giovedì 14 maggio 2015

days like this

C'è che Maggio, per gli studenti, è sempre un mese orribile. C'è che ho la costante sensazione di perdere il controllo, di scoppiare a piangere, di dimenticare un compito o di non studiare abbastanza. Che ieri ero convinta di aver perso la chiavetta con tutto il materiale che mi serve per scuola, e questa notte non ho chiuso occhio, terrorizzata com'ero all'idea di non trovarla. E poi era lì, oggi, che occhieggiava sul mio banco, e ho provato un sollievo indicibile. C'è che ho troppi compiti in classe, da qui alla fine dell'anno. Che la matematica non mi darà tregua, che il mio prof spiega e spiega, e parla veloce, ed è gentile e ha sempre dedicato tantissimo tempo a me, nonostante per i numeri non sia proprio portata, proprio perché insegnare la matematica ad un'allieva cieca, per lui, è sempre stata una sfida. E fra noi c'è un odio-amore che dura da quando l'ho conosciuto, che quest'uomo ha il potere di terrorizzarmi - forse è perché ringhia, oppure solo per la materia he insegna, non saprei -, eppure mi fa ridere di cuore quando ha un'uscita improbabile, fuori luogo e semplicemente straordinaria, quando sparla dei colleghi e da lui, una cosa del genere, non me l'aspetterei mai, quando mi chiede di raccontargli le faide fra le mie compagne di classe. E la matematica, un giorno o l'altro, mi distruggerà; che per un cieco è più difficile, soprattutto la geometria, e forse io dovrei stressarmi di meno e il prof iniziare a capire che mi sta facendo fare cose che, per un non vedente, sono davvero complesse. Eppure io ne sono fiera, sapete? Di fare matematica come tutti, di avere un prof che mi fa disperare, di applicarmi a un argomento che non mi piace e che è di per sé più difficile. E poi la matematica e il prof mi trovo a maledirli, ad insultarli in tutte le lingue possibili, eppure io lo so che mi mancheranno entrambi, un po', all'università. E c'è la tesina per la maturità, che devo iniziare a preparare già adesso, anche se al diploma manca un anno, perché in Svizzera si fa così, e io ho avuto la brillante idea di farla in inglese. E volevo, lo volevo tanto, farla sulle tre sorelle Bronte, perché i loro libri, il loro modo di essere donne, di intendere l'amore e e la vita mi ha cambiata profondamente, perché "cime tempestose", "agnes grey", e, sopra tutti, "Jane Eyre" sono maledettamente significativi, per me. E invece no, fare una tesina su questo è "too wide", a sentire la mia prof d'inglese, e quindi ho sacrificato Anne, perché, che ci volete fare, lei è sfigata per natura, e temo che dovrò anche rinunciare a scrivere di Emily e di Charlotte, perché "dovresti fare un paragone fra le due protagoniste". E trovatemela voi, un'analogia fra la capricciosa e passionale Kathy e la timida, curiosa e risoluta Jane, perché io non ci riesco, quantomeno non soddisfo le aspettative della prof. E niente, con le Bronte ci perdo il sonno, al momento, perché mettermi a rileggere "Jane Eyre" e "Cime Tempestose" in un periodo così pieno di cose, non è stata una buona idea. Ma ogni scena di questi due romanzi mi fa trasalire e sussultare, e allora penso che ne valga la pena, nonostante tutto, di rileggere febbrilmente due dei miei libri preferiti. Però, in questo Maggio frenetico e che mi lascerà sfinita, c'è tanta luce. E non è solo il pensiero dell'estate imminente, no, a rendermi felice. Perché oggi a Filosofia il prof ha spiegato Platone in giardino, appollaiato su un ramo, ed è strano, da uno come lui, che non ha mai avuto slanci di sorta, che spiega con la voce più pacata e sommessa del mondo, che ha gli occhi splendenti eppure resta tremendamente serio per tutto il tempo, tant'è che quando fa una battuta nessuno di noi se ne accorge. Eppure oggi noi eravamo seduti sull'erba a guardarlo a cavalcioni sul ramo, mentre recitava a memoria il brano tratto dalla Repubblica, in cui Platone parla della caverna. E il brano di per sé è magico, perché c'è tanta vita, in quelle righe, oltre che uno sconfinato amore per la conoscenza e per il prossimo. E poi non potevo non sorridere, oggi, nel sentire gli uccellini cinguettare, il sole sulle guance, la voce morbida del prof che si faceva più intensa, in quest'aria primaverile. E non ho preso appunti come sempre, che di solito mi distruggo i polpastrelli a furia di premere freneticamente i tasti del pc, però le cose le ho capite per davvero. E poi ieri sono andata alla scuola elementare dei miei cuginetti, superprivata e superovattata (la