domenica 22 giugno 2014

Ciao, Tata. Quando ti ho incontrata la prima volta, io di anni ne avevo cinque. Cinque e pochi giorni, ad essere sinceri. Era il 6 Dicembre 2002, me lo ricordo. E ogni 6 Dicembre ci telefoniamo, ci vediamo, per ricordarcene meglio, insieme. Io ero timidissima per i primi 8 secondi, a quell'età, poi attaccavo a parlare a mitraglia. Sono così ancora, solo che nel frattempo ogni tanto mi capita di stare zitta. Tu non lo so, che impressione mi hai fatto. Non riesco proprio a ricordarlo. Saresti stata la tata del Fratellino, mi dicevano, perché io andavo all'asilo e alla mamma serviva qualcuno che, per qualche ora la settimana, badasse a mio fratello mentre lei faceva la spesa o cose così. Io andavo all'asilo e lo odiavo, e invidiavo un sacco mio fratello, che se ne stava placido in casa con te. Poi abbiamo cambiato casa, e ci siamo viste molto di più. Venivi a prendermi a scuola, mangiavamo, mi cucinavi le cose calabresi. C'eri per mio fratello quando ha smesso di usare il biberon, quando ha iniziato a parlare o a camminare. Io ero già più grande, invece, e mi piaceva parlare per ore e raccontare storie lunghissime, intricatissime, che non finivo mai. Ti ho costretta a leggere Harry Potter per conto tuo, perché volevo sapere il tuo parere. Poi dopo il quarto libro ti sei fermata, perché lo odiavi. Io ho amato quei libri e non ne ho mai fatto mistero, tu invece con bacchette magiche e maghi da sconfiggere non andavi molto d'accordo. Con Geronimo Stilton è andata meglio, ci divertivamo entrambe, e tu eri brava a leggere, anche se i congiuntivi quando parli non sono il tuo forte. Hai sempre letto con molto entusiasmo, facendo le vocine dei personaggi e sembravi non annoiarti mai. Negli anni ti avrei costretta a leggere tantissime cose: la Allende, Benni, la de Beauvoir. Anche adesso, quando scopro un libro che potrebbe piacerti te lo dico subito, forse perché il fatto che leggi Harmony o romanzi che io trovo terribilmente mielosi mi irrita troppo, e allora ti propino cose drammatiche all'inverosimile. E in certi casi ti piacciono, come quando hai letto Benni divertendoti come una matta, o inaspettatamente ti sei appassionata a Chiara Gamberale. Poi sono cresciuta. Alle medie ti raccontavo tutto. Non avevo un'amica della mia età su cui contare, parlare con la mamma era complicato proprio perché era mia mamma e certe cose non potevo raccontargliele, anche se era fantastica. Ti ho raccontato del carismatico e fantastico prof di Italiano, che fu la mia cotta platonica per tutte le scuole medie, nonché una delle persone più brillanti che abbia mai incontrato. Ti ho costretta per anni ad accamparti sotto casa sua, su un muretto, nella speranza che uscisse. Ti sentivi idiota e Dio se ti vergognavi, ma mi hai accontentata. Poi ho smesso perché ho iniziato a vergognarmi io, e abbiamo cominciato a vederci sempre di meno. Man mano che crescevamo la mamma aveva sempre meno bisogno, e anche adesso ci vediamo così poco.. Però quando sei venuta con noi a vedere Baglioni, un mese e mezzo fa, volevo dire al mondo che tu non eri la mia Tata, o meglio, non eri solo questo. Eri un'amica, una zia, qualcosa di non ben definito ma di davvero speciale, per me. E quella sera Dio se ci siamo divertite, in macchina, con te che raccontavi a me e alla mamma del tuo primo ragazzo e di quando, sentendo questo piccolo grande amore, pensavi inevitabilmente a lui. Quanti momenti abbiamo condiviso, eh, Tata? Quanti pomeriggi al parco in cui io non volevo mica giocare con gli altri bambini ma me ne stavo su una panchina a sentirti parlare e tu che raccontavi della tua Calabria, dei tuoi prof delle medie, dei tuoi primi impieghi in fabbrica in cui ti dicevano tutti che eri troppo diligente e scrupolosa per