mercoledì 28 marzo 2012

primavera, concerti, pensieri...

La magnolia è fiorita. Quella magnolia che ogni volta che ci passo sotto con mamma e cane mi fa letteralmente stare male per l'allergia e la fragranza troppo intensa.
E la magnolia per me significa primavera più di quanto significhi il 21 marzo od il cielo più mite.
Succede che la primavera mi sbatacchia qua e là come sempre. Insonnolita o inquieta a seconda dei casi, con le allergie a rintronare ed insieme quella voglia di rinascere, di risorgere e di non essere più in letargo.
Ieri ho visto Venditti in concerto. Bello, bello, bello.
Bello perché lui è se non proprio un animale da palcoscenico, quasi. Bello perché conoscevo le sue canzoni ed hanno fatto parte della mia vita fin da quando ero piccola. bello perché anche la mia mamma e la sua amica sentivano le canzoni e si ricordavano di quel momento o di quell'altro, di amori adolescenziali che hanno lasciato il segno, nonostante tutto.
Bello perché un pubblico così eterogeneo ed affettuoso non l'ho mai visto. C'erano le coppiette di giovanissimi che forse, immagino io, venivano al concerto solo per sentire la loro canzone dal vivo e per ballarla stretti stretti. Sogni romantici, maybe, ma un po' d'immaginazione ci vuole..
C'erano anche quelli che Venditti lo seguivano dagli anni '70 e la tizia dietro di noi a ricordare un concerto degli anni '80 ed a raccontarlo nei minimi dettagli alla sua amica che le sedeva accanto.
Ed io questo pubblico l'ho ascoltato ed annusato, e me lo sono fatta descrivere.
E poi quella "ricordati di me" che ha cantato come ultimo bis e che mi ha lasciata così, paralizzata col bastone in mano ed il cappotto infilato per metà, a godermi quell'ultima canzone di un concerto che non scorderò mai. E poi il ritorno all'una di notte, mia mamma che imbocca l'autostrada sbagliata e noi che ci ritroviamo a vagare di nuovo per Milano, convintissime d'esser in Svizzera.

Sono giorni di passaggio, come sembra essere tutta questa parte d'anno e come è stato il 2011. Periodi in cui si cresce giorno per giorno ma non sembra, credo.
La scuola procede bene, davvero. Mi diverto col latino e con la storia, che finalmente ho due professori bravissimi in entrambe le materie. Che il mio prof di storia degli scorsi tre anni mi aveva dato l'esaurimento nervoso, con il suo insegnare la storia in maniera tanto approssimativa e le sue verifiche a crocette (brr).
Leggo tanto, anche se di recensioni non ne scrivo. non sono tutti libri importanti, non ho la concentrazione necessaria per i mattoni. Mi ci dedicherò quest'estate in barca, con tutta calma.
Fra poco è Pasqua e non so ddove andremo e tantomeno se andremo via. Pioggiaovunque, dice la meteo. E daddy ha ancora il gesso e non se la sente né di guidare l'auto molto a lungo né di prendere un aereo, che fra valige e due figli non vedenti, le mani le deve usare.
Voglio leggere, in queste vacanze. Prosa o magari poesia, che in questi climi d'inizio primavera illanguidisce, raddolcisce ed illumina le giornate.
Non c'è molto altro da raccontare, a proposito di questi giorni che mi scivolano fra le dita ad una velocità inaudita. Mancano una quarantina abbondante di giorni (senza contare fine settimana e cc) e poi finisce la scuola. Ed io nel frattempo devo anche andare in gita a Berlino e godermi gli ultimi momenti di questa scuola, per poi... Per poi sopravvivere all'estate ed ai giorni futuri, ovvio.
Giorni che passano senza lasciare tracce indelebili, con la consistenza di sabbia.
E l'inverno è finito e mi abbandono a quelle solite riflessioni primaverili.
E di sottofondo c'è revolution dei Beatles. Che di mesto e malinconico non ha niente, niente, niente.
Ma poco importa...
Minerva
ps: scusate il post un po' sconclusionato, sono solo appunti di questi giorni qui.

venerdì 23 marzo 2012

canzone del giorno


It's late in the evening; she's wondering what clothes to wear.
She puts on her make-up and brushes her long blonde hair.
And then she asks me, "Do I look all right?"
And I say, "Yes, you look wonderful tonight."

