giovedì 23 ottobre 2014

ed aspettare...

E io aspetto, in questi mesi. Aspetto la prossima settimana di vacanza, in cui farò un altro dei viaggi in macchina coi miei, di quelli pieni di musica, con la mamma che dorme durante tutto il tragitto, mio fratello con le cuffie e io e papà a inventarci una conversazione. Ne abbiamo fatti tre, di viaggi così. Uno in Austria, attraversando la zona di Linz e Salisburgo e poi tornando a casa, in Svizzera. E poi c'è stata Lione e quell'altro viaggio, forse il più bello, nella macchina noleggiata, fra Copenhagen e Stoccolma, con la colonna sonora di Mamma mia degli Abba che fa tanto Svezia e un panorama bellissimo e un silenzio irreale che sapeva di pini. E questa volta andiamo in Slovenia, spinti dal mio desiderio di vedere qualcosa che sappia di Jugoslavia e che non sia troppo lontano. Volevo anche vedere Trieste, quella città fatta di vento che mi affascina da troppo tempo e che è patria di Saba, uno dei miei poeti preferiti. Però no, il sangue austriaco di papà chiama, e quindi pare che per andare in Slovenia attraverseremo la Svizzera e l'Austria, e io non vedo l'ora di vedere un altro pezzo di mondo e di annusare un altro luogo, di assaggiarne i cibi e trovare qualche libro ambientato da queste parti (vi sto implicitamente spronando a darmi dei suggerimenti). Aspetto questo week end in cui rivedrò le altre ragazze non vedenti conosciute in Inghilterra e passerò dei bei momenti, con loro, e per una volta non mi sentirò diversa perché ho un bastone bianco. Ma poi lo so, che non vedrò l'ora di tuffarmi di nuovo nella mischia e di passare il tempo con chi gli occhi ce li ha perfettamente funzionanti, perché è una sfida, sempre. E aspetto anche il futuro, quello che è ancora lì da scrivere, quello che forse può sembrare affascinante solo in quarta superiore, con la maturità ancora relativamente lontana e anni luce prima dell'università. Che poi io ho già scelto la facoltà, ho le idee fin troppo chiare e sogno già biblioteche, corsi, classi, professori fra il bastardo e l'eccentrico. E le mie compagne sono ancora lì che non ci pensano, ma io sono fatta così, guardo avanti, forse perché ho sempre amato la letteratura più di tutto, anche se mio padre è dell'idea che una volta laureata finirò per suonare l'ocarina per strada, dato che non troverò lavoro. E sì, aspetto anche che i miei genitori si convincano che potrò farcela, a studiare quello che voglio e amo, e magari finirò per suonare l'armonica, non l'ocarina. però mentre aspetto ci sono tante cose agrodolci che mi succedono, qui intorno, come il tema di italiano che è stato il migliore in tutta la classe, e mi si sono accesi gli occhi, ancora una volta. Perché io alla scuola ci tengo troppo e per certe materie oltre a un bel po' di secchionaggine ci metto tanto entusiasmo. Ma c'è anche stato il compito in classe di chimica, che è stata la performance scolastica peggiore della mia carriera accademica, e ogni volta che ci penso si spalanca una voragine, nel mio cervello, davvero. E io non ho neanche diciassette anni e vorrei essere altrove, vorrei viaggiare e scrivere, tornare a Parigi e vedere l'America, gettarmi alle spalle la matematica e tutto ciò che ha dei numeri. Però poi realizzo che in certi momenti io vorrei solo restare qui, a prendere appunti di Italiano con l'aria più trasognata e assorta dell'universo, a chiudermi in camera con i dischi di bob Dylan e un libro nuovo, a scrivere mail lunghissime alla nonna o a mandare messaggi frenetici alla mia migliore amica che ho conosciuto su un sito per aspiranti scrittrici qualche anno fa e alla quale voglio maledettamente bene, nonostante i chilometri e la distanza. E quindi non lo so, cosa voglio, di preciso. Sarà che a diciasssette anni la maggior parte della gente si limita a sognare, ma io almeno voglio farlo in grande stile. Sarà che un momento tutto mi sembra terribile e subito dopo reputo la mia vita di studentessa distratta fantastica, ma sono contenta di tutto, sia dei momenti in cui aspetto, sia di quelli in cui vivo davvero. Non della matematica e della chimica, ecco, queste cose non riescono ancora a rendermi felice. Ma ci sto lavorando, lo giuro :) Minerva

9 commenti:

G ha detto...

