mercoledì 3 giugno 2015

l'amore ai tempi di Bob Dylan e Joan Baez

(Dovevo pubblicare questo post il 24 Maggio, giorno del compleanno di Bob Dylan. Poi ho procrastinato, perché non riuscivo a finirlo, e avevo deciso di non pubblicarlo più.  Però c'è il sole, ci sono gli uccellini, è estate, o quasi, ed è una giornata troppo magnifica per non scrivere di loro.)

 

How many roads must a man walk down

Before you call him a man ?

How many seas must a white dove sail

Before she sleeps in the sand ?

Yes, how many times must the cannon balls fly

Before they're forever banned ?

The answer my friend is blowin' in the wind

The answer is blowin' in the wind.

(Blowin' in the wind, Bob Dylan)

 

 

Lui è stato il mio incubo, per tutta l'infanzia.

Durante il viaggio che ci portava al mare, di solito i miei genitori si contendevano la radio; quando era il turno di mia mamma, spesso c'era del pop italiano o inglese, decisamente più leggero, mentre quando era papà a decidere cosa sentire, beh, c'erano cose francamente insopportabili. Tipo quel Van Morrison che ribattezzai, in uno slancio di stizza, qualche anno dopo, "fancul Morrison", senza sapere che, adesso, il suo greatest hits è lì, nel mio ipod, insieme a tantissimi altri, fra i quali, guarda caso, ci sono tantissimi dei cantanti amati da papà. Ma Bob Dylan, Bob Dylan era il mio incubo, per quella voce da anatra ubriaca, per quelle melodie tutt'altro che orecchiabili, per quel suo essere semplicemente stonato, o almeno così credevo io. Pregavo sempre che il cd finisse, perché quel tizio - le cui canzoni, per giunta, erano orrendamente lunghe - non la finiva più di starnazzare e di gracchiare.

 

A cambiare le cose, a cambiarmi la vita e a cambiare il mio rapporto con la musica sono stati, nell'estate di quattro anni fa, i Beatles, che con un pugno di canzoni hanno spazzato i miei pregiudizi sull'inglese, sul rock, su quello che era diverso da de André, da Guccini, da Bennato. Le mie  difese, con i Beatles, sono letteralmente crollate, e tutt'un  tratto l'ho visto lì, un meraviglioso mondo fatto di musica, di cantanti dallo stile di vita assurdo ma semplicemente adorabili, di accordi che tolgono il fiato e testi diversi da quelli in Italiano, certo, però non meno suggestivi. E allora ho cominciato ad ascoltarne tanta, di musica; i Rolling Stones, prima, perché uno non può ascoltare i Beatles senza ascoltare i Rolling Stones, poi Elvis, perché è iniziato tutto da lì, e infine i Queen, i Police, Eric Clapton, tanti altri.

Però Bob Dylan rimaneva sullo sfondo, e a me approfondire la sua musica faceva ancora un po' paura, proprio per la sua voce sgradevole,  per il suo modo di cantare nient'affatto convenzionale, i suoi testi così lunghi che, all'epoca, stentavo a decifrare con il mio inglese di terza media.

Però non me n'ero dimenticata, nient'affatto; c'era la cover di "like a rolling stone", realizzata dagli stessi Rolling Stones, che mi aveva rubato il cuore tant'è che quando sentii l'originale, mi vergogno ad ammetterlo, rimasi delusa, perché era totalmente diversa. E poi la bellissima e sognante cover di mr Tambourine man dei Byrds, che, davvero, mi entrò dentro. Ma ci voleva qualcosa di più, ancora, per farmi innamorare di Dylan, e a darmi l'occasione furono, manco a farlo apposta, i Beatles, con il "concert for Bangladesh" di George Harrison.

