure quando, sia evaporata come la neve a giugno.
La Minerva dolce e piena di idee poetiche (assurde, ma non ha la minima importanza) non la trovo nel benché minimo angolo del mio cervello.
Pare se ne sia andata, sostituita da una ragazzina un po’ smarrita un po’ annoiata senza neanche i grilli per la testa a tenerle compagnia.
Cosa sta succedendo? Non credo di essere solo stanca, questo no.
Non sono affatto stanca. Nervosa, quello tanto.
Non appena a scuola c’è qualcosa che non va (schede mancanti, docenti che si dimenticano di mettere le cose a pc in modo che siano leggibili) divento irritabile e tanto scocciata. Ed il bello è che questa sorda stizza non la sfogo su coloro con cui potrei anche irritarmi, ma su me stessa e sulle persone a me più care, la mia famiglia e l’Angelo in primis che ormai sopportano questi sfoghi d’accidia come se fossero routine.
Scrivo, quello sì e pure tantissimo.
Ma per la prima volta non trovo consolazione nel battere sui tasti.
Scrivo storie che non mi appartengono, di personaggi che non mi assomigliano e da tutto questo non traggo alcun beneficio, se non quello di apparire distratta e stordita.
Dovrei riniziare da capo questo 2011 che non è stato positivo, di per sé. Ma non ho ancora trovato alcun motivo per trovarlo negativo, quindi non saprei neanche lontanamente come fare per ricominciare.
Forse dovrei fare qualcosa: trascorrere una giornata non so dove e con non so chi, immergermi in un contesto speciale.
Ma sono andata quattro giorni ad Amsterdam nell’illusione che qualcosa cambiasse radicalmente. Che qualche meccanismo, del mio cervello potesese tornare ad ingranare ed a farmi rendere la Minerva che sono sempre stata e che voglio tornare ad essere.
Prima di tutto, vorrei ricominciare postando più spesso qui. Quando scrivevo quasi quotidianamente era perché tutto andava bene.
Si dice sempre che si scrive più volentieri quando non si è soddisfatti. A me accade il contrario.
Quando sono felice e leggera, la voglia di condividere con qualcuno, o anche semplicemente con word, un’emozione perché non si sciupi è tanta, tantissima.
Ma ora che non sono neanche triste per qualcosa in particolare è difficile spiegare, è difficile capire ( tanto per citare Guccini) cosa stia succedendo al mio povero cervellino seriamente disturbato.
Non so quanto sfogarmi su questa pagina che mi sembra seriamente asettica e muta possa farmi bene. Ma ormai, male non può più fare, no?
So solo una cosa:
“Poi passa.” Lo ripetono i libri, i film, le persone vere. E lo penso anchio. Perché questo mio stato di confusione, apatia ed insofferenza generale non può durare per sempre. Ieri pensavo al fatto che avrei potuto conviverci con tutta la vita. L’idea mi ha atterrita veramente tanto. È come se avessi avuto davanti un presagio, un’ombra greve che ofuscava il mio futuro. Non sto scherzando, per un attimo ho seriamente creduto di essere cerebralmente andata. Spero che la Minerva un po’ timida, un po’ autoironica ed un po’ scrittrice torni presto a bussare alla mia porta.
La accoglierò a braccia aperte, davvero. Perché mi lascerò alle spalle senza riluttanza quell’essere apatico ed irritabile che sono diventata.

Bene. Mi sono sfogata e ne sono assolutamente felice. Intanto le mie imprecazioni da carrettiere contro google hanno sortito qualche effetto, perché blogger parrebbe funzionare (non cantiamo vittoria eh).
Non sarebbe finito, questo sfogo. L’altra metà mi si è incastrata in gola, ma essenzialmente è uguale a quella appena riportata, tranne forse che è più malinconica ancora.
Ho bisogno di distrarmi e di ottimismo, ecco di cosa ho bisogno. E non della compagnia di un libro, che ho come l’impressione che potrebbe invischiarmi in una rete di stanche fantasie che mi fanno paura.
Beh mi sono tolta questo peso dal cuore. No, dal cuore no. Dalla gola.
Io le cose che mi tengo dentro le riverso in due punti essenziali del corpo: stomaco e gola. Dentro lo stomaco ci vanno i dolori (piccoli e grandi) immediati, che fanno male subito e che sono un campanello d’allarme che dice: “attenzione, le cose non vanno.”. In gola invece ci tengo le cose peggiori. Quelle cose apparentemente non nocive, ma che poi messe insieme formano un groppo enorme, da farti venir voglia di piangere nel bel mezzo di una lezione di italiano sulla poesia, e ti rendi conto troppo tardi di avere gli occhi lucidi.
Ho bisogno di ottimismo, ecco di cosa ho bisogno. Di ottimismo e distrazioni, ma mi pare di averlo già scritto.
Baci
Minerva

venerdì 6 maggio 2011

La meditazione

La nostra paura più profonda

non è di essere inadeguati.

La nostra paura più profonda,

è di essere potenti oltre ogni limite.

E' la nostra luce, non la nostra ombra,

a spaventarci di più.

Ci domandiamo: " Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? "

In realtà chi sei tu per NON esserlo?

Siamo figli di Dio.

Il nostro giocare in piccolo,

non serve al mondo.

Non c'è nulla di illuminato

nello sminuire se stessi cosicchè gli altri

non si sentano insicuri intorno a noi.

Siamo tutti nati per risplendere,

come fanno i bambini.

Siamo nati per rendere manifesta

la gloria di Dio che è dentro di noi.

Non solo in alcuni di noi:

è in ognuno di noi.

E quando permettiamo alla nostra luce

di risplendere, inconsapevolmente diamo

agli altri la possibilità di fare lo stesso.

E quando ci liberiamo dalle nostre paure,

la nostra presenza

automaticamente libera gli altri.

Nelson Mandela