giovedì 9 ottobre 2014

Io avevo una treccia lunghissima e l'aria triste, quando entrò in classe. Era l'ultimo anno di medie e, eccezion fatta per qualche prof che ha segnato la mia adolescenza, quella scuola mi stava maledettamente stretta. Il mio compagno di banco aveva appena fatto una Gaffe tremenda, me lo ricordo. Mi aveva chiesto se sarei andata al compleanno di una mia amica, che però non mi aveva invitata, ed io avevo lo sguardo annebbiato e non capivo più niente. La prof del corso facoltativo di latino ce lo presentò come il prof S., insegnante di Greco e Latino del mio futuro liceo. Era venuto per parlarci delle materie che insegnava, e di come le avremmo affrontate alle superiori, se avessimo deciso di continuarle. Mi rubò il cuore in ventisei secondi o qualcosa del genere. Se prima ero sull'orlo delle lacrime, mi ritrovai ad alzare la testa, a torcermi la treccia e a sorridere a quel professore che, allora, non ero del tutto certa sarebbe stato mio insegnante. Non so davvero bene cosa ci disse, in quelle due ore. So che citò Seneca e ci raccomandò ad andare oltre le cose. Ci suggerì di incuriosirci, di appassionarci e di prendere parte al mondo che ci circondava, raccomandandoci di studiare gli Antichi, perché da loro avremmo tratto moltissimi insegnamenti. Parlò di tutte quelle persone che avevano smesso di meravigliarsi e vivevano la vita senza trasporto e non le condannò, no, ci disse solo di non fare altrettanto. A conquistarmi non furono solo le cose che diceva, in realtà, ma fu soprattutto la sua parlata gentile e garbata. Raccontava dei grandi autori Greci e Latini con umiltà e rispetto, senza mostrare mai presunzione. Quando ci fece qualche domanda, risposi solo io. Stranamente, gli altri l'avevano giudicato antiquato e maledettamente poco interessante. A me brillavano gli occhi e mi tremava la voce, ogni volta che gli parlavo. Poi lui è diventato mio insegnante, e sono cambiate tremila cose. Mi ritrovai un martedì pomeriggio di settembre in una classe di Liceo, circondata da una ventina di visi sconosciuti, ad ascoltare lui che un po' ci parlava degli autori che avremmo affrontato in questi anni, un po' cercava di conoscerci. E io ero incantata, ancora una volta, e quel giorno presi appunti con frenesia e disperazione, e da allora il Latino è diventata una delle mie materie preferite. Quello stesso giorno il professore mi accompagnò fino al parcheggio dove mi aspettava mia mamma. Lo fece in silenzio, seguendomi con gli occhi, per assicurarsi che arrivassi tutta intera fino alla macchina. Lo scoprii da un'amica che me lo raccontò, perché io chiaramente non potevo vederlo, e mi colpì enormemente, questa cosa. Da quel giorno in cui mi rubò il cuore, due anni fa, io vado a Latino con un sorriso enorme, sempre, nonostante tutto. E lascio la matematica, la chimica e le interrogazioni imminenti in un altro angolo della mia testa, e traduco Cicerone con l'aria trasognata di sempre, e prendo appunti su appunti. Perché il mio prof divaga, divaga e divaga, e i miei compagni ormai hanno adottato la strategia di chiedergli qualsiasi cosa, giusto per rimandare il momento in cui inizierà a spiegare o ad interrogare sulla versione. E io annoto ogni parola che dice, forse per non perdermi nulla, forse per andare dietro alle cose il più possibile, come dice lui. Ho sempre gli occhi sgranati e un sorriso di troppo, durante le ore in cui traduciamo Cesare e io le vedo, le mie compagne di banco, che non ce la fanno più. E lo odio anche io, Cesare, per davvero, perché era terribilmente egocentrico e la sua autostima mi inquieta sempre, ma non m'importa. M'importa di questo professore che ci racconta in tono tranquillo e gentile un'epoca grandiosa quanto lontana e ci invita a studiarla e ad amarla per capire il nostro presente che, a volte, è spaventosamente simile a tremila anni fa. Senza di lui il mio mondo sarebbe un posto peggiore. Senza i suoi complimenti sempre maledettamente velati, senza quel "se c'è una che non deve avere problemi di autostima quella sei tu, che hai risorse da vendere e dovresti insegnare, un giorno o l'altro", che mi ha strappato qualche lacrima e al quale ripenso sempre, nei momenti di difficoltà, io non ce l'avrei fatta, in questi anni di liceo, che sono stati complicati, e un giorno parlerò davvero anche di questo. Io non ce la farei, certi giorni, a scuola, senza i momenti in cui parla con me, prima che scappi a casa, e io sto lì, con la cartella in mano e l'aria di una che non sa bene cosa fare, e bevo ogni sua parola, e penso che nella mia vita futura vorrei avere ancora un punto di riferimento come lui, che un giorno ci ha stupiti tutti leggendoci la pagina di Wikipedia in arabo del faro di Alessandria, traducendo ogni parola e soffermandosi sulla sua etimologia. E mi mancherà, fra due anni, quando io sarò lì, all'università, e mi sentirò un brutto anatroccolo o un pulcino smarrito, con il mio bastone bianco e la mia incapacità di muovermi davvero bene, in mezzo al chiasso delle persone. E forse glielo dirò davvero, finito l'esame di maturità, cche in questi anni mi ha regalato degli istanti indimenticabili. Però l'unica volta che ci ho provato, quel giorno in cui ci parlò delle donne dell'Iliade, quel libro che amo fin da quando sono piccola e che non capisco appieno neppure ora, e ho detto al prof che la lezione era stata stupenda si è schermito, e una mia amica mi ha detto che era commosso. E non lo so, però un grazie sincero, prima o poi, devo dirglielo. E glielo dico con questo post che non leggerà mai, perché io racconto le persone che fanno parte del mio mondo e a cui voglio bene in questo Blog. Minerva

9 commenti:

Killer ha detto...

Frequenti il quarto anno?
Comunque è bellissimo che ci siano professori così, che prima di insegnare una materia ti insegnano la vita. Secondo me ce la farai a dirgli quanto sia stato importante per te, a ringraziarlo, perché alla fine è proprio questo che si fa dopo gli esami di maturità
Per me è stato lo stesso con la mia professoressa di matematica del biennio, e probabilmente un effetto simile me lo sta facendo il mio professore di filosofia, materia di cui non me ne potrebbe fregare di meno, ma quando lui parla sembra quasi che con le sue parole stia parlando proprio con te e ti stia leggendo dentro e stia descrivendo come ti senti. Non so se anche per te vale la stessa cosa..
Un abbraccio

minerva ha detto...

@Killer: vivo in Svizzera, e frequento la terza liceo lì, che corrisponde alla quarta italiana. Abbiamo quattro anni di medie e quattro di liceo :)

La spettinata ha detto...

Si contano sulle dita di una sola mano, i professori che lasciano il segno. Non necessariamente sono persone che insegnano all'universita' o alle superiori. La mia e' stata la professoressa di italiano delle medie. Mi regalo' un libro che ancora conservo con su scritto una splendida dedica che terminava con "Per la mia poetessa in erba"
QUella definizione l'ho capita solo molto tempo dopo, ma ancora la conservo nel cuore.

minerva ha detto...

@La Spettinata: Io non lo so, sono fortunata, e credo che gli insegnanti che mi hanno segnata siano diversi. Alla maggior parte dei prof che ho avuto mi sono affezionata molto, ma forse sono io che sono così, mi affeziono tanto alle persone :)

G ha detto...

Guarda che coincidenza.
Lunedì il mio vecchio professore di Latino e Greco mi ha invitata ad una sua conferenza.

Lui è in pensione da cinque anni: mi ha lasciata con un sorriso il giorno dell'orale della maturità e poi ci siamo persi di vista, ma non abbiamo mai smesso di scriverci.

Tralasciando il fatto che è una persona straordinaria, mi hai fatto sorridere, perché in quello che hai scritto ho rivisto le stesse sensazioni che ho provato nel rivederlo e sentirlo parlare del viaggio degli Argonauti, ripetendo le stesse cose che ci diceva in classe, mille volte al giorno :) Infilandoci tutta la mitologia greca, in qualche modo, come solo lui sapeva fare.

Ecco, vorrei dirti che quel grazie difficile da dire è il ricordo più bello che ho del mio professore. Lo porterò sempre nel cuore. Mi raccomando, non esitare ad aprirgli il tuo!
E credo anche che anche lui ringrazierebbe te, per tutto quello che hai descritto nel post.
Di professori così ce ne se sono pochi, ma anche di alunne come te.

Un abbraccio forte

G

BlondeGirl L ha detto...

Si, sono rari Prof cosi.
Ho letto un commento dove dici di affezionarti alle persone.

Non cambiare, è una bellissima cosa.

Luciana ha detto...

Dirglielo di persona sarebbe l'ideale ma se sei così presente durante le sue lezioni, allora un pò di questa sintonia sicuramente viene già percepita!

La Folle ha detto...

Parole bellissime spese per un professore che chiaramente se le merita tutte. Proprio qualche minuto fa dicevo ad un altro amico blogger che i migliori insegnanti sono quelli che col tempo migliorano il nostro carattere e il nostro modo di vedere le cose. E' davvero una grossa responsabilità.

Maruzza ha detto...

Un insegnante così è una grande fortuna!