sabato 21 luglio 2012

certe cose

Da certe esperienze ti aspetti qualcosa. Poi finisce che ti capita di vivere qualcosa di completamente diverso, inaspettato. Positivo, a tratti, ma di questo te ne rendi conto solo dopo.
Da questa colonia per non vedenti mi aspettavo una cosa: divertirmi. Conoscere ragazzi miei coetanei con i quali potermi confrontare, divertire. senza sentirmi diversa, emarginata, esclusa. Senza dover sopportare i "questo tu non lo puoi fare" oppure i mitici "ma tu come fai a fare questo?".
Invece no.
Non è stato così e stavolta non posso attribuirmi nessuna colpa, non potevo fare altrimenti.
Eravamo in nove. Quattro di noi avevano altri problemi, oltre alla cecità.
Una ragazza che è nata di venti settimane ed ora a più di vent'anni parla e cammina a stento e per comunicarti i suoi bisogni stringe la mano e nessuno di noi ha realmente idea di quanto capisca di ciò che le si dice.
Un ragazzo che salta come un matto e che continuava a urlare incoerenze ed un altro che invece sentiva e camminava male.
E poi lui, uno scricciolo che ad undici anni se ne dimostrava quattro era tanto, che voleva sempre stare in braccio, perdeva bava e chiedeva di sua madre ogni cinque minuti.
E le educatrici a dirgli che sua madre sarebbe arrivata l'indomani. E poi il giorno dopo era ancora la stessa storia, fino ad oggi. Ed io stavo male per lui, da brava emotiva quale sono (in questi contesti riesco ad essere di una fragilità immensa e non mi so dominare, me ne rendo conto).
Mi saliva un nodo alla gola quando sentivo l'educatrice di turno dire: "La mamma domani arriva" e sapevo che no, la sua mamma non sarebbe arrivata e consideravo tutto questo un inganno tremendo, anche se mi rendo conto che lo tranquillizzava parecchio.
Poi c'eravamo due bambini di una decina d'anni e noi tre ragazze. Poi una di noi se n'è andata a casa, e siam rimaste in due.
Siamo state tutto il tempo insieme, ma non ci ha legate una grande alchimia. L. con la sua insofferenza, S. con le sue ansie ed io con la nostalgia di casa che ad un certo punto ha preso letteralmente il sopravvento e non ho saputo controllare tanto bene.
Io volevo farmi degli amici. E quando mi sono ritrovata davanti quei quattro ragazzi con mille problemi più di me il mio primo pensiero è stato: "Dio, se sono fortunata a non vederci e basta, senza avere altri problemi.", ma poi mi sono sentita persa.
Perché io non lo sapevo, che ci sarebbero stati ragazzi così. E per quanto provi per loro rispetto e comprensione, io per queste due settimane desideravo un altro tipo di compagnia.
Sono stata male. Davanti a tutti no, sorridevo e cercavo di essere allegra ed amichevole con tutti.

Ma in camera mi mancava casa e mi dicevo che no, io due settimane così non sarei riuscita a viverle bene.
Sono stati giorni lunghi. Oltre ad annoiarmi parecchio, perché le attività erano state concepite più per un gruppo di bambini, che per degli adolescenti, ero abbattuta. Mi ero fatta delle illusioni, su queste vacanze. Trovare finalmente ragazzi con il mio stesso "problema". Ed invece no, ero in un gruppo eterogeneo e piuttosto difficile.
Poi ad un certo punto ho fatto un sospiro profondo e mi son detta che tanto ormai io lì dovevo restarci, e tanto valeva prendere i lati positivi da quest'esperienza.
è stata dura. Io sono un'emotiva, con il cattivo vizio di mettermi nei panni degli altri.
Sicuramente, l'autostima mi è salita un po'.
Mi sono sempre creduta poco autonoma, goffa e piuttosto imbranata, rispetto alla media dei non vedenti.
Poi ho visto L. e S., che erano più o meno mie coetanee.
S. che per fare la doccia impiegava una vita, perché non trovava shampi, balsami e bagnoschiuma.
L. che lasciava gli assorbenti sporchi ovunque: sul mio letto, nel lavandino, per terra. Ed a quattordici anni, ciechi o non ciechi, certe cose bisogna saperle fare.
è orribile a dirsi, ma certe volte le mancanze degli altri rinforzano la propria autostima. Nonostante questo noi tre insieme non ci siamo trovate male.
Queste settimane mi hanno arricchita, e tanto, anche se mi hanno regalato tutt'altro rispetto alle mie aspettative.
Mi sono resa conto di quanto sia fortunata, a non avere problemi a parte la mancanza della vista. E mi sono resa conto ancora di più di quanto la mia famiglia, che mi sprona e mi stimola da anni pur essendo su molte cose severa, mi ha davvero fornito dei valori, delle regole e dei consigli solidi.
Però io degli insegnamenti tratti da quest'esperienza me ne rendo conto ora.
Ora, che sono a casa, nel silenzio morbido e rassicurante della mia camera, fra quelle quattro pareti blu carta da zucchero che amo tanto. Ora che nell'altra stanza so che c'è la mamma, allungata sul divano a guardare la televisione con il cane mezzo arrotolato nella tenda.
Ora che sono "al sicuro", e che posso mettere giù qualche pensiero con il ritmo della scrittura, che è una delle cose più dolci e confortanti che io conosca.
Quando vivi dei momenti non proprio entusiasmanti e torni nel tuo bozzolo, ti senti protetto ed amato più che mai.
Però so che, nonostante non abbia vissuto due settimane particolarmente divertenti, mi sono servite.
Minerva
ps: tengo a specificare ancora una volta, che se non ho parlato in termini stupendi dei ragazzi con problemi non è perché non li rispetti e non li comprenda, ma perché non mi aspettavo la loro presenza e questa cosa ha influenzato tantissimo questa vacanza.

4 commenti:

kyra ha detto...

Ciao Minerva, scrivi così bene. Dovresti provare a scrivere un bel romanzo, sarebbe bellissimo ne sono sicura, ed io lo comprerei :)

minerva ha detto...

Eh, fare la scrittrice è il sogno che mi accompagna fin da sempre.
Mi piacerebbe raccontare qualcosa sulla mia famiglia, che di storie interessanti ne avrebbe.
Devo solo raccogliere il coraggio per farlo davvero. XD

kyra ha detto...

anche storie di fantasia, così si evitano conflitti :)

io aspetto

Federica ha detto...

sei sempre molto saggia e sincera, prima di tutto con te stessa: credo che sarà una dote che ti servirà molto nella vita!