Ed eccola lì, la scintilla: mr tambourine man, di nuovo, eseguita stavolta da Dylan, dal vivo. E fu il colpo di fulmine, questa volta, perché l'energia di Dylan, in quell'esecuzione lì, tracima, straborda, colpisce,  spiazza. E non erano le parole, no; non era la droga, vero argomento di questa canzone, non era il testo pieno di allegorie né tutti gli altri elementi che fanno di Dylan il poeta che è. No, era la melodia, la chitarra acustica che suonata così a me toglieva il fiato, era il ritmo incalzante, l'armonica che negli anni avrei associato proprio a lui, a Dylan, ma soprattutto era quest'uomo che cantava con tutto se stesso, con un'energia inconsueta persino per lui, che durante i concerti sembra spesso assente, con una grinta, un entusiasmo, un calore che... che non lo so, ecco, a me ha tolto il fiato.

E allora sì, che l'ho capito, perché era un grande; allora l'ho sentita, quella mr tambourine man, per ore, in quella versione lì, e ho continuato a saltare, a muovermi, a godere persino della voce di Dylan, così poco convenzionale, così vibrante.

 Dopo sono venute la bellissima "just like a woman" e  poi, beh, c'è stata "blowin' in the wind". Che lo sapevo anche io, da profana, che era una delle canzoni più importanti del rock, della musica leggera, un brano che ha attraversato anni, che è stato cantato da mille persone in mille occasioni diverse.  E io, di nuovo, non sapevo come fosse, il testo di "Blowin' in the wind"; non conoscevo le parole, non ero in grado di capirle ascoltandola, ignoravo il fatto che, nel leggere quel "how many roads must a man walk down before you can call him a man", pochi giorni dopo, avrei avuto gli occhi lucidi. C'era la melodia, solo quella, e di nuovo Dylan, che in quel concerto riesce sempre a stupirmi e mi stupirà sempre, perché le sue canzoni, cantate in quel giorno di Agosto del 1971, hanno un'intensità travolgente e unica.

 

It's only when the high winds blow that I wish my hair was long

 Sailing through the autumn leaves singing an ancient song

 Or falling in love in the streets at night at the edge of a local square

 It's only that I'm here tonight thinking I was there

 

 There are high winds on the pier tonight, my soul departs from me

 Striding like Thalia's ghost south on the murky sea

 And into midnight's tapestry she fades, ragged and wild

 Searching down her ancestry in the costume of a Persian child

(Gulf winds, Joan Baez)

 

 

Di lei, invece, non sapevo niente. Non era fra i cantanti ascoltati da papà, che tuttora la reputa un po' lagnosa. Di lei seppi, in seguito, che era stata il grande amore di Bob Dylan, nonché una delle voci della lotta ai diritti civili, negli anni '60.

Ho scoperto Joan Baez tre anni fa, spulciando i 6 cd che costituiscono la registrazione integrale del festival di Woodstock. Chissà perché, fra tutti quei brani, ho scelto proprio lei, che certo non ha l'impatto della sensazionale chitarra di Jimi Endrix o della voce  disperata di Janis Joplin. Però io no, ho fatto di testa mia, e fra tutti quei brani ho ascoltato "drug store truck drivin' man", che non è certo l'esecuzione più stupefaciente della Baez. Eppure lei, anche lì, aveva una voce limpida e cristallina che adorai. Però poi, fra le mille scoperte, i mille Greatest hits, le discografie, l'ipod che si stipava di musica, io Joan Baez mi ero dimenticata di approfondirla.

Per caso, un anno dopo, scaricai una raccolta dei suoi successi, che restò lì, a prendere polvere. Poi ci fu "diamonds and rust", "diamanti e ruggine", la struggente ballata che la Baez ha dedicato a Dylan, e da allora lei, l'usignolo di Woodstock, la pasionaria, ha un posto nel mio cuore. Perché "diamonds and rust" è una canzone intima, struggente, ben diversa dagli inni pacifisti cantati dalla Baez  ragazzina; è un brano che parla della fine di un amore, con parole sublimi, scritte da una donna con dei rimpianti, dei ricordi, tanta nostalgia.

