venerdì 10 febbraio 2012

anticipazioni del nuovo inizio

Volevo copiare Federica e scrivere un post rispondendo a quelle domande sui libri che sono nel suo blog (domani provvedo, sissì).
Però oggi sono successe tante cose che vanno raccontate, perché voglio rileggere questo post a settembre e dirmi "ecco, sì, ci siamo...".
Ho conosciuto il mio futuro prof di latino del liceo.
Seneca, chiamiamolo Seneca. No, non è presunzione, la mia. Non voglio dare un'importanza pari a quella del poeta latino ad un professore che manco conosco bene, che magari si rivelerà diverso dalle mie prime impressioni.
È che lui Seneca lo cita spesso. E non come fanno tanti, citando i grandi autori, che ne parlano come se dovessero riempirsene la bocca, di quelle frasi importanti dette da altri.
Lui no. è una di quelle persone che, credo, abbia raggiunto un livello di cultura tale da poter citare Seneca spesso senza sembrare uno che ha imparato la frase a memoria per creare un bell'effetto.
Però io non posso non raccontare i fatti in un qualche ordine, perché se no le connessioni logiche dei miei ragionamenti vanno a farsi benedire.
Seneca (è il suo soprannome per ora, vediamo se provvisorio o meno, anche se chiamarlo così un po' m'imbarazza) è l'esperto di latino della nostra zona.
è quello che, fra i docenti del liceo, si occupa di venire a "controllare" il lavoro effettuato dai colleghi delle medie per poi fornire loro consigli e per giudicare se è idoneo o meno.
L'avevo già incontrato, ma non sapevo sarebbe stato mio docente al liceo.
Io mi metto buona buona ad ascoltare la lezione della prof R.. Il latino mi piace tantissimo, anche perché sfogo i miei istinti ossessivo-compulsivi sulle versioni, in modo da tradurle in maniera millimetricamente precisa.
Poi arriva lui. Ho chiesto al mio compagno di banco di farmene una descrizione fisica, ma non credo mi abbia ascoltata.
è un uomo anziano, di questo sono certa. Ha una voce di quelle belle, da oratore abituato a parlare davanti ad un pubblico. Ha quella giusta capacità di tenere l'attenzione abbastanza viva, ma senza strafare.
Parla con chiarezza e le parole è uno che le maneggia bene. Non fa grandi discorsi attorno ad un qualcosa, va direttamente al concetto.
Parlava del latino al liceo. Da noi è facoltativo, ed io sono l'unica nella mia classe che ha intenzione di continuarlo.
E poi si mette a divagare. Alla fine, ci ha espresso il suo motto di vita:
"Bisogna insegnare qualcosa al mondo e imparare qualcosa da esso.", ha detto. Niente di nuovo, per carità. Ma è bello che un docente, davanti ad una classe mai vista, abbia detto così.
Poi ha detto:
"Vedete, ragazzi. Uno di voi, magari, si sente "potente", come direste voi (parlava del gergo giovanile) quando spiega qualcosa a qualcun altro perché è stato più bravo di lui. Ma, per far capire qualcosa a qualcuno, si mettono in moto delle strategie per trasmettere un concetto ed in automatico impariamo qualcosa da noi stessi, e dal nostro interlocutore.", ha concluso.
Sapete cos'è? è che questo prof mi piace perché riesce a parlare di cose grandi usando modi magari un po' complessi di spiegarle (io ho riportato i concetti nel modo più semplice possibile, ma è contorto lo stesso) senza curarsi che ha davanti un pugno di adolescenti che magari non hanno voglia di ascoltarlo.
Io ho sporto la testa in avanti e l'ho ascoltato, con gli occhi sgranati ed un rivolo di bava virtuale alla bocca.
Poi m'è venuto un attacco di tosse che manco una tisica, e mi son sentita ridicola.
E lui ha continuato a raccontare (è il verbo giusto, credo) questa lezione tutta sua che non sono riuscita a capire da dove è partito a spiegare.
Parlava della tecnologia e dei videogiochi, ed ha detto un'altra di quelle cose che mi resteranno dentro per sempre.
"Quel che penso dei videogiochi è questo: vanno bene, certo. Ma abituano la gente a pensare che un personaggio sia intercambiabile. Muore uno, se ne sostituisce subito un altro. No, non è così nella vita.", ha detto.
E poi, alla fine, io sono caduta.
Il prof si era seduto sul banco davanti al mio ed io, per uscire dall'aula, ho inavvertitamente appoggiato il bastone bianco sul filo del pc ed ho perso l'equilibrio.
Franata per terra, con la voglia di maledire tutta la mia imbranataggine. Ed il prof, che mi ha pure teso la mano e mi ha aiutata a rialzarmi.
"Sta' attenta, il filo...", mi ha detto.
"Sì, iocadoquasituttiigiorniormai.", gli ho risposto. Ora, io mi chiedo: ma se in quattro anni non sono MAI caduta, perché gli ho detto questa simile cavolata?
Poi sono uscita dall'ora di latino con un sorriso enorme stampato sulla faccia.
Come dice Y., il compagno di banco citato sopra: "Tu sei matta. Sorridi prima di fare latino, sorridi durante e sorridi dopo. E non è perché hai fame, eh. è per questo che sei scema, tu.".
Ma io sono felice. Felice di avere un docente così l'anno prossimo e felice che insegni una materia che amo con tutto il cuore.
Vi abbraccio, dopo questo racconto di pre liceo
Minerva
ps: mi scuso. Il post sarà risultato contorto a tutti, rileggendolo lo è anche per me. Solo che non so in che altro modo scriverlo...

4 commenti:

Lunga ha detto...

beh dai caduta a parte (da cui ti sei risollevata benissimo e con la battuta pronta!) le premesse sonobuone no?

Federica ha detto...

io seneca l'ho portato alla maturità...

ha ragione la lunga: premesse ottime!

PaolaFrancy ha detto...

Bastone o non bastone, caduta o non caduta tu vai avanti per la tua strada, senza paura di esprimere, assecondare, vivere le tue passioni.
Qualcosa mi dice che questa persona segnerà la tua vita.
Lasciati guidare,

Un abbraccio,
Paola

Lexi ha detto...

Oi :) nSto prof mi garba parecchio XD Ricorda un po' la mia prof d'italiano di due anni fa che io praticamnte adoroooooo. XD
Abbraccio forte <3