We go a party and everyone turns to see
This beautiful lady that's walking around with me.
And then she asks me, "Do you feel all right?"
And I say, "Yes, I feel wonderful tonight."

I feel wonderful because I see
The love light in your eyes.
And the wonder of it all
Is that you just don't realize how much I love you.

It's time to go home now and I've got an aching head,
So I give her the car keys and she helps me to bed.
And then I tell her, as I turn out the light,
I say, "My darling, you were wonderful tonight.
Oh my darling, you were wonderful tonight."
(Eric Clapton)
Ci sono canzoni che ascolti venti volte in un giorno e poi le scordi per tutta la vita.
Canzoni che significano qualcosa per quel momento, ma che poi sbiadiscono nel nulla.
Io non lo so,se questa canzone durerà nella mia memoria.
Però mi ha colpita tanto. La melodia, forse, oppure quel qualcosa di straordinariamente dolce che l’ha caratterizzata.
Ne volevo ricordare il testo e basta, perché la possiate ascoltare anche voi e perché me ne possa ricordare un domani.
Grazie… Alla musica, che riesce a rendere speciale una giornata.
Minerva

(nel video ci sono i sottotitoli e di conseguenza la traduzione del testo, pare. Non so se sia esatta, perché non vedendoci non posso verificare…)

domenica 18 marzo 2012

ci sono storie

Ci sono storie legate a persone che vengono raccontate troppo tardi. Quando queste persone non ci sono più e non le si possono guardare con occhi nuovi.
Lui me lo ricorderò sempre come una presenza costante ai compleanni dei nonni, come quello che telefona la vigilia di Natale quando siamo tutti a tavola.
Un anziano signore che fa battute sagaci in un italiano monco nonostante i tanti anni a Milano prima, un vecchietto tremolante che parla a stento poi e che se ne sta lì, accartocciato sulla sedia ed io bambina non capivo mai se ci stesse ad ascoltare o meno.
Poi lui se n'è andato a gennaio. Prevedibile, credo. Ho visto mio padre piangere per la prima volta e dire: "Lui e sua moglie erano i migliori amici dei miei genitori, forse gli unici amici che avessero. è stato uno zio, per me." e poi scoprire piano piano la storia di un'amicizia, di cinquant'anni insieme, di uno di quei rapporti che forse non verrà mai immortalato in un film od in un romanzo, ma che per me è la rappresentazione più vera dell'amicizia. Lasciate che ve la racconti, questa storia.
Fa parte di me, della mia famiglia.