Al momento sono immersa nella letteratura svizzero-tedesca fino al collo. Un libro che ho trovato molto particolare è Estasi di libertà di Stefan Zweig...ma quello che mi ha più commosso è Brigitta di Stifter (ok, è ambientato accanto alla Slovenia, ma secondo me potrebbe davvero conquistarti).


P.s. Sai che Saba è anche uno dei miei preferiti?
Gute Reise, bis bald! Un abbraccio

La Folle ha detto...

Mi piacerebbe sapere cosa vedrai (in tutti i sensi) e assaggerai della Slovenia, non ci sono mai stata. Purtroppo non ho libri ambientati lì da consigliarti :(

La spettinata ha detto...

Anche io non ci sono mai stata... aspettiamo aggiornamenti :)

Stella Paola ha detto...

Molto bello questo post, e molto responsabile. Anche io ho sempre saputo che facoltà frequentare all'università, già prima di iniziare le superiori ed oggi, anche se la strada è dura da percorrere a tratti, sono ancora convinta sia assolutamente la scelta giusta, per me.
Non possiamo sapere se troverai un lavoro attinente agli studi che vorrai compiere, ma provaci ovviamente, non desistere: non vorrei mai leggere, tra tanti anni, che ti sei resa conto di essere in una vita non tua. Questa è la cosa peggiore, più di suonare l'ocarina per strada!
Quindi beh, brava, segui i tuoi obiettivi e per la matematica non prenderla troppo negativamente, o ti diventerà un pesaccio terribile. Un abbraccio ^.^

BlondeGirl L ha detto...

è la prima volta che son qui...

Oh, come sei grintosa ragazza.
Aspetto novità dal viaggio :)

Maurizio C ha detto...

Sognare in grande stile... mica roba da poco :) Hai scritto un post molto bello, sinceramente sembri più grande dell' età che hai, cosa che poi dicevano alla tua età anche a me, quindi non è un male eh, anzi! ^^
Che dire, goditi a pieno le esperienze che hai e avrai modo di fare in questi anni, che sono pieni di tante cose che poi... non tornano. E non te lo dico per "rattristarti", bensì per invogliarti a viverli pienamente, gustandoti, con la responsabilità che emerge dalle tue parole, tutto quello che puoi, se lo desideri. Il futuro è tuo, e comincia dal presente però, quindi... buona strada, e buon viaggio, in tutti i sensi :)

Nina ha detto...

Cara Minerva, non conoscevo il tuo blog e leggendo questo post, parola dopo parola, immaginavo una donna meno giovane di te e scoprirti 17enne mi sorprende e mi entusiasma. Anche io a 17 anni ero come te, tutta proiettata verso il futuro, anche se i miei sogni mi hanno portato altrove. Sognavo di studiare lettere e ora sto per prendere una laurea in biologia...
Sapere che sei così giovane e così piena di risorse ed idee, mi convince che scegliere di essere un'educatrice è stata la scelta giusta!

Felicissima di averti scoperta!!

Regina Falangi ha detto...

Eccomi qui da te, Minerva. Le tue parole mi hanno subito affascinata. Sei un uragano di vitalità.

Trieste... Trieste è una città forte e fiera. Parlarne adesso mi fa male eppure voglio farlo lo stesso. Ti auguro di andarci, un giorno. E' proprio come dice Saba, ha una scontrosa grazia... con gli occhi azzurri e mani troppo grandi per regalare un fiore. Ti piacerà, il suo forte vento. I triestini ne vanno fieri. Solo se sei una persona forte riesci a non farti buttare giù dalla bora. E tu lo sei... sei tanto forte, lo sento.

Che altro dirti? Ti leggerò ancora, un po' alla volta... non perchè sei passata da me ma perchè hai una vitalità che fa sognare anche chi come me vorrebbe smettere. A presto :)

connie ha detto...

Mamma mia, Minerva, tanta ammirazione, davvero. Io a diciassette anni ero proprio una cazzona. Bisognerebbe far leggere il tuo blog a chi dice che i giovani sono molli. Brava!