venerdì 31 agosto 2012

-3

Sono in prima L.
Oggi son uscite le classi e son andata al liceo.
Prima L. L come latino, letteratura, come il nome della mia nonna, L di Lennon, di Lucy e, perché no, di libertà.
Strano vedere il liceo pieno. Sono andata con mia mamma per dei sopralluoghi e per fare i vari percorsi al suo interno in orari di vuoto e silenzio totale.
Ora come ora dovrò barcamenarmi fra zaini, voci, gambe. E col bastone non è facile, I know.
Sono così felice di non conoscere quasi nessuno della mia classe.

Solo V., la ragazzina della classe vicina fissata con il francese, dannatamente perbenino, che parla poco poco e quando alza la mano mai che parli a sproposito.
Io, che quando sono a disagio parlo a macchinetta e non riesco umanamente a stare zitta, sono sempre scioccata da quanto poco parli (ma credo la cosa sia reciproca).


Signorina Perbenino le si addice, come soprannome. Anche se in senso dannatamente buono, perché io e lei siam sempre andate d'accordo.
Ed L., che suona la chitarra, che mi vuol combinare a nozze con suo fratello che "è come te, vuole studiare storia e suona il basso fino alle due di notte (io ho la vaga idea di cosa sia un basso, ma credo di non averne mai toccato uno, non so che analogia trovi fra me ed un basso).
Staremo in banco insieme, penso. è dannatamente serio, parla poco ed è l'unico con la media più alta della mia (non lo bastono per quieto vivere XD).
E poi c'è l'altro L., che, a quanto ho capito, è figlio di una storica amica di mia mamma. Peccato che noi due negli anni ci sarem visti tre volte, e non spiccicavamo parola l'uno con l'altra. Son agenti della CIA, le mamme tutte gongolanti che "i nostri figli sono in classe insieme" e sono sicura che lunedì mattina chiacchereranno tutto il tempo mentre noi due a stento sapremo che dirci.

Il resto sono nomi nuovi. Gente proveniente dai paesi limitrofi o appena trasferitasi, di cui non ho mai sentito parlare.
Secondo voi, tral'altro, Nadir è un nome da maschio o da femmina? Voglio dire... Dovrei chiamare la mia migliore amica. Sapere dov'è andata a finire, in che classe, chiaccherare un po' ed augurarle buona fortuna. Ma non ne ho voglia, chissà perché.
Un po' perché lei non mi ha cercato per tutta l'estate e sono sempre stata io a scriverle.
La chiamerò domani mattina, magari. Sempre che non sia in equilibrio su due lame a sfidare il ghiaccio anche a fine agosto.
Oggi son andata a vedere se funzionava il computer. Perché ho già il mio angolino con computer, barra braille, stampanti e quant'altro. Secondo il computer che parla li traumatizzerà a tal punto che nessuno mi si siederà vicino a meno che io non glie lo chieda (cosa che conto di fare col primo che capita, più o meno).
So già che il bastone, di sguardi, ne attirerà fin troppi. è inevitabile. Muoversi inosservata, anche fra la folla, con un bastone bianco e l'aria un po' persa è impossibile.
Non nego che talvolta gironzolare anonima e mezza invisibile per i corridoi mi piacerebbe. Senza essere continuamente oggetto di battute o anche solo di occhiate di curiosità piuttosto neutra.
Oggi ho urtato di striscio un tipo che mi ha urlato: "Ma chi cazzo sei?". Non nego di essere stata divertita dalla cosa, però, un minimo di invisibilità, Dio!
Anche perché non so né come né se devo presentarmi.
"Ciao, mi chiamo C. e non ci vedo.". Fantastico, no, come inizio? Passerei per egocentrica.

Non so se dire niente sia la migliore delle soluzioni, non lo so.
So che mi preoccupo, questo lo so benissimo. Che poi alla fine andrà tutto bene lo so, ma ora come ora un po' di mal di pancia c'è ed è anche giusto, credo.


Fra settantadue ore starò qui, fissando la pagina bianca di blogger, a raccontare il mio primo giorno di liceo. Sembra ieri che a marzo facevo il conto e mancavano centottanta giorni e passa. Mamma mia.
Domani voglio pubblicare un post importante, e spero di riuscire a finirlo.
Voglio parlare e raccontare di una di quelle persone che mi è stata più vicina e lo sarà ancora.

