sabato 28 luglio 2012

Da bambina odiavo la settimana di barca a vela che facevamo.
Stavo tutto il tempo con un mangiacassette (sì, io ci sono cresciuta ed esistevano ancora, per mio fratello sono già pura utopia) ascoltando fiabe o libri per bambini. Ero incazzata perché dovevo starmene ferma.
"Occhio alla scaletta, all'albero maestro, alle funi, al timone. No, stai ferma, non è il momento di tuffarsi. Stai buona, mangiamo quando è finita la navigazione.", erano le frasi che mi ripetevano i miei genitori ad oltranza.
Mio fratello era troppo piccolo per annoiarsi. Se ne stava spalmato sul ponte, con la crema protezione 82 (che non esiste, ma vabbé). Dormiva ad oltranza, si alzava per aggrapparsi al timone e provare a timonare per due minuti, per poi ritornare sul suo asciugamano.
Mio padre era tutto gasato per essere di nuovo in uno dei sue due elementi. Il primo è la montagna: picozza, funi, scarponi. Sci alpinismo ed arrampicata gli sono stati vietati dopo il matrimonio perché mia madre ha una folle paura di quello che gli può succedere. Perciò in parete non ci tornerà più. Ma ricordo che, allora, era tutto contento di poter timonare, redigere percorsi, spiegarci come bisognava orientarsi in base al vento.
Lui la patente nautica l'aveva presa da ragazzo, e nonostante avessimo uno skypper era entusiasta di poter fare di tutto.
Io mi rifugiavo in cabina, quando non ne potevo più. Incurante del beccheggio me ne stavo sul lettino a raccontarmi storie da sola, finalmente in pace.
Poi mia madre ha avuto problemi di labirintite ed in barca non ci siam più andati.
Quest'anno però si è aggregata a noi una coppia di amici senza figli. Lei è la migliore amica di mia mamma e sognano una vacanza insieme dai tempi delle medie.
Ed alla fine, l'idea di andare in barca è stata quella vincente.
Libri, tanti. Di quei libri che voglio leggere da una vita. Intendo farlo là, dove c'è l'atmosfera ed il tempo giusto.
Ipod pieno di musica, della mia musica. Di quella musica in cui credo fermamente e che però sostituirò con lo sciabordio delle onde, le strida dei gabbiani e certi silenzi che solo il mare sa regalare.
Il pc c'è. Senza internet, ma voglio scrivere. Una delle poche cose che mi manca non vedendo è un quaderno, la penna, il grattare del pennino su un foglio. Il tracciare bene le lettere, una pagina piena di cancellature. L'intuire dalla grafia uno stato d'animo.
Forse lo si può carpire anche dalle parole, ma non è la stessa cosa.
Mi pesa dover sempre portarmi un computer per poter scrivere. Ma io devo farlo.
Scrivere mi fa stare bene, da sempre. E scrivere nella mia cabina, in mezzo a quel mar Mediterraneo che a volte può essere tanto poetico, è bello.
Io parto. E spero di leggere, di divertirmi con i miei genitori e di non affogare il fratellino.
Ci sentiamo domenica...
Minerva

3 commenti:

nonnatuttua ha detto...

Sei proprio cara!!!

L'antipatica ha detto...

pensa che io sogno da anni una vacanza come questa... mi piace proprio l'idea della barca a vela. penso sia il luogo ideale per leggere e scrivere, il tempo si ridefinisce e lascia spazio ai pensieri. buon divertimento.

Federica ha detto...

non so se mi piacerebbe una vacanza in barca, avrei paura di annoiarmi come te da piccola... facci sapere se hai cambiato idea!