martedì 7 aprile 2015

still magic after all these years

Quattro anni fa non l'avrei mai detto, che mi sarei innamorata della musica. Quattro anni fa esistevano la Pausini, Baglioni, de André, poco altro. Quattro anni fa non avrei mai saputo i nomi dei Beatles, John Lennon a parte, figuriamoci distinguere una chitarra da un basso.
Tre anni fa, invece, era un'altra storia. Tre anni fa, a un concerto come quello di lunedì sera, sarei andata, perché mi piacevano tantissimo i Police, ed every breath you take era la mia colonna sonora di quel periodo, quella canzone su cui ho studiato, scritto, dormito, fantasticato per ore. Poi, chissà perché, per Sting ho perso interesse perché mi sta pure un po' antipatico, mentre per Paul Simon no, assolutamente. Perché Simon & Garfunkel sono orecchiabili e melodiosi, hanno scritto dei gioiellini e pure Paul Simon da solo non scherza, e io sulla sua Slip slidin' away ho lasciato il cuore.
Però il concerto di lunedì è stato diverso, diverso dagli altri. Nonn è stato come per Paul Mccartney o Springsteen, concerti durante i quali ho perso la voce a furia d'intonare a gola spiegata ogni canzone, urlare, commuovermi. Non è stato comee quando, sgomenta, ho visto Bob Dylan, quasi due anni fa, che storpiava letteralmente le canzoni, non me ne ha lasciata cantare una e ha riarrangiato ogni pezzo, con maestria, certo, ma lasciandomi attonita  e pure un po' triste, a un certo punto, anche se poi l'ho ammirato tanto, proprio perché lui non fa mai quel che la gente si aspetta e si reinventa sempre,  a costo di risultare sgradevole.
Paul Simon e Sting sono stati la via di mezzo. Non conoscevo ogni canzone, la maggior parte dei pezzi non aveva un significato importante, per me, eppure è stato uno spettacolo bellissimo.
A cominciare dall'entrata in scena dei due artisti: Sting, che è diventato d'improvviso l'uomo ideale di mia madre, che i suoi sessantatré anni li porta benissimo e ha una voce potente, e Paul Simon, che ha settantaquattro anni, ha cambiato il mondo della musica e ai miei occhi rappresenta mille cose. Un americano e un inglese su un palco italiano, a dare l'anima e a stupire undicimila persone lì accalcate.  E c'ero anche io, fra quelle undicimila persone, che li ho ascoltati concentratissima nell'attesa di poter cantare almeno quei due o tre brani, e, intanto, innamorandomi di nuovi pezzi, dei sedici strumentisti sul palco che, per l'occasione, hanno veramente suonato di tutto.
E io ci ho creduto, in ogni loro nota, in ogni loro accordo, in ogni loro respiro. Perché nella musica ci credevo in quel momento e ci credo ancora, così come ci credevano mio padre e il suo amico, cresciuti proprio con Simon & Garfunkel, e ci credeva la ragazza di diciassette anni davanti a me, con la quale mi  sono messa a chiaccherare prima del concerto, e che mi ha raccontato della faccia inorridita delle sue compagne di classe, che Sting  e Paul Simon manco li conoscono. E io avrei voluto chiederle il nome, l'amicizia su Facebook, perché sarebbe stato bello, parlare di musica, che mica ne trovo tutti i giorni, di diciassettenni con il mio stesso entusiasmo per cantanti ultrasessantenni.
E poi sono riuscita a cantare, nonostante tutto, almeno qualcosa. Perché quando Sting ha imbracciato il basso e ha attaccato "so lonely" io mi sono messa a  strillarla, letteralmente, e così è stato per quei pochi brani dei Police che ancora ricordavo, e per quelle canzoni di Paul Simon che conoscevo  a stento, ed era bello inventare le parole e non curarsene. Epperò... epperò quando Sting e Paul Simon hanno cantato Mrs Robinson, di Simon & Garfunkel, ci siamo commossi tutti. E abbiamo cantato a gola spiegata con loro, io che le parole me le ricordavo e gli altri forse meno, ma chi se ne importa, alla fine quella canzone ha un ritmo contagioso ed era impossibile non rimanerne travolti. Io ero raggiante, perché Simon & Garfunkel li adoro, e poterli rivivere, anche se non completamente, è stato qualcosa di incredibile.
