lunedì 28 novembre 2011

yesterday

Questi dovevano essere due post distinti postati uno ieri, l'altro oggi.
Ieri volevo parlare del mio compleanno, di Paul, di quel poco di Lennon che posso ancora dire, del profumo dei beatles. Oggi devo, voglio scrivere qualcosa per George. Il chitarrista dei beatles, morto dieci anni fa su cui è appena uscito un film (io ho visto qualcosa su internet ed andrò sicuro a vederlo, consigliandolo anche a voi). Oggi mezzogiorno parlo di Paul e del compleanno, nel pomeriggio di George. Che se no, ne vien fuori un mattone Beatlesiano (fino all'8 dicembre ho finito di tediarvi con loro, giuro).

Che... Come si può cominciare a raccontare del proprio compleanno, e della vigilia, passata a cantare davanti ad un sir Paul McCartney decisamente favoloso?
Come si può parlare di una let it be accennata al pianoforte e del ruggito della folla, di quel ritornello intramontabile, con quelle note che parlano dell'ultimo album dei Beatles, di quell'album che mi piange il cuore, ad ascoltarlo, che è la "fine".
Come parlare di quando, sempre al pianoforte, c'è stata hey jude? Che mi son sentita male, alla fine del brano. Avevo gridato istericamente "John, George, Paul, Ringo", tutta la sera, cantando come se mi fossi teletrasportata ai loro concerti degli anni '60, quando c'era George Harrison con la sua chitarra, Ringo che colpiva la batteria e c'era John, soprattutto, che intratteneva il pubblico.
Ma John, George e Ringo non c'erano.
E come parlare di quando è uscito dalle quinte l'ultima volta, con la chitarra e "yesterday"? Come si può descrivere il momento in cui una delle canzoni più conosciute al mondo ti vien cantata dal vivo, così, a pochi metri di distanza ed in un'atmosfera commovente.
Che poi, John mancava tanto, troppo, ieri sera. Mancavano le sue canzoni, soprattutto.
Mancava Ticket to ride, ch'è un po' lagnosa, ma ha il suo fascino. Mancavano le note intramontabili di Lucy in the sky with diamonds.
Che ho deciso che, di John, bene o male vi parlerò tanto.
è stato bello, vedere sir Paul cantare. è stato bello quando le ha omaggiato george con "something", che riesce a farmi piangere tanto spesso.
E poi, tornare a casa a mezzanotte e claxonare all'auto di paul davanti a noi, e venire fulminati dall'autista. Tornare a casa e compiere quattordici anni sentendo across the universe e real love, e... E c'erano i Beatles, nella mia testa.
C'erano i quattro ragazzi di Liverpool, c'era la loro voglia di cambiare il mondo, le loro pettinature da cretini, le loro canzoni, i loro concerti, i miei sogni e quelli di chi, come me, il mondo nelle loro canzoni l'ha scorto.
Che, quando ieri pomeriggio guardavo i video, mi son commossa. Risentirla, all my loving, ch'è stata una delle prime canzoni sentite in Austria nel mio periodo d'inizio ai Beatles, è stata un'emozione abbastanza unica.
E poi, ieri sera, quando le ho spente, le quattordici candeline, pensavo ai Beatles.
"Esprimi un desiderio", mi dicevano sempre da piccola. Ed io le ho soffiate pensando ai fab four, senza sapere esattamente il perché.
Non li conoscerò mai, non si riuniranno più, Lennon ed Harrison sono morti. Eppure pensare ai Beatles è stata l'unica cosa che aveva un senso pensare, soffiando sulla torta come se fossi diventata di colpo molto più bambina di prima.
Che quando Paul ha suonato Hello Goodbye, l'altro giorno, e si è aperto il concerto mi girava la testa. Paul McCartney, Paul McCartney. Il Beatle che, come carriera solista, preferisco di meno, metteva i brividi.
Poi continuavo a pensare "ora fa i'm looking troug you", la mia canzone preferita cantata da lui e dai Beatles. No, non l'ha fatta. Ma va bene lo stesso, fa niente.
E poi ieri son andata a scuola con quel sorriso in più, con le note di Obla di obla da in testa, che Paul ha detto, nel suo italiano stentatissimo "questa non vi dico di non cantarla, perché la canterete tutti.
E così è stato, Dio. La cantavamo tutti, quella canzone.
E penso ancora che i Beatles son stati la band migliore al mondo, quella che mi ha iniziato all'inglese, mi ha fatto cantare, e tutt'ora mi strappa tanti sogni.
Che, ieri, quando raccontavo alla nonna al telefono del concerto, mi brillavano gli occhi.
E che, oggi, George manca.
Ed è stato un compleanno bello, bello, tanto.
(aspettate il post di oggi pomeriggio, eh)