Kisses
Minerva

giovedì 23 agosto 2012

-11

I giorni scappano via. Veloci? Sì, dannatamente.
Manca una manciata di giorni a settembre.
Un sospiro, un soffio di vento, rispetto alla vita intera. Invece no. Invece il tempo si dilata, si allunga, diventa insopportabile.
Voglio iniziare la scuola. è sempre così, amo le vacanze, ma ad un certo punto non vedo l'ora di settembre.
Oggi i miei genitori hanno conosciuto la mia futura professoressa d'inglese e la vicedirettrice.
Ed ho scoperto che il primo giorno no, mia mamma non mi accompagnerà, mostrandomi l'aula. Perché al liceo è un po' vergognoso, dice lei.
Eppure un po' mi fa paura, l'idea di dovermi muovere da sola nella calca del primo giorno di scuola, con l'ansia e la cartella.
E dovrò barcamenarmi da sola facendo un percorso che già conosco, certo, ma che sarà la prima volta che faccio da sola. E dovrò cercarmi la mensa e lì, spero, ci sarà la vicedirettrice (che è carinissima, punto).
E poi è tutto davvero nelle mie mani.
Cercarmi l'aula, trovarmi il banco, pregare che qualcuno mi si sieda vicino perché io non lo so, se no, come posso fare.

Usciranno le classi, fra poco. So che non sarò in classe con molta gente che conosco. Nessuno (tranne un mio compagno di classe e ltre due o tre con cui ho parlato di rado). Il resto sono persone che non conosco, e sono felice anche per questo.
Mancano undici giorni.
Questa sera fa fresco e c'è un vento piacevole, che accarezza i capelli e solletica il viso.
Una sensazione esaltante, quasi. Una sorta di felicità, di gusto dell'avventura, un brivido elettrico che arrossa le guance, fa brillare gli occhi e dipinge un sorriso inaspettato sul volto.
Voglio godermi questi ultimi giorni di vacanza. Leggere, scrivere, ascoltare tanta musica.
Andare a trovare i nonni e raccontare alla nonna tutto, di questi giorni qui. Sedermi appena fuori dalla porta, sul pergolato, con una grande ciotola di amarene in mezzo al tavolino.
E poi ricorrere a casa, fare la cartella, ficcarci dentro il flauto. Quel flauto che mi sono messa a suonicchiare quest'estate, un po' per gioco, un po' per far vedere a me stessa che anch'io posso fare musica.
Magari prima di infilarlo in cartella suonerò qualcosa: forse i Beatles, o qualsiasi cosa che mi passi per la testa e mi metta allegria.

Lo so già, che la sera prima del primo giorno di scuola non riuscirò a mangiare. Saltellerò per la casa, con lo stomaco già annodato e laverò i capelli, facendo un pasticcio sovrumano con shampo, balsamo e spazzola.
E poi passerò una notte che vorrei finisse subito e non finisse mai, scalciando le coperte e girovagando per la mia camera tipo anima in pena.
Almeno il cane mi farà compagnia, spero.
Lui che nelle mie passeggiate per la casa mi segue sempre come un'ombra, zampettando docile docile in attesa del cibo che, comunque, non ho intenzione di dargli.

Il mio papà no. Non ci sarà, il primo giorno di liceo.
Sarà a Berlino per lavoro, impegnatissimo con dei clienti di non so dove.
Lui no, non ha mai mancato ad un nostro primo giorno di scuola, un nostro saggio di musica, una recita, un compleanno.
Però lo capisco. è lavoro, ci sono occasioni che capitano una volta l'anno ed è il mio primo giorno di liceo. Sono abbastanza grande per cavarmela da sola anche se non nego che un "Ora vai dentro e mangiali" detto per telefono, non sarà la stessa cosa.
Ed ora mancano questi undici giorni. Questo fine settimana mi rifugerò in montagna, nella mia cameretta stretta, col tavolino pericolante su cui metterò il pc.
E passeggerò per i miei prati, col mio torrente lì a cantare, e col gruppetto sparuto di mucche
davanti alla casettina.
E la settimana prossima dovrò ritornare al liceo.
Andare al pian terreno, trovare la mia aula, la mensa, la biblioteca.
Rifare percorsi già fatti, muovendomi col bastone.
E poi ci saranno i lunghi pomeriggi passati a studiare in giardino dai nonni, che devo dare un'occhiata perlomeno alla grammatica tedesca. Mi metto con l'asciugamano sull'erba e studio, studio, studio.
Studio per questo primo anno di liceo che chissà come sarà. Voglio studiare ed imparare, voglio prepararmi bene per tutto questo.
Sì, sono felice.
Minerva