E poi c'è quel bellissimo "any day now", il cd in cui la Baez canta Dylan, quello stesso Dylan che io, ancora, faticavo ad ascoltare per la sua voce. E allora non c'è stato niente di meglio che sentire i brani del "menestrello", come lo chiamano in tanti, cantati dalla Baez, che ne dà un'interpretazione diversa, più femminile, più delicata, ma che a me  ha tolto, e toglie, letteralmente il fiato. E ci sono "farewell Angelina", quella ballata che Dylan le ha regalato o che lei gli ha rubato, chissà, la spettacolare "a hard rain's gonna fallin'", e forse la mia preferita in assoluto, "sad-eyed lady of the lowlands", canzone scritta da Dylan per la prima moglie, Sara, che la Baez interpreta con una dolcezza e un'intensità spettacolari.

 

Farewell Angelina

 The bells of the crown

 Are being stolen by bandits

I must follow the sound

 The triangle tingles

 And the trumpets play slow

 Farewell Angelina

 The sky is on fire

 And I must go

(Farewell Angelina, Bob Dylan)

 

E poi l'ho visto, Bob Dylan, a Novembre 2013. Ero a Milano, con 38 di febbre, il compito di chimica il giorno dopo, e non avevo detto ai miei genitori che mi sentivo male, no, e infatti quando mamma mi chiese perché avessi gli occhi rossi e lacrimanti, risposi che "eh, sai, sono commossa.". Che poi era vero, un po', perché aspettare di vedere Bob Dylan, il mito di mille generazioni e il cantante che nel frattempo ho imparato ad amare, è una grandissima emozione. Poi quand'è salito sul palco non lo so, cos'è successo, perché è ancora bravissimo, anche se quella voce, che adesso sembra più simile a un gracchio di cornacchia che a un'anatra, spiazza, così come stupisce il modo che ha Dylan di arrangiare i suoi classici in modi improbabili e francamente impossibili da cantare. Che poi alla fine di tutto, quando ha cantato "blowin' in the wind", noi non l'abbiamo capito se non durante la seconda strofa. E allora io, non potendo intonarla a piena bocca, l'ho mormorata con un filo di voce, quella "blowin' in the wind", ed è andato bene così, perché quelle parole, così forti, così tenaci, così importanti per me e per altre migliaia di persone, possono essere bisbigliate, e non hanno bisogno di essere cantate a piena gola per essere importanti.

 

 

Come Joan Baez sia diventata la mia cantante preferita, non sono sicura di potervelo spiegare. C'è stata tutta una serie di circostanze, di canzoni, di analogie fra lei, la sua forza, i suoi ideali e la donna che vorrei diventare io. E non da ultimi il modo in cui canta Bob Dylan, il carisma con cui riesce a guidare migliaia di persone a cantare canzoni folk e non, e poi la sua voce, la sua voce che a me tocca qualcosa, smuove tutte le mie emozioni e riesce a commuovermi, a incantarmi. Perché qualsiasi cosa lei canti, io resto lì, con gli occhi sgranati e meravigliati, perché lei è la regina del folk di ieri e di oggi, l'ha detto Dylan, e per me non c'è nessuna cantante che la eguagli. Io che non avevo una cantante preferita, che sentivo solo band di uomini, che ero rimproverata dalla mia migliore amica perché "possibile che non c'è una cantante che ti piaccia sul serio", poi ho trovato lei.

Lei che mi ruba il cuore così, con quella performance di "Joe Hill" del festival di Woodstock, con il discorso, prima, in cui racconta del marito detenuto in prigione e la canzone, poi, che spezza il cuore e non può, oggettivamente, non commuovere.

 

Però Bob Dylan mica se n'è andato, assolutamente. Io  e Bob facciamo amicizia giorno dopo giorno, ci sono momenti in cui maledico la sua voce, le sue canzoni  tutt'altro che orecchiabili, la sua ritrosia e il suo carattere pieno di spigoli. Io e Bob Dylan ci annusiamo poco a poco, ancora oggi, perché non riesco ad ascoltare ogni sua canzone con il trasporto e la  meraviglia che merita, siccome non è immediato, almeno per me.

