giovedì 10 maggio 2012

niente di nuovo sul fronte occidentale

Non ho voglia di scrivere. Né il diario, né il blog, né qualche racconto, né il tema che bisogna fare per compito.
Non ho voglia di riassumere questi giorni che se ne vanno via così velocemente, senza lasciare tracce apparenti.
Tranne un po' di tristezza di fondo, che in questo periodo mi sa che è motivata.
Forse è l'ennesima influenza di quest'anno, con febbre e laringo-faringite (fantastico) e di conseguenza l'ennesima assenza da scuola. Che poi credo che, quest'anno, se non fosse stato per i voti alti, mi avrebbero già bocciata solo per le assenze sconcertanti.
È maggio. E manca un mese e qualche giorno alla fine della scuola. Fine definitiva, quest'anno, sì. E sinceramente da un lato non vedo l'ora di andarmene, ma dall'altro so che rimpiangerò tutto questo. Mia madre dice che sono troppo legata al passato, che non dovrei guardare indietro e pensare solo al futuro e non crogiolarmi nei ricordi. Ma io sono fatta così.
E poi c'è un'estate e per la prima volta ho deciso che voglio passare del tempo con dei coetanei non vedenti e perciò, se tutto va bene, andrò al mare con un gruppo di ragazzi ciechi. Da bambina odiavo questa cosa. Odiavo il dover fare delle "attività speciali" e mi sentivo continuamente immersa in un'atmosfera finta, artefatta, ovattata. Che poi il mio confronto con queste cose non è mai stato piacevole, anche perché ero sempre la più grande e l'unica cieca (gli altri ragazzini che ci sono dalle mie parti, sono tutti ipovedenti) insieme a mio fratello.
Quest'anno ho proposto io a mia mamma di passare qualche tempo con persone col mio stesso "problema". E no, non voglio dire che dobbiamo per forza diventare amici.
Ma so che sicuramente con delle persone non vedenti potrei avere delle difficoltà comuni e ci si potrebbe confrontare.
Ho ancora un po' paura, non lo nego. Vivo circondata da vedenti tutti i santi giorni e non riesco a togliermi dalla testa il timore di trovarmi male, lo scoprire che tutti i non vedenti sono più evoluti rispetto a me.
Paranoie di una quattordicenne troppo poco incline a farsi scivolare le cose addosso, sissì.
Però prima che finisca l'anno devo affrontare certe cose, togliermi vari pesi sullo stomaco ed affrontare dei giorni un po' tristi.
In primis, lunedì. Lunedì è (o sarebbe stato?) il compleanno di mia zia che ora è in ospedale, non si sa se cosciente o meno, attaccata ad un tubo da settembre.
Ed io mi chiedo se considerare vita il languire in un lettino senza capcacità di comunicare col mondo esterno.
Me lo chiedo e fa male, malissimo. Sul tavolo ho una scatolina di paglia logora, con dentro le pietre preziose che lei aveva comprato: alcuni quarzi, della malachite, del corallo. Lei nelle pietre e nelle erbe ha sempre creduto. Ed io stringo questi sassolini di cui mi spiegava il significato quand'ero bambina e mi chiedo a cosa le servano ora. Servono a me, forse. Mi serve lo stringerli forte nella mano e sentire la punta di un quarzo rosa e pensare a mia zia che no, nella vita non è mai stata una lottatrice, ma che non meritava certo di finire così.
E lunedì compie (o avrebbe compiuto?) sessantaquattro anni. E nessuno andrà all'ospedale, perché la nonna non sta bene e noi siamo troppo lontani.
Lo so, probabilmente lei vaga in una dimensione tutta sua e dello scorrere del tempo non si rende nemmeno conto. Però...
Le scriverò una lettera, per quel che serve. E forse la publico qui, se mi farà sentire meglio.
Sono giorni con un fondo amarognolo di malinconia ed io cerco di scrollarmi di dosso i pensieri opachi per vivere al meglio il mio ultimo mese di scuola: c'è una gita a Berlino fra poco, le ultime lezioni, gli ultimi momenti coi miei prof e coi miei compagni.
Forse basta solo riaddormentarsi che, magari, Rossella O'hara non aveva poi tutti i torti dicendo che domani era un altro giorno.
Minerva

3 commenti:

Federica ha detto...

sei una ragzza molto coraggiosa

AntiGG ha detto...

Capitano giornate così..poi passano.
Credo che ti farà bene trascorrere del tempo con altri ragazzi non vedenti. Sarà comunque un'esperienza nuova, che in un modo o nell'altro ti arricchirà.
Scrivi, che è bello!

kyra ha detto...

Domani è un altro giorno, un altro presente, e se lo vogliamo sarà pieno di calore, intanto comincio io con un abbraccio grande.