giovedì 29 gennaio 2015

sembra ieri

È sempre stata un'operazione delicata, l'inserimento a scuola. Sarà che la maggior parte dei professori mica si ritrova un cieco fra i suoi alunni particolarmente spesso, sarà che la scuola è un luogo piuttosto grande, da perlustrare con il bastone bianco, oppure perché i compagni mica sono sempre felici, di condividere la stessa classe con qualcuno che legge grazie alle mani e ha davanti a sé un computer gigantesco che, oltretutto, parla. Me li ricordo quasi tutti, i miei inserimenti a scuola, e tutta la trafila con presidi, insegnanti, aule di cui imparare la posizione logistica prima che cominci l'anno, libri da preparare in braille. Alle medie conobbi tutti gli insegnanti prima. Ogni professore era venuto a guardare com'è che facessi, esattamente, a leggere, a prendere appunti, a svolgere un problema di aritmetica. Erano tutti rimasti stupiti e in molti, alla fine di quegli incontri, mi dissero di essere onorati, all'idea di avere un'alunna non vedente. Io, a dieci anni, mica capivo che, raccontandogli con tanta tanta naturalezza quello che era il mio mondo, mi ero appena conquistata la loro fiducia, la loro stima e il loro affetto. L'inserimento al liceo fu diverso. Non vidi mai un professore, prima, e quel primo giorno entrai in classe da sola, senza l'insegnante di sostegno. AVevamo concordato così per non intimidire i compagni nuovi e per rendere il tutto il più naturale possibile. I professori, in quella prima settimana di scuola, mi sfilarono davanti uno a uno. Molti erano impauriti, altri semplicemente sconcertati, altri ammirati, di fronte al mio computer, ai fogli fatti apposta per disegnare in rilievo, al fatto che, nonostante tutto, io prendevo appunti, partecipavo e facevo tutto più o meno normalmente. Certo, fu più difficile. L'insegnante di sostegno c'era meno, i prof si curavano poco della mia presenza, uno in particolare si dimostrò indispettito, perché l'avere un'allieva con un handicap, a suo dire, rallentava il corso delle lezioni. In questi anni ho conosciuto tanti insegnanti straordinari, che hanno visto l'avere un'alunna non vedente come una ricchezza. Alcuni, addirittura, mi hanno fatto da angelo custode durante questi anni, come il professore di latino che, il primo giorno di scuola, mi seguì in cortile e poi fino ai parcheggi dove aspettavo la mamma, per assicurarsi che riuscissi ad arrivare da sola senza intralci, o come il professore di Italiano che, puntualmente, quando mi vede entrare a scuola mi afferra il braccio e mi aiuta a schivare la folla di studenti e insegnanti. E poi ci sono i compagni, con i quali è stato sempre più difficile. Un inferno, direi, alle medie, un po' perché loro il mio handicap davvero non lo capivano e, forse, per colpa mia, che non sono mai riuscita a sdrammatizzare prese in giro e frecciatine e a capire, in fondo, che non erano cattivi. Adesso no, adesso ho le mie amiche, con cui parlo e rido tutti i giorni, quelle che mi accompagnano sempre, che ridono quando bastono per sbaglio gente a caso e che, un giorno, mi hanno detto che ormai loro si dimenticano della mia cecità. Poi faccio fatica, è vero, non ho la mobilità di chi vede, non mi sposto con la stessa facilità, non vado in discoteca perché, per un cieco, è francamente francamente uno strazio (un giorno o l'altro lo scriverò, un post tragicomico, in merito). E adesso... adesso c'è l'università. No, in teoria manca un anno e mezzo, solo che dobbiamo già incontrare professori, capire dove saranno le aule, far preparare i libri. È un percorso difficile, questo, forse piû di tutti gli altri perché, stavolta, sarò in una città diversa, benché poco distante, da sola, senza insegnante di sostegno o mamma sempre pronta ad accorrere in mio aiuto. Settimana prossima dovrò andarci, all'università, a dire a qualche prof che, fra due anni, fra i loro alunni ci sarà anche un esserino dotato di bastone bianco e pc parlante. Un po' voglio morire, un po' son contenta, a dirla tutta. Sarà che ormai ho la testa rivolta all'università, ai suoi corridoi, agli insegnanti, alle materie. Sarà che ho sempre voluto studiare Lettere, e,, di fatto, scegliere la facoltà da frequentare non è stato un problema. Poi sarò candidata alla disoccupazione, suonerò l'ocarina per strada e quant'altro, già lo so. Però ho sempre amato la letteratura più di qualsiasi altra cosa, ed è quel mondo lì, fatto di libri, poeti con i dissidi interiori (leggi: Petrarca) e parole. E come sarà, davvero, non lo so. Non conoscerò nessuno, sarò spaurita, e ho paura che, il primo giorno, mi perderò clamorosamente e balbetterò una richiesta d'aiuto a qualcuno che, come è già capitato, mi porterà nel posto sbagliato perché non mi sono fatta capire. Non lo so. Sembra ieri che iniziavo le medie o il liceo, e adesso c'è l'università, con i suoi spazi più ampi, il caos, la sua organizzazione un po' discutibile. E ho paura, paura di non farcela perché sono troppo timida, troppo insicura, troppo tutto, per affrontare la giungla universitaria. Però andrà, credo, in qualche modo, perché è il mio sogno, studiare Lettere, perché ci tengo tanto, tantissimo, a farcela, a conoscere persone nuove con la mia stessa passione per i libri e, soprattutto, voglio riuscire bene, perché Italiano è sempre stata la mia materia, quella che ho amato con tutto il trasporto e l'entusiasmo di cui ero capace fin da bambina, e adesso voglio davvero brillare, almeno in questo. io non lo so, come andrà, però ci provo, anche questa volta, e spero di non dire troppe eresie, all'incontro con la responsabile della facoltà... e voi, beh, voi pregate per me.