stare lì. Quando mi raccontavi tutto del tuo matrimonio come se fossi una tua pari ma io di anni ne avevo nove, oppure quand'era il tuo compleanno, proprio come ieri, e venivi con i pasticcini e la Coca Cola, e mio fratello suonava tutto il repertorio di Mina prima e Baglioni poi al piano e noi che cantavamo. E poi quando sei diventata nonna la prima volta. Io avevo dodici anni, tuo figlio e la sua ragazza stavano insieme da pochissimo e quel nipotino era una sorpresa maledettamente imprevista, anche se ora quando parli di lui ti brillano gli occhi. Io sono stata una delle prime a saperlo, ed ero troppo orgogliosa di questo, perché non lo sapevano nemmeno le tue amiche, nemmeno mia madre né mio fratello. Poi quel bimbo è nato, e sono già quasi quattro anni che mi dici di venirlo a vedere, ma fra una cosa e l'altra procrastiniamo sempre. Però adesso, adesso che tutto si è complicato e fra tuo figlio e la sua ragazza le cose sono precipitate e io ti ripeto che no, non devi affliggerti così e tu non puoi cambiare niente, mi rendo conto che sono diventata grande e i miei consigli li cerchi davvero perché io forse a questo mondo moderno in cui la separazione non è più una cosa così orribile sono abituata, mentre tu ti struggi e ogni volta che ti vedo sei sempre così amareggiata per tuo figlio, ma poi c'è il tuo nipotino che ti riempie gli occhi e il cuore di luce. E adesso che sei nonna per la seconda volta, che l'altra tua nuora aspetta quella bambina - finalmente una femmina, per te che hai sempre avuto fratelli e figli maschi - e la volete chiamare proprio come me, io sono troppo orgogliosa. E felice, anche. Grazie, Tata, di tutti quei momenti lì. Delle altalene del parco, della burrata con la salsiccia calabrese piccante, dei cruciverba che "io quelli difficil'i non li so fare ma magari se tu cerchi sul computer ce la facciamo...", della radio accesa dopo pranzo e di noi due che cantiamo tutte le canzoni italiane più antiquate che riusciamo, dei tuoi figli che dicono che io e Fratellino siamo anche loro fratelli, delle passeggiate e dei confetti che mi porti sempre perché da bambina ne andavo matta e ora non mi piacciono più granché ma non te lo dirò mai, dei pomeriggi in cui ti siedi sul letto e mi racconti tutte le cose improbabili che succedono a te e ai tuoi vicini, che sono sempre innumerevoli. Ogni tanto mi esasperi, lo confesso, quando mi racconti le malattie, le sfighe e le tresche di tutti i tuoi compaesani, perché non sono affari miei e perché certe volte ti dilunghi veramnete troppo. Però rido sempre, alla fine. Scusami se ci vediamo sempre di meno, se le poche volte che la mamma ha ancora bisogno io mi rintano a studiare, se non fai più parte della mia vita come prima. Ma va bene così, vero Tata? Tu adesso hai un nipotino che corre e salta, che a volte fa il broncio perché gli manca la mamma che vede poco ma che ti strappa sempre un sorriso. E io adesso sono al liceo, sto per andare in Inghilterra e non me ne frega niente se spenderò un capitale, ma io ti devo assolutamente chiamare per dirti come va. E dovrò comprarti una statuina di porcellana per riempire ancora la tua vetrinetta straripante ninnoli, che io odio ma so che ci tieni tanto, perciò devo ingegnarmi per trovare qualcosa per te. E auguri, a proposito. È stato strano non vederti, non festeggiare coi pasticcini, la Coca Cola e Baglioni suonato al piano, ma è andata così. Ne avremo tante, di occasioni così, per festeggiare. Baci Minerva

2 commenti:

Federica ha detto...

spero che la tua tata possa leggere questa lettera perché è bellissima!

Alenixedda ha detto...

Che parole bellissime...la tua tata è proprio fortunata ad aver creato con te un legame simile, che travalica le differenze d'età e il passare degli anni...