domenica 2 settembre 2012

(just like) starting over

ho già chiamato un post così, ed è stato quando ho riaperto il blog, per caso, perché ho scoperto che l'account rifunzionava.
Sì, è la canzone dei nuovi inizi. Una delle mie preferite di John Lennon, che appartiene al primo cd comprato con i miei soldi.
Che poi a pensarci bene è una tappa assurda, ma maledettamente importante, quella del comprare un cd/libro/qualsiasicosa con i propri soldi.
Significa, più o meno, che stai crescendo.
Ma se mi metto a divagare, Dio, io vado a letto alla una di notte.
Che già son nervosa di mio perché domani è il mio primo giorno di liceo, figuriamoci se mi metto a scrivere un post chilometrico.
La casa sa di ansia ed aspettative, stasera.
Mio papà che non c'è a tenerci tutti sotto controllo, una parente in visita dalla Svizzera tedesca ed un nonno temporaneamente venuto anche lui a trovarci.
Ci siam tutti accampati come zingari. Io non dovrei dire niente, anche perché sono l'unica ch'è restata nella propria stanza, da sola.

E due ragazzini, nello specifico mio fratello ed io, che si aggirano per la casa preparando cartelle.
Che poi lui ha una capacità di dissimulare ansia che potrei anche invidiargli: poco importa che inizi le medie, stanotte dormirà sereno e tranquillo.
Io no. Io mi son già preparata la playlist di musica ed il librone (voglio rileggere via col vento, punto), quando sarò arrivata al punto in cui sono certa non dormirò più.
Beatles, Rolling Stones, Queen, Brian May, Bob Dylan, Elton John, Eric Clapton, gli Abba, i Pink Floyd, Cyndi Lauper ed i Police.
Musica che, più o meno dall'anno scorso, fa parte della mia vita.
Spero di non trovarmi stanotte a rincretinirmi sentendo il trillo psichedelico-allucinante della svveglia che accompagna l'inizio di "Time", dei Pink Floyd.


Domani vado al liceo.
domani mattina mi laverò i capelli alle sette e, calma calma (si fa per dire, chiaro), cercherò di ingurgitare qualcosa di diverso dal tè.
Poi ridarò un'occhiata alla cartella, cercherò di pettinarmi e farò la treccia.
E poi me ne starò seduta sul letto, nervosa ed agitata come un grillo, ad aspettare di uscire di casa a piedi con mamma, nonno e fratello.
Passerò davanti alla mia vecchia scuola e pregherò di riuscire a salutare almeno il mio prof di italiano ed a far gli auguri all'amica boccolosa del mio fratellino anche perché, da brava bimba emotiva, so che lei, come me, non riuscirà a prendere sonno.
E poi via.
Le medie son separate dal liceo da un prato ed io attraverserò questo prato con mia mamma.
Poi la saluterò con taaaaanta calma e via col bastone a cercar l'entrata.
Non so come sarà il primo impatto con la folla, non lo voglio sapere.
O li traumatizzo tutti, o vengo traumatizzata io da tutti. Più probabile la seconda cosa, anche se magari fra ottocento allievi passo non dico inosservata, ma di sicuro il mondo non farà caso a me.
E poi devo raggiungere il distributore delle bibite, zigzagando fra gli albi di legno ed una sorta di cubi su cui i ragazzi si possono sedere.
E lì, a quel cavolo di distributore che fa parte dei miei incubi da dieci giorni, dovrebbe esserci la vice direttrice ad aspettarmi ed a accompagnarmi in mensa, dove ci smisteranno tutti (aiuto).
Il mio peggior timore? Il fatto che al distributore delle bibite non ci sia nessuno.
E che io mi metta lì come un palo praticamente ebete, in mezzo allo sciame di studenti. Aiuto.

E poi si vedrà. Poi verran smistate le classi ed io son l'ultima sezione, la mitica prima L.
E poi da lì non so. Da lì è tutto ufficialmente nelle mie mani.
Sono tesa? Sì, sono tesa.
Rossella O'hara o no (non a caso ho scelto questo libro per iniziare i miei primi giorni di scuola, perché lei si rialza sempre, malgrado i suoi millemila difetti), io sono nervosa.
Sono le 22 e 12 minuti e la csa è piombata nel silenzio.
Nella porta accanto alla mia Fratellino e Maman dormono già, o quantomeno ci provano.
Io potrei restare al computer tutta la notte e nessuno se ne accorgerebbe.
Il silenzio, qui, è maledettamente irreale.
Sola coi miei pensieri faccio battere le dita sulla tastiera seguendo un ritmo, il ritmo della scrittura.
Mi dicono tutti o tanti che gli anni del liceo siano gli anni più belli.
Mia mamma, studentessa perfetta eppure mai stata emarginata per questo, mi ha sempre descritto quegli anni come stupendi, una sorta di "quiete prima della tempesta".
Io non lo so. So che da questa prima L forse mi aspetto troppo e non dovrei, forse di illusioni potrei anche farmene un po' meno, non lo so.
So che stanotte sono felice, ed anche un po' tanto tesa.
Pregate per me.
Minerva

3 commenti:

Federica ha detto...

com'è andata????

quanti anni sono di liceo?

lanoisette ha detto...

in bocca al lupo!

kyra ha detto...

mi ricorda il mio primo acquisto comprando una camicetta rosa bellissima! avevo rotto il salvadenaio ;)