Tante sono le cose che ho letto di Bob Dylan. Che è un bastardo, un profeta, un menestrello, un imitatore, una rockstar. A me piace ricordarlo ancora ragazzino, nelle sue prime esibizioni, in cui lui, così goffo eppure con una voce così piena di sentimenti da esprimere, di guerre da combattere, di rivoluzioni da fare, al fianco proprio di Joan Baez, che per un breve periodo era decisamente più celebre di lui. E mi piace risentirli, loro due insieme, perché la Baez dà alle canzoni di Dylan una delicatezza che, se accompagnata con la ferocia delle parole così poetiche di lui, per me è irresistibile. E dopotutto lei continua  a cantarlo, Dylan, anche se ormai nemmeno Joan Baez ha più la voce cristallina di un tempo.

 

Era impossibile, per me, non scrivere di Bob Dylan, che qualche giorno fa ha spento la sua settantaquattresima candelina, senza parlare di lei, che per un po' è stata la sua musa, quella che gli rubava le canzoni e che vedeva in lui il genio, il futuro idolo per generazioni di ragazzi che, negli anni, avrebbero sognato, amato, visto ogni loro illusione infrangersi proprio con Dylan. Però lei, Joan Baez, l'ha anche lasciato andare, l'ha insultato quando lui lasciò perdere la politica, ne ha rimproverato il comportamento schivo, eppure quando li si sente cantare, in quegli ultimi spettacolari duetti della Rolling Thunder Revue,  è impossibile non commuoversi.

Perché sono così diversi da risultare complementari, lei sempre in prima linea a sostenere cause su cause, lui che alla politica, dopo un po', ha smesso di interessarsi, preferendo scrivere di altro, eppure non posso non stimarli entrambi, lei per la sua ostinazione, lui per il suo genio.

 

E quanto mi stanno cambiando la vita, Bob Dylan e Joan Baez, è impossibile raccontarlo davvero. Perché con le loro canzoni, beh, io vivo ogni giorno la mia vita con più slancio, con più incanto, con più meraviglia. Perché ci penso sempre, nei momenti di difficoltà, a Joan Baez, così ostinata, così imperterrita, alla sua forza, al suo amore per la vita venato da una certa malinconia. E a Dylan, al suo eclettismo, alla sua ironia, al suo carattere di merda, non posso non pensare, perché è fantastico nonostante la sua ritrosia e i suoi spigoli, e riesce sempre a strapparmi un sorriso con le risposte strambe e taglienti che riserva ai giornalisti. Perché lui è Bob Dylan e può fare qualsiasi cosa, almeno nella mia testa, anche storpiare "Blowin' in the wind", anche sembrare scazzato durante ogni suo concerto.

 

E mi auguro di vederla, Joan Baez, dal vivo, almeno una volta. Ne avrei avuto l'occasione, quest'inverno, a Milano; avrei potuto insistere con i miei genitori, che, pur non amandola, mi avrebbero portata. Però, forse, avevo paura di vederla, perché la voce cristallina di un tempo ormai l'ha persa, oppure perché i miei non avrebbero capito la mia commozione, il mio incanto, i miei sogni. E allora aspetto qualcuno che mi ci porti, al concerto di Joan Baez, e che s'incanti e si emozioni quanto me. E segretamente, un po' stupidamente, spero che un giorno, foss'anche in un'apparizione ridicola, Bob Dylan e Joan Baez tornino a cantare insieme, perché mi farebbero sognare, in qualsiasi caso. E però lo so, che non accadrà, che nessuno dei due  è il tipo, che sarebbe un'"operazione nostalgia" come tante altre, malriuscita per giunta.

E allora niente, allora li ascolto duettare, mi commuovo, m'incanto, sogno e spero, e sono loro immensamente grata.

 

 

Why do I sit the autumnal judge?

 Years of self-righteousness will not budge

 Singer or savior, it was his to choose

 Which of us knows what was his to lose?