14 commenti:

Federica ha detto...

Secondo me all'università sarà meno difficile. Mi ricordo che tutti più o meno all'inizio ci sentiamo pecorelle smarrite. Tu lo sarai forse più di altri, ma sarai in buona compagnia

G ha detto...

Vedrai che andrà tutto bene; l'università è un mondo meraviglioso, che per quanto caotico saprà accoglierti a braccia aperte :) e poi il tuo non sarà l'unico viso sperduto, e questo ti farà guadagnare tanti amici!
Sei una forza, piccola grande Minerva!

Kiki ha detto...

Ciao Minerva! Questo post mi ha suscitato davvero tante emozioni, è incredibile quanto sei stata forte ad affrontare la scuola sia alle medie che alle superiori e quanto lo sei ora nel prepararti ad affrontare l'università. Io non so se ti rendi conto di quanto sei speciale, sei veramente da prendere come esempio e da ammirare! Anche se non ti conosco si vede che sei una persona meravigliosa già da quello che scrivi e mi rivedo molto in alcuni aspetti del tuo carattere, anche io sono timida e ho sempre paura di non riuscire a farmi capire, e questo mi fa sentore meno sola e mi fa tanta tenerezza :) ma questo è il nostro carattere e non dobbiamo aver paura, posso capire benissimo quanto tu sia spaventata ma sono sicura che la voglia di realizzare i tuoi sogni è più forte! Ti auguro il meglio perché te lo meriti, è un piacere leggerti scrivi davvero bene e aspetto un altro tuo post, ti abbraccio forte e ti mando in bacione! :*** <3

Euridice ha detto...