moquette, sul pavimento, io non l'ho mai avuta, in classe XD), a fare una presentazione sulla cecità, sul Braille, sulla mia vita quotidiana. Ed è stata una di quelle esperienze che, beh, ti allargano il cuore. Perché vedere questi scriccioli di otto anni riempirmi di domande, in inglese per giunta, mi ha intenerita, e provare a rispondere loro, a spiegare che no, io non sono triste perché sono cieca, non sempre, anche se ci sono dei momenti di sconforto, è difficile, perché loro, l'ho capito, erano sconcertati, all'inizio, dal mio bastone, dai libri in Braille, dal sorriso vivace con cui mia mamma diceva loro che per certo, è dura, però avere dei figli ciechi non è poi così tragico. E ho scritto i loro nomi in Braille, gli ho mostrato il mio pc parlante, gli ho fatto provare il bastone. E ho risposto ad ogni domanda, cercando di spiegargli tutto meglio che potevo, anche se non è facile, che io alla mia vita sono così abituata, e per me raccontare com'è che faccio a vestirmi, a muovermi, a mangiare, non è mica semplice. I bambini ti spiazzano, con quel loro limpido candore, con la loro curiosità cristallina, con le loro mani che si sono protese all'istante per accompagnarmi ovunque, e avevo il mio piccolo corteo di bambini, a guidarmi, a spingersi per potermi dare la mano. E mi hanno ringraziata così tanto, stupendomi, perché, in fin dei conti, io non ho fatto granché. Però il loro entusiasmo, il loro affetto, la loro meraviglia di fronte ai fogli pieni di quei puntini ruvidi che è il Braille, al mio pc, al mio telefono, alla macchinetta che identifica i colori, beh, hanno ripagato le ultime settimane. E no, non penso che, con una sola giornata, questi bambini avranno capito tutto, avranno imparato cosa vuol dire avere un handicap, però sono certa che, se in futuro dovessero vedere un bastone bianco, sapranno di cosa si tratta. Che io lo so, che i bambini sanno essere crudeli, perché le ho sperimentate personalmente, l'emarginazione, la cattiveria, le frecciatine, che sono arrivate, guarda un po', da quei miei compagni che erano con me da anni ma che, una volta arrivati alle medie, si sono dimenticati tutte le lezioni di sensibilizzazione, i giochi a prova di cieco, i momenti in cui i miei insegnanti hanno provato ad accostare il mio mondo al loro. Perché c'è un'età, penso, in cui la sensibilizzazione e l'integrazione sono maledettamente difficili, ma poi, davvero, le cose migliorano, anche se ho passato anni difficili, in questo senso, durante le scuole medie. Ma ieri era diverso, ieri sono riuscita a far illuminare gli occhi di questi bimbi, a farli divertire, a stupirli, ad entusiasmarli, a far dire a una bimba che "oh, lo voglio anche io, un bastone come il tuo!", puntualmente rimproverata dalla sua compagna che le ha dato della stupida. Ma io ho sorriso, perché nell'avere un bastone bianco - che tralaltro, voi non potete capire il rumore assurdo che fa l'andare in giro con quel coso, la possibilità di passare inosservata non è minimamente contemplata - non è affatto divertente, però a me quel commento non ha dato minimamente fastidio, anzi, mi ha strappato un sorriso; dopotutto, io volevo solo che lo capissero, che non è poi così tragica, la mia ciecità, malgrado momenti di sconforto e difficoltà, ma quelle, beh, chi non ne ha? E alla fine di tutto, quando sono uscita dalla classe dopo aver parlato per un'ora in inglese, con mia mamma che adora i bambini e nel fare queste presentazioni è strepitosa, li ho abbracciati tutti, questi bimbi, che mi hanno regalato disegni e hanno insistito per fotografarmi. E poi un bimbo ha chiesto a mia mamma se, visto che a scuola stavano trattando le disabilità, per caso non avesse anche un figlio sordo, da portare in classe, e noi abbiamo riso, riso di cuore, malgrado il maestro fosse mortificato. E dopotutto, l'estate arriverà, con i gelati, la vacanza studio in Inghilterra, il sole, il mare. Però è bello anche maggio, con la primavera che esplode e i mille compiti in classe, i prof che si affannano per finire il programma, e io che torno a casa e leggo le Bronte, l'Ariosto, Alice nel paese delle meraviglie che in cui mi sono rituffatac on uno sciocco entusiasmo infantile, anche se ora lo sto leggendo in lingua, e nel leggere la poesia dell'ostrica e del tricheco, beh, mi sono commossa. When all the parts of the puzzle start to look like they fit Then I must remember there'll be days like this (Days like this, Van Morrison) Minerva

12 commenti:

Mareva ha detto...

