mercoledì 2 gennaio 2013

2012... 2013

Il 2012 è stato un anno di fini, e di nuovi inizi. L’inizio del liceo, di un’infinità di piccole cose nuove, di una nuova classe, nuove materie, nuovi professori. Di un’atmosfera del tutto nuova, anche. E la fine delle medie, con quel nodo alla gola per i miei mitici insegnanti (che alle medie, per via dei miei professori ci ho lasciato il cuore), ma con un grande sollievo perché davvero, la mia classe non la sopportavo più e adesso sono così felice. È stato un anno ricco di tante cose. Un anno ricco di prime volte, anche. E il 31 dicembre si è concluso con un’altra, di prima volta: la discoteca. Che mi ha traumatizzata non poco, ok, dato che la musica faceva tremendamente schifo e il frastuono mi ha stordita, però è stato bello fare anche quest’esperienza, nonostante tutto. È stato un anno di quelli che non metterò mai fra la lista degli anni così così. Un anno ricco di musica, in primis, dato che il mio amore per questa è finalmente sbocciato in tanti, tantissimi, cd scaricati in maniera più o meno illegale. È stato l’anno delle prime delusioni dal punto di vista scolastico, l’anno in cui ho voluto ricominciare da capo dato che il 2011 mi aveva lasciata con l’amaro in bocca, l’anno in cui ho ripreso a scrivere il diario e il blog, l’anno in cui ho conosciuto le prime vere amiche. È stato un anno importante, sì, nonostante non mi sia sposata, non abbia avuto figli né niente (a parte il fatto che a quindici anni è un tantino presto). La mezzanotte l’ho aspettata sommersa dal baccano, in discoteca, stringendo forte la mano di una mia amica nel timore di essere travolta dalla gente. Quando la musica per qualche secondo si è abbassata e il tipo (credo fosse un deejay, ma non lo so) ha gridato “Buon anno”, avevo un’aria seriamente ebete e disorientata (no, non avevo assunto nessuna sostanza stupefacente, è che a me la musica troppo forte stordisce non poco). Prima della mezzanotte ripercorro, nella maniera più rapida possibile, i momenti salienti del 2012. E mi sono venute in mente tante cose. Mi è venuto in mente l’ultimo giorno di medie, quando ho abbracciato il mio professore di italiano ed avevamo entrambi gli occhi lucidi. Mi è venuta in mente la gita a Berlino, quando ci hanno derubato in maniera epica e anche gli uccellini del campo di concentramento, che forse sono l’immagine più assurda e bella che conservo di Berlino. Poi mi rivedo a cullare un bambino cieco, che in teoria doveva avere undici anni e che in realtà mentalmente e fisicamente ne aveva quattro, mentre gli ripetevo in continuazione che, prima o poi, la sua mamma sarebbe venuta a prenderlo dato che ci trovavamo in colonia e lui piangeva sempre e perdeva un sacco di bava, e io l’avevo sempre in braccio, dato che non sapevo cosa fare e il mio unico divertimento era ninnarlo e coccolarlo. Mi sono rivista poi il primo giorno di liceo, a mordermi il labbro e a scendere la stradina in discesa che portava a scuola, coi capelli sciolti e l’aria tentennante. E poi da quella porta di vetro sono entrata, e il mio primo pensiero davanti a tutto quel frastuono è stato: “Oddio, e adesso?”, e poi piano piano ce l’ho fatta anch’io. E mi sono rivista in lacrime davanti al professore di tedesco e alle sue frasi bastarde, che mi mordevo il labbro per non scoppiare in singhiozzi, non davanti a lui. E dopo mi è venuto in mente che alla fine gli ho risposto non male, ma ho ribattuto ad una delle sue uscite. Del 2012 ho una foto che ritrae me e una mia amica davanti ad una torta di compleanno, circondate dalle nostre compagne di classe che ci festeggiavano. Una di quelle foto fatte col cellulare da una mia compagna, che mi ha mandato e ho lì, anche se non posso vederla, mi ritrae finalmente serena in mezzo a delle ragazzine della mia età perché davvero, così tranquilla e contenta con delle compagne non lo sono mai stata. E da questo 2013, cosa mi aspetto? Non lo so. Mi aspetto di sopravvivere alla prima liceo, di consolidare le amicizie che ho già e di trovarne altre, di crescere un po’, insomma. Voglio leggere il più possibile e non abbandonarla, la mia passione per i libri, perché è una di quelle cose che vorrei mi accompagni sempre, nonostante a volte infilo i libri in ritagli di tempo improbabili. Voglio andare a vedere Springsteen e andrò, difatti, perché il mio regalo di Natale è stato questo, trovarmi il biglietto per il suo concerto sotto l’albero. E lo so già che alle note di “the river” io e il papà ci commuoveremo a non finire, e che cercherò di cantare “born to run” col mio inglese improbabile e dalla pronuncia di una dei bassifondi di una cittadina meridionale (è una metafora coniata da mia mamma, io non c’entro niente). E di scrivere, certo. Il diario, il blog, qualche storia. Se non scrivo, mi perdo sempre un po’, e poi diventa difficile ritrovare le parole. Buon anno a tutti voi, e spero continuiate sempre a scrivere, perché sono dannatamente affezionata a tutti i vostri blog, anche se a volte leggo un po’ a spizzichi e bocconi. Baci Minerva

1 commento:

Chiara ha detto...

Ciao Minerva!
Il passaggio dalle medie alle superiori penso sia per tutti un momento molto delicato.
Ci si sente "grandi", i prof ti responsabilizzano di più rispetto alle medie.
E' un altro mondo, sotto certi aspetti.

Anche io odio le discoteche. Sono riuscita ad evitarle per tanto tempo, finché questo 2012 non mi ha visto presente in un paio di questi posti, trascinata dagli amici.
Le discoteche mi sconvolgono, mi sembrano il luogo della perdizione. Sarò all'antica, ma sono rimasta mezza sconvolta da come la gente possa trasformarsi non appena mette piede lì dentro. Trasformarsi esteriormente, vestendosi e truccandosi come puoi immaginare chi; ma soprattutto trasformarsi nei modi di fare...
Però sai, sono esperienze anche queste.

Buon anno!