Minerva, mi piace molto il tuo pseudonimo, e credo che in qualche modo dica molto di te: i tuoi occhi 'comuni' non funzioneranno, ma l'occhio di Minerva, quello che permette di guardare il mondo e comprenderlo, al di là della semplice e concreta azione del 'vedere', quello funziona alla grande. Sei giovanissima ma brillante e piena di una grande energia che traspare anche dalle poche righe che ho letto. Non devi preoccuparti per la nuova sfida che ti aspetta, l'università è un mondo molto diverso dalle scuole precedenti, sulle prime sarà forse più difficile conoscere i tuoi compagni di corso, ma vedrai che incontrerai persone molto più mature di quelle che hai incontrato fino ad ora. Approvo anche la scelta, anche perché io sono di parte, studio lettere classiche, quindi non posso che condividere la tua coraggiosa decisione di consegnarti ad un futuro da artista di strada. Ci rincontreremo sotto qualche ponte! (Scherzi a parte, fai bene a fare quello che ti piace, chi può dire come sarà il mercato del lavoro tra sei anni? Tanto vale che tu faccia quello che ti fa sentire felice e realizzata, al resto ci penserai a tempo debito!)
Un abbraccio!

Nella Crosiglia ha detto...

Tu sarai la più forte di tutti Minerva mia e non esiste handicap che tenga..
Farai la tua strada, ancora più sicura e poi più spavalda, ti innamorerai, insegnerai e diventerai quello che hai sempre sognato. Una brava insegnante che contrariamente a molti colleghi, capisce i suoi alunni...
Ti stringo forte!

Misantrophia ha detto...

Io invece sono sicura che tutto ti andrà a meraviglia.
Perchè, anche se ti leggo per la prima volta, riesco a capire che sei una persona FORTE.
Andrà bene, me lo sento.

quelladella-Lola ha detto...

La scuola, l'università. I primi giorni, le incertezze. E' sempre difficile. Non sai mai chi puoi trovarti davanti e accanto. Se un insegnante in grado di amare il suo mestiere e la vita, capace di crescere lui stesso attraverso le difficoltà che i propri alunni possono incontrare durante il loro cammino. Tu sei forte e lo sai, e segui le tue passioni. Non ascoltare chi ti dice di fare qualcosa di diverso solo per lo stipendio a fine mese. Certo, conta anche quello. Ma se hai la possibilità di studiare quello che ami, la tua strada non potrà che essere in salita... in salita verso il traguardo. Non senza difficoltà, ma ricca di sorprese. Queste tue parole mi hanno colpita perchè è l'insegnamento la strada che voglio intraprendere. E vorrei essere un'insegnante di quelli che sanno, che amano e che riconoscono. Che non fanno finta di nulla. Che cercano, in ogni modo, di rendere accogliente e affascinante la cultura. Ti lascio un bacio e un in bocca al lupo, piccola grande Minerva.

Venere .InViola ha detto...

L'università è differente. La scuola ci obbliga a stare in classe molto tempo con persone diverse da noi, con le quali spesso non andiamo d'accordo.
All'università finalmente, lo studente ha i suoi ritmi. Io mi sono trovata centomilioni di volte meglio, e ti dirò che ho avuto un percorso davvero pesante non mi sono MAI trovata bene, neanche alla triennale, per certi professori e miei colleghi. Però le cose cambiano, perchè i colleghi te li scegli e anche se il prof è uno stronzo, con loro ci ridi e bevi su. Da quando frequento la specialistica e ho cambiato regione le cose sono ORO. Non ho più quell'ansia di andare li... vedrai sarà bellissimo. E' il tuo percorso, e tu sei forte e lo seguirai e sarà splendido per te ^_^

Ilaria* ha detto...

Ciao Minerva, mi sono altamente commossa a leggere il tuo post..... Avendo mio fratello con una disabilità forse riesco a cogliere un pò di più di altri la tua sensazione di diversità, di disagio.nnon posso comunque capire...
Ti stimo moltissimo in tutti i sensi, dal tuo ciraggio a scrivere qui, dalla tua voglia di andare all' università e i pericoli vari, dall' avere una immane forza interiore che trasforma le tue difficoltà in forza. Si, quello che traspare è proprio la tua firza interiore, il non arrendersi e sfiduciarsi nonostante tutto. Sei da prendere come esempio.
L' università sara spaventosa inizialmente, come tutti mondi nuovi del resto. Per tutti è qualcosa che intimorisce, preoccupa... Potrai avere più ostacoli di altri, ma de la farai. Penso che le amicizie ci saranno, mi auguro che le persone siano più mature e possono capire il problema, aiutandoti e vivendo serenamente, in fondo non hai niente in meno, credimi.
Per il discorso della discoteca in effetti è qualcosa di complicatissimo per te, mi dispiace dolo che tu non possa fare certe cose, vorrei che tutti adesso tale diritto, eppure so bene che non è così....
Ti abbraccio