 E poi Sting, Sting che si mette a cantare da solo America, sempre di Simon & Garfunkel, e come ha detto "kathy, I'm lost..." lui, ecco, non poteva dirlo nessuno. Perché America è una canzone poetica, dolce, melodiosa e mille altre cose, perché  il pubblico è andato in visibilio, a me s'è bloccato il respiro e Dio, quei tre minuti sono stati così magici, semplicemente, e la voce di Sting era struggente, intonata, magnifica, e nessuno, nemmeno lo stesso Paul Simon, avrebbe potuto interpretarla così.
E poi "the Boxer", con quel ritornello trascinante e quel "la la la" che si ripete non so quante volte, che è una delle mie canzoni preferite, sia nella versione originale sia in quella di Joan Baez. E c'è stata una trascinantissima Roxanne  e un altrettanto fantastica message in a Bottle, e io ho cantato anche quelle, anche se le parole non le sapevo, e andava bene così.
E poi non lo so, davvero, cos'è successo, quando Paul Simon e Sting sono risaliti, un'ultima volta, sul palco. E hanno iniziato a suonare una canzone che, sulle prime, non ho mica riconosciuto, perché era riarrangiata, completamente, ma poi mio padre, che probabilmente era più lucido e meno su di giri di me, mi ha detto: "Oh, è la tua canzone!".
 E così, Paul Simon e Sting hanno cantato Cecilia, di Simon & Garfunekl, e mica capita tutti i giorni di sentirsi dedicare una canzone che porta il tuo nome. Perché l'ho scritto pochissime volte, qui, forse nessuna, ma io mi chiamo Cecilia, anche se per ragioni che con Simon & Garfunkel hanno poco a che fare, però quando l'ho sentita, beh, mi sono commossa, proprio perché, Dio, io s'era bello, sentire Paul Simon che diceva il mio nome con la stessa dolcezza con cui lo diceva ormai quasi cinquant'anni fa, negli anni '60, facendo la felicità di chissà quante altre Cecilie. E l'ho cantata con tutto il trasporto e l'emozione del mondo, Cecilia, perché, oltre ad essere la mia canzone, è uno dei primi brani sentiti in inglese, del quale mi sono innamorata all'istante proprio perché è così orecchiabile da restarti impresso per sempre.
E poi, poi, poi... poi c'è stata "Every breath you take", e forse ho detto tutto, forse no. Perché l'inizio, l'inizio di quella canzone, è inconfondibile, non si può dimenticare e io, da quel giorno d'inverno in cui l'ho sentita, ci ho lasciato il cuore. E Sting l'ha cantata davvero, "Every breath you take", e non era un sogno, no, era tutto vero e in quel momento Sting, proprio lui, stava cantando una delle mie canzoni preferite, una di quelle su cui, come ho scritto sopra, ho vissuto di più, che ho anche cantato a un cavolo di karaoke, in un villaggio turistico, al mare, e ho pure vinto, ma non perché fossi brava, era il resto del mondo a fare pena in maniera inquietante. E un po' mi dispiaceva perché i Police non c'erano, con Sting, però andava bene così... Però è finita, Every breath you take, con quella sua melodia infinitamente bella ed orecchiabile, quel testo ch'è una dichiarazione d'amore, la voce di Sting che invade tutto, la mia testa, lo stadio, i miei pensieri.
E finisce così, questo concerto. Finisce così una serata passata su una delle sedie più scomode del creato ad ascoltate due rockstar, due poeti, due artisti grandissimi.
E grazie, allora. Grazie per queste tre ore di musica, che a distanza di otto giorni, nel rievocarle, provo un'emozione grandissima e ancora un brivido per la conclusione mozzafiato di "So lonely", per la voce morbida e commossa di Sting in "America", per tutto il resto.
E menomale che li ho visti, almeno loro, perché al momento tutti i cantanti per i quali stravedo  sono o morti o in età da pensione, e poterne vedere anche solo qualcuno è un onore, una fortuna, un regalo. E Dio, se vorrei assistere a tanti di questi concerti, capaci di togliermi il fiato e di trasportarmi in un'altra epoca, ma non è affatto scontata, come cosa. E allora tanto vale stipare il mio Ipod di musica, innamorarmi di gruppi su gruppi, stravedere per qualsiasi cosa sia stata composta negli anni '60 e sognare, sognare in grande stile e senza limiti, che la fantasia, almeno lei,  non ha necessariamente bisogno di freni.