 

Because idols are best when they're made of stone

 A savior's a nuisance to live with at home

 Stars often fall, heroes go unsung

 And martyrs most certainly die too young

 

So thank you for writing the best songs

 Thank you for righting a few wrongs

 You're a savage gift on a wayward bus

 But you stepped down and you sang to us

(wind of the old days, Joan Baez)

 

 

***

C’è un‘ultima cosa, un ultimo ricordo, un ultimo pezzo di cuore che devo raccontare. Ce ne sono tanti altri, tantissimi, perché ormai Bob Dylan e Joan Baez fanno parte della mia vita in maniera così intima che potrei raccontarne tanti, di episodi.

Però c’è un video, che vorrei farvi vedere. Joan Baez non c’è, non qui. Di video suoi ne potete cercare, ce ne sono tanti, e lei è sempre meravigliosa.

Però io ora vi ho linkato “my back pages”, canzone di Bob Dylan, cantata da sei rockstar con la r maiuscola, sei musicisti straordinari, sei pietre miliari del rock, sei fra i miei cantanti preferiti.  Si tratta di Roger McGuinn, Tom Petty, Neil Young, Eric Clapton, Bob Dylan e George Harrison, riuniti tutti nel 1991 per celebrare i trent’anni di carriera di Bob Dylan in uno dei concerti rock  più mozzafiato che abbia mai sentito. Perché fra queste sei rockstar, questi sei cantanti straordinari, c’è un’empatia, una complicità, un’intesa che mi incanta, perché in questo video c’è un mondo fatto di musica, e al centro di tutto questo c’è lui, il menestrello, che ancora una volta sembra il più scazzato di tutti ma è sempre straordinariamente fantastico. Godetevela, my back pages, ora che George Harrison non c’è più, anche se gli altri restano, con i loro assoli mozzafiato e la loro grinta. E io reputo quest’esibizione uno dei momenti più magici della storia del rock, per l’atmosfera che si respira, per la canzone, per gli assoli, per tutto il resto.

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=g3appnJ6A_Q

 

E grazie a voi che avete letto questo post lunghissimo, questa dichiarazione d’amore malriuscita a Bob Dylan, a Joan Baez, alla musica, a mio padre che da piccola mi ha fatto ascoltare tantissimo country rock, anche se non ne  ero consapevole, e che ora ha proprio i miei stessi gusti musicali, e la musica è il nostro tappeto volante, il nostro momento di tregua.

Spero vi piacciano i testi che ho citato. Ho fatto una selezione terribile, però forse sono quelli che più parlano di me. Soprattutto il primo di Joan Baez, “gulf winds”, i versi che ho citato sembrano scritti per me, per la mia fame di poesia, per i miei sogni strampalati.

Grazie ancora,

Minerva

 

9 commenti:

Euridice ha detto...

Con la tua passione, così effervescente e contagiosa, io personalmente ti accompagnerei anche a un concerto di Gigi d'Alessio! Davvero, ogni volta che parli di musica, trasmetti un'intensità incredibile, e da quando seguo il tuo blog ho già ampliato i miei orizzonti musicali.
Mi piace il tuo saperti mettere in gioco, il tuo provare a ribaltare le certezze e cambiare idea su un cantante che fino a qualche anno fa non ti piaceva. Io ci riesco difficilmente, se una cosa non mi piace la abbandono, non ci torno sopra quasi mai, se non sono costretta, e forse è per questo che ho continuato ad odiare la matematica per tutto il liceo. Invece tu non ti arrendi davanti ad un'impressione, accetti di dare una seconda possibilità anche a chi ha rovinato i viaggi della tua infanzia, con la sua voce effettivamente un poco sgradevole.
Un abbraccio, mia profondissima Minerva!

Mareva ha detto...

Tu sei me. Quando avevo 17-19 anni. Ritrovarsi in un'altra persona è fantastico. Grazie!

Ilaria* ha detto...