Io ti voglio dire grazie. Ma grazie di cuore perché leggerti mi ha dato speranza. Un brutto ictus ha colpito mio padre ormai cinque mesi fa e, ormai, è evidente che rimarrà disabile. Fisicamente, sì. Un pochino mentalmente e nell'anima, ovviamente. E, insomma, leggerti mi ha fatto capire che tutto sommato la vita ce la mette davvero tutta ed è davvero, con le dovute differenze, tutto possibile.

Ti ringrazio, tanto e ti abbraccio.

(PS Anni fa, quando prendevo lezioni di pianoforte avevo una compagna non vedente ed era una magia vedere come la musica non facesse distinzione).

AAA ha detto...

Ciao Minerva :)
(Detto una persona facilmente commuovibile ) questo post mi ha fatto scendere una lacrimuccia, di gioia.
Con le parole ci sai fare eccome! Si vede proprio tanto che ti piace scrivere, la tua passione trasuda da ogni singola parola.
E vogliamo parlare della tua determinazione? Sei fantastica, io davvero non so che altro dire!
Una domanda solamente.. Quindi vivi in Svizzera? Mi piacerebbe un sacco anche a me benché non la abbia mai visitata mi ispira un sacco!

P.s: Mi piacerebbe un sacco scambiare quattro chiacchiere con te, se ti va scrivimi, questa é la mia mail cercasi.sogni@gmail.com
Un bacione ❤

Euridice ha detto...

Leggerti è sempre una boccata d'aria fresca, Minerva cara. Mi metti allegria, anche quando racconti della matematica, e io la odiavo tantissimo al liceo (infatti non mi manca neppure un po', forse ho dimenticato anche le tabelline!)
E complimenti per il coraggio che hai avuto accettando l'invito nella scuola con la moquette. Non per la moquette, ovviamente, ma perché immagino che sia difficile tenere una "lezione" sulla propria disabilità, correndo il rischio di generare solo un sacco di pietà.
Te lo dico perché la mia situazione non è minimamente simile alla tua ma qualche anno fa un analista da cui ero in cura mi chiese di raccontare a un gruppo di ragazze con disturbi alimentari la mia storia ed è stata una delle esperienze più brutte della mia vita. Mi sono sentita come un animale allo zoo, con queste ragazze che guadavano il mio corpo non più segnato dalla malattia e non riuscivano a capire che l'anima era ancora segnata a fondo, e mi domandavano consigli per dimagrire, protestando perché mi rifiutavo di dargliene e una di loro disse anche che preferiva morire che tornare grassa "come me". Insomma, hai avuto tanto coraggio, e sono contenta che per te sia stata un'esperienza totalmente positiva, sono sicura che abbia fatto bene anche a quei bambini, che forse tra un paio d'anni dimenticheranno tutto, ma poi qualcosa riaffiorerà nella loro coscienza di giovani adulti.
Un abbraccio, cara!

Federica ha detto...

Iniziate la tesina un anno prima????ecco perché poi fate le cose in modo svizzero!!! Io, forse, in svizzera morirei :)

Cime tempestose l' ho adorato ma jane eyre inveve non mi è proprio piaciuto...

Senza dubbio il tuo intervento è andato alla grande se i bambini si son sentiti a loro agio a farti tutte queste domande... anche io mi son sempre chiesta come facessi a leggere al computer...

Ilaria* ha detto...

Minerva mi hai commosso, di nuovo.
Riesci ad aprirmi il cuore - ormai gelato - e credimi, non è da tutti, anzi è proprio raro.
Tu sei una perla rara, una ragazza con una intelligenza sopraffina che io me la sogno, sinceramente. Studi, parli più lingue, leggi, vivi con la tua disabilità, sorrisi... ma come fai?!
Te lo giuro con tutta l'anima... se solo avessi un po' del tuo spirito, del tuo coraggio, della tua intraprendenza...

Mi colpisci sempre per come ne parli dei tuoi problemi, della disabilità.
Sarà che avendo un fratello con disabilità mentale mi si stringe il cuore, a leggerti. Lo sento un po' nel personale, sebbene siano problematiche differenti.
Ti abbraccierei quando parli delle difficoltà, delle prese in giro durante le scuole medie, del sentirsi diversa. E' capitato a me, pur non avendo un vero e proprio problema. Capita a mio fratello che, oggi, in terza media si ritrova ad essere chiamato stupido, imbecille, ritardato dai compagni.
Lui solo contro tutti.
A quell'età la crudeltà è pazzesca.
Però oggi ti sento una ragazza forte, che ha lasciato indietro le offese, le prese in giro, la falsità degli altri.

