giovedì 23 agosto 2012

-11

I giorni scappano via. Veloci? Sì, dannatamente.
Manca una manciata di giorni a settembre.
Un sospiro, un soffio di vento, rispetto alla vita intera. Invece no. Invece il tempo si dilata, si allunga, diventa insopportabile.
Voglio iniziare la scuola. è sempre così, amo le vacanze, ma ad un certo punto non vedo l'ora di settembre.
Oggi i miei genitori hanno conosciuto la mia futura professoressa d'inglese e la vicedirettrice.
Ed ho scoperto che il primo giorno no, mia mamma non mi accompagnerà, mostrandomi l'aula. Perché al liceo è un po' vergognoso, dice lei.
Eppure un po' mi fa paura, l'idea di dovermi muovere da sola nella calca del primo giorno di scuola, con l'ansia e la cartella.
E dovrò barcamenarmi da sola facendo un percorso che già conosco, certo, ma che sarà la prima volta che faccio da sola. E dovrò cercarmi la mensa e lì, spero, ci sarà la vicedirettrice (che è carinissima, punto).
E poi è tutto davvero nelle mie mani.
Cercarmi l'aula, trovarmi il banco, pregare che qualcuno mi si sieda vicino perché io non lo so, se no, come posso fare.

Usciranno le classi, fra poco. So che non sarò in classe con molta gente che conosco. Nessuno (tranne un mio compagno di classe e ltre due o tre con cui ho parlato di rado). Il resto sono persone che non conosco, e sono felice anche per questo.
Mancano undici giorni.
Questa sera fa fresco e c'è un vento piacevole, che accarezza i capelli e solletica il viso.
Una sensazione esaltante, quasi. Una sorta di felicità, di gusto dell'avventura, un brivido elettrico che arrossa le guance, fa brillare gli occhi e dipinge un sorriso inaspettato sul volto.
Voglio godermi questi ultimi giorni di vacanza. Leggere, scrivere, ascoltare tanta musica.
Andare a trovare i nonni e raccontare alla nonna tutto, di questi giorni qui. Sedermi appena fuori dalla porta, sul pergolato, con una grande ciotola di amarene in mezzo al tavolino.
E poi ricorrere a casa, fare la cartella, ficcarci dentro il flauto. Quel flauto che mi sono messa a suonicchiare quest'estate, un po' per gioco, un po' per far vedere a me stessa che anch'io posso fare musica.
Magari prima di infilarlo in cartella suonerò qualcosa: forse i Beatles, o qualsiasi cosa che mi passi per la testa e mi metta allegria.

Lo so già, che la sera prima del primo giorno di scuola non riuscirò a mangiare. Saltellerò per la casa, con lo stomaco già annodato e laverò i capelli, facendo un pasticcio sovrumano con shampo, balsamo e spazzola.
E poi passerò una notte che vorrei finisse subito e non finisse mai, scalciando le coperte e girovagando per la mia camera tipo anima in pena.
Almeno il cane mi farà compagnia, spero.
Lui che nelle mie passeggiate per la casa mi segue sempre come un'ombra, zampettando docile docile in attesa del cibo che, comunque, non ho intenzione di dargli.

Il mio papà no. Non ci sarà, il primo giorno di liceo.
Sarà a Berlino per lavoro, impegnatissimo con dei clienti di non so dove.
Lui no, non ha mai mancato ad un nostro primo giorno di scuola, un nostro saggio di musica, una recita, un compleanno.
Però lo capisco. è lavoro, ci sono occasioni che capitano una volta l'anno ed è il mio primo giorno di liceo. Sono abbastanza grande per cavarmela da sola anche se non nego che un "Ora vai dentro e mangiali" detto per telefono, non sarà la stessa cosa.
Ed ora mancano questi undici giorni. Questo fine settimana mi rifugerò in montagna, nella mia cameretta stretta, col tavolino pericolante su cui metterò il pc.
E passeggerò per i miei prati, col mio torrente lì a cantare, e col gruppetto sparuto di mucche
davanti alla casettina.
E la settimana prossima dovrò ritornare al liceo.
Andare al pian terreno, trovare la mia aula, la mensa, la biblioteca.
Rifare percorsi già fatti, muovendomi col bastone.
E poi ci saranno i lunghi pomeriggi passati a studiare in giardino dai nonni, che devo dare un'occhiata perlomeno alla grammatica tedesca. Mi metto con l'asciugamano sull'erba e studio, studio, studio.
Studio per questo primo anno di liceo che chissà come sarà. Voglio studiare ed imparare, voglio prepararmi bene per tutto questo.
Sì, sono felice.
Minerva

3 commenti:

17enne ha detto...

Io ho finito quest'anno il liceo, caspita che impressione pensare che tu debba incominciare ora, un anno dopo rispetto a qui in Italia o sbaglio? Fatti forza, il primo giorno è un casino: io cinque anni fa ero in una classe di persone che conoscevo, ma mi sono trasferita dalla terza in una scuola di sconosciuti e mi ricordo bene quanto mi sentivo a disagio, sebbene per un motivo diverso dal tuo. Non puntare troppo sul primo compagno di banco, potrebbe essersi seduto lì casualmente; il secondo, alle volte, ci pensa un po' più su.

Buon inizio.

Pepe ha detto...

Ciao, Minerva! Quanto tempo che non passo dal tuo blog! Ne avevo bisogno: sei sempre così fresca! Fai sentire meno soli! Sono contenta che tu inizi il liceo: è una grande avventura! Non ti preoccupare troppo della paura dell'inizio, diciamo che è l'ouverture d'obbligo. Io ricordo di aver passato i primi giorni a memorizzare la strada col pullma, giusto per avere la sensazione di tenere tutto sotto controllo. E naturalmente in capo a poco tempo tanta paura mi è sembrata così eccessiva! Bello il liceo, bella la scuola e belli i primi freschi dell'autunno. Li attendo con desiderio...

Lunga ha detto...

in bocca al lupo allora, aspettiamo con ansia tue notizie quando inizierai! vedrai che sarà una bella avventura!