Mi sento così ignorante rispetto alla musica quando ti leggo.
Ho gusti musicali comuni in fondo, anche se mi piace la musica in tutti i suoi aspetti, in molte melodie, in tanti ritmi,non ho grandi conoscenze. Vivo della MIA musica, di quelle canzoni ascoltate e riascoltate, di quei testi ormai imparati a memoria, ma poi mi blocco. Non vado a scoprire nuovi orizzonti...
...eppure mi farebbe così bene.
Io ti ringrazio perchè per la prima volta - almeno che non lo sapessi - ho ascoltato la voce di Joan Baez. Grazie di cuore!
Bob Dylan lo ascoltava mio babbo, quando era giovane, ho trovato a casa molte cassette audio. Però io lo conosco veramente poco, sinceramente lo trovo bravo, ma non mi sono mai soffermata ad ascoltarlo davvero, attentamente. Con il tuo amore, il tuo entusiasmo musicale mi dai una voglia immensa di farlo all'istante!
Un abbraccio Minerva.

G ha detto...

Concordo con Mareva, invece di avere lo stesso naso o gli stessi occhi, credo che le nostre teste si somiglino moltissimo :-)
Adoro Bob, un amore nato tardi, come il tuo, e la sua voce da montagne russe! La mia preferita è Subterranean homesick blues!
Complimenti a te e al tuo papà (che nei gusti assomiglia molto alla mia mamma - diciamo che i miei sono i tuoi al contrario) e al vostro bellissimo rapporto :-)
Un grande abbraccio, Tamburine girl :-)

Nella Crosiglia ha detto...

Minerva mia bella, dovremmo lottare allora per questa bruciante passione che ci lega soprattutto per the Poet. Vieni a Torino il 2 Luglio, lo sentiremo diverso , non c'è dubbio , un po' alla Tom Waits, ci augureremo che la schiena vada meglio, che possa prendere la chitarra e soprattutto l'armonica a bocca, che non si sieda alle tastiere, ma comunque sia lo ameremo, per quello che è come deve essere il vero amore.Dylan ha fatto impazzire stuolo di donne e attrici bellissime. Se tu cerchi nella pagine internet " donne di Dylan " ne troverai solo una minima parte e allora quest'uomo( ed è riduttivo chiamarlo così) qualche cosa di diverso deve avere o no?
Caratteraccio, tirchio, scostante, brontolone , invidioso,spesso carico di livore quando sta male,ma tremendamente poetico e dotato di un karisma unico. La Baez , una delle sue vittime più dolci, che lo ha aiutato agli inizi in tutti i modi, lo ha amato con quella propensione alla crocerossina come lei sa fare , e lo ricorda anche ora dopo essere stata lasciata in maniera brutale.
Ma basta sentirli o sentire "Chimes of Freedom" per esempio e il cuore ti si allarga e ti senti bene , ti senti amante della musica stessa mentre sei posseduta da essa..
Ti stringo forte Minerva!

Lux ha detto...

Mi è accaduta quasi la stessa cosa con il jazz. Dico di esser nulla perchè sono cambiata talmente tante volte da aver rinunciato -nè con piacere, nè a malincuore- alla stabilità. Il mio equilibrio è la sua totale assenza.
Sono contenta di aver trovato il tuo blog in questo periodo, ho bisogno di musica nuova da ascoltare.
Sincere lodi all'anatomia del tuo post :)

Patalice ha detto...

sono una teenager, musicalmente parlando...
con una fissa per Ligabue, una grossa passione per Tiziano Ferro, ed una simpatia infinita per Max Pezzali...

Agnese ha detto...

Quanto sei preziosa.
Attraversi le cose, tutte, davvero, le vivi vivendoci dentro. E' bellissimo.
Dylan lo amo. Grazie per questo post.

Jaqueline ha detto...

Hey :3
Hai scritto un bellissimo post... Come te anche per me la musica è tutto. Non ascolto esattamente la tua stessa musica, ma di certo non la disprezzo affatto. Vado più sul rock anni 90 ma alla fine come tu stessa hai ricordato, tutto (o quantomeno il rock) è iniziato da Elvis.
Mi ha fatto davvero piacere leggerti, ci sentiamo presto :)

-Jaq