Sono gli anni '50.
No, non sono ancora gli anni delle favole come quella di Elvis o Grace Kelly, quelle arriveranno dopo. I primissimi anni '50, quelli caratterizzati dal buio della guerra appena finita e da tanta voglia di fare, di lavorare, di ricostruire.
Ecco mio nonno. Italo-tedesco che a vent'anni o poco meno scappò dall'esercito della Germania. Da bambina mi raccontava sempre che i capelli li aveva persi tutti per gli orrori della guerra. Forse esagerava, però quegli anni l'hanno segnato nel profondo, come hanno segnato tutti.
è il 1951 e mio nonno arriva in Italia. La Germania gli sta stretta e vuole conoscere la terra di suo padre.
Milano. Il 2 novembre scende dal treno con la valigia tenuta insieme con lo spago (è l'immagine più caratteristica che abbiamo nel cuore tutti, in famiglia) e cerca lavoro.
Lo trova e fa da magazziniere per mesi in un'azienda. Poi scoprono ch'è tedesco, e lo mettono a scrivere le lettere nella propria lingua oppure a tradurre.
Ed a questo punto arriva lui, V.. Tedesco anche lui, a Milano da qualche mese in più.
Si forma un gruppo di amici, tutti emigrati dalla Germania. Loro non li ho mai conosciuti. Mio nonno, in quel libro di memorie che non pubblicò mai, parla di loro come della sua unica famiglia, ai tempi. A casa scrive di rado e non torna più e quegli amici con cui passa le serate in un "caffè viennese" di Milano sono la sua unica compagnia.
Poi il gruppo lentamente si scioglie. C'è chi mette su famiglia, chi parte per Roma, chi ritorna a casa.
Restano ancora una volta lui e V..
E poi arriva mia nonna. Si conoscono ad un ballo austriaco, una di quelle istituzioni milanesi che dura ancora oggi.
Lei ha una situazione familiare alle spalle che occuperebbe ben più di qualche riga, ma è bella. Bella e bionda, con quello stesso viso che ho ereditato io, che le assomiglio esteriormente in maniera impressionante.
Lui le dedica le prime poesie in un italiano misto al tedesco. Un corteggiamento galante, di quelli che oggi non si usano più. E si sposano, alla fine.
Il matrimonio civile a Milano, quello in chiesa nella città austriaca di mia nonna.
E V., in tutto questo, fa da testimone, da amico e forse anche da fratello per mio nonno.
Poi, un anno dopo, la moglie la trova anche lui.
E., che invece è l'unica ad essere arrivata in Italia ed a rimpiangere la sua patria. Lei che, però a distanza di anni parla un italiano perfetto.
Poi nascono mio padre e mio zio e V. è il padrino di entrambi, se non mi sbaglio.
E passano cinquant'anni.
Il tempo allunga distanze, toglie la possibilità di vedersi e cambia molte cose.

I miei nonni, coi due figli al seguito, si trasferiscono in Svizzera.
V. ed E. vivono fra Milano ed il lago maggiore, cercando di riempire col lavoro e con gli amici quel vuoto grande ch'è stata per loro la mancanza di un figlio.
Però a Milano ci vanno tutti e quattro, per la solita passeggiata domenicale ed il caffè in un altro "bar viennese", come chiamano loro certi posti che ricordano i bar austriaci.
Per mia nonna E. non sarà mai una sorella. Sono amiche, certo. Ma mia nonna ha se stessa, il suo lavoro, la sua famiglia.
Poi V. si ammala.
Dapprima sono solo gli acciacchi dell'età, poi le cose si fanno più serie. Di compleanno in compleanno io mi accorgo, con l'istinto di bambina, che si sta spegnendo.
A volte non c'è proprio con la testa, altre scherza debolmente.
Poi cade, si fa male, chissà che cosa succede esattamente. Forse è solo troppo fragile e non ce la fa più.
A gennaio se ne va, senza strepito e senza rumore.
Mio nonno l'ha presa meglio di quanto pensassimo tutti. È stato con lui nei suoi ultimi istanti, a tenergli la mano ed a parlargli in tedesco. Gli ha fatto compagnia come gliene ha fatto in vita.
E sua moglie c'è ancora e lo accudisce fino alla fine, lavandolo e vestendolo giorno dopo giorno.
Al funerale il nonno ha letto una poesia scritta per lui sempre in quel misto di italiano e tedesco che fa parte delle poesie che scrive.
Non l'ho mai voluta sentire, in questi due mesi, mi sarei commossa.
Come non ho mai voluto leggere il libro di memorie scritto dal nonno.
Verrà un giorno in cui sarò disposta a fare un bel respiro ed a tornare indietro nel tempo immergendomi nella vita di mio nonno ragazzo, coi capelli neri ancora folti (è l'unico bruno di famiglia, lui) e la bicicletta con cui girava per il suo paese consegnando fiori.
Ne parla spesso, lui, di V. . Ne parla come se fosse presente, come se ci fosse ancora.
Ed io penso a quest'uomo con la voce sottile e le mani di cartavelina e mi dispiace di non averlo mai considerato altro se non un'ombra come tante.
Voglio scusarmi così, raccontando la sua storia e quella del nonno in questo post, alle persone che mi leggono e che mi conoscono, aggiungendo qualcosa a questo blog perché scrivere è il mio unico modo di fermare immagini, pensieri, sensazioni. E ritrarre i personaggi che fanno parte della mia vita con le parole li fa brillare di tanta luce, ai miei occhi e spero anche ai vostri.
Minerva

