sabato 19 gennaio 2013

giorni di neve

Io non ho mai amato le gite. Ho sempre avuto un rapporto complicato col dormire fuori casa, con la nostalgia e con tutte quelle sensazioni che le gite, o le colonie o qualsiasi altra cosa del genere comporta. È così fin da quando da bambina andai tre giorni in montagna con la scuola. Piansi e piansi, e giunsi a provocarmi il vomito e vomitai sulla mia migliore amica addormentata. Non lo feci apposta, per farmi portare a casa, bensì ero talmente nervosa e a gitata da star male. Mi riportarono a casa la mattina dopo, e da allora non ho più apprezzato le gite, per tremila motivi. Anche quando stavo con le mie amiche e all’apparenza ero la più serena delle bambine, dentro dovevo stare molto attenta a non immalinconirmi, a non farmi venire il magone né niente. Così è stato anche quando, cresciuta, sono andata via di casa l’estate. L’esperienza in Svizzera francese (di cui ho parlato in svariati post quasi tre anni fa) mi ha traumatizzata non poco, e così le due settimane quest’anno col gruppo di non vedenti. Quando sono partita questa settimana a sciare, non so perché, ero convinta che sarei stata serena, allegra, spensierata e che la nostalgia di casa non mi avrebbe neppure sfiorata. Non è stato così, purtroppo. Mi sono divertita, sono stata con le mie amiche, ho fatto un sacco di cose (fra cui schiantarmi non poche volte sciando, ma sono dettagli), eppure quella sensazione di spaesamento e nostalgia c’era sempre, in sottofondo. L’unico modo per vincere questa sensazione era cercare di stare il più possibile in mezzo alla gente ed evitare di pensare a qualsiasi cosa. E se i brutti pensieri capitavano, esorcizzavo tutto con libri o musica. Questa gita è stata così, l’ho vissuta con l’ansia di non immalinconirmi e il desiderio che il tempo passasse il più in fretta possibile. Ci sono stati tanti bei momenti. Una passeggiata interminabile fra quei paesaggi svizzeri da cartolina, con le case tutte uguali ammantate di neve e a tenerci compagnia giusto qualche cane con padrone al seguito. Momenti pieni di quel silenzio incantato che solo la neve sa dare. C’è stata la sera in cui V. non stava bene e non voleva uscire, e siamo restate insieme sul suo letto a parlare di tutto, con me che le criticavo i suoi gusti musicali osceni e lei rideva senza prendersela più di tanto. E abbiamo parlato di libri, tanto, forse troppo per due ragazzine di quindici anni, con Elvis di sottofondo che gridava la sua “burning love”. E noi che parlavamo ininterrottamente, perché V. è l’unica fra le mie amiche con cui non ho paura che si vengano a creare silenzi imbarazzanti né niente di tutto questo. C’è stata una scorpacciata eeenorme di meringhe con la panna e il gelato, che se riuscissi a postare le foto fatte da una mia compagna le metterei volentieri, giusto per rendere l’idea. E goffa come sono la panna l’avevo fin nei capelli, e ridevo istericamente ad ogni macchia che si veniva a creare sulla mia felpa. E quelle meringhe lì le abbiamo mangiate tutti insieme, io e tutti i maschi della mia classe perché sono l’unica femmina che in certe circostanze mangia da far schifo. E io dei miei compagni maschi non ho un’alta opinione, non mi convincono granché, ma ci siamo divertiti, con me che li centravo con delle cucchiaiate di panna in maniera del tutto involontaria e a un certo punto li ho costretti a mangiare tutti ad occhi chiusi per maggiore empatia nei miei confronti, e il tavolo è diventato un porcile. Ci sono stati momenti meno belli, questo è vero. La seconda discoteca dellamia vita, con la musica orribile che mi rimbombava e scoppiava nella testa, e sono restata sul divano con un’aria decisamente spaesata, dato che non riuscivo a parlare alle mie compagne né capivo dove fossero. Però fa niente, va bene così. Ci sono tanti, tantissimi fotogrammi. Alcuni belli, altri un po’ meno. Mi ricorderò sopra tutto questo le iniziali mie, di V. e di A. scritte nella neve per scherzo coi bastoni da sci. L’ho proposto io, pensando a quelle scene dei film in cui le amiche incidono le loro iniziali da qualche parte. Ridendo si quanto fosse patetica l’idea l’abbiamo fatto, senza aggiungerci né un cuore né niente, perché andava bene così perché, nonostante tutto, non volevamo risultare troppo stereotipate. Ed alla fine c’erano C., V. e A. disegnate nella neve, che poi poco dopo ha cominciato a nevicare ed è scomparso tutto, ma un ricordo buffo e bello insieme certo che rimarrà. E poi la nostra camera. £Quella dove io e le mie compagne dormivamo in cinque, senza bagno, con solo una doccia senza tende, e ogni volta che entravamo in bagno dicevamo che non vedevamo l’ora di tornare a casa solo per avere la porta del gabinetto, e ridevamo come dementi perché davvero, abbiamo inondato la camera tante, troppe volte. Ch’era un campo profughi, la nostra stanza, con i vestiti ovunque e una caterva di cibo, dato che i pasti facevano letteralmente schifo (non che io non finissi tutto quel che c’era nel piatto, of course) e allora alla coop ci siamo rifornite di schifezze e avremmo potuto metter su davvero un negozio. È stata una bella gita, ricca di momenti in cui sono cresciuta, anche se a volte lo sconforto mi ha presa. La nostalgia di casa è una delle cose che mi dà più fastidio nel mio carattere, fin da quando sono bambina. Devo migliorarmi assolutamente anche perché voglio viaggiare, io, e sogno da sempre di vivere lontana da casa. Beh, ecco, ci ho provato. Ho provato a raccontare le sensazioni di questi cinque giorni di neve, dei colori e delle sfumature di questa mia gita, e spero di esserci riuscita, ecco. Baci Minerva

4 commenti:

Pepe Patchwork ha detto...

Ciao, Minerva, è tanto che non passo... ti ricordi di me? Sono Pepe! Mi hai fatto ridere con la storia dell'empatia!
Sai? Quelle sensazioni dscpiacevoli, la paura di cadere vittima della malinconia, le ho vissute anche io, ma poi per fortuna h scoperto che erano un malnno passeggero dell'età. Fossero gli ormoni, che a 15 ani vanno su e giù come uno yo-yo, o fosse perchè poi si imparano i trucchi per non caderci e ti vengono automatici non te ne accorgi neanche più, così come diventa automatico stare lontano dalla noia (io la odio!)per esempio creandosi centomila hobby...
Un bacio

17enne ha detto...

Noi abbiamo fatto un giorno di sci per non vedenti, devo dire che ci vuole un sacco di coraggio e ti ammiro solo per averlo provato. Credimi, se hai fatto quello la nostalgia passerà come niente, soprattutto perché ti auguro di imparare presto a distinguere le gite traumatizzanti e quelle meravigliose.

Buon 2013!

17enne ha detto...

PS: ti ho fatto undici domande a seguito di una nomination a una catena di blog. se ti va di risponderle le trovi da me. ciao!

Lunga ha detto...

se continuerai ad avere esperienze positive e divertenti vedrai che sentirai meno la nostalgia di casa!!!