mercoledì 18 aprile 2012

ieri

Ieri è stata una serata strana, penso.
Una serata bella, fin troppo. Una serata in cui siamo stati una famiglia e c'era chi doveva raccontare e chi ascoltare quei ricordi che da ieri saranno anche un po' miei.
Ieri c'era una Milano fatta di nomi, percorsa in macchina e c'era mio nonno che parlava di ogni via e si dispiaceva dell'assenza delle botteghe che c'erano quando ci viveva lui, a Milano. E ricordava personaggi, negozianti, amici persi di vista oppure che se ne sono andati.
Ieri c'ero io, con le famose mollette tiranti ed il vestito nero. E la mia ossessione che fosse troppo scollato, e continuavo a stringermi il foulard preso in prestito da mia mamma addosso.
Ieri era un toast mangiato in frett'efuria ed un tizio al tavolino accanto che si volta e dice a mia nonna: "Signora, devo proprio dirglielo. Lei è bellissima.", ed io penso che è vero, perché l'età le avrà indurito il carattere, ma bella lo è sempre stata e lo è tutt'ora.
Ieri sono entrata alla Scala col cuore in gola, chissà poi perché. Ho stretto un lembo di tenda fra le dita ed ho pensato che no, non ero pronta per una cosa così... Così come, non lo so.
Ieri è stato sedersi sulle poltroncine e scoprire che eravamo (per puro caso tral'altro) in prima fila ed accostarsi al parapetto appoggiando la mano al mento e sentire gli orchestrali là sotto parlare di pause. Ieri c'era mio papà a spiegarmi di platee, delle differenze fra i vari tipi del palchetto ed a descrivermi la gente che passava, mezzo orgoglioso e forse mezzo commosso, perché lui questa sorta di "iniziazione" alla Scala l'ha vissuta quand'aveva la mia età.
E ieri è stato anche il "oh, cala il sipario..." di mia mamma ed un'ouverture mozartiana che mi ha messo i brividi.
E no, io non sono appassionata della lirica e credo non lo sarò tanto presto. Però sentire lì la magia del canto mi ha fatto salire il cuore in gola.
Ieri c'era un direttore d'orchestra venticinquenne e questa cosa mi ha dato speranza, chissà perché. Sarà che dirigere alla Scala a poco più di vent'anni non è da tutti, ma questo ragazzo che alla fine della serata sembrava stravolto e felice insieme mi ha riempito il cuore di una sorta di speranza. Ecco, lui ha rincorso i suoi sogni e ce l'ha fatta, spero. Almeno voglio credere che sia così, che non siano stati i suoi genitori o qualcun altro a forzarlo.
Ieri è stato reincontrare una coppia di amici dei miei genitori e pensare: "Carino incontrarsi alla SCala...".
E poi è stato crollare mezza addormentata all'ultimo atto sulla spalla di papà, che se non vedi il palco e non hai in mano il libretto dell'opera non capisci poi molto, ed è più difficile.
Ed è stato ritornare di notte, tutti mezzi addormentati con la nonna a criticare i cantanti ed a dire che lei le avrebbe anche cantate meglio, quelle arie d'opera.
Ed oggi ascolto i Rolling Stones e scrivo tutto questo. Che poi Mick Jagger e Mozart siano un mezzo controsenso...
Ma non importa, non importa.
Forse anche andare all'opera a quattordici anni ed avere i brividi è un mezzo controsenso, non lo so. So che ieri è stata una serata bella, tanto.
E ieri c'era la mia famiglia, a volte matta a volt etroppo seria. Scriverò un post su tutti un giorno o l'altro, forse.

Minerva

4 commenti:

Federica ha detto...

mi piace tanto il modo in cui parli della tua famiglia, attenta a tutti i componenti: sei speciale!

Marina ha detto...

Sei fortunata ad aver avuto una serata così :)

ha detto...

Ho sempre amato le grandi famiglie...la mia si è divisa, purtroppo, e certe belle serate ormai le ritrovo solo nei miei ricordi infantili! Tieni stretta stretta la tua!
Ti apprezzo ancora di più, per tutto l'affetto che metti nel descriverla!
Un abbraccio!


P.s. E scusa se sono sparita! :)

kyra ha detto...

la mia prima volta a teatro davano "la traviata" che emozione!
un abbraccio