lunedì 20 agosto 2012

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Quattordici giorni all'inizio della scuola. E del liceo, mi ricorda il grillo parlante che ho sempre in testa.
è strano, ma se fino a ieri, che ero al mare, non pensavo alla scuola neanche per sogno (se non la sera, facendo il conto alla rovescia dei giorni che mancano al liceo), ora è tutto improvvisamente reale. Ovvio.
Di quest'estate mi ricorderò la barca. La barca che porta il nome della mamma greca del proprietario, che era a bordo con noi.
La barca nel suo insieme, coi suoi pregi ed i suoi difetti.
Quelle colazioni lì, alle sette del mattino, con solo il mare intorno ed un silenzio che non c'è da nessun'altra parte, forse solo nella quiete irreale dell'alta montagna.
Le ore passate rannicchiata a leggere, a farmi spettinare dal vento della navigazione ed a respirarlo, questo mare che mi ha fatto compagnia.
Poi ha anche i suoi difetti, un viaggio così. gli spazi un po' angusti delle cabine, il dover stare attaccati. Ma può funzionare.
E tornare nell'alberghetto in Sardegna in cui vado da sei anni, con i camerieri che ci riconoscono ed al nostro arrivo han fatto trovare a me e a mio fratello due cigni di panna montata.
La spiaggia, con le amiche di mia mamma ed i loro figli (perché è cosa risaputa: le mamme chiaccherano con chiunque, mentre noi siam un mezzo gruppuscolo di bambini ed adolescenti che stan insieme, ma più per forza di cose che per vera simpatia, tranne in rari casi).
E trovarsi tutti un po' più grandi, un po' cresciuti, un po' cambiati.
A., che vive in Inghilterra e che mi racconta della sua casa in collina, con l'aia, le papere e la sua scuola in cui dopo le lezioni fa equitazione.
E sognarla un po', questa campagna inglese.
E fare bagni eterni e leggere tanto sotto all'ombrellone, e fare la mamma ad un gruppo di bambine più piccole che mi si sono attaccate. Ok che ho fatto il corso di baby sitting, ma non credevo di avere una tale aura materna.
E due settimane passano. I giorni scivolano via come sabbia fra le dita ed è già ora di tornare nei ranghi. Fra due settimane inizio il liceo.
CristoCristoCristo.
Mia mamma che credo abbia già deciso cosa farmi indossare quel giorno, senza neppure consultarmi.
Il mio fratellino che inizia le medie. E tanto ino non è più, quando gli organizzo la tabella dei compiti da fare e mi ringhia contro di lasciarlo stare. Prime avvisaglie d'adolescenza, ma si sa che il compito di una sorella maggiore è quello di fare da mamma, anche se di tant'intanto potrei anche starmene zitta e lasciarlo davvero in pace.
Mi iscrivo al coro del liceo, stop. Cioè, andrò a mendicare un posto vuoto, perché al momento delle iscrizioni avevo scritto "no". Perché avevo paura di andare, fare, provare. Invece questa volta ci voglio provare, perché so cantare e voglio conoscere gente nuova, assolutamente.
Fra due settimane esatte sarò a casa, reduce da questo primo giorno di liceo. Reduce da un'ondata di cose nuove e diverse. Ed ho paura, non lo nego.
So che la notte prima del 3 settembre non chiuderò occhio e che leggerò fino a crollare esausta. Fa parte del rito, tutto questo.
Da domani inizierò con le recensioni dei libri, prometto.
Baci!
Minerva

2 commenti:

Federica ha detto...

leggere placa l'ansia... io il giorno prima della discussione della tesi mi scelsi un amico molto fidato: rileggere un pezzo di harry potter (la battaglia finale) servì a darmi calma... ora son curiosa di sapere cos'hai letto in barca!

L'antipatica ha detto...

in bocca al lupo per la scuola. bello ritrovare gli amici di sempre, anche se si cresce e inevitabilmente, si cambia sembra che il tempo riprenda da dove ci si è lasciati.