lunedì 22 settembre 2014

let it be

C'è stata una litigata con mio padre di quelle veramente terribili, o che possono parerti terribili solo a diciassette anni, non so. Però c'è stata, questa lite, ed è stata brutta. Perché pur volendoci entrambi un mondo di bene abbiamo iniziato a ingigantire cose, a rinfacciarcene altre, a rinfacciarci di rivangare avvenimenti sepolti da tempo. E non è bello, così, perché poi si aggiusta tutto, certo, ma sul momento fa male. E non è bello perché forse per la prima volta ho sentito di avere ragione davvero, e che quello che gli ho detto, anche se nel modo più isterico e sbagliato, non era lo sfogo di una ragazzina, ma qualcosa di più. E forse l'ha capito anche lui, forse le mie parole gli hanno fatto troppo male, perché ho detto troppe cose tutte insieme nel modo più sbagliato, piangendo come non facevo da tempo. E sono andata a scuola con un gran mal di stomaco perché il papà ci mette dei giorni, per farsi passare la rabbia, e in quei giorni è talmente granitico che ti fa venir voglia di rimangiarti tutto quel che hai detto, per quanto possa essere giusto. E entrando al liceo mi sono detta che lì, per quel giorno, non sarebbe successo niente, e che mi sarei potuta godere le ore appieno, e che in quel momento le lezioni erano la mia isola felice. E così sono riuscita a non pensarci, a non starci male. Ed è stata una delle giornate piùbelle della mia vita di studentessa, venerdì, perché ho ho preso appunti su Petrarca con aria sognante, bevendomi ogni mezza parola del prof e decretando che Petrarca è semplicemente adorabile nel suo essere un caso umano. E poi ho alzato la mano quando il prof ha chiesto di fare un commento di getto, sulla poesia, e ho detto tipo cinquemila cose diverse in trenta secondi, e il mio compagno di banco - quello coi capelli lunghi, la sigaretta e l'aria da "la scuola fa schifo" - ha ammesso che non aveva capito niente di quello che avevo detto, ma gli sembrava qualcosa di intelligente. Beh, se lo dice lui non so, se son soddifsazioni. E poi son tornata a casa e le cose sono migliorate, seriamente. Mi son scusata con papà, e ho imparato ancora che a volte ci si deve scusare pur non avendo esattamente torto, forse per quieto vivere, forse per qualcosa di più profondo che ancora non so spiegare. E ci siamo rifugiati in montagna, di nuovo, in quella casa talmente stretta in cui ogni piccolo rancore e ogni sorriso sembra amplificato, perché nessuno ha grandi vie di fuga. E io mi sono rifugiata a leggere, a leggere un libro cileno, un altro, che stranamente non è di Isabel Allende e mi è piaciuto lo stesso. E il week end è andato, più o meno, fra dei silenzi gelidi punteggiati da goffi tentativi di fare conversazione e una lunga passeggiata in cui abbiamo parlato di tutto, tutti insieme, meno di quelle cose veramente importanti che forse ci premeva esprimere. Però a volte va bene, vengono dette solo le piccole cose. E ora sono di nuovo a casa e oggi, nonostante una giornata con troppe ore di matematica per i miei gusti, una verifica d'inglese troppo infame e diversi momenti di noia mista a lamatematicamiucciderà, io oggi pomeriggio ero un elfo dei boschi, e avevo la casa tutta per me per un po', e ho alzato il volume di Itunes e mi sono messa ad apparecchiare con il Greatest Hits degli Abba di sottofondo, che loro mi mettono tanta tanta allegria, pur non essendo oggettivamente granché. E alla fine le cose si sono sistemate, e non ero più tanto triste come poche sere fa e l'ho capito disponendo sul tavolo forchette e bicchieri, con gli auricolari nelle orecchie e la testa altrove. Tutto si è sistemato, forse. Forse papà capirà, forse capirò io, forse ci verremo incontro entrambi. Però adesso lui è partito per il Belgio e tornerà dopodomani e mi ha dato un bacio, perlomeno, e per ora va bene così. E io domani andrò in gita due giorni in capanna, in un posto disperso fra i monti. E dormiremo tutti insieme felici e beati, maschi, femmine e prof, compreso quello di educazione fisica, che è un energumeno e fa battute con doppi sensi fra l'equivoco e l'inquietante, e io già immagino tutti gli scenari apocalittici del caso, ma alla fine non succederà niente e andrà in qualche modo, anche se non vedrò l'ora di tornare a casa. E beh, ora sono qui e sorrido, sorrido davvero, mentre scrivo, e let it be, appunto, come il titolo di una delle mie canzoni preferite del mio gruppo preferito, e quel che devo fare io, prossimamente. Beh, pregate per me e per la mia gita, e basta. Minerva

8 commenti:

Zazee ha detto...

Certo che tu stai diventando davvero una donna meravigliosa!

Federica ha detto...

Sei davvero tanto matura!

Buona gita...

Ps. Qual è il libro che hai letto? Ho terminato ieri L amore fragile ambientato in cile. È carino

G ha detto...

Leggerti mi riporta indietro ai miei 17 anni, mi sembra di rivedermi.

Ho conosciuto poche persone che hanno l'umiltà di riconoscere i propri torti pur nella ragione, e vedere con quanto candore una ragazza della tua età lo fa mi sorprende e mi rende felice. C'è davvero speranza per l'umanità, almeno finché sbocciano fiori così rari.

Buona gita e divertiti! :) G

minerva ha detto...

Grazie a tutte!
Federica, è proprio l'amore fragile che ho letto, non è la Allende ma mi è piaciuto davvero, e prima o poi devo fare la recensione. :)

La Folle ha detto...

Mi piace questo fiume di pensieri, mi sembra di sentirti parlare davanti a me. Mi piace la tua scrittura e il tuo modo di esprimere le sensazioni :)

Le gite scolastiche che prevedono notti fuori nel mio caso sono sempre un macello, ma che ricordi! Quanto mi mancano!

cassonetto ha detto...

Piccola, posso consigliarti un libro? poi appena avrò tempo leggerò un po' di + di te ... "La bellezza delle cose fragili" Taiye Selasi. Un bacio!

minerva ha detto...

già letto e apprezzato tanto tanto, mi ha fatto piacere che tu abbia pensato a questo libro leggendo my blog, davvero :)

La spettinata ha detto...

Cara, ti capisco molto bene. Mio padre se ne ando' di casa che avevo tre anni e ricordo ancora la prima volta che litigammo, la prima volta che osai sfidare la sua autorita'. Certo la situazione e' diversa dalla tua, ma ricordo la sensazione... avevo 21 anni.
Tutto si sistema, tutto si aggiusta e andando avanti anche lui capira' che davanti ha un'adulta e non piu' una bambina...