sabato 10 marzo 2012

dieci piaceri della vita

mi è stato passato da Federica questo meme, che consiste nell'elencare (io lo farò in ordine sparsissimo) 10 cose che ci fanno piacere. Che ci rendono felici, insomma, anche se forse fra le due cose c'è un po' di differenza.
E poi di passare il meme a qualche bloggerino carino così, tanto per non togliermi il gusto di farmi i fatti altrui.
Bene, incominciamo...
1. Leggere: è da sempre così. Sono cresciuta con la costante compagnia di un libro qualsiasi, fin da bambina. Adoravo tuffarmi nelle storie altrui, innamorandomi ed affezionandomi a qualsiasi personaggio. è così anche ora, e l'innocente gusto di immergermi in un romanzo non l'ho ancora perso.
2. Scrivere: scrivendo si da un ritmo alla vita, come quando passeggiamo e chiarifichiamo le idee. Scrivo di me, del mondo che mi circonda, di quelle piccole cose che fanno accendere o spegnere una luce nello sguardo di chiunque, anche di chi non vede.
3. la mia famiglia e le persone che mi circondano: la mia famiglia un po' matta, quella che conta tanti membri diversissimi fra loro eppure è sempre unita. I miei compagni di scuola, i miei docenti, la Tata che anche se ormai non sono più bambina è un punto di riferimento affettuoso. Ed anche voi blogger, perché no. Perché immergermi nelle vostre storie che sono un po' dei romanzi di formazione, un po' allegri diari di un viaggio metaforico.
4. lo studio, la scuola. Non è secchioneria, la mia, anche se ammetto che ricevere un buon voto è comunque gratificante. è che mi diverto a studiare la storia, l'italiano, la geografia, le lingue. mi diverto a riuscire bene nelle materie scolastiche, in tutte. E ci dedico del tempo e rinunciare al resto per la scuola non mi pesa neanche tanto. so che in futuro sarà più difficile, però spero di rimanere sempre entusiasta di quello che faccio.
5. Viaggiare. Ho la fortuna di avere una famiglia che ha sempre viaggiato, sempre. Sono figlia e nipote di emigranti, chi per motivi lavorativi chi semplicemente per scappare da una realtà troppo difficile. Io non so se me ne andrò via da qui, ma viaggiare mi piace. Mi piace esplorare una città coi mezzi a mia disposizione: facendomi descrivere, ascoltando rumori, mangiando cibi tipici ed annusando odori diversi. Si può fare anche così, senza per forza dover guardare monumenti storici o musei.
6. Fare un cruciverba e risolverlo bene in poco tempo. Beh, sì. passando alle piccole cose che danno soddisfazione, questa è di sicuro fra le tante. Da quando è stato creato un programmino che permette di risolvere i cruciverba anche a persone non vedenti, la cosa mi sta portando via non poco tempo. Mi diverte e basta, ed è mooolto gratificante risolverne.
7. La musica. Mi diverte, mi rilassa, mi fa stare bene. Ma non solo quello, no. La musica mi permette di scoprire cosa pensavano le generazioni di una determinata epoca oppure cosa provava il singolo individuo che le cantava, oppure semplicemente il cercare elementi in comune con me stessa, lo scoprire una canzone e pensare, d'istinto: "sembra scritta per me...".
8. Ascoltare. Sia esso l'origliare parole rivolte ad altri in spiaggia oppure il sentirsi raccontare l'intera storia della vita di una sconosciuta su un autobus (devo ancora scrivere perbene dell'anziana signora che a Genova mi parlò di vita, marito, figli e pesto in due sole fermate di autobus) ascoltare mi diverte ed in qualche modo, i racconti della gente mi restano impressi.
9. un sorriso, una risata. Strappati da una scemata detta in classe, da un libro, da un complimento. Riescono a rischiarare momenti.
10. Le piccole cose. Alcune le ho enumerate qui sopra, altre sono impreviste ed inaspettate. Illuminano sguardi e giornate, concedono istanti particolari, un po' unici un po' ripetuti tutti i giorni.