Stella Paola ha detto...

Oooh, piccola, mi fai tanta tenerezza. Non devi assolutamente avere timore per il semplice fatto che a tutti fa paura una nuova esperienza. Io il primo anno (forse anche un anno e mezzo) l ho vissuto tanto male. Ero sola, spaesata, in una città più grande, non sapevo come muovermi e stavo sviluppando una paura assurda per i pullman. Una volta ho perfino sbagliato corsa e sono dovuta tornare da sola, a piedi, andando a tentoni perché non riuscivo ad orientarmi...ho odiato tanto quel periodo, soprattutto guardando gli altri che invece lo vivevano come poi era giusti fare: come uno dei più belli di quella età. Poi però, piano, piano, mi sono resa conto che non è un dramma un piccolo errore. La vita ne è piena, ed a lungo andare capisci che stai semplicemente crescendo. Vedrai che basterà il senso di orgoglio verso te stessa a spronarti. Ogni volta che realizzerai che stai facendo una cosa per te, troverai una nuova forza interiore in più.

Riccius ha detto...

Ciao Minerva! Prima di tutto ti ringrazio di cuore per il commento che hai lasciato sul mio blog. Ho letto la tua presentazione e posso dirti con tanta gioia che abbiamo molte cose in comune, a partire dall'amore per il cioccolato ed i Beatles! :)
Ti trovo una ragazza davvero forte. E ti stimo davvero tanto. Io a differenza tua sono in crisi per la scelta universitaria... Tu invece vedo che sei più che convinta. Sono felice per te! Sai che ti dico? Buttati! Fai quello che ti piace, continua sulla tua strada. Non tirare conclusioni affrettate, chi lo dice che sarai disoccupata? Anzi, da come scrivi, vedo che da parte tua c'è tanta voglia di imparare! E vedrai che se sei brava, e secondo me lo sei, andrai lontano! Ti saluto con un abbraccio forte forte, spero di sentirti presto! <3

Francesca Rabitti ha detto...

Le amiche che si dimenticano della tua cecità è un'immagine stupenda.
Ci saranno anche all'università, vedrai.
E sarà bellissimo!!!
Go Minerva Go

Rebecca ha detto...

Quanto è stato bello leggere questo post?
Ammirazione per il coraggi che dimostri da una vita, ogni giorno.. Dovrei imparare da te.. buona fortuna per l'università! Ti abbraccio

Raki ha detto...

Ciao, ho visto il tuo commento da me e sono venuta da te :)
Che dire, questo post ha attirato la mia attenzione, l'ho letto d'un fiato e sono rimasta senza parole!
Uno schiaffo in faccia a chi si lamenta sempre, mai avrei immaginato che ci fosse una cieca dietro a tutte le cose meravigliose che scrivi!
Non conosco nessuno con questo "handicap" (se così vogliamo chiamarlo anche se sembra che ci vedi meglio chi chiunque altro vedente) quindi mi ha incuriosito sapere che esistono pc apposta parlanti, fogli apposta su cui puoi scrivere, che puoi farti fare i libri in braille..
Wow mi viene solo questo da dire! Non cambiare mai!
Tranquilla x l'università, sono sicura che te la caverai alla grande come sempre, e un po' di paura ci vuole! Un abbraccio ti seguo da oggi
P.s. Se faccio gli smile :) come li traduce il pc? Scusa l'ignoranza..