Platone e il mito della caverna l'ho ascoltato per la prima volta dal mio prof di Filosofia all'università, non avendo fatto un liceo. E me lo domandò persino all'esame.
Splendido.
(Ecco.. mi hai fatto venire la nostalgia di questa università, sospesa, per la mia immensa fragilità, la malattia...)

Ok, smetto, altrimenti faccio un commento più lungo del post.
Un abbraccio Minerva.

quelladella- Lola ha detto...

Minerva, ogni volta mi stupisci sempre! E mi lasci un sorriso, perché hai tutta la forza dei tuoi anni e ti complichi la vita, come forse è giusto che sia, e lo fai per te stessa e per quello che sei e per quello che vuoi diventare. Maggio ti capisco, è il mese peggiore. Anche io tra qualche settimana ho la sessione universitaria di esami e sono piena di altre cose da fare e non è per niente semplice, ma ce la faremo. Anche io come te non ho mai avuto un buon rapporto con la matematica ma sai che ti dico? Viva i professori che prendono la loro professione come una sfida, nonostante tutto. Un grande in bocca al lupo e grazie per le parole che mi riservi sempre :-)

Nella Crosiglia ha detto...

Sei adorabile Minerva, tu il tuo prof di matematica( materia assurda per me ...mi terrorizzava il solo nome...) ,le mie due tesi di inglese delle sorelle Bronte( Jane Eyre e Cime tempestose) ..il candore e la schiettezza senza malizia dei bimbi...
E una goduria il leggerti , grazie , grazie infinite ..
Ti adoro!

G ha detto...

Come sempre leggerti mi apre una finestra sulla tua anima e vedo un cuore candido, puro e sognante e penso che tutti dovremmo prima o poi incontrare una Minerva nella nostra vita :)
Perché non tenti un paragone tra i protagonisti maschili invece? Mr. Rochester e Heathcliff hanno molto in comune e molto altro di opposto! :)
Lavorare e stare con i bambini è sempre un'esperienza unica, devi essere davvero fiera di averli ispirati così! :)
Un abbraccio forte!

Stella Paola ha detto...

L'unica cosa che mi spiace del post è che tu non abbia potuto indirizzare la tua tesina scolastica come avresti voluto; io sono fermamente convinta che questi progetti dovrebbero essere scelto il più liberamente possibile dagli alunni: è un loro lavoro, in questo modo vedi veramente sia loro bravura a stilare gli argomenti sia loro capacità di collegarli alla propria creatività. Quindi mi spiace, ma sono sicura che farai molto bene lo stesso.
Già pensi all'università e ti fai togliere il sonno da questo o quel compito in classe, ma secondo me dovresti più spesso perderti nelle giornate di Maggio, con gli uccellini cinguettanti e goderti questi attimi, che per stressarti ci sarà tempo.
L'amore ed odio per il professore e la matematica, fidati, sarà una delle cose che ricorderai per sempre. E' questo genere di insegnanti che ti insegnano davvero qualcosa, non quelli troppo accomodanti o quelli che si limitano a spiegare (seppur bene) una lezione statica.
Sei una ragazza davvero meravigliosa ed amo anche tu sia stata felice di parlare con quei bimbi che, davvero, sono in grado di tirare fuori dalla propria menticina delle cose assurde (ma splendide) e credo sia importantissimo insegnare loro già da ora che una la vita la limita solo se vuole, non è uno dei sensi mancanti a toglierti nulla.
Hai un modo diverso di vedere le cose e ne hai fatto un bellissimo punto di forza. Un abbraccio :-*

Agnese ha detto...

Mio Dio, che post.
Grazie.

Agnese ha detto...

Mio Dio, che post.
Grazie.

Giupy ha detto...

Ciao Minerva!
Ho letto il tuo blog dopo che hai commentato sul mio. E vorrei averlo fatto prima! Perche' c'entra appunto con quello che scrivevo. C'e' pieno il mondo di gente pallosa che si lamenta e non fa mai nulla per migliorare la propria vita. Be', invece tu sei l'esempio contrario di ragazza "unbreakable", da quello che mi sembra di capire dai tuoi post. Una che non molla e non si deprime. Quindi forza coraggio e continua cosi', che di gente del genere ce n'e' bisogno tanta al mondo!