Che dire? Logorroica, sempre e comunque. Non so fare un meme così senza riflettere e riversare parte degli sproloqui qui su questa pagina vuota.
Il meme lo passo a:
- Federica, che me l'ha rilanciato e se lo merita tanto perché il suo blog è anche il racconto di quelle piccole cose che le fanno piacere, ma non solo quello.
- Lunga, perché i meme me li passa sempre. e perché sono inguaribilmente curiosa.
- Paola, perché anche se di meme così gliene passo tanti, uno in più non le farà male:
- Gì, che conosco da poco, ma sono comunque curiosa di sapere cosa le fa piacere.
- Nora*, anche lei conosciuta da poco ed anche per lei vale la curiosità di farmi gli affari suoi.
Un bacio a tutti
Minerva

venerdì 9 marzo 2012

donna

Quand' eri
giovinetta pungevi
come una mora di macchia. Anche il piede
t' eraun' arma, o selvaggia.
Eri difficile daprendere.
Ancora
giovane, ancora
sei bella. I segni
degli anni, quelli del dolore, legano
l' anime nostre, una ne fanno. E dietro
i capelli nerissimi che avvolgono
alle mie dita, più non temo il piccolo
bianco puntuto orecchio demoniaco.

(U. Saba)

A dire il vero credo che sia una di quelle poesie che racchiudano davvero l'essenza di un sentimento. A ddire il vero a me postarle l'8 marzo non piace e perciò ho aspettato oggi per metterla qui, nonostante l'abbia scoperta ieri.
è anche grazie a queste poesie, secondo me, che si cresce un po'. Perché il rendersi conto di questo sentimento che lega quest'uomo a questa donna ed il capacitarsi della sua profondità, fa crescere e fa illuminare gli occhi.
Per me è stato così, e questo mi basta.
Minerva

martedì 6 marzo 2012

solo per sognare

Si muove tutto così in fretta, per il liceo.
Avere un'allieva che non vede, Dio quanto sembra essere problematico per certa gente.
C'è un direttore del liceo che fatica a rendersi conto che sì, io sarò anche uguale agli altri e non ho problemi mentali, ma ho comunque bisogno di un minimo di aiuto.
Un docente di matematica che sta facendo di tutto perché io non abbia una docente di sostegno a fianco nella sua materia, che tanto "eh, si arrangia".
Un docente di tedesco che fa leggere il mein Kampf di Hitler in seconda liceo, e la cosa mi sconvolge già da ora.