venerdì 25 novembre 2011

-2

Fra quarant'ottoore sarò a Milano.
Fraquarant'otto ore sarò a Milano, a vedere Paul McCartney in concerto.
Fra quarant'otto ore, ossia due giorni, io vedrò un Beatle.
Cristo, Paul ha conosciutoJohn Lennon. E John Lennon è il mio pseudoamoreplatonicodeltuttocampatoinaria, da circa... um, vediamo, saranno quattro mesi?
E Paul McCartney ha composto Yesterday, Let it Be, Hey Jude, tanto per citare tre canzoni fra le più eterne dei fantastici scarafaggi di Liverpool.
E Paul McCartney era uno dei beatles, non so se vi rendet della cosa.
Cioè, probabilmente sto diventando isterica.
Come una di quelle ragazzine che, negli anni '60, saltava, urlava come una pazza, fino a ridursi la gola ad un mucchietto di puntine da disegno.
Ecco, il reggiseno sul palco non l'avrei scagliato, questo no.
Ma dopodomani vedo Paul McCartney.
Che, Dio, se mi canta Let it be davanti mi sciolgo. Che, tral'altro, Let it Be la canterà di sicuro.
Dovrei parlare di com'è nata, la fissa per i Beatles. Dell'amica conosciuta là, nel remoto sito per scrittrici adolescenti (cioè, è aperto a tutti, ma per lo più) e di come lei, coi suoi Beatles, sia riuscita ad aprirmi a quel gruppo troppo mitico.
Ma io vado al concerto di Paul McCartney e sto ballando per la stanza ascoltando when i'm sixty-four, che adoro.
E vi racconterò tutto, per vostra (s)fortuna.
Papà, ultimamente, non fa altro che leggermi articoli a raffica sui Beatles.
Estratti dalla sua enciclopedia anteguerra del rock (orgogliosamente datata millenovecentosettantacinque) e pezzi di giornali, frammenti di wikipedia e quant'altro.
Mia mamma, invece, ripete il ritornello: "Lennon è morto, tesoro" ogni volta che se ne presenta l'occasione. È giusto un tantino brutale, quella donna, ma è stata sua l'idea di portarmici, a vedere l'ex Beatle.
Mancano una manciata di ore. Ore che io, probabilmente, trascorrerò in quell'isterica gioia mista ad ansia che è tipica, credo, dei concerti di un ex-Beatle.
Bene, calmiamoci.
Questo week end dovrei, nell'ordine: studiare, valutare il concorso di storie su Harry Potter indetto sul sito di cui parlavo prima (dio, la noia...) e cercare di fare la figlia, la sorella e la nipote con cui si possa intavolare una conversazione che non verta sui Beatles. Oh, sì, anche la Blogger che non lasci sfoghi da ragazzina isterica e leggermente andata.
No, io non sbavo per nessun cantantucolo o attoruccio che domani nessuno si ricorderà. Io m'innamoro platonicamente di ogni personaggio di un libro ed ho una mezzacottaplatonicaecampatainaria per John Lennon che lo odierete, lo so, perché vi stordirò con questa, quella o quell'altra delle sue canzoni.
è bello rientrare nel bloguniverse, tante volte. Leggere storie, avventure e disavventure di tuttele persone. Fra blogger c'è una rete di sottile energia ed a volte complicità che, nonostante età, distanza e modo di pensare ed agire è indissolubile.
Siete mancate tutte. Ragazze, donne, mamme.
Ed è strano come, a volte, i consigli di una persona mai vista siano tanto cari.
è bello raccontare le prorie esperienze. è bello parlare del concerto di domenica senza che risulti leggermente fanatica, è bello sentirsi libera di parlare di una qualsiasi cosa: libro, film, canzone, idea, senza sentirsi ostacolata da qualche pregiudizio.
Siete mancate tanto, in questi mesi. è mato il leggere quotidianamente un diario di bordo, un qualcosa che si voleva lanciare verso il mondo mediante le parole.
Ed ora mi trovo a scrivere, e son tanto tanto contenta.
E questo sfogo Beatlesiano si conclude csì, senza tanto capo né tanta coda.
E vi bacio tutti e tutte
Minerva

mercoledì 23 novembre 2011

canzone della sera


Che io, certi giorni, questa canzone la sento e enso che è unè troppo bella per essere ignorata..

