lunedì 20 febbraio 2012

fantozziane (con due zeta?) avventure di una famiglia in montagna

Mi ricoverano, prima o poi. O meglio, prima mi ricoverano poi girano un film sulle mie pseudoavventure.
In questo fine settimana:
- daddy si è rotto il polso
-io ho tentato due volte il suicidio in maniera volontaria
-ho rischiato di suicidarmi o farmi ammazzare, mettetela così, un'altra volta in maniera involontaria
- ho scaricato sei volte l'audiolibro di gita al faro di Virginia Woolf prima che itunes lo importasse.

Tanto per citare la Bibbia "in principio era Celentano".
Lì davvero ho tentato il suicidio due volte, in maniera del tutto volontaria e consapevole.
Dio Mio. Che Celentano quando non canta faccia pena ne ero consapevole, ma mi ha fatto veramente voglia di buttarmi giù dalla finestra. E per ben due volte nel corso delle cinque serate del festival. Se sono ancora viva, è per il fatto che la casa in montagna è al primo piano e, se mi fossi arrischiata a tentare un volo giù dal davanzale, al limite sarei caduta nella neve che avrebbe attutito il colpo.
Papà è caduto sul ghiaccio e si è pseudo rotto il polso. Dico pseudo perché si è beccato una "fessurazione dell'osso". Tre ore di pronto soccorso, e la dottoressa che ripeteva incessantemente "non è rotto, è una botta. La radiografia prova che aveva torto.
Secondo me gli infermieri, però, scommettono a soldi sulle fratture o presunte tali dei pazienti. In questo caso, però, credo che nessuno abbia vinto perché secondo tutti noi era solo una botta.
Ora come ora papà sfoggia uno splendido gesso rosso (c'era anche con la croce svizzera, ma ha preferito non darsi all'eccentricità totale). Gli hanno anche offerto quello con Hello Kitty, e non oso pensare alla sua faccia.

Intanto papà ha girato per casa, prima di andare all'ospedale, con il pullover tirolese ed i broccoli surgelati sul polso perché non avevamo il ghiaccio nel congelatore. Andava fotografato.
Io nel frattempo ho rischiato sul serio di farmi ammazzare sugli sci da un bambinetto che voleva strafare. Nonostante il distintivo che recita "blind, cieco, aveugle" sulla giacca, ho rischiato di essere investita.
E sugli sci da fondo, mica su una pista in verticale.
Bah... Son i casi della vita, oserei dire.
Ah, tral'altro qui siamo tutti influenzati con il mal di gola e la tosse da mezzi tisici. Son cose che, tutte insieme, traumatizzano un attimo.
E gita al faro. O Virginia Woolf da lassù non vuole che legga il libro, oppure il mio computer è rinscemito del tutto.
L'avrò scaricato sei volte prima di riuscire a passarlo su itunes perché il pc mi impazziva ogni talvolta che ci provavo. Bah, son cose che succedono.
Gita al faro comunque è un libro stupenderrimo e devo assolutamente trovare il tempo di finirlo e recensirlo degnamente, perché merita come del resto meritano tanti classici.

Ed io mi chiedo, ora come ora: abbiamo un'intera settimana di vacanza, per Carnevale, qui in Svizzera.
Cos'altro mi può capitare?
Lo scoprirete... nella prossima puntata!
Scusate il post veeloce e molto riassuntivo, ma ora devo proprio andare ad ammazzarmi sulla neve (malgrado il mal di gola!).
Baci
Minerva

3 commenti:

Federica ha detto...

devo dire che non vi annoiate eh :)

Lunga ha detto...

confesso di essere ancora qui che penso quante z vanno in fantozziane!

Lexi ha detto...

Sicuramente ci sono state molte avventure e mi piace moltissimo il taglio che hai dato al post. :D
Le mie esperienze con gli sci sono traumatiche XD mio padre mi costringeva a scendere e a salire senza racchette (tipo punizione per imparare ad andarci -.-).
Gita al faro lo ha letto proprio adesso mia sorella. Lei adora la Woolf e per quel che ne so, garba parecchio anche a me ;)
Alla prossima allora...sperando (OVVIAMENTE) che non ti capiti nulla di grave nel frattempo :D