Però ci sono anche tante cose belle, belle davvero.
L'esplorare il liceo nei ritagli di tempo con l'Angelo, ossia la santa maestra di sostegno. E passo dopo passo, bastonata negli stinchi a qualcuno dopo bastonata negli stinchi a qualcuno, queste aule, questi corridoi e queste scale stanno diventando familiari e l'anno prossimo saranno lì ad aspettarmi, e spero che mi saranno alleati almeno loro, per i primi giorni di liceo che mi aspettano.
C'è una classe che cambierà definitivamente e ci saranno tanti nuovi compagni. Troppe speranze riposte in questi personaggi ancora sconosciuti che forse mi deluderanno, ma io voglio credere il contrario.
C'è il futuro prof di italiano che non ho ancora conosciuto ma di cui sento parlare sempre meglio ogni giorno che passa.
Tant'è che oggi il mio prof di lettere mi ha rincorsa per il piazzale per dirmi che "Il tuo professore di italiano l'anno prossimo dicono sarà bravissimo. Me l'han già detto in quattro ex allievi. Vedrai che avrai il meglio, tu. E se non fosse così gli dai una bastonata e ti leggi Dante per conto tuo, ok?". Ed io non ho saputo far altro che sorridergli davvero e pensare che lui mi mancherà tantissimo l'anno prossimo.
Ci sono i docenti delle medie che fanno a gara a dire ai miei futuri prof del liceo che "è bravissima, io ero terrorizzato all'idea di avere un'allieva non vedente in classe, ma poi ho visto come lavorava e davvero è il minore dei miei problemi" ed io a sorridere e scuotere la testa divertita, quando queste cose mi vengono riferite.
Lo voglio ricordare così, l'inserimento di un'allieva non vedente al liceo. E quell'allieva sono io, Dio.
Ma non sono proiettata in avanti, non ancora. Ho i miei compiti, le mie verifiche, i miei libri, i miei compagni di adesso.
La scuola ormai è divisa in due: le medie, e "l'altra scuola" come la chiamo io, che occupa tutte le mie mille fantasticherie.

Minerva- che oggi è particolarmente felice senza saperne il perché

giovedì 1 marzo 2012

01/03/12

Non è una data come 3/3/43.
Non è il 1943, ma è ancora marzo.
Oggi quando ho saputo che Lucio Dalla era morto ho pensato ad uno schezro.
Son rimasta scioccata.
il prof di italiano ci ha fatto sentire la sua "anno che verrà", che era l'unica canzone sua che aveva su cd.
"Sapete, ragazzi. Ho sentito alla radio ch'è morto Lucio Dalla."
Io sono rimasta lì, ad occhi sgranati, dicendomi: "ma io l'ho visto a Sanremo neanche due settimane fa."
E poi ho pensato a quante volte l'avremo sentita, quella raccolta di sue canzoni comprata da mia mamma anni fa.
Ho pensato alle canzoni cantate in macchina ed alla mia mamma ed alla Tata che lo adoravano, mentre mia nonna alzava le spalle e se le parlavi di lui diceva: "oh, il bolognese...".
Io sono cresciuta ascoltandolo. No, non tutte le canzoni.
Non è stata una presenza musicale fondamentale come lo è stato Baglioni o de Andrè.
Però mi ricordo che la sua "4/3/43" l'ho cantata tante volte.
E mi ricordo tante cose, ora come ora.
La Tata che, nelle poche sere in cui miei uscivano e lei restava a casa con noi, accendeva la radio e se partiva una sua canzone si metteva a cantarla male. E lo faceva così male che il cane uggiolava e si rannicchiava sotto al tavolo.
Mi ricordo che a novembre quando sono andata a vedere Paul McCartney Dalla diceva in un'intervista: "Lui è il mio maestro. Ogni brano mi è stato ispirato dalle sue composizioni.". Ed io lì a fare spallucce e pensare: "Sì sì, come no. Ma Paul ti fa un baffo, ragazzo mio."
E questo è tutto quello che ricordo di lui. Ed io quando muore un personaggio pubblico qualche riga su di lui la voglio spendere.
Lo voglio ricordare con questo piccolo post che racconta poche esperienze con come colonna sonora la sua musica.
È morto anche nel mio paese, poi. Montreux, dove Freddie Mercury ha registrato il suo ultimo disco e dove c'è una statua ancora in suo onore.
Chissà se la faranno anche del cantautore bolognese. Ci starebbe bene, accanto a quella dell'ex Queen.

Minerva