sabato 2 giugno 2012

berlino

Non lo so, se questo post sarà l'unico su questa gita.
Non so se avrò voglia di scrivere qualcos'altro su questi quattro giorni tedeschi, che sono stati assurdi quanto esilaranti.
Perché solo a noi poteva capitare di veir derubati in albergo, con quattro porte scassinate con gli attaccapanni e borsellini ben svuotati. E solo al mio prof di mate poteva capitare di perdere la carta di credito nel distributore di bevande e ritrovarla tre giorni dopo.
Berlino non l'ho vista, non davvero. Ho girato per musei, ma l'essenza di questa città non sono riuscita a coglierla. Ci ho camminato dentro tanto, ma troppo in fretta. Fretta di raggiungere il prossimo museo, l'albergo, il ristorante.
E mi dispiace. Mi dispiace perché coi miei genitori invece ho sempre vagato qua e là per le città, respirando aromi diversi e facendomi descrivere tante cose.
Mi rendo conto che con una classe, girovagare per una città è una cosa un tantino inconcepibile.

Della capitale tedesca mi resteranno tante impressioni confuse e slegate.
Il sassofonista ed il chitarrista infilatisi nella metropolitana alle nove del mattino e che si sono messi ad improvvisare una sorta di jazz. Mi piacciono i musicisti di strada, soprattutto quelli bravi. E questi due ragazzi che si sono messi a suonare mi hanno trasmesso un senso di calore e di appartenenza unico. Come se anch'io fossi una di loro.
Mi ricorderò per sempre degli uccelli che l'altro giorno cinguettavano allegri nell'ex campo di concentramento. Uccellini cinguettanti in un luogo di morte ed orrore sono un ossimoro troppo nauseante che mi ha fatto venire le lacrime agli occhi molto più delle baracche dai lettini stretti e delle docce.
Chissà dov'erano gli uccelli, in quei giorni di ormai settant'anni fa. Nascosti, appollaiati fra i rami di un albero per paura di essere sfiorati da uno sparo non destinato a loro oppure avevano preso il volo prima, ed a differenza delle persone si sono salvati.
Non dimenticherò tanto facilmente la sera in cui ci hanno derubati. Tutti lì, assiepati nel corridoio dell'albergo chi seduto per terra, chi a torcersi i capelli, chi ha chiamare i genitori con gli occhi lucii. Ed io a ridere dentro di me come una scema, perché nonostante fossi stata derubata vedevo un lato esilarante nella situazione che a quanto pare, però, vedevo solo io.
Berlino ha in sé un pezzo di storia contemporanea enorme: dal nazismo, alla Germania divisa.
Ho visto lo stesso orrore nelle prigioni della Stasi e nei campi di concentramento. E dire che erano persone di regimi politici opposti.
Berlino è quell'enorme monumento commemorativo dell'olocausto. Tanti blocchi di marmo disposti a formare un labirinto, tutti di altezze diverse per sottolineare la diversità di ogni uomo. Mentre camminavo in mezzo a quei blocchi di marmo e ci sbattevo contro col bastone pensavo al senso di colpa che ha roso molti tedeschi per anni e che, credo, si portano addosso ancora oggi.
Poi ci sono quelli che o non se ne curano, oppure non se ne vergognano. Ma in quel momento, camminando fra i blocchi di pietra, non importava.
Berlino profuma di questa storia recente che ha lasciato troppe ferite aperte e che non si rimargineranno mai del tutto.
Sono stati quattro giorni sfibranti. Quattro giorni di camminate lunghissime e di percorsi con la metropolitana sbagliati (se ho un insegnante imbranato non è mica colpa mia), di panini improponibili lasciati a metà e di figuracce con il tedesco, che parlo male.
E poi c'era la classe: gli scherzi tipici delle gite, l'ansia perché una mia compagna fumava in camera e "se la scoprono io finisco nella cacca, ma l'idea di fare la spia mi fa schifo", le cavolate dette e fatte dal mio professore di matematica, che è un tesoro, ma credo che Paolo Villaggio sarebbe entusiasta di trarre ispirazione per un secondo Fantozzi da tutto quello che combina.
Sono stati gli ultimi giorni di quarta media, più o meno. Oramai mancano due settimane e poi la scuola sarà finita. Rimpianti, sollievo, nostalgia.
Ma questa è un'altra storia, davvero.
Minerva

5 commenti:

Federica ha detto...

indubbiamente di cose ne sono successe tante!
Spero tu ci possa tornare fra qualche anno, per approfondire questa tua infarinatura berlinese!

AntiGG ha detto...

Scusa l'indiscrezione, ma leggo da poco il tuo blog quindi probabilmente avrai già risposto a domande del genere. Ma..cosa significa per te "vedere"? Ho capito che sei non vedente ma..vedi ombre? Distingui i contorni? E i colori?
Sono una studentessa di medicina, ti prego non prendere questa mia curiosità come quella di una che vuole studiare una cavia da espserimento, vorrei davvero capire!
Come riesci a scrivere al pc? E guardi la tv? Aiutami a capire! Grazie mille!

minerva ha detto...

@Antigg: Non ti preoccupare assolutamente, chiedere è lgegittimo (apprezzo molto chi non si fa problemi nel chieder).
Non vedo dalla nascita. Né ombre, né luci, né colori, né niente. Il mio è un problema genetico, i miei genitori sono entrambi portatori sani, neanche mio fratello vede.
In moltissimi casi uso il verbo vedere intendendolo come percepire/assistere. Mi viene automatico dire "ho visto un film" piuttosto che "ho ascoltato un film".
Il pc lo uso perfettamente. è dotato di una sintesi vocale e di una barra braille, ossia un apparecchio (collocato sotto al computer) che traduce tutto ciò che leggo a schermo in braille (magari se cerchi un'immagine su google ti fai un'idea migliore di quella che ti ho dato descrivendotela). Ci sono siti più difficili da consultare (vedi facebook, dove fra notifiche, avvisi e chat è complicatissimo raccapezzarsi, anche se in qualche modo si può fare), ma per il resto la consultazione di internet non crea problemi.
La tv è un argomento un po' più complicato. Sì, la "guardo", pur non avendo l'istinto di accenderla. Non so se sia così per tutti i non vedenti, ma mi ricordo dell'esistenza della televisione solo una volta ogni tanto.
Solitamente mi faccio descrivere i film dai miei genitori, e per questo uso più volentieri i dvd, in cui si può interrompere la registrazione per descrivere una scena. Infatti ttendo a non andare spessissimo al cinema, perché non è facile farsi descrivere qualcosa senza disturbare i vicini di poltroncina.
In Svizzera (in Italia sinceramente non so) di tant'intanto passano dei film con la possibilità di attivare un'audiodescrizione, in cui una persona descrive il film, scena per scena. Alcuni di questi film (che sono pochissimi, e mai nulla di particolarmente recente) si possono scaricare da internet, su siti appositi.
Spero di esserti stata d'aiuto, per qualsiasi cosa chiedi pure, rispondo sempre e volentieri!
Minerva

Nora* ha detto...

Berlino è splendida! Chissà come l'hai percepita, vissuta... Io sono molti anni che non ci vado (oddio sembro una vecchia a scrivere così!) ho ancora molte cose rimaste lì ad aspettarmi. Chissà, magari un giorno ci incroceremo in Alexander platz!

AntiGG ha detto...

Grazie, ora è un po' più chiara la cosa :)