CeciliaMinerva - anzi, Cilia, come dice Paul Simon





9 commenti:

Ilaria* ha detto...

Ciao Cecilia.
Traspare tantissimo la tua dolcezza da questo post. Leggere che una ragazza può rmozionarsi così tanto di fronte alla musica mi fa stare bene. Nel senso che amo vedere che esistono ancora persone così. Così sentimentali, appassionate, energiche come te!
Poi la tua passione verso la musica degli anni sessanta è qualcosa in più, sei speciale anche per questo.
Come hai detto tu... C'è ne fossero di ragazza a cui piace! Ti dico la verità... Io non conosco niente di quegli anni, se non qualche canzone da te citata, per cui ho vaghi ricordi...
Sono contenta ti sia emozionata così fortemente. É un ricordo prezioso da tenere sempre dentro, nel cuore, nella testa.

Euridice ha detto...

La tua emozione è quasi contagiosa, mi è sembrato di essere con te a quel concerto, e ad un certo punto ho pensato di cercare every breath you take nell'iPod per avere una colonna sonora durante la lettura!
Avresti dovuto chiedere l'amicizia a quella ragazza, però, magari avreste scoperto altre cose in comune!
Un abbraccio!

Sciarada ha detto...

E' il potere della musica che ti si insinua dentro al di là delle mode del momento e ti permette di scoprire altre parti di te che prima ignoravi e non avevi mai considerato, è senza dubbio entusiasmante e fa nascere il desiderio di scoprire tanto altro.
Ciao e felice giorno !

Mareva ha detto...

Hai scritto un post fantastico, pieno di vita e passione. Come mi riconosco. Come siamo nate nell'epoca sbagliata!

Patalice ha detto...

...la musica mi è sempre piaciuta, ma non sono mai riuscita ad essere così colta e raffinata nel gusto... tu dai sfoggio di buona lettura di svariati "giganti"... io sono più ferrata con il pop, sebbene alcuni pezzi da te citati li ascolti sempre volentieri

Nella Crosiglia ha detto...

Bella Cecilia mia, hai visto un concerto memorabile, un concerto senza età , perchè la musica non ha età, anzi ci unisce tutti senza distinzione, diventamo parti dello stesso corpo, amiamo, urliamo, ci commuoviamo nella stessa maniera..Ecco il bello della musica. E Sting, non certo un signorino comodo, ma grande bassista, un compositore che ha dato molto , ma anche ha sbagliato, poco però. E Simon con la sua dolcezza , la sua modestia, ha unito il mondo e via mille altri. Ti stringo anch'io fortissimo , come fossimo insieme nello stesso concerto..
E poi chissà , un giorno hai visto mai!?

Cristina ha detto...

Ti ammiro moltissimo, sai? Io ho delle lacune immense in questo campo. E, purtroppo, non solo a livello tecnico ma anche a quello più "superficiale".
E non vado oltre altrimenti potrei farti venire un infarto :D

G ha detto...

Cilia, cara e dolcissima, hai nominato gli artisti della mia infanzia e anche delle mie giornate :) hai mai ascoltato "If on a winter night" di Sting ? È fantastico, io lo ascolto ogni inverno, in particolare a Natale :)
Mi stupisci come sempre per il tuo candore; sei un' anima antica, e ti sento sempre vicina a me :)
Sei fortissima, indipendente e pura! Nominato cambiare mai! :) un abbraccio forte!

quelladella- Lola ha detto...

È fantastico il modo in cui alcune melodie riescano ad essere le perfette colonne sonore della nostra vita... tenendoci sempre per mano...

Un bacio bella Minerva