martedì 10 gennaio 2012

recensione: la masseria delle allodole (Antonia Arslan)

Il libro migliore del 2011, senz'ombra di dubbio insieme ad un altro di cui parlerò assolutamente presto.
Questo.... Non mi è piaciuto subito.
L'ho abbandonato per mesi e ripreso in un secondo tempo.
Mi sono innamorata di Istanbul appena l'ho vista.
Mi manca tutt'ora, con i suoi profumi, il bazar delle spezie, ed il Bosforo visto dall'alto di un famoso ristorante. E mi manca da morire quell'hotel sfarzosissimo in cui ci hanno portati i clienti di papà per prendere il dessert, mi manca il suo giardino pieno di aranci in fiore e mi mancano i dolci turchi, fatti idi nocciole e di miele (sono allergica alle nocciole, ma ho fatto un'eccezione con la Baklava perché era irresistibile).
da quando sono tornata a casa dalla capitale dell'"impero romano d'oriente", come ricordano sempre i miei libri di storia, ho iniziato a leggere della Turchia e di questa città, di cui porto nel cuore qualcosa.
La storia del genocidio armeno mi ha colpita tanto, tantissimo.
Non è l'olocausto, che ricordano tutti grazie a film, libri ed una quantità di testimonianze enorme. Tutto questo è necessario, certo. Ma trovo che per avere una visione degli orrori che sono stati commessi nella storia dell'umanità e delle sue grandi tragedie, l'olocausto della seconda guerra mondiale non basti.
Ma torniamo a questo libro stupendo, comunque.
riporto trama ed informazioni varie tratte da Ibs, per poi fare una recensione più dettagliata.

Titolo: la masseria delle allodole
Autore: Antonia Arslan
anno di edizione: 2004
Pagine: 233
Casa editrice: Rizzoli
Descrizione
Ispirato ai ricordi familiari dell'autrice, il racconto della tragedia di un popolo "mite e fantasticante", gli armeni, e la struggente nostalgia per una terra e una felicità perdute. La masseria delle allodole è la casa, sulle colline dell'Anatolia, dove nel maggio 1915, all'inizio dello sterminio degli armeni da parte dei turchi, vengono trucidati i maschi della famiglia, adulti e bambini, e da dove comincia l'odissea delle donne, trascinate fino in Siria attraverso atroci marce forzate e campi di prigionia. In mezzo alla morte e alla disperazione, queste donne coraggiose, spinte da un inesauribile amore per la vita, riescono a tenere accesa la fiamma della speranza; e da Aleppo, tre bambine e un "maschietto-vestito-da-donna" salperanno per l'Italia...


La prima cosa che mi viene da dire sul libro è il contrasto mirabile fra le due parti. La prima è letteralmente stupenda. Mi ha ricordato in una maniera fortissima l'inizio de "la casa degli spiriti", della Allende, anche se forse è descritta in un modo ancora più dettagliato e fiabesco, calcando sui personaggi in maniera da accentuare i loro caratteri, ma senza mai esagerare.
Le tradizioni, il cibo, gli odori, i fiori, le storie. Di questa prima parte del libro mi è restato questo, davvero.
Mi è restato il sentore di un popolo attraverso i propri piatti tipici, le proprie ninnananne e fiabe, le proprie usanze. La descrizione della classica tavola turca o armena, che ho visto solo parzialmente nei ristoranti di Istanbul, è forse una delle cose più belle del romanzo in sé.
E poi, le anticipazioni. Le pagine sono dense di anticipazioni lievi, quasi inquietanti da un certo punto di vista che fanno restare il lettore incollato al libro, solo per quel meccanismo ch'è proprio delle anticipazioni di stuzzicarne la mente.

La seconda parte è un incubo. Un incubo perché sono stata travolta dagli orrori che sono stati compiuti in quegli anni. Ho vissuto con i personaggi (in particolar modo quelli femminili, visto che la carovana dei deportati era formata in special modo da donne, bimbi ed anziani), marciando con loro nel vasto deserto siriano.
Il finale.... è stato l'unico momento difficile del libro. Il salvare i bambini è stato descritto in una maniera quasi macchinosa, ho trovato, ma non importa. Una caduta di stile è concessa a tutti...
Io dico solo una cosa su questo libro: prendetelo. Insegna e fa crescere, con una storia che cattura, affascina e commuove.
Lo stile della Arslan non può piacere a tutti. è stata definita "ampollosa", nei commenti che ho trovato su ibs.
Io ho trovato questo modo di scrivere splendido, non so voi...
Minerva

6 commenti:

Federica ha detto...

mi piacerebbe leggerlo ma mi ha sempre fatto rimandare la cosa la paura di stare malissimo...

forse con la tua bella recensione mi stai convincendo...

Chica ha detto...

Mi hai proprio convinta a leggerlo!! Credo sia uno dei prossimi che prenderò...

Anonimo ha detto...

io l'ho letto e fa schifo. non leggetelo

RAIMA ha detto...

CHI HA SCRITTO CHE FA SCHIFO DEVE ESSERE SICURAMENTE UNO/a CHE STA DALLA PARTE DEI MASSACRATORI DI INNOCENTI O MOLTO PIù SEMPLICEMENTE è SOLO UN IGNORANTE PATENTATO CHE FA FATICA A CAPIRE (POVERO SCEMO) QUNDI DISTANZIATEVI DA QUESTE GENTE E LEGGETE UN LIBRO CHE ARRICCHISCE
RAIMA

Anonimo ha detto...

spero sia uno scherzo RAIMA... sei tu l'ignorante se in una discussione critico letteraria sostieni che il libro in questione non possa essere soggetto a giudizi negativi solo perchè l'argomento di cui tratta è così delicato, probabilmente non leggerai mai questo commento ma sappi che fai davvero una pessima figura. Non aggiungo altro

Valentina Onofri ha detto...

Ho appena finito di leggerlo e come l'autrice della recensione trova la prima parte meravigliosa ed inquietante proprio per le piccole anticipazioni che avvertono il lettore. Il fatto che i personaggi del romanzo siamo ignari di quello che sta per accadere, la normale vita quotidiana nei quali sono immersi e che non sanno che di lì a poco verrà stravolta. Detto questo riconosco che la seconda parte può risultare un po' cruda e triste, ma forse chi ha comprato il libro sa già l'argomento trattato e non può esserne sorpreso. Comunque lo stile della scrittrice, la narrazione fluida e la leggerezza con cui tratta l'argomento fanno si che il romanzo tocchi il cuore del lettore, che lo affascini, e non ne resti annoiato. E' un libro che trasmette emozioni, che riesce a catapultarti in una realtà molto diversa dalla nostra e non credo sia giusto dire che fa schifo; e non è solo perché parla di un genocidio che non va denigrato, ma perché riesce a creare una vera empatia tra i lettore e i personaggi, molto di più di un qualsiasi film sull'olocausto. Anch'io ho trovato un parallelismo tra l'autrice e l'Allende della casa degli spiriti, specialmente per la sottile sensibilità femminile con cui è stato scritto, e probabilmente per un lettore privo di questa e difficile capirne le sfumature