lunedì 20 agosto 2012

-14

Quattordici giorni all'inizio della scuola. E del liceo, mi ricorda il grillo parlante che ho sempre in testa.
è strano, ma se fino a ieri, che ero al mare, non pensavo alla scuola neanche per sogno (se non la sera, facendo il conto alla rovescia dei giorni che mancano al liceo), ora è tutto improvvisamente reale. Ovvio.
Di quest'estate mi ricorderò la barca. La barca che porta il nome della mamma greca del proprietario, che era a bordo con noi.
La barca nel suo insieme, coi suoi pregi ed i suoi difetti.
Quelle colazioni lì, alle sette del mattino, con solo il mare intorno ed un silenzio che non c'è da nessun'altra parte, forse solo nella quiete irreale dell'alta montagna.
Le ore passate rannicchiata a leggere, a farmi spettinare dal vento della navigazione ed a respirarlo, questo mare che mi ha fatto compagnia.
Poi ha anche i suoi difetti, un viaggio così. gli spazi un po' angusti delle cabine, il dover stare attaccati. Ma può funzionare.
E tornare nell'alberghetto in Sardegna in cui vado da sei anni, con i camerieri che ci riconoscono ed al nostro arrivo han fatto trovare a me e a mio fratello due cigni di panna montata.
La spiaggia, con le amiche di mia mamma ed i loro figli (perché è cosa risaputa: le mamme chiaccherano con chiunque, mentre noi siam un mezzo gruppuscolo di bambini ed adolescenti che stan insieme, ma più per forza di cose che per vera simpatia, tranne in rari casi).
E trovarsi tutti un po' più grandi, un po' cresciuti, un po' cambiati.
A., che vive in Inghilterra e che mi racconta della sua casa in collina, con l'aia, le papere e la sua scuola in cui dopo le lezioni fa equitazione.
E sognarla un po', questa campagna inglese.
E fare bagni eterni e leggere tanto sotto all'ombrellone, e fare la mamma ad un gruppo di bambine più piccole che mi si sono attaccate. Ok che ho fatto il corso di baby sitting, ma non credevo di avere una tale aura materna.
E due settimane passano. I giorni scivolano via come sabbia fra le dita ed è già ora di tornare nei ranghi. Fra due settimane inizio il liceo.
CristoCristoCristo.
Mia mamma che credo abbia già deciso cosa farmi indossare quel giorno, senza neppure consultarmi.
Il mio fratellino che inizia le medie. E tanto ino non è più, quando gli organizzo la tabella dei compiti da fare e mi ringhia contro di lasciarlo stare. Prime avvisaglie d'adolescenza, ma si sa che il compito di una sorella maggiore è quello di fare da mamma, anche se di tant'intanto potrei anche starmene zitta e lasciarlo davvero in pace.
Mi iscrivo al coro del liceo, stop. Cioè, andrò a mendicare un posto vuoto, perché al momento delle iscrizioni avevo scritto "no". Perché avevo paura di andare, fare, provare. Invece questa volta ci voglio provare, perché so cantare e voglio conoscere gente nuova, assolutamente.
Fra due settimane esatte sarò a casa, reduce da questo primo giorno di liceo. Reduce da un'ondata di cose nuove e diverse. Ed ho paura, non lo nego.
So che la notte prima del 3 settembre non chiuderò occhio e che leggerò fino a crollare esausta. Fa parte del rito, tutto questo.
Da domani inizierò con le recensioni dei libri, prometto.
Baci!
Minerva