mercoledì 9 novembre 2011

(just like) starting over

non voglio neanche pensare..
A come ci sono finita, su questo blog, stasera.
Sono assolutamente scioccata, stasera.
Perché quando ho aperto blogger, credendo che per questioni tecniche non sarei più riuscita ad aggiornare e questo blog si è aperto, ho sgranato gli occhi.
Sono mesi che provo ad inserire la stesa mail e la stessa password.
Sono mesi che lo maledico, il computer.
perché blogger mancava e manca sempre, tutt'ora.
è strano, a volte, come l'assenza di qualcosa possa far male.
E questa casa, questa tana, questo sasso sotto l'acqua è mancato tanto.
perché la possibilità di scrivere a qualcuno di diverso da me, con un0'altra storia, altre esperienze, un'altra età, m'è mancata.
Ora sono qui.
A sentire ticket to ride dei beatles con le cuffie, ed a pensare che la Minerva non la conoscete perché non ce n'è stata la possibilità.
E che io sono diventata Beatlesiana e tanto.
Il perché non lo so. Perché certe canzoni le ascolti e ti ritrovi attaccata all'ipod a sentire la discografia completa dei quattro ragazzi di Liverpool senza che ci sia un motivo preciso.
Che quella musica ha solo il potere di farmi stare bene.
Non cerco i testi in italiano, non m'importa.
Sono solo le melodie, quel qualcosa di buffo ed al contempo affascinante che c'era nelle loro canzoni.
È assurdo, non capire i testi eppure ascoltare sempre la stessa canzone, tante volte, senza provare il desiderio di tradurre.
Ma mi basta George Harrisonche canta Something, per farmi sentire in pace con l'universo.
Fanno stare bene, i Beatles, e tanto.
E John..
John Lennon nonè diventato il mio idolo. Cioè, per alcune cose potrebbe anche esserlo, ma per lo stile di vita che conduceva no, grazie, preferisco restare quella che sono.
Ma Imagine.. Ecco, Imagine è Imagine.
Quella canzone un po' utopistica un po' vera, quelle note che fanno male, perché è solo un'illusione eppure se non lo fosse sarebbe meglio per tutti.
Perché lui cantava la rivoluzione, ai tempi.
Revolution, revolution, revolution.
Quante volte lo ripeteva? Tante, troppe. Quante volte bastano per farmi illuminare gli occhi, e strapparmi un sincero sospiro d'ammirazione.
Che li ho, i biglietti pr il concerto di Paul McCartney il 27 novembre. Il giorno prima del mio compleanno, quel compleanno che passerò fra sbadigli e non-voglia di alzarmi.
Leggo, leggo sempre. leggo perché mi si spalanca un pezzo di mondo, fra quelle pagine.
Leggo perché inizio un libro e lo finisco in poco tempo, e non c'è nient'altroche dia la gioia di piangere, riflettere e pensare su un libro.
E Minerva... Minerva a volte usa la terza persona, perché è più semplice esprimere le cose difficili.
A Minerva la scuola sta stretta, Minerva le medie le sta per finire.
Li guarda, ci parla, con quei docenti che l'accompagnano da anni, e sorride loro. Perché sono finite, o quasi, le medie.
I compagni a volte li ignora perché non sa più cosa fare, e sa che cresceranno e diventeranno più grandi. A volte ci sta ancora male,per come la trattano.
Che lei sarà cieca, ma sa ascoltare.
Che è più bambina di quello che sembra, Minerva.
E quei quattordici anni che deve compiere a volte le sembrano così pochi, perché negli occhi degli altri brillano ancora più storie, più racconti e più emozioni di quelle che lei, nei suoi pochi anni, è riuscita a raccogliere.
Perché è stupido continuare a passare dalla prima alla terza persona, ma sono fatta così.
perché questo post porta il titolo della canzone più bella di John, di qeulla che ballo in giro per la casa, che m'arruffo ed il respiro si fa corto a furia di tenere (tral'altro male) il ritmo, perché John a volte è così, ti tira scema con i suoi ritornelli ascoltati mille volte.
è strano, scrivere qui. non sono capace a farlo, non più.
E spero che il mio pc mi lasci leggere le vostre, di storie, d'avventure, che mi siete mancate tutti.
è come una specie di famiglia traballante, blogger.
Che ho tante cose da condividere, tanti spunti di riflessioni. Canzoni, poesie, libri, piccoli pensieri miei.
Ed il resoconto di questa quotidianità ch'è un po' magica, ed a volte mi sembrra una mezza prigione a volte una specie di paradiso.
Perché è la mia vita
E.. Questo post lo concludo qui, perché altre parole non ne servon più.
Tornate, popolo di blogger!

Baci
Minerva