lunedì 23 gennaio 2012

giorni d'influenza

Sono giorni d'influenza intestinale, quella roba simpaticissima che da noi ha decimato una quantità di studenti, professori e varie persone abbastanza allarmante.

Giorni in cui l'unico obiettivo è fare un po' di compiti, ma neanche troppi che stimolano l'intestino, soprattutto la matematica. Lei non la capirò mai, mai, mai, mai.
Sono giorni di tanti libri letti sotto al piumone, e di un libro che ricorderò sempre, come il libro più scemo mai letto, ma che mi son divertita a leggere ed ho passato dei momenti, oggi, in cui ridevo da sola istericamente e per fortuna che mia mamma non era in casa, perché se no mi avrebbe ricoverata all'ospedale psichiatrico (che tral'altro è a due passi dalla mia scuola).
Giorni in cui la radio è l'unica compagnia possibile oltre alla lettura. Radio rigorosamente italiana, of course. Perché anche se la musica in inglese mi piace, mi piace solo la musica inglese che piace a me (la frase è formulata divinamente...).
la musica italiana, perlomeno, la conosco meglio. Ed oggi la Vanoni cantava Valentina ed io quella canzone l'adoro, sia il testo, sia la melodia. E mi sono ritrovata, alle quattro del mattino fra una corsa al gabinetto e l'altra, a sognare su quelle note già sentite e risentite tante volte. La musica mi fa brillare gli occhi, ed è questo il suo merito principale.

Giorni di banane e riso in bianco, perché "sono astringenti", ed ogni volta che papà mi vede fa l'imitazione di un orango che mi chiede "buona la bbbbbbaaaaanana?".
Giorni così, in cui accendere il pc solo per qualche compito e per il resto star stesa a letto, con la borsa dell'acqua calda fatta con l'acqua del rubinetto, perché io ed i bollitori non andiamo d'accordo.
Però in compenso mi sono letta tre libri in tre giorni e due di questi mi han fatta sbellicare dalle risate. Love Story è. traumatica, come lettura.
Temo che i miei "mwaaaaaaaaaaaaah" frenetici ad ogni scena del libro abbiano inquietato seriamente il cane che, pover'anima, ormai scappa dalla sottoscritta manco fossi indemoniata.
Giorni in cui la Tata, perché non sapeva più cosa raccontarmi (ogni tanto i pochi pomeriggi che passiamo assieme sembrano infiniti) ha raccontato della sua prima volta ad un'agenzia di pompe funebri. NOn è confortante, per niente.
Giorni in cui mi ritrovo a pensare: a pensare a quanto mi manchi il teatro, più che altro. Non il teatro in sé, ma il mio, di corso di teatro. La maestra, con quel suo non avermi compatita mai, e per l'avermi sempre fatta muovere su un palcoscenico, senza fermarsi alle prime difficoltà d'avere una ragazzina non vedente nel gruppo.
Lei che mi faceva indossare i costumi di scena più confettosi mai visti, perché "tu sei bionda ed apparentemente angelica, perciò vanno benissimo" ed io mi ribellavo per poco, ma poi in mezzo al pizzo di un abito da sposa mi sono divertita da matti, pur somigliando ad una meringa in un modo impressionante. Peccato che sia finito tutto perché la maestra ha avuto una bambina con un problema grosso e non vuol più riprendere ad insegnare. Dovrei chiamarla, temo. Sono due anni a maggio, che non la vedo e non la sento e non le scrivo.
Mi manca F, la studentessa di Lettere che dava una mano. Mi mancano le nostre chiacchere infinite su libri, scrittori, poesie. Mi manca la sua calata calabra, mi mancano i suoi biscotti, mi mancano i suoi ricci abbondanti. A lei scrivo ancora, perché è stata importante, dannatamente importante per quel mio star crescendo.

Manca Y., con cui i pomeriggi in teatro li condividevo e poi i sabati mattina che passavamo studiando un po' scienze un po' il copione, ed a tutte le volte che uscivamo da scuola dicendoci: "Ma tu hai voglia, oggi, di andare?" e bastava il mezzo sbuffo dell'altro per capirsi. E poi alla fine dell'anno su quel palco, con la paura di sbagliare tutto ed alla fine quella sensazione di avercela fatta ed il sospiro finale, tutti insieme, mamma compresa (perché le avevo rubato un vestito comprato in Arabia a cui lei teneva tanto come costume di scena, non per altro XD).
Y è in classe con me e condividiamo lo stesso banco tante ore la settimana. Gli faccio copiare ogni mia versione di latino, ma non è più lo stesso da quando non recitiamo più. Lui non vuole riprendere, io se gli orari del liceo lo permettono l'anno prossimo voglio riprovarci. Mi manca troppo l'atmosfera elettrica prima di uno spettacolo, e chi recita sa che intendo dire.

Sono giorni un po' sospesi un po' ricchi di altre cose, di stimoli sotto alle coperte e di risate isteriche per i cliché di un romanzo.
Spero di guarire presto, nonostante tutto. E voglio tornare a scuola, domani o mercoledì, perché io la lezione sulla rivoluzione sovietica non posso perdermela a storia, e neanche il prof di Lettere che dopo mie suppliche ha deciso di parlare di via col vento (se se ne ricorda, questo è sottointeso).
Ed oggi è una giornata così morbida, con i colori di gennaio smorzati dal sole e la sensazione di avere ancora tempo. Tempo per cosa, il mio cervello non me lo dice.
Baci
Minerva

3 commenti:

Federica ha detto...

che bello il tuo modo di vivere le cose: mi ripeto sei davvero una bella persona che sa apprezzare quello che ha intorno e non si ferma mai!

Lexi ha detto...

Ei (: dai guarisci presto. Anche da noi alcuni prof e alunni hanno avuto st'influenza, me compresa...ma mio padre non mi faceva nessuna imitazione XD anzi mi diceva bevi i sali minerali, mangia di qua e quello abbraccio <3

Lunga ha detto...

Hai smesso di correre al bagno?