mercoledì 17 dicembre 2014

di natale (per davvero, stavolta, non più o meno)

Il Natale, per la Nonnabionda, è sempre stato tutto. Nell'Austria degli anni '30 l'albero lo portava Gesù Bambino, proprio come gli altri regali, il 24 di Dicembre. A volte per lei non c'erano doni, erano tutti troppo poveri, però l'abete pieno di campanelle e palline troneggiava sempre in mezzo al salotto, con le sue lucine a tenere accesa la speranza.
E c'erano i canti in tedesco, quelli che ancora oggi noi intoniamo attorno al pianoforte, anche se nessuno di noi sa con precisione cosa sta cantando, ma non è importante. A contare è il calore di quelle parole in una lingua che anche se non conosco per davvero mi appartiene perché l'ho scritta nei cromosomi, nei capelli biondi e negli occhi chiari, oltre che nel mio amore incondizionato per la Sachertorte.
Fino a pochi anni fa per la nonna il Natale era ancora tutto. La magia della sua casa, da bambina, la ricordo ancora nitidamente. L'atmosfera era maledettamente festosa, e non facevo minimamente caso agli adulti che a volte bisticciavano, alla nonna che rimproverava la mamma per chissà cosa o al caldo soffocante che da sempre c'è a casa dei nonni.
 C'erano le terrine, la crema di zucca, l'oca che troneggiava su un vassoio, servita insieme a castagne, crauti e mele. E poi l'immancabile sacher, ordinata apposta da Vienna ed arrivava in quella scatola elegantissima e dorata; ogni volta, nel tagliarla, ci piangeva il cuore. E poi c'era frutta d'ogni tipo, mandarini, datteri, fichi coperti di cioccolato. E io assorbivo aromi, stralci di conversazione, sapori  e luci senza capire molto, ma mi sentivo maledettamente felice per ogni cosa.
C'era Gesù Bambino o Babbo Natale, non riesco a ricordarmi, che arrivava a metà cena facendo trillare una campanella, così  sapevo che, quando fossimo entrati in salotto, avrei trovato un albero bellissimo con sotto una montagna di pacchetti. Le mie previsioni erano sempre vere, perché quando arrivavamo  in soggiorno l'abete era lì, carico delle palline con incise le nostre iniziali, delle stelle d'argento e delle campanelle che sono tuttora il mio addobbo preferito. E lo abbracciavo, lo annusavo, mi ci sarei tuffata dentro, tanto amavo la fragranza e la sensazione degli aghi sul viso.
E c'erano i canti, appunto. I canti in tedesco che cantavano i nonni fin da bambini, in Austria l'una e in Germania l'altro, e che sono arrivati fino a noi. Era la nonna a suonare  e noialtri cantavamo, con nel cuore un po' di calore in più e negli occhi la luce dell'albero di Natale. Io avevo i brividi perché capivo che quel momento era maledettamente importante, quasi sacro, per tutta la mia famiglia. I nonni pensavano a una patria e a un'infanzia lontana, il papà e lo zio semplicemente rievocavano i loro Natali di bambini, identici a quelli che stavo vivendo io, mentre la mamma chissà, forse sentiva la mancanza dei suoi genitori, con i quali avremmo festeggiato il giorno dopo.
E poi era tutto un frusciare di carta scrocchiante sotto le mie dita, e mi ritrovavo con più giocattoli di quanti mi servissero realmente. Finivo sempre per scartare i regali con foga ed era brutto, diceva mio padre, vedere noi bambini aprire pacchetti su pacchetti senza considerarli più di tanto. Io  ricordo invece la calma di quei dopo cena, i doni sparsi sul tappeto del salotto e la mia felicità di bimba.
L'ultimo Natale a casa dei nonni è stato triste, tanto, e non perché ci fosse realmente qualcosa che non andava. Semplicemente, ero diventata grande abbastanza da far caso alle cose meno magiche, quei piccoli inghippi che, imparai proprio quel giorno, facevano parte anche delle occasioni speciali: i capricci infiniti dei cuginetti, papà e il nonno che parlavano solo di lavoor, la nonna che si affannava a sparecchiare e a mettere in tavola un piatto dopo l'altro, quasi la cena fosse soltanto un susseguirsi di portate. A mezzanotte, arrivata a casa, piansi di rabbia e delusione perché Babbo Natale non esisteva e il resto, in fondo, non era così magico come ricordavo.
La nonna, poi, ha semplicemente iniziato a non farcela più. Organizzare qualcosa è diventato per lei uno sforzo incommensurabile e, anche se fa male dirlo, non ha più la lucidità necessaria per gestire granché.
E da allora il Natale l'abbiam fatto a casa nostra un anno e in quella degli zii l'altro.
Mi piacciono ancora l'albero scintillante di promesse, la sacher che da Vienna arriva ancora nella sua scatola elegante, i canti nei quali ritrovo un pezzo d'infanzia e, semplicemente, l'amore, quello universale e buono, per una famiglia. È che ogni volta  sembra tutto più sbiadito, meno fatato e gioioso.
Ci sono state liti piuttosto brutte, la sera della Vigilia, e mentre il papà e la zia battibeccavano di politica, quella sera, a me si stringeva il cuore perché avrei voluto urlare a tutti che, Cristo santo, era Natale e ci volevamo tutti troppo bene per sciupare la serata con diverbi inutili. C'è la nonna che, ormai, non è più la donna battagliera e intelligente di un tempo; ora pare l'ombra di sé stessa, capace soltanto di abbozzare delle conversazioni in un misto fra tedesco e italiano, ma non più di suonare, cucinare, cantare e sorridere come un tempo.
Però le belle cose ci sono, e io mi ci aggrappo con più ostinazione cheposso. C'è mio nonno che ha novant'anni e gli occhi più brillanti del mondo, mia madre che si affanna lamentandosi per giorni dato che cucinare e imbandire la tavola le costa fatica, ma quando ci vede tutti insieme sorride e s'illumina in viso. E quest'anno ci sarà lei, l'Angelo, che è la mia insegnante di sostegno da dieci anni e che abbiamo deciso di invitare  a trascorrere la vigilia con noi.
È una scelta inconsueta, la nostra, perché di solito il Natale esige dei riti ben precisi che possiamo capire solo noi. Eppure quest'anno abbiamo deciso  di far provare quel calore tutto nostro anche a lei, che è una delle persone che mi è più vicina e che conosco da tantissimi anni. E non so come andrà, non so come la prenderanno gli altri parenti, non so se a lei e al suo compagno il nostro modo di festeggiare piacerà. So che sarà un Natale diverso e spero che sia fatato, anche se ora come ora neanche ci penso troppo, al Natale, dato che sono troppo affannata e in ansia. Però il 23 di Dicembre, io, il bastone bianco lo voglio decorare ancora, come quando ero piccola, e ci avvolgerò tante ghirlande colorate e appenderò una campanella. E andrò a scuola così e mi sentirò un po' cretina un po' felice, che poi è come mi sento tutti i giorni, in realtà, solo che con il bastone decorato è più evidente. :)




6 commenti:

Nella Crosiglia ha detto...

Minerva mia, mia hai fatto venire i lucciconi agli occhi, perchè in un baleno si sono spalancate le porte dei ricordi, che non possono più tornare , non esiste la magia, la gioia, la partecipazione di un mondo che mi ha lasciato ormai e mi aspetta non so quando per ritrovarci. Mi è balenato davanti per un attimo leggendoti, tra canti e doni e pranzi e cene e parole e risate e pianti e malinconie...
Ora c'è solo l'orologio che vorrei corresse fino al 7 di gennaio in fretta, più in fretta possibile.
Ti stringo forte!

Federica ha detto...

cara minerva, capisco il tuo dolore nel vedere qualcuno che giorno dopo giorno si perde e in giorni importanti come il natale è più facile e duro fare il confronto su cosa poteva fare un anno prima e ora non più!

Ti abbraccio forte e ti auguro di goderti questa festa con la magia che tu riuscirai a regalare agli altri con la tua gioia di vivere!

Buon Natale

Fede

quelladella-Lola ha detto...

Gli anni passano e le nonne non hanno più la stessa forza e percepiamo sempre di più la difficile realtà che ci circonda: ma tu non demordere, perché ora il timone man mano sempre sempre più tuo e sarai anche tu a rendere il Natale più magico per chi ti circonda... è questa la forza che è bello avere dentro, quella di crederci e di dire agli altri "crediamoci insieme e andiamo avanti'

:)

Sciarada ha detto...

Eppure non è poi tanto male sentirsi un po' cretini e un po' felici quando si fa qualcosa che ci piace, io ti auguro di non lasciarti turbare dalla malinconia per quei Natali passati in cui eri felice senza sapere neanche il perché, il bello è che li hai vissuti e li custodisci nei tuoi ricordi migliori e non lasciarti sfuggire oggi l'occasione di farti avvolgere dallo spirito natalizio che, se pur più maturo e consapevole, può regalarti ancora tante sorprese e tanta gioia. Auguri Minerva, di cuore da una nuova amica!

Francy NeverSayBook ha detto...

Ciao Minerva ♥ Ti ho scovato grazie a Stella Paola... ed ho fatto proprio bene a passare *--* Scrivi davvero in modo meraviglioso, usi parole semplici ma comunichi emozioni contorte...pieni di gioia, di nostalgia, di malinconia, di amore... e di Natale, in questo caso! TI auguro che domani non sarà un Natale ''ancora più sbiadito'' anche se pure io conosco bene quella sensazione... quella che ti divora pian piano che ti fa volere soltanto di essere ancora piccola... di credere a Babbo Natale... di essere DAVVERO nella magia del Natale... purtroppo non è così! Ma ci dobbiamo sforzare! E accettare che ormai siamo ragazze... e il nostro magico Natale l'abbiamo avuto! ^^ Godiamoci tutte le altre cose belle di questo giorno, che si parli di lavoro, che ci tocchi portare le portate a tavola non è poi così brutto, anche se può sembrare così..a me per prima :3
Bacioni!
E tanti tanti auguri!

G ha detto...

Cara Minerva,

le tue sensazioni le capisco, eccome! Anche io un giorno mi sono accorta di quello che c'è dietro la bellezza del Natale. Però credo che persone come noi, che in quei ricordi e in quelle sensazioni ci credono ancora tantissimo, abbiano il compito importantissimo di bilanciare chi lo spirito del natale lo ha un po' arrugginito!

Frohe Weihnachten